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Il lato positivo di Edda

«Lamentarsi non serve a niente». Così Edda spiega la positività dentro "Graziosa utopia", il suo disco più solare

Edda è il nome d'arte di Stefano Rampoldi. Nel 2009 è tornato sulle scene come solista, 13 anni dopo la separazione dai Ritmo Tribale.

Edda è il nome d'arte di Stefano Rampoldi. Nel 2009 è tornato sulle scene come solista, 13 anni dopo la separazione dai Ritmo Tribale.

Edda ha scritto un disco bellissimo, straziante ma felice allo stesso tempo. La sua Graziosa utopia è una necessità, un modo di uscire da un periodo buio, una speranza. Dopo quattro album da solo (preceduti da sei con i Ritmo Tribale), Edda usa la sua voce in maniera complessa, caricandola di pathos e di leggerezza allo stesso tempo.

L’abbiamo chiamato per farci spiegare cosa è successo durante tutto questo tempo nella sua vita.

Come stai?
Malissimo, grazie. Proprio una merda, un momento brutto che peggio non c’è.

Ah, bene. Pensa che stavo per dirti che avevi fatto un disco ottimista…
L’album rimane, certo. Voglio avere una visione ottimista sulle cose, anche perché i problemi ce li creiamo spesso da soli. Il disco è positivo, è il mio momento contingente che è un po’ così…

Però suoni più felice…
Massì, se posso essere leggero, positivo lo faccio. Mi piacciono le cose solari, se si può star bene in qualche modo sono il primo che vuole farlo. Ho cercato di lavorare così, di andare per queste spiagge solari. Ci sono delle sensazioni buone, fisiche. Anche se la vita è difficile, lamentarsi non serve a niente, è assolutamente negativo. Bisogna valorizzare le cose positive che ci capitano.

Come ci hai lavorato?
È un lavoro di squadra: io scrivo le canzoni poi Luca e Fabio (Bossi e Capalbo, nda) le arrangiano. Io più che scrivere la canzone non faccio, lì mi fermo.

Che riferimenti hai preso per scrivere?
Nel modo di cantare, ci sono tanti riferimenti. In Spaziale c’è Mina, altroché. Quando ero bambino, negli anni ’70 la ascoltavo molto. È stata tra le prime cose che ho ascoltato: quando l’ho scritta mi sono chiesto da chi stessi copiando. Quando mi è venuta in mente ho capito che avevo scelto bene.

Sotto il lyric video di Benedicimi c’è un commento che ti suggerisce di andare a Sanremo…
No dai! Avrei paura ad andarci, lo troverei molto difficile per me, mi sento assolutamente impreparato, lì ci vanno le “Formule uno”. Quest’anno mi è piaciuta moltissimo la canzone che ha vinto, ha anche dei messaggi un po’ legati alla mia sponda (ride). E poi anche Samuel, loro due mi sono piaciuti proprio. Parimerito.

In copertina ci metti sempre qualcosa che ha un ulteriore messaggio. Questa volta cosa c’è? Ce la spieghi?
Devo ancora capirlo! Non sono la persona giusta per una spiegazione, rimaniamo io e te nel dubbio, possiamo fare delle ipotesi. Ecco, sentiti libero di scegliere.

E dal vivo, cosa ci dobbiamo aspettare?
Per la prima volta nella mia vita cercherò di essere fedele al disco, visto che il mio approccio chitarristico sarebbe capace di distruggere ogni opera. Mi è stato affiancato Killa il chitarrista degli Adam Carpet: il lavoro bello lo fa lui, io faccio quello sporco. Cercheremo di attenerci al disco. Edda permettendo.

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