I Flaming Lips, Nick Cave e la ragazza col costume da pappagallo | Rolling Stone Italia
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I Flaming Lips, Nick Cave e la ragazza col costume da pappagallo

Wayne Coyne e la quattordicenne Nell Smith raccontano 'Where the Viaduct Looms', l'album di cover che hanno fatto assieme e che restituisce a Nick Cave l'innocenza perduta

Nell e i Flaming Lips

Foto press

Where the Viaduct Looms non è il solito disco di cover. Non è una raccolta messa insieme per festeggiare un anniversario e nemmeno la versione estesa o reinterpretata di un classico del passato (alla The Blacklist dei Metallica). Where the Viaduct Looms è l’insolito disco d’esordio della giovanissima cantante Nell Smith, prodotto e suonato dai Flaming Lips. È un esordio insolito perché in scaletta ci sono solo canzoni di Nick Cave e soprattuto perché è stato registrato mentre Smith – che non aveva mai ascoltato quei brani – imparava a scrivere e a suonare la chitarra. Where the Viaduct Looms è come un diario di scoperte musicali, scritto con l’aiuto di un gigante della musica alternativa che qui ha un ruolo a metà tra la guida spirituale, lo zio psichedelico e il coach di un talent.

La storia inizia due anni fa, quando Smith è andata al concerto dei Lips allo Sled Island Festival, a Calgary, indossando un costume da pappagallo. Non era la prima volta che la famiglia la accompagnava a uno show vestita così, e Wayne Coyne l’ha riconosciuta subito. A un certo punto del concerto hanno anche duettato insieme: lui nella bolla che usa per “camminare” sul pubblico, lei poggiata sulle spalle di un’altra persona.

Dopo quel concerto Coyne è rimasto in contatto con Nell e il padre Jude, che gli raccontava i progressi musicali della figlia. Qualche tempo dopo, quando la pandemia li ha costretti a cancellare una session insieme nello studio della band in Oklahoma, Coyne ha proposto a Nell di tenersi impegnata registrando qualche pezzo di Nick Cave. L’idea, ci ha raccontato, era metterla di fronte a musica sconosciuta, brani che poteva cantare senza alcun tipo di pregiudizio. Sono partiti da Girl In Amber e sono finiti a fare un disco.

Where the Viaduct Looms funziona proprio grazie a questo contrasto, all’incontro tra una voce quieta e canzoni dense di vita, impossibili da scrivere a quell’età. Il primo ad apprezzarlo è stato proprio Nick Cave, che ha parlato della cover di Girl in Amber sul suo sito The Red Hand Files: «Nell dimostra una notevole comprensione della canzone, un distacco che è sia bello che spaventoso. La adoro. Sono un fan».

Abbiamo parlato con Wayne Coyne e Nell Smith pochissimi giorni dopo l’uscita del disco. Ci hanno raccontato come stanno vivendo le reazioni all’album, la storia del loro incontro, le registrazioni e gli arrangiamenti, come hanno vissuto la “recensione” di Nick Cave e cosa progettano per il futuro.

È la prima volta che Nell vive l’uscita di un disco. Come sta andando? Wayne, le hai dato qualche consiglio su come gestire la tensione? Cosa vi aspettavate?
Wayne: Sta andando benissimo. Io non avevo aspettative, ero preoccupato che succedesse qualcosa che ci avrebbe impedito di uscire, ma ci siamo riusciti e il disco è là fuori. L’ho scaricato e riascoltato solo per assicurarmi che funzionasse tutto (ride). Ho degli standard piuttosto bassi: se il disco funziona e la gente può acquistarlo, allora va bene. Al momento la mia reazione è questa: è uscito! Funziona! Sai, la pandemia ci ha costretti a spostare l’uscita dell’ultimo disco dei Flaming Lips per tre volte. Ci siamo abituati all’idea che tutto può cambiare in fretta, ci sono un sacco di variabili, come le code per stampare vinili. Io sono felice che sia là fuori. Tu Nell come la vedi?

Nell: All’inizio ero preoccupata, non sapevo cosa avrebbe pensato la gente. Ma ora è tutto a posto, sembra che il disco piaccia e che stia andando tutto bene.

Wayne: Sai, noi lavoriamo proiettati nel futuro e si fa fatica a ricordare che ci sono cose in uscita. Il pubblico non sa che abbiamo chiuso questo disco più di un anno fa, che abbiamo passato un sacco di tempo a domandarci come proporre quella musica… Poi l’uscita arriva davvero ed è quasi una sorpresa.

Nell: Per me è strano che Bella Union (l’etichetta, nda) si occupi di tutto. Non pensavo certo che sarebbe toccato a me cliccare e far partire la pubblicazione (ride), ma è stato strano. Mi sono svegliata una mattina e mia madre mi ha detto: «Oh, guarda che il disco è uscito». E io: «Ma davvero?».

Wayne: All’inizio è straordinario, vero? Poi arrivano tutti i dubbi: oddio, e se la gente lo odiasse? Devi essere pronto alle critiche. Per il momento, però, direi che l’uscita sta andando straordinariamente bene. Certo, ci saranno sicuramente degli hater, ma al giorno d’oggi non sei nessuno senza qualche hater.

Nell: Sì, ho beccato un paio di commenti negativi, ma cerco di non prestarci troppa attenzione. Anche con quelli positivi! C’è sicuramente qualcuno a cui non sarà piaciuto, o che preferisce le versioni di Nick Cave (ridono tutti e due), ma perché scriverlo in un commento? Non m’importa!

Wayne: Sono loro a sprecare tempo. Sai, i Flaming Lips hanno registrato diversi dischi di cover. Abbiamo fatto i Pink Floyd, i Beatles, dischi che un sacco di gente considera sacri. Vale lo stesso per la musica di Nick Cave. Ma io dico sempre che i loro dischi sono ancora là fuori, non è che li abbiamo portati via per costringere tutti ad ascoltare le nostre versioni. Loro lo sanno, ma vogliono solo la nostra attenzione.

Facciamo un passo indietro: come vi siete conosciuti?
Nell: A questa domanda provo a rispondere io. O meglio, posso raccontare una versione ridotta della storia, perché è davvero lunga. Dunque: io e la mia famiglia andavamo a un sacco di concerti dei Flaming Lips. Sono folli, ci sono un sacco di fan in costume e io ci andavo vestita da pappagallo. È capitato diverse volte, poi a Calgary ho visto Wayne e Steven che salivano sul palco e mi sono messa a salutarli. Wayne si è avvicinato e ci siamo messi a chiacchierare, così ho scritto un biglietto per chiedergli di farci salire sul tour bus. Lui mi ha lasciato il suo numero.

Wayne: Ma ti avevo riconosciuto, giusto?

Nell: Sì, perché mettevo sempre quell’assurdo costume da pappagallo!

Wayne: Capita… alcuni nostri fan sono super freak, se non li noti potrebbero ammazzarti! Sono matti, cerco sempre di assicurarmi che non interrompano il concerto per accoltellarci tutti (ride). Ma voi eravate fantastici, parlare con te e tuo padre è stato fantastico.

Nell: Sì, ho notato anche io alcune presenze fisse ai vostri concerti. C’è sempre qualcuno vestito da Babbo Natale, l’ho visto a un sacco di show. Ti seguono ed è ovvio che tu li riconosca.

Dopo quell’incontro, come siete finiti a fare musica insieme?
Wayne: In realtà non ricordo come siamo finiti a fare un disco insieme. Probabilmente ci siamo solo messi a parlarne.

Nell: Durante il concerto a Calgary abbiamo anche cantato insieme, tu eri nella bolla sul pubblico e io sulle spalle di qualcuno. Quello me lo ricordo, è stato grande, quasi come un duetto! Per me è così che abbiamo iniziato a fare musica insieme.

Wayne: Sei venuta anche ad altri concerti dopo quello, mi raccontavi che sapevi cantare, che scrivevi le tue canzoni…

Nell: Sì, ti mandavamo dei video e delle registrazioni.

Wayne: Ricordo la canzone che hai scritto per Troy, un tuo amico con il cancro. Abbiamo iniziato a conoscerci e a un certo punto ci siamo resi conto che non avevamo niente da perdere.

Come mai proprio quelle canzoni?
Wayne: Non ricordo come siamo finiti a suonare Nick Cave. Insomma, adoro molte delle sue canzoni, ma questo progetto non c’entra niente con i Flaming Lips che rifanno i Beatles. Sentire la voce di Nell su quelle canzoni è un’esperienza unica, perché ha una prospettiva completamente diversa da quella di Nick. E… funziona. Probabilmente ho solo pensato che sarebbe stato bello. In fondo siamo stati anche fortunati, tutte le volte che arrivavano le sue registrazioni trovavamo il modo per farci qualcosa, ed era bello ascoltare quello che veniva fuori. Più andava avanti il lavoro, più mi convincevo che stava andando bene.

Forse la forza del progetto sta proprio nel contrasto tra canzoni potenti e dense come quelle di Nick Cave e una voce fragile e innocente come quella di Nell.
Wayne: Sì. Credo che la maggior parte delle persone che ascolteranno il disco conoscono bene Nick Cave, ma secondo me può funzionare anche per chi non sa chi sia. Ma è come hai detto tu: se sai chi è Nick Cave, che vita ha vissuto, di cosa parla la sua musica… allora quel contrasto funziona. Ascoltare la voce di Nell dà una sorta di sollievo, è vera, piacevole, bella, non ha niente di Nick Cave. E le canzoni che ha scelto… ricordo quando ci ha proposto Girl in Amber. Ho pensato: oddio, ma come si fa a fare quel pezzo? Come fa Nick? Ma sai, tutto l’entusiasmo viene da momenti come quello, è quasi punk. Lei ha scelto quel pezzo perché le piaceva e voleva suonarlo, tutto qui. E se riesci a fare un pezzo come Girl in Amber, allora cose come Red Right Hand diventano un divertimento, perché non sono così sature di tristezza e sofferenza. Certo, magari qualcuno può pensare che non le abbiamo prese sul serio, ma non è vero, questo disco non è uno scherzo.

Come avete scelto le canzoni e lavorato al disco?
Nell: All’inizio l’idea non era di fare un album. Non ci siamo messi a scegliere le canzoni per quell’obiettivo, non ne abbiamo mai parlato. Giocavamo con quei pezzi e poi ne è venuto fuori un disco. Ricordo che Wayne aveva proposto Into My Arms, quella è stata la prima. Mi è piaciuta subito, l’ho registrata e inviato una versione rozza, solo con chitarra o forse pianoforte.

Wayne: Noi ci siamo messi a lavorare, abbiamo cercato di capire il tipo di arrangiamento giusto per la tua voce. Per me quella è la parte divertente, la adoro. Ma la cosa fondamentale era la voce: se la voce non funziona non puoi fare niente, non importa cosa ci metti intorno. E io amo quella canzone, mi sembrava un buon inizio.

Nell: Ricordo che quando me l’hai rimandata, dopo averci lavorato con gli altri della band, suonava completamente diversa dal pezzo di Nick Cave. Ma la adoravamo, suonava benissimo! Ogni volta che inviavo un brano tornavano indietro due o tre versioni diverse…

Wayne: Sì, a fine giornata ti giravo tutto quello che avevamo fatto in studio, volevo tenerti aggiornata su quello che stava succedendo. È stato interessante, ero curioso della tua reazione. Se avessi odiato una delle nostre idee avremmo sicuramente cambiato strada, il processo funziona così, è un botta e risposta.

Nell: In generale penso che i suoni e gli effetti che usano i Flaming Lips rendano le nostre cover diverse da tutte le altre. Il mio preferito è il suono degli uccelli in No More Shall We Part.

Wayne: Io ho una regola con i Flaming Lips: dobbiamo mettere almeno un effetto in ogni canzone. In alcune ce ne sono anche venti, sono divertenti e utili a raccontare una storia. E danno anche una sensazione di familiarità, qualcosa in cui riconoscersi: non sono note o accordi, ma magari il suono di un temporale. Aiutano, rendono il pezzo memorabile.

A volte un piccolo sample può cambiare completamente la natura di un pezzo. Nella vostra Red Hight Hand ci sono un sacco di risate strane, quasi da film horror o da festa di Halloween.
Wayne: È divertente! Quando provi a usare un suono così ti sembra sempre assurdo, ma è questo che rende ascoltare un disco divertente.

Nell: Secondo me danno un sacco di carattere al disco.

Wayne: Sì, esatto! È come se la musica ti dicesse di non avere paura. Se non sei disposto a fare il clown o lo scemo non puoi fare musica, secondo me. Fare musica significa anche raccontare gli inciampi della tua vita, le cose imbarazzanti, la vergogna… se ti sforzi troppo di fare il figo non funzionerà mai. Fare musica significa raccontare cosa hai nel cuore: se è figo, bene, se non lo è ancora meglio.

Nick Cave ha apprezzato molto la vostra Girl in Amber. Avete letto il suo commento? Ci avete parlato?
Wayne: Non ci ho parlato. L’ho incontrato al Lollapalooza nel 1994, tanti anni fa, ma non capita da un po’. Certo, se ci incontrassimo a un festival sicuramente passerei nel suo camerino. Quando ho letto il post era mattina, mi ha fatto sentire davvero bene, il miglior caffè di sempre. Sai, pensavo che Nick l’avrebbe ascoltata, speravo che gli sarebbe piaciuta ma non credevo che l’avrebbe detto pubblicamente. Il fatto che sia successo, e che abbia anche parlato della voce e dell’interpretazione di Nell… è stato un gran sollievo e ci ha dato anche l’energia di cui avevamo bisogno per far uscire il disco. All’epoca era ancora tutto in dubbio, non sapevamo cosa ne avremmo fatto.

Nell: Anche per me è stato un sollievo. Se non gli fosse piaciuta sarebbe stato triste… temevo non ci avrebbe dato il permesso o qualcosa del genere. Ma sì, ci ha dato energia e ci ha convinto a farlo uscire. Sono sicura che ad alcuni fan non sia piaciuta, che qualcuno avrà pensato «ma cosa avete fatto!», ma quel post mi ha sollevato.

Wayne: La gente su internet vuole solo dirti come vivere la tua vita. Buon per loro!

Cosa avete in programma per il futuro? Lavorerete ancora insieme?
Wayne: Non saprei, di sicuro continuerò a rompere le scatole a Nell per sapere a cosa sta lavorando. Potremmo fare altri cinque dischi di cover di Nick Cave, ha un sacco di canzoni fantastiche, o chissà che altro ancora. E Nell è divertente, è facile lavorare con lei. Magari proveremo a fare qualche concerto insieme. Dobbiamo capire come impostarli, ma sicuramente ci proveremo. Nell è una gran lavoratrice, è fantastica. Non importa cosa faremo, il suo fascino verrà fuori e convincerà tutti che questo disco non è un modo per sfruttare quelle canzoni, ma piuttosto la dimostrazione della forza delle sue interpretazioni.

Nell: Io vorrei fare almeno un concerto insieme, così da scoprire cosa pensa la gente e cosa si prova a stare sul palco con voi. Ho letto qualche commento, ci sono tante persone a cui il disco è piaciuto e che vorrebbero sentirlo dal vivo. Detto questo… io so che voglio fare musica nel mio futuro, vorrei lavorare sulle mie canzoni e so che Wayne e gli altri, se troveranno il tempo, ci saranno per aiutarmi.