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I Green Day nella Rock and Roll Hall of Fame: «Non ci crediamo neanche noi»

Entreranno nella Rock and Roll Hall of Fame insieme a Lou Reed, Bill Withers e Stevie Ray Vaughan e i Double Trouble. Un'intervista a caldo a Billie Joe

Da sinistra, Tré Cool, Billie Joe Armstrong e Mike Dirnt, 42 anni tutti e tre

Da sinistra, Tré Cool, Billie Joe Armstrong e Mike Dirnt, 42 anni tutti e tre

Sono poche le band che sono entrate nella Rock and Roll Hall of Fame il primo anno in cui sono state proposte tra i canditati (volete andare alla cerimonia d’ingresso? Andate in fondo a questa intervista). Quando Billie Joe Armstrong ha saputo che tra quei pochi eletti c’erano i Green Day ha fatto fatica a rendersene davvero conto: «Ho dovuto andare a fare due passi. Sono entrato in un café, mi sono seduto. È arrivato mio figlio, gli ho detto la notizia ed è rimasto di sasso: “Oh mio Dio, non ci credo”. Ho preso il mio tempo per assorbire la notizia. Ma devo dire che, visto il livello della compagnia che ci ritroveremo nella Rock and Roll Hall of Fame, non ce l’ho ancora fatta. È incredibile», ha detto il cantante dei Green Day a Rolling Stone.

Cosa significa per te questa notizia?
Per quanto mi riguarda, rock’n’roll non è un termine del passato. Per me significa libertà. È stato un modo per esprimere quello che sono e sarò eternamente grato per aver potuto vivere il rock per buona parte della mia vita. Non ha mai perso significato per me, è la cosa più liberante del mondo. Il fatto di essere riconosciuti per questo, di entrare nella Hall of Fame del rock’n’roll, mi dà una sensazione incredibile.

Dev’essere strano pensare che hai suonato in una band per 25 anni.
Ne parlavo proprio con Mike (Dirnt, il bassista dei Green Day, ndr). Quando abbiamo pubblicato qualcosa per la prima volta (l’EP 1,000 Hours, ndr) era il 1989 e lui aveva 16 anni. Io avevo appena compiuto i 17. Eravamo ancora nel mezzo della pubertà, Dio santo. Eravamo dei ragazzini, è stata letteralmente una lunga bella storia.

“Welcome To Paradise” suonata dal vivo nel 2011:

Avete iniziato nei piccoli locali punk della California, immagino che non aveste proprio in mente che sareste finiti nella Hall of Fame.
Ci conosciamo da quando avevamo 10 anni, siamo cresciuti come il resto della generazione Mtv. A un certo punto abbiamo scoperto il punk rock e abbiamo iniziato a suonarlo. Non pensavamo che alla fine saremmo finiti su Mtv, che era tutta apparenza.

Siamo una gang e lo resteremo per sempre.

Hai già suonato a qualche evento della Hall of Fame.
La prima volta che ci sono andato ho suonato per i Ramones, avevamo fatto qualcuna delle loro canzoni. La Hall of Fame è sempre stata importante per noi: ci sono tutti i miei eroi, là dentro. Lo so, è una istituzione ancora giovane, ma per me i dischi classic rock sono già la musica classica dei nostri tempi. Guardo a Tommy degli Who e penso che dovrebbe essere suonato come quando si interpreta Beethoven.

Billy Joe Armstrong durante un concerto a Los Angeles ad aprile 2013

Billy Joe Armstrong durante un concerto a Los Angeles ad aprile 2013

Entrate insieme a Joan Jett e i Blackhearts. Che fico.
Davvero, sono così contento per lei… Uno dei primi dischi che ho comprato con Mike è stato I Love Rock and Roll. Doveva essere il 1983. È un onore essere di fianco a lei, vista la merda che avrà dovuto affrontare per emergere in un mondo dominato da uomini.

Sei anche un fan di Stevie Ray Vaughan e i Double Trouble, vero?
Eccome. Non so se lo sai, ma è da quando ho 11 anni che ho questa chitarra azzurra, quella che ho nel video di Basket Case. Quando ero alla high school gli ho messo le iniziali BJ sul battipenna perché Stevie Ray Vaughan aveva messo le sue, SRV, sulla sua chitarra. Entrare insieme a lui è… bizzarro.

Il video ufficiale di “Basket Case”:

Sarà una bella serata, quella alla Public Hall di Cleveland.
Sono stato lì nell’anno dell’ingresso dei Guns N’Roses nella Hall of Fame. Che figata pazzesca.

Di sicuro nel vostro caso l’atmosfera sarà meno drammatica.
Sì. Se guardo a me, Mike e Tre (Cool, il batterista, ndr), a quello che abbiamo fatto e ai nostri fan, sono contento che tutto è ancora intatto, la nostra amicizia è rimasta la stessa. Io e Mike viviamo a due isolati di distanza. Abbiamo vissuto a due isolati di distanza per tutta la vita. A volte ripenso a come ci siamo incontrati: è successo perché il nostro distretto scolastico è andato in bancarotta. Hanno dovuto chiudere una delle scuole e annetterla alle altre, così io e Mile siamo finiti nello stesso istituto. Grazie a Dio per quella bancarotta.

È così bello che siate ancora attivi e importanti. Non succede spesso.
Siamo una famiglia. Ho sempre voluto mantenere quell’atmosfera in cui portiamo avanti le cose nel modo che abbiamo imparato durante gli anni del punk: un collettivo in cui ognuno può dire quello che deve dire e sa di poter essere ascoltato. Non è perfetto, perché niente è perfetto. Ma abbiamo un legame, che ha a che fare con la musica. Siamo una gang e lo resteremo per sempre.

Ora dobbiamo starci vicino in un modo che non sia stare l’uno di fianco all’altro suonando a tutto volume.

Non suonate da marzo. Cosa state facendo, nel frattempo?
Abbiamo un sacco di cose importanti a cui dedicarci. Ognuno ha bisogno di stare con la propria famiglia. Restiamo in contatto. Se però chiedessi agli altri di fare un disco ora mi risponderebbero: «Ma sei fuori di testa, cazzo?». È bello poter prendere un po’ di distanza rispetto al processo creativo, perché così sarai in grado di rimetterlo al centro quando sarà il momento giusto.

Pensate di registrare qualcosa l’anno prossimo?
Penso che l’anno prossimo sarà arrivato il tempo di ritrovarci insieme. Voglio essere sicuro che la testa di ognuno sia dove è giusto che sia, tutti devono essere sicuri di voler ricominciare. Penso che questo per noi sia un bel momento per riflettere. Con la Hall of Fame alle porte possiamo guardare al passato e riflettere con gratitudine, senza vederlo come una figata del passato. Siamo sempre andati avanti, sempre. È snervante. E poi c’è la moglie di Mike, che si sta riprendendo da un cancro al seno. È la stessa battaglia che sta affrontando (il chitarrista) Jason White, a cui hanno appena diagnosticato un cancro alle tonsille. Dobbiamo starci vicino in un modo che non sia stare l’uno di fianco all’altro suonando a tutto volume.

Suonerete alla cerimonia.
Credo di sì, è previsto.

Come farete a scegliere solo tre canzoni?
Non so. Ce la faremo. È dura, perché ci sono molte cose degli anni sotto Lookout Records (fino al 1993, ndr) che per noi sono importanti. Sarebbe bello scegliere qualcosa di quel periodo. Vedremo.

Volete andare alla cerimonia? Si può.
È un anno importante: è la trentesima cerimonia annuale di ingresso nella Rock and Roll Hall of Fame. Sarà il 18 aprile alla Public Hall di Cleveland (dove ha sede la Rock and Roll Hall of Fame and Museum). I biglietti costano dai 75 ai 300 dollari. Saranno in vendita alle 7 del mattino di giovedì 18 dicembre (ora della California) su ticketmaster.com.

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