I Tre Allegri Ragazzi Morti incontrano i Cor Veleno: «La musica non è roba decorativa» | Rolling Stone Italia
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I Tre Allegri Ragazzi Morti incontrano i Cor Veleno: «La musica non è roba decorativa»

L’album che hanno fatto assieme, ‘Meme K Ultra’, somiglia a una vendetta della vecchia scuola. «Non abbiamo l'età per farci piacere canzoni che parlano di scarpe, rivalsa sulla società, fama»

Cor Veleno e Tre Allegri Ragazzi Morti

Foto: Ilaria Magliocchetti Lombi

Il concetto di supergruppo non è più tanto in auge nella musica italiana di oggi, ma ciò non vuol dire che fondarne uno non sia un’ottima idea. Prova ne è il fatto che Meme K Ultra, l’album che i Tre Allegri Ragazzi Morti e i Cor Veleno hanno creato unendo le forze è già diventato uno dei progetti più interessanti e originali del 2022. «Il lockdown ha favorito tantissimo le teorie cospirazioniste, cosa che ci ha reso tutti paranoici, diffidenti e incattiviti», racconta Grandi Numeri dei Cor Veleno. «Una di queste teorie (che poi si basa su un fatto vero, declassificato da Obama) è quella dell’MK-Ultra, un programma clandestino di esperimenti sugli esseri umani. Unendo quel concetto ai moderni meme, che in fondo sono anch’essi delle immagini condizionanti a cui siamo ripetutamente esposti, è nato il titolo del disco».

L’idea di fare una manciata di canzoni insieme è nata in maniera molto spontanea, spiega Davide Toffolo dei TARM. «Ho abitato a Roma per un po’ di anni e volevo fare un disco con un gruppo rap, perché è la musica che mi piace di più, tra quella della capitale. Una sera ero a una serata di cumbia, un altro genere di cui sono molto appassionato, e per caso ci ho incontrato Giorgio, che già conoscevo di vista: ho scoperto che sull’argomento ne sa più di me», dice, mentre Grandi Numeri (ovvero il Giorgio di cui sopra) si schermisce. Da lì nasce un’amicizia e l’idea di collaborare. «La musica, intesa come base, è stata portata dai Cor Veleno, e i Ragazzi Morti ci hanno stratificato sopra una parte melodica. Sono orgogliosissimo di questo lavoro: fin dal primo brano insieme, L’effetto del merlo, il sound era così speciale che abbiamo capito che un solo pezzo non sarebbe stato abbastanza per esplorarlo».

La lavorazione comincia a fine 2019, e prosegue a distanza durante la pandemia: «La creatività ci ha tenuti più vivi e vicini, per fortuna», dice Toffolo. «Abbiamo dovuto sperimentare soluzioni nuove e alternative per portare avanti questo disco, che ci ha letteralmente permesso di non impazzire tra i vari lockdown», ride Grandi Numeri. «Abbiamo lavorato a gran parte dei provini in remoto, e questo ci ha aiutato molto, perché quando ci siamo incontrati di nuovo eravamo già nel flusso creativo. Se non avessimo fatto così, probabilmente ci avremmo messo molto più tempo».

Scrivere pezzi rap e scrivere canzoni alt rock comporta processi molto diversi. Come procedevate, concretamente parlando?
Grandi Numeri: Diciamo che durante la pandemia è successo davvero di tutto.
Davide Toffolo: Giorgio ha anche un’avventura molto particolare da raccontare.
Grandi Numeri: A un certo punto le regioni erano chiuse, io ero residente in Lazio ma avevo bisogno di spostarmi perché Davide era in Toscana… Insomma, per farla breve ho dovuto varcare il confine a piedi. Tipo missione in territorio nemico per incontrare gli alleati (ridono entrambi).

A proposito di incontri, l’abitudine di fare musica insieme, soprattutto quando si proviene da scene diverse, sembra essersi un po’ persa in questo momento. Forse perché per il mercato non funziona così bene…
Davide Toffolo: Stai per caso dicendo che ultimamente i dischi suonano un po’ tutti uguali? (Ride) Diciamo che veniamo da un altro mondo, e da un altro modo di ascoltare la musica. Per noi questa collaborazione equivale ad aver creato un gruppo nuovo, con tutto l’entusiasmo del caso. Non ci interessava replicare un sound convenzionale o omologarci a quello che c’è in giro: volevamo fare qualcosa di originale. Chissà, forse diventeremo degli apripista, come ci è spesso successo nelle esperienze precedenti: indipendentemente da quello che sarà, però, per noi è un bel disco, e ci basta e ci avanza. Abbiamo cercato di andare oltre le nostre zone di comfort, come mai prima d’ora.

Anche in termini di collaborazioni avete cercato di non andare sul banale: vedi il caso di Mimosa, un’artista che probabilmente molti scopriranno per la prima volta dal vostro disco. Chi è?
Grandi Numeri: Volevamo fare qualcosa di diverso, senza featuring ruffiani o piacioni, così abbiamo scelto di lavorare con leggende come Metal Carter o con jazzisti, con musicisti blues, e anche con Mimosa, che è un uragano, è davvero fortissima. Il suo primo album del 2015 si intitola La terza guerra, pensa quanto era avanti. Collaborava già con Davide, alcune delle cose che hanno fatto insieme sono davvero incantevoli. L’ho fortemente voluta per quest’album, perché penso sia una delle artiste più forti del panorama musicale italiano, che ancora non ha avuto modo di emergere in tutto il suo valore.
Davide Toffolo: Anzi, invitiamo tutti quelli che non la conoscevano prima a recuperarla: ha fatto dei dischi bellissimi. Ed è anche un’attrice e una performer straordinaria: è stata anche una delle protagoniste del musical basato sui miei fumetti, Cinque Allegri Ragazzi Morti, ci siamo conosciuti così.

Rispetto ai cantautori/rapper delle nuove generazioni, le vostre canzoni spiccano per concretezza: non parlate per immagini o per sensazioni, ogni testo ha un suo senso compiuto.
Grandi Numeri: Sono molto offeso da questa tua osservazione, perché anch’io vorrei riuscire a parlarmi addosso come fanno molti dei miei colleghi rapper (ridono entrambi). Non vuole essere una critica vera e propria, ma per me o il rap lo tieni vivo, con un cuore pulsante, o diventa uno zombie, e non nel senso cinematografico del termine. Quando è svuotato dal suo significato vero e proprio, è una rottura di coglioni infinita: faccio fatica ad ascoltarlo, con tutto l’amore possibile per un genere che ascolto da trent’anni e più. Non può essere vacuo, ma neanche remissivo e introspettivo all’ennesima potenza. Per fortuna ci sono artisti che hanno ancora tantissimo da dare, come Pusha T, Kendrick, JPEGMafia.
Davide Toffolo: Anche il cantautorato moderno è molto più rarefatto. Però c’è da dire che noi non abbiamo neanche l’età per farci piacere canzoni che parlano di scarpe, rivalsa sulla società, fama… La parola “famoso” mi stava già sul cazzo quando ero un Ragazzo Morto semplice, ora che abbiamo unito le forze con i Cor Veleno mi risulta ancora più difficile digerirla. Per noi la musica è una cosa importante, di significato: non è una roba puramente decorativa.

Facciamo qualche esempio concreto: qual è il significato che si cela dietro L’effetto del merlo?
Davide Toffolo: Nasce da una poesia di un giovanissimo artista rock anglo-pordenonese, Lupetto, che secondo me è bravissimo, e anche dai miei rudimenti di ornitologia, una materia che mi appassiona molto. Non so se esista davvero un effetto del merlo, ma il termine si riferisce a quel senso di straniamento che ti porta contemporaneamente a ballare e pensare. La poesia è stata scritta mentre Lupetto puliva la tomba del nonno in un piccolo cimitero di campagna. A un certo punto è come se Giorgio entrasse nella canzone, si impadronisse della telecamera e facesse una panoramica dall’altro, mostrando anche il mondo circostante e dando un’idea più ampia della morte e della vita.
Grandi Numeri: La componente che unisce tutto è una domanda: che cazzo ne dobbiamo fare, della vita che abbiamo da vivere?

Per i Cor Veleno in particolare è una domanda ancora più concreta: questo è il primo album in cui non c’è la voce di Primo Brown, scomparso l’1 gennaio 2016 dopo una lunga malattia.
Grandi Numeri: In quello precedente, Lo spirito che suona, Primo è presente in voce, ma non era già più tra noi quando abbiamo iniziato a lavorarci. Al di là dell’esperienza dei Cor Veleno, comunque, queste sono domande universali. La vita non è identica a se stessa, bisogna interpretare i suoi alti e i suoi bassi senza subirla, anzi, interrogandola. Nel nostro caso, la musica sa tradurre le risposte, che valgono per me e anche per chi la ascolta. Ma per noi le canzoni non sono un altare su cui celebrare il passato: la lezione che ho appreso lavorando per tanti anni con Primo è stata proprio questa, che bisogna cercare di cambiare e di rinnovarsi e di ripartire, con curiosità e spirito critico. Per questo l’incontro con persone come i TARM, che sono una colonna della musica Indipendente con la I maiuscola, è stato così speciale.
Davide Toffolo: Veniamo da mondi ed esperienze diverse, ma siamo simili.

A proposito, l’etichetta “musica indie” ormai si applica a tutta una serie di realtà che indipendenti non lo sono per niente. Come la vivete?
Davide Toffolo: Ormai è diventato un genere. L’hanno preso senza pagare i diritti. Però c’è sempre una giustizia, e prima o poi arriverà! Scherzi a parte, l’indie dovrebbe essere anche una modalità di fare le cose senza l’appoggio delle major, che è poi quella che abbiamo sempre applicato noi. Era un periodo diverso, ovviamente: oggi la mercificazione della musica ha altri meccanismi, quindi può essere difficile rimanere indipendenti in senso stretto. Ma resta il fatto che quell’aggettivo lì, indie, lo hanno rubato (ride).

Restando in tema, un’altra canzone particolarmente riuscita è La gente libera, che parla anche di chi (anche nella musica) è schiavo dei meccanismi di visibilità di oggi.
Davide Toffolo: Il ritornello è nato leggermente prima della pandemia, e ha a che fare con la storia dei TARM. Se ascolti bene c’è anche un richiamo a Mai come voi, che è stato il primo pezzo che abbiamo scritto per i Tre Allegri Ragazzi Morti nel 1994. L’idea di libertà è legata in modo profondo all’esperienza musicale ed esistenziale che abbiamo vissuto in questo periodo: la rivendico come una componente forte della nostra musica, in tutti i sensi. E avendo trovato nei Cor Veleno delle persone simili a noi, le nostre poetiche si sono sommate.
Grandi Numeri: Tra l’altro è una delle prime tracce a cui abbiamo lavorato. Come canzone potrebbe essere classificata come una ballata, ma ha un groove pazzesco, a proposito di stratificazione del suono. È una cosa che mi impressiona sempre tantissimo, perché è inconsueta: non vedo l’ora di poterla suonare dal vivo, perché spacca tutto.
Davide Toffolo: Anche io non vedo l’ora di tornare sul palco. Siamo preparatissimi, ho perfino già disegnato i fondali del nostro tour insieme.

In un’intervista recente Dargen D’Amico ci faceva giustamente notare che la pandemia ha messo in ginocchio soprattutto i progetti medio-piccoli e indipendenti, quelli vincolati al ciclo continuo album-tour-album. Che ne pensate?
Davide Toffolo: Che ha ragione Dargen. La dimensione estemporanea in cui abbiamo vissuto, che per molti colleghi è stata una linfa vitale per creare nuova musica, ne ha messi in difficoltà tanti altri che erano legati soprattutto alla dimensione live. È un problema che sentiamo molto: noi, come Ragazzi Morti, abbiamo fatto tante iniziative proprio per supportare i locali medio-piccoli, ad esempio. Vedremo cosa succederà con questa ripartenza: certo non è stato facile, e non lo sarà neanche nel prossimo futuro, probabilmente. Ma sono convinto che, come quando dall’alto qualcuno ha detto «Dormite!» e tutti si sono addormentati, ora che la direttiva è «Rianimatevi!», si rianimeranno (ride).