I Sigur Rós hanno messo in musica una favola sulla fine del mondo | Rolling Stone Italia
Home Musica Interviste Musica

I Sigur Rós hanno messo in musica una favola sulla fine del mondo

'Odin’s Raven Magic' è la versione musicale di un mito islandese, tra profezie apocalittiche e il suono di una marimba in pietra. Qui raccontano com'è nato il progetto e perché la pandemia ha salvato l'isola

I Sigur Rós

Foto press

Nel 2002 il Reykjavík Arts Festival commissionò ai Sigur Rós la composizione di musiche per un capitolo dell’Edda poetica, saga letteraria islandese di origine medioevale. Fu così che nacque Odin’s Raven Magic, progetto di musica corale e orchestrale che, dopo essere stato proposto dal vivo in quello stesso anno, divenne un ricordo d’archivio testimoniato solo da alcuni video online. Quasi vent’anni dopo i Sigur Rós hanno deciso di riesumare la registrazione di una di quelle performance, nella fattispecie un concerto andato in scena a La Grande Halle de la Villette di Parigi.

Non è il disco d’inediti che molti fan attendono da tempo, ma un album indubbiamente suggestivo, realizzato in collaborazione con la Schola Cantorum Reykjavík, l’Orchestre des Lauréats du Conservatoire National de Paris e due importanti artisti della scena islandese: Hilmar Örn Hilmarsson, un pioniere dell’uso del computer in ambito musicale, apprezzato autore di colonne sonore, oltre che un’autorità religiosa nell’ambito del neopaganesimo scandivano, e Steindór Andersen, di mestiere pescatore, tra i più autorevoli cantori della tradizionale narrativa epica islandese.

È proprio il contrasto tra la voce di quest’ultimo e il falsetto di Jónsi – falsetto che nella produzione dei Sigur Rós è un marchio di fabbrica – uno degli ingredienti principali di Odin’s Raven Magic, disco caratterizzato dal suono unico di una marimba costruita con frammenti di pietra grezza, che se da un punto di vista testuale narra di profezie che hanno ispirato anche la popolare serie Game of Thrones, nel suo alternare momenti di solennità cupa e atmosfere eteree evoca gli elementi opposti della natura islandese, i suoi paesaggi di praterie verdi e ghiacciai maestosi.

Gli arrangiamenti sono in larga parte di Maria Huld Markan Sigfúsdóttir dell’ensemble Amiina e dell’ex Sigur Rós Kjartan Sveinsson. Già, perché oggi della formazione originaria della band islandese sono rimasti solo il già citato Jónsi e il bassista Georg Hólm. È a quest’ultimo che abbiamo chiesto di spiegarci i retroscena di Odin’s Raven Magic: «È una lunga storia», è stata la sua prima risposta.

Raccontaci.
Inizialmente questo progetto era stato concepito con l’idea di farne un film concerto. Poi è successo che negli anni abbiamo provato in più fasi a montare le immagini di quelle performance del 2002, ma senza mai trovare una soluzione che ci soddisfacesse. Così l’idea è finita in un cassetto, benché mai del tutto accantonata. Anzi, tre anni fa avevamo pensato di farne un live abbinato a un fumetto. In sostanza ci è sempre sembrato un peccato non aver pubblicato queste registrazioni dal vivo, su YouTube si potevano trovare alcuni estratti video, ma niente di più. Ora finalmente ci siamo decisi.

C’entra la pandemia? Avete pensato che un album orchestrale potesse essere adatto a questo periodo?
In realtà è stato tutto messo a punto prima della pandemia, ma devo ammettere che come album dal vivo Odin’s Raven Magic si sposa alla perfezione con il momento storico che stiamo vivendo. Si evoca la fine del mondo…

Spieghiamo: Odin’s Raven Magic è un poema islandese del XIV o XV secolo che narra la storia di due corvi che il dio Odino inviò a sorvolare la Terra con il compito di riportargli delle informazioni. Il risultato furono delle profezie apocalittiche.
Già, nel testo si descrive un grande banchetto tenuto dagli dei durante il quale apparvero dei segni minacciosi che sembravano predire la fine del mondo. Il che non significa, però, che si tratti necessariamente di una storia catastrofica: dopo una fine c’è sempre un nuovo inizio, no? Almeno così si spera, riallacciando il discorso alla pandemia in corso.

Parliamo di un capitolo del Canzoniere eddico, raccolta di poemi alla base della mitologia scandinava. Che rapporto hanno i Sigur Rós con quest’ultima?
Per noi è un’eredità importante, fa parte della nostra storia, della storia degli islandesi. Per questo quando il Reykjavík Arts Festival ci commissionò il progetto 18 anni fa ne fummo subito entusiasti. Anche perché il poema che ci si chiedeva di musicare era appena stato ufficialmente reinserito nella tradizione Edda, laddove nel 1867 era stato disconosciuto come falso. E poi c’era di mezzo la fascinazione di Hilmar, che di quella letteratura è un esperto.

Lui, Hilmar Örn Hilmarsson, meglio noto come Höh, aveva già collaborato con i Sigur Rós nel 2000 per la colonna sonora del film Angels of the Universe di Friðrik Þór Friðriksson.
Esatto, e lavorare di nuovo con lui è stato stimolante. Per molti la parola mitologia è sinonimo di leggenda, ma se ci si pensa bene i miti contengono sempre delle metafore che nascondono delle verità, metafore che ci dicono molto del mondo in cui viviamo, della realtà in cui siamo immersi.

In effetti all’epoca delle registrazioni lo stesso Hilmarsson dichiarò che quell’avvertimento in forma letteraria poteva essere un monito per la difesa della vostra terra. È così?
Concordo, sì. Per anni in Islanda il dibattito ambientalista è stato molto acceso. Il tema centrale era la produzione di energia idroelettrica a basso costo per alimentare l’industria dell’alluminio, oltretutto un’industria rappresentata non da fabbriche islandesi, ma da compagnie straniere. Oggi se ne parla meno, ma la questione resta aperta, perché anche se la maggior parte degli islandesi è contraria a svendere il proprio territorio in quel modo, ci sono sempre poteri mossi esclusivamente dalla sete di denaro.

Oltre a questo negli scorsi anni la promozione del turismo sull’isola è stata oltremodo intensa. Io stessa nel 2018 ci sono tornata a distanza di 10 anni dalla volta precedente e ho trovato Reykjavík e l’area circostante completamente trasformate: in centro quasi solo hotel e negozi di souvenir, fuori complessi di edifici nuovi di zecca con conseguente traffico.
È così, da quel punto di vista la pandemia ha salvato la natura islandese. Ne parlavo con mia moglie quest’estate, durante un giro fuori città. A un certo punto ci siamo fermati accanto a una cascata e abbiamo notato che sui sentieri solitamente percorsi da un sacco di turisti, sentieri che negli anni erano diventati per ovvie ragioni terrosi, era ricresciuta l’erba. Wow, ci siamo detti, la natura si sta riprendendo il suo spazio. Ed è una cosa positiva: meno macchine noleggiate per le strade, meno voli che atterrano… Mi rendo conto che la pandemia sia un evento terribile, ma è come se la natura ci stesse pregando di fermarci, di rallentare.

Tornando al disco, avete usato una marimba in pietra realizzata dallo scultore Páll Guðmundsson: qual è la storia?
È stato Hilmar a presentarci Páll, un artista eccentrico e una persona dall’animo sensibile che realizza delle sculture in pietra molto belle. Vive in campagna, non lontano da Reykjavík, e la prima volta che andammo a trovarlo stava costruendo questa marimba con delle pietre trovate nelle vicinanze di casa sua. Le ha scelte pensando alla nota che voleva ottenere da ciascuna, un po’ come se stesse costruendo un pianoforte. E quando abbiamo provato a suonare quello strumento così particolare ci siamo resi conto di quanto fosse interessante e affascinante. Perché il suono non è manipolato, quindi è davvero come suonare la natura. Era l’ideale per Odin’s Raven Magic, tant’è che alla fine ne è diventato il filo conduttore.

Ormai i Sigur Rós siete tu e Jónsi e so che non state vivendo un bel momento, di recente avete dovuto affrontare una seconda azione penale per evasione fiscale da te definita «ingiusta e draconiana». Ti va di parlarne?
Siamo arrabbiati per come le cose sono andate. Perché dopo aver dimostrato che tutto è nato da una gestione decisa dal nostro commercialista abbiamo comunque pagato, siamo stati puniti, per cui non si capisce perché ci sia stato chiesto di ripagare la somma dovuta una seconda volta. La Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ha già fatto sapere allo Stato islandese che questa cosa non è accettabile, ma al momento pare vogliano proseguire con quest’idiozia, per cui per il momento stiamo lottando per mettere fine a questa storia.

Nessun nuovo album di inediti all’orizzonte?
Tra questo e il fatto che Jónsi ha appena pubblicato il suo nuovo disco solista direi di no. In realtà stavamo lavorando a dei nuovi pezzi, ma poi ci siamo fermati. La battaglia in tribunale ci sta togliendo energie e ci ha rattristati parecchio, ma vedremo, siamo abituati a prenderci lunghe pause per poi tornare.

Fino a cinque o sei anni fa gli artisti indie islandesi hanno goduto di un’attenzione particolare, sulla scia del vostro successo e di quello di Björk musicisti e gruppi indie come Múm, Asgeir, Of Monsters and Men, Samaris, Sóley, Emiliana Torrini, GusGus e altri hanno conquistato una certa popolarità anche all’estero. Com’è la scena islandese oggi? C’è ancora quel fermento?
È un po’ cambiata, e rispetto ai tempi dei nostri esordi negli anni ’90 è tutto molto diverso. È solo una mia opinione, ma fino a qualche tempo fa c’erano un sacco di band e ciascuna aveva un proprio suono riconoscibile, mentre adesso ci sono ancora un sacco di band, ma si assomigliano un po’ tutte. Non posso dire che la scena islandese sia morta, per esempio in ambito hip hop c’è una grande vivacità. Come in altri Paesi, del resto. Ma ecco, è come se cercassero tutti di copiare o perlomeno di imitare ciò che funziona e anche se molti dischi hanno un ottimo sound e sono ben prodotti c’è poca personalità.

Altre notizie su:  Sigur Rós