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I demoni degli Imagine Dragons? Solo un ricordo

A poche ore dalla pubblicazione del nuovo singolo, abbiamo incontrato la band di Dan Reyonlds che ci ha parlato del nuovo disco, dei periodi difficili e di una serenità ritrovata

Imagine Dragons_Photo_I Bet My _300CMYK_foto di Eliot Lee Hazel_1

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Gli Imagine Dragons sono tornati. Non che fossero proprio spariti del tutto, soprattutto in Italia, dove i loro singoli usciti anni fa sono ancora suonatissimi dalle radio. Un successo commerciale enorme, arrivato dopo anni decisamente più in sordina e che li ha proiettati nell’Olimpo delle band più famose del pianeta, con singoli come Demons e Radioactive che contano più di 600 milioni di visualizzazioni l’uno. In questi giorni è uscito il nuovo singolo, Believer, apripista di un disco che uscirà prima dell’estate. Un brano che tenta di replicare i successi precedenti, e che probabilmente ci riuscirà. La band ha fatto un giro a Milano e noi li abbiamo incontrati per fargli qualche domanda, partendo dal nuovo video, in cui il cantante Dan Reynolds (che, qualcuno mi fa notare, dal vivo assomiglia tantissimo ad Alessandro Cattelan) si prende a scazzottate con Dolph Lundgren, l’attore che diede vita al terribile Ivan Drago in Rocky IV. Non uno qualunque, insomma.

Partiamo dal video di Believer: come ci si prepara a combattere con Dolph Lundgren?
Con due mesi di lezioni, che comunque non sono abbastanza. Per metà video abbiamo fatto finta di prenderci a pugni ma nell’altra metà qualche gancio ce lo siamo dato davvero, nel video si vede.

Il singolo è una sorta di inno positivo, sia nel testo che nelle sonorità. Quando lo hai scritto?
Circa sei mesi fa. È una canzone in cui rifletto sul passato e su alcuni periodi non facili, che però mi hanno permesso di trovare la forza di fare e di andare avanti.

A proposito di periodi bui, recentemente hai parlato pubblicamente della tua malattia (una forma di artrite autoimmune non troppo conosciuta). Scelta non facile, immagino.
Sono uno a cui non piace parlare molto della propria vita privata ma a un certo punto la situazione era diventata così travolgente che non ho potuto non farlo. Stava condizionando il mio lavoro, abbiamo dovuto annullare degli show e dovevo delle spiegazioni ai fan. Salivo sul palco e provavo un dolore così forte da non riuscire ad arrivare alla fine. Ho parlato chiaramente, dicendo “hey, questo è quello che sta succedendo». Inoltre, trovo sia giusto parlare di malattie che le persone conoscono poco, bisogna fare informazione, creare consapevolezza al fine di migliorare la condizione di tutti. Smoke and Mirrors parla di questo, oltre a raccontare il periodo di depressione che ho affrontato. Ora però è tutto diverso, la malattia ha subito una regressione e mentalmente mi sento in una forma completamente nuova.

Merito anche della religione? Sei stato cresciuto in una famiglia di mormoni, qual è il tuo rapporto con la fede?
Direi che ho fatto un passo indietro rispetto al concetto di religione. Mi considero una persona molto spirituale, ho attraversato una sorta di crisi esistenziale in passato, cercavo risposte che non potevo avere. Ora ho smesso di farmi domande e mi godo questa pace ritrovata.

E se il primo singolo rappresenta il disco, direi che nel nuovo lavoro questa serenità si sentirà.
Assolutamente, è un disco “colorato”. Si parla molto d’amore, cosa che non abbiamo fatto molto in precedenza. È un disco che celebra la vita.

Il tour inizia ad aprile, farete date in tutto il mondo. Come vi state preparando?
Non ci stiamo preparando! (ride). Più che altro stiamo disegnando tutte le scenografie, però dobbiamo metterci sotto con le prove. Sai, è una di quelle cose che vedi sempre lontana e quando manca pochissimo inizi a fartela sotto. Non preoccupatevi comunque, saremo bravissimi!

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