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I !!! raccontano ‘Wallop’: «È il nostro album tragico, come i tempi in cui viviamo»

Nic Offer, il frontman della band (live stasera al Live Rock Festival di Acquaviva) racconta i groove più oscuri dell'ultimo album, perché non può suonare senza gli shorts e come si fa a restare ottimisti nell'epoca di Trump

I !!!

Foto: Kelsey Bennet

«Scriviamo canzoni, ma il risultato è musica da club, da ballare, ed è un toccasana per tutti noi». Chi ha visto dal vivo i !!! (si pronuncia Chk Chk Chk), band americana apprezzata per il coinvolgente mix di dance-punk, house, disco e groove funkeggianti, sa cosa intende il cantante e leader del gruppo, Nic Offer, con questa frase: i concerti del gruppo di Louden Up Now – per citare il disco che nel 2004 li portò ad aprire gli show dei Red Hot Chili Peppers – sono una carica di energia da cui è impossibile non farsi contagiare. Provare per credere: oggi, venerdì 30 agosto i !!! hanno pubblicato il nuovo Wallop per Warp Records e la sera stessa saranno al Live Rock Festival di Acquaviva, Siena (in apertura gli Algiers; ingresso gratuito). Si tratta del loro ottavo album di inediti e, oltre che da un gatto «allucinato» in copertina, è animato da uno spirito riassumibile con il titolo di un loro brano del 2017, Dancing Is The Best Revenge. Oltre che dalla voglia di continuare a oltrepassare i propri limiti, spiega Offer, classe 1972, uno che sul palco non sta fermo un attimo, inscena mosse alla Freddie Mercury (o alla John Travolta?), si arrampica ovunque, si butta tra il pubblico, anima punk di una «party band» con più di 20 anni di storia alle spalle. «Non ci piace piegarci su noi stessi – dice lui – non vogliamo ripeterci, siamo sempre alla ricerca di stimoli».

Wallop significa «tonfo»: perché questo titolo?
Il titolo dell’album si riferisce al momento in cui Donald Trump è stato eletto Presidente degli Stati Uniti. Per tutti noi è stato come un tonfo, l’inizio di una caduta che ci ha sorpresi, scioccati. E immersi in una fase politica che continua tutt’oggi. Il che non vuol dire che nel disco parliamo di Trump, i nuovi pezzi si legano, semmai, all’idea che dopo ogni tonfo arrivi un momento in cui si deve agire, reagire. Non abbiamo scelta, o perlomeno io non sento di averla: anche se non mi sarei mai e poi mai aspettato quanto successo, voglio restare ottimista.

Il vostro nome è affiancato al dance-punk di LCD Soundsystem e The Rapture, giocate con la disco e il funk anni 70 e 80, ma in questo Wallop affiorano anche sonorità più scure che riportano agli anni 90.
Ormai sappiamo che se si tratta di dar vita a un bel groove disco, beh, siamo in grado di farlo. Quindi ci è venuta voglia di esplorare altro e siamo finiti nei territori di generi come il trip hop e l’acid house. Ma non è mai qualcosa di calcolato, quello che proponiamo con i nostri dischi. In questo caso ci siamo lasciati guidare dalla strumentazione – synth, drum machine e così via – che avevamo a disposizione.

Avete registrato nel tuo appartamento a Brooklyn, giusto?
Sì, abbiamo fatto quasi tutto in questo studio a casa mia, uno spazio che utilizziamo per prove, jam session, oltre che per scrivere. Invece che spendere soldi per affittare uno studio professionale abbiamo preferito muoverci in questo modo. In generale quando siamo in procinto di metterci al lavoro su un album ci piace creare situazioni uniche e questa lo era, ci ha dato la possibilità di comporre e suonare completamente in libertà, di immergerci nella musica.

Come si sta a Brooklyn? Negli anni Duemila la zona di Williamsburg era diventata un polo creativo grazie alla riconversione di vecchi magazzini e spazi industriali in locali, sale prove, negozi vintage e di dischi, gallerie. Ma un anno fa ci sono tornata e ho notato che quel tipo di atmosfera si trova ora nella vicina Bushwick, mentre lì i prezzi sono alle stelle e stanno arrivando banche e catene commerciali. Colpa di una gentrificazione senza limiti?
Difficile rispondere, la gentrificazione è un’arma a doppio taglio, ma non posso criticarla: nei primi Duemila, quando era ancora all’inizio, ha dato tanto a Brooklyn. Per quanto mi riguarda ho anche un’età diversa adesso, magari un tempo uscivo tutte le sere a caccia di nuove realtà, conoscevo di continuo gente nuova; adesso passo più tempo nel mio studio, benché la curiosità sia sempre il mio primo input.

Tornando a Wallop, tra gli ospiti troviamo Angus Andrew dei Liars, Maria Uzor dei britannici Sink Ya Teeth, la songwriter Glasser e la cantante Meah Pace. È da un po’ che sei affiancato al microfono da altri vocalist, anche dal vivo.
Perché trovo stimolante avere qualcun altro alla voce oltre a me. L’approccio di ogni cantante è diverso, per cui ogni interprete può regalare allo stesso brano qualcosa di differente a seconda di come sente la melodia, il ritmo. Di fatto lavorare con altri cantanti ha conferito una dose di freschezza alla nostra musica. Del resto, alcune delle band che amo di più, dai Fleetwood Mac agli OMD (Orchestral Manoeuvres in the Dark; ndr), si basano sull’incrocio di più voci.

Tra le 14 tracce dell’album Serbia Drums è quella che, dal punto di vista della struttura, si avvicina maggiormente a una canzone pop.
Quel brano è nato durante un soundcheck in Serbia: nel locale c’era un forte eco e Chris (Egan, batterista dei !!!; ndr) ha messo il cellulare in modalità registrazione per captare quel beat che ci era venuto in quel contesto specifico.

Il testo sa di disillusione.
È lo specchio di quest’epoca, ma non vorrei che Wallop fosse considerato un album politico. Lo è solo nel senso che descrive come i tragici tempi in cui viviamo condizionano il nostro stato emotivo. Per quanto mi riguarda sto bene nella vita di tutti i giorni, ma se guardo avanti mi sento come nella traccia Slow Motion, che parla della paura che il futuro possa riservarci qualcosa di ancora peggiore rispetto a quanto già visto e senza che nessuno possa prevederlo. Mi sembra così un po’ in tutti i Paesi, anche in Italia, no? Siamo in tanti a chiederci la stessa cosa: ma che cavolo sta succedendo?!

Che ne pensi di chi, per le stesse ragioni che hai esposto, ha smesso di votare?
Penso sia giusto decidere da che parte stare. Perché anche se è vero che i Democratici non sono tutti perfetti, di sicuro non esiste nessun Repubblicano davvero figo: almeno una cosa la sappiamo.

Chi ti piace tra i Democratici?
Mmm, non mi va di esprimermi adesso, manca ancora un po’ alle prossime presidenziali. Posso dire che non mi piace per niente Joe Biden, mi spaventa, lo trovo poco carismatico e non credo affatto possa vincere. No, non è un vincente, mentre a me interessa innanzitutto questo al momento, che ci sia qualcuno in grado di sconfiggere Trump.

Siete sulle scene da oltre vent’anni: è difficile conservare un posto rilevante nel panorama musicale quando si è attivi da così tanto?
Sì, è dura, ma penso anche che come !!! abbiamo avuto un momento di rilevanza che siamo riusciti almeno in parte a conservare grazie a un’attitudine che ci spinge a tenere alta l’attenzione su ciò che cambia attorno a noi, nella musica e nel mondo. Certo, non siamo più giovani, è difficile immaginare che con il prossimo album ci daremo alla trap, ma siamo sintonizzati con il presente. Un po’ mi preoccupa il futuro, lo ammetto, ma come dire… Nick Cave è parecchio più vecchio di me e incide ancora dischi. Finché ci verranno dei pezzi buoni andrà bene.

Essere parte di una band può complicare le cose?
I solisti hanno il vantaggio di non dover rendere conto a nessuno delle loro scelte e di poter sperimentare senza condizionamenti. Ma non ho mai visto il fatto di far parte di una band come un limite, in gruppo la creatività si alimenta, è come se ci si contagiasse a vicenda. È una cosa bella, questa, specie se ogni componente rispetta lo spazio degli altri, e per noi è così.

La vostra principale arma è indubbiamente l’energia che trasmettete dal vivo, si vede chiaramente che sul palco vi divertite.
Concordo, penso sia evidente che sul palco ce la spassiamo, questo sento di poterlo dire. È un elemento che ci rende a nostro modo speciali.

In tour vi saranno capitate un sacco di cose assurde, la più fuori di testa?
Una volta al Primavera Sound…

Hai vomitato sulla folla sotto effetto di ecstasy, la sapevo questa.
Ma è veramente ciò che di più folle ci è successo! Durante i tour accade di tutto, lì è stato l’apice.

E la tua uniforme a base di mutande modello boxer e calzoncini corti?
C’è ancora. Non ho ancora in mente l’outfit delle prossime date, ma gli shorts non mancheranno.

Ormai i fan ti aspettano in braghe corte.
Guarda, non ho indossato gli shorts un’unica volta, dopo la prima in cui li sfoggiai, e il concerto fu un disastro. Imbarazzante. Alla fine avevo la fila di gente che veniva a chiedermi perché mai non li avessi messi, lì ho deciso che non li avrei più abbandonati.

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