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I figli di Bocelli sono la sua priorità assoluta

Qualche anno fa abbiamo incontrato Matteo, Amos e Virginia: i figli di Andrea Bocelli. Per parlare del rapporto con la notorietà del padre e la sincerità con Veronica.

Andrea Bocelli e sua figlia Virginia.

Andrea Bocelli e sua figlia Virginia.

Sanremo 2019, 22 febbraio 1995, notte. Andrea Bocelli si è addormentato da poco, reduce da una prova canora su cui molto puntava e che l’ha molto deluso. Il brano nuovo s’intitola Con te partirò e pare non abbia funzionato, non sia stato capito. L’esito delle votazioni infatti non gli permette per ora di entrare nella top 10. Lascia detto di non disturbarlo, si chiude in camera e nei suoi cupi pensieri. Davanti, solo un giorno di pausa, poi la finale. E, se questa volta non funziona, se non sfonda davvero, vuol dire che era un fuoco di paglia, e c’è un futuro da reinventare, proprio ora che la famiglia sta per allargarsi.

Divide la camera con Pierpaolo Guerrini, suo amico e collaboratore, suo ingegnere del suono (allora, come oggi). Fuori, la città dei fiori è ancora al buio quando Edi Aringhieri, la mamma di Bocelli, bussa insistentemente alla porta della camera: «È nato, è nato! Tutto bene, tutto benissimo!». Amos, il primo figlio di Andrea, vede la luce la vigilia della finale del festival. Poche ore dopo suo padre sarà in Toscana, per abbracciarlo. E Pippo Baudo, in diretta TV, gli farà gli auguri.

Scrive Bocelli, nel 1999, raccontandosi in terza persona, nel romanzo La musica del silenzio: “In quei brevi istanti comprese che un senso nuovo, una nuova forma d’amore aveva messo nel suo cuore radici profonde e inestirpabili. Tutto era avvenuto in modo rapido e stupefacente e lui ora si sentiva una persona nuova, che riconquistava, proprio in quella circostanza, la capacità di dare a ogni cosa il suo giusto valore e poneva ora sul gradino più alto di tale scala gerarchica quella creatura, apparentemente debole e insignificante, di cui era padre e per la quale, senza indugio, già sarebbe stato pronto a donare la propria vita”.

Rispondendo alle interviste, ovunque nel mondo, da oltre due decenni il cantante lo ribadisce: i figli sono la sua priorità assoluta, vengono prima di tutto e di tutti. Gli sono cresciuti tra le mani, hanno influito fortemente su di lui, sul suo modo di concepire la vita e gli affetti, fin sul suo approccio interpretativo. Gli hanno insegnato tanto, anche in merito alla responsabilità ed alla forza educativa che si può esprimere attraverso l’esempio. Un legame fortissimo, un’esperienza totalizzante, che ha ritmato diverse stagioni della sua vita (l’8 ottobre 1997 nasce Matteo, il 21 marzo 2012 nasce Virginia). Amos, il primogenito, porta il nome di una persona molto cara ad Andrea. Amos Martellacci era un uomo di campagna, un compaesano dei Bocelli. Sulla carta, aveva conseguito la licenza elementare. Ma padroneggiava sei lingue ed era professionalmente brillante al punto da aver ricoperto, per anni, il ruolo di direttore della banca popolare di Lajatico. Aveva la capacità, formidabile, di apprendere e comprendere, oltre al desiderio incontenibile di trasmettere qualcosa di sé agli altri. Sulla sua strada, poco dopo essere andato in pensione, trovò Andrea. E – per dirla al modo dello stesso Bocelli – si “autocondannò” a venire a casa sua, mattina e pomeriggio, per molti anni, seguendolo negli studi universitari, fino a quando la carriera artistica non ha avuto inizio.

Il maggiore dei figli di Andrea non ha scelto la musica per professione, anche se – come è facile immaginare – di musica si è nutrito fin dalla prima infanzia, e non solo seguendo il babbo nelle tournée ma anche attraverso il pianoforte, il cui corso di studi ha completato, in conservatorio. La sua forma mentis, più votata alla dimensione scientifica, lo ha portato a laurearsi, parallelamente, in ingegneria aerospaziale. Ma nel suo recente passato di giovanissimo pianista ha superato anche prove impegnative, tra le quali accompagnare la voce del suo babbo, nel 2013, proprio a Sanremo, in diretta TV davanti a molti milioni di spettatori, nei giorni in cui, diciotto anni prima, lui nasceva e Andrea cantava sullo stesso palco.

La notorietà del babbo, le accoglienze trionfali, le telecamere. Tutte cose con cui Amos ha imparato a convivere da sempre: «A tutto si fa l’abitudine. Ad esempio, con la nascita di Virginia, ho passato quindici giorni con un fotografo fisso, davanti alla mia camera. Certo, è noioso, però non ci si può far nulla. Alla fine è meglio così, perché almeno significa che tutto va bene. È una conseguenza del lavoro del babbo, ha i suoi pro e i suoi contro, meglio farsene una ragione».

Bocelli col figlio Matteo sul palco del Colosseo

Bocelli col figlio Matteo sul palco del Colosseo

Amos, sguardo intenso (una finestra aperta su un mondo interiore riflessivo e sensibile), in ragione del cognome che porta, degli incontri che ha fatto, dei luoghi in cui è stato, potrebbe essere senz’altro un ragazzo speciale. Ma, grazie a com’è cresciuto (e com’è stato cresciuto), ha la fortuna di potersi definire un ragazzo normale. «Per fortuna mio padre non è celebre perché è un assassino o un corrotto, o un arbitro che fischia i rigori per la squadra avversaria o chissà cos’altro… È bello sentire che tante persone gli vogliano bene. Ed è bello, tutto sommato, vedere le reazioni di stupore, quando qualcuno scopre che sono suo figlio. Naturalmente devo subire le domande (quasi sempre le stesse) su com’è in privato, sulle sue abitudini… E spesso mi è difficile persuadere del fatto che mio padre sia uno che non si è montato la testa, che non ha particolari vizi o capricci. Chissà perché, pensano non possa essere un uomo come tutti, uno che è anche simpatico, che ha i suoi pregi e difetti, che non ha alcun problema a conoscerti, che tu sia ricco o povero, e qualunque mestiere tu faccia. Ricordo che, qualche anno fa, quando organizzavo delle feste in casa, se mio padre faceva capolino, notavo che gli amici sulle prime si irrigidivano. Poi però lui iniziava a fare public relation in prima persona, e allora il clima si stemperava, diventavano tutti più spigliati, e alla fine mi dicevano: “Però, il tuo babbo è proprio ganzo”».

E com’è il rapporto con Veronica? «Per me è un’amica, una sorella più grande, una persona con la quale in questi anni ho potuto confrontarmi con serietà, in ragione della sua maggiore esperienza. Allo stesso tempo, non essendo un genitore, ho sempre avuto in alcuni frangenti molta confidenza… Se avevo, e tuttora, se ho qualche problema, talvolta è più facile dirlo a Veronica che al babbo: lei è una sorta di ponte, tra noi e nostro padre, aiuta a comprenderci meglio».

Matteo, classe 1997, l’anno in cui esce Romanza, è energia vitale allo stato puro. Anche lui è cresciuto a pane e musica. A sei anni è, insieme al fratello, sul palcoscenico di Torre del Lago nella produzione della Tosca di Puccini: veste i panni di un chierichetto che assiste il pittore Cavaradossi (interpretato dal babbo). Alla stessa età, la prima registrazione in studio, le prime canzoni: «I brani erano divertenti ed io ero molto emozionato… Conservo tuttora quella incisione “segreta”». Contagiato dalla stessa passione del suo babbo, Matteo mostra precocemente uno spiccato talento artistico che lo porta a intraprendere lo studio del pianoforte.

Nel corso dell’adolescenza, anche il calcio lo attira. A 14 anni, ha già un passato da attaccante e un presente da portiere. «Secondo il “mister” è un ruolo importante», commentava lo stesso Matteo, al tempo. «È uno sviluppo positivo nel mio curriculum sportivo. Anche a mio avviso non è poi male, anche se talvolta mi manca avere il pallone tra i piedi. Secondo il mio babbo… Beh, lui non è particolarmente contento, ritiene che quello del portiere non sia un ruolo che non dà grandi soddisfazioni perché, in porta, se pari, fai il tuo dovere, se prendi un gol, tutti ti pigliano di mira».

Ma la passione per il melodramma e il bagaglio di esperienza hanno la meglio, trovando sbocco naturale nello studio del canto, che Matteo intraprende sotto la guida del padre, a partire dal 2015, spronato dalle valutazioni incoraggianti sulle sue potenzialità vocali, espresse da Marcello Rota, David Foster ed altri musicisti. Completati nel frattempo gli studi liceali, parallelamente al perfeziona- mento pianistico, Matteo oggi frequenta la classe di canto lirico presso il Conservatorio di Lucca.

Tra le prime esperienze, in qualità di tenore, il Teatro del Silenzio (30 luglio 2016) dove, di fronte a 12mila spettatori ed accanto ad interpreti quali Leo Nucci e Sumi Jo, propone arie verdiane. Sempre nel 2016 canta nel corso della serata inaugurale della “Celebrity Fight Night”, nel Chiostro della Basilica di Santa Croce a Firenze, mentre il 12 gennaio 2017 è sotto i riflettori di Palazzo Pitti, nell’ambito di “Pitti Uomo 91”, interpretando alcune romanze.

Il 30 marzo 2017 Matteo debutta ufficialmente negli Sta- ti Uniti, all’interno dello spettacolare contesto del “David Foster and Friends” per l’Horatio Alger Award, a Washing- ton, dove riceve una calorosa accoglienza e feedback entusiasti. A questa “prima”, fanno seguito numerose esibizioni in qualità di solista, in Italia e all’estero: il 24 aprile è a Miami, dove canta durante l’evento organizzato da Vhernier presso il Vhernier Jewelry Auditorium at Palm Court; il 5 maggio è a Scottsdale, Arizona, per un Gala di beneficenza Gateway for Cancer Research, dove duetta tra l’altro con Laura Bretan.

Il Colosseo è l’eccezionale ribalta su cui Matteo si esibisce, il 9 settembre 2017, in occasione della quarta edizione del- la Celebrity Fight Night, accanto a star quali Sumi Jo, Aida Garifullina, Elton John, Steve Tyler, e di fronte alle telecamere di Rai Uno.

Bocelli e Famiglia. Foto di Luca Rossetti

Bocelli e Famiglia. Foto di Luca Rossetti

Seguono poi i concerti in Spagna, Canada, Texas: tassello dopo tassello, senza fretta, con passi calibrati, il giovane Bocelli sta salendo i gradini del trampolino d’una carriera potenzialmente deflagrante. Lirica, la preparazione vocale, classici, gli studi. Ma pop, la vocazione di Matteo. Che ha nel timbro, nel calo- re e nella morbidezza suadente della propria voce, la firma della voce del pa- dre. Matteo che, della famiglia Bocelli, porta la stazza e la forza seduttiva dei lineamenti. Per gioco, infatti, si presta, in qualità di modello, per sfilate e vari eventi di beneficenza. Il video del brano Nelle tue mani, dall’album Passione, vede Matteo ritratto, accanto a John Travolta, in tutta la sua carismatica avvenenza. Il gioco diventa, col tempo, qualcosa di più: viene scelto infatti quale testimonial della nuova campagna pubblicitaria autunno/inverno 2017 della Guess, posando per il brand accanto a Jennifer Lopez.

Il 2018 è, vocalmente, l’anno della svolta. Sì, il nuovo album di Andrea contiene un duetto del tutto speciale, un capolavoro sartoriale, costruito sulle voci dei due dal titolo Fall on Me. Dal punto di vista della scrittura musicale è probabilmente il più attuale dell’intero album. Al suo interno, si dà voce a un figlio che cresce e si affaccia alla vita, con tutti i dubbi, le incertezze del caso, e a un genitore che lo rassicura, che lo aiuta a spiccare il volo, un genitore che cerca – con tutto l’amore che può – di trasmettere valori forti, di dare risposte.

Matteo è ai blocchi di partenza. Pronto per la corsa. Per brillare con un album, presto, tutto suo. Infine, Virginia. Che si racconta da sé: «Cosa mi piace? Primo, la mamma e il babbo. Secondo, i fratelli, le nonne ed i nonni. Secondo e un pochetto, la tata, gli zii, i cugini, i com- pagni di classe, gli amici, le maestre di scuola, di danza e di piano. Meno di zero, quando m’annoio, in camerino. Primo di nuovo, quando il babbo torna e m’abbraccia, quando alla fine mi porta con sé a salutare, là dove lui canta».

È lei, la vera principessa della famiglia. Frequenta una scuola bilingue, avvantaggiata perché da sempre parla l’inglese. Lo ha fatto con la tata e con tante altre persone che ha avuto al suo fianco, da quando era in fasce. Virginia ha più confidenza con l’inglese che con l’italiano, al punto che nella sua testolina ragiona in quella lingua. Spesso, infatti, in famiglia (dove parla italiano), mescola le lingue. Ad esempio, invece di dire “Mi manchi molto”, dice “io manco molto”, traduzione letteraria di “I miss you very much”. Il suo babbo, ai primi tempi, cercava di parlarle in inglese, quando era di fronte ad altre persone, all’estero. Lei però gli rispondeva in italiano e allora lui le domandava: “Ma perché parli in inglese con tutti tranne che con me?”. E la sua puntuale risposta era: “Ma babbo, perché tu non lo capisci!”.

Abituata da sempre ad essere circondata dai grandi, ne ha assorbito le abitudini. I figli degli amici di Andrea, del resto, hanno ben altra età, rispetto a lei. Virginia è una bambina spensierata, ironica e serena. Ma ha la testa dura. Come conferma anche la sua mamma. Che aggiunge: «Era inevitabile, essendo sia io sia Andrea altrettanto caparbi e determinati».

Non a caso è nata nel primo giorno di primavera, che è anche l’anniversario del matrimonio di Andrea e Veronica. Quel sole della paternità motiva la vita di Andrea da 23 anni. Da un lontano giorno di febbraio del 1995, facendo in volata Sanremo – Lajatico e ritorno, quando comprese l’immensità del dono di un figlio. Un’emozione travolgente che Bocelli ha poi fissato in una
poesia. I cui versi sono ormai noti, perché inseriti nella celebre canzone L’incontro tratta dall’album Cieli di Toscana, nella versione inglese e francese con la voce recitante rispettivamente di Bono e di Gerard Depardieu.

Eccone l’incipit e la conclusione: “Mentre come un gigante, tra le braccia / fiero e felice stringo il mio piccino / e il corpicino tenero, innocente, / fragile e vivo come un uccellino, / contro il mio petto preme, abbandonato, / quieto e sicuro, mezzo addormentato, / per qualche istante, quasi dolcemente, / mi appare come in sogno il mio destino…” (…) “Poi mi riscuoto e già ho dimenticato, / ma dentro di me, l’anima rapita / m’avverte, che quel bimbo appena nato / già vale più della mia stessa vita”.

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