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I 1975 vogliono inventare il futuro

Matt Healy parla di 'Notes on a Conditional Form' e spiega come saranno i concerti ora che la band ha collaborato con Greta Thunberg. «Non possiamo permetterci di dedicarci a espressioni artistiche obsolete»

Foto: Jordan Hughes

Matt Healy sa esattamente come e perché è stato attaccato. È martedì pomeriggio ed è passata un’ora da quando Notes on a Conditional Form, l’indefinibile quarto album dei 1975, è finito online anzitempo. Alcuni fan hardcore del gruppo, che non potevano aspettare i pochi giorni che ci separano dall’uscita ufficiale, stanno già discutendo di Roadkill, una canzone semi-folk in cui Healy canta degli insulti omofobi che ha ricevuto. «Se la prendono con me, dicono: “C’è un verso in quel pezzo che non va bene. Non puoi dire robe del genere”», spiega Healy durante una call su Zoom. «Ma scusate, avete appena rubato il mio disco e venite pure a lamentarvi? Che coraggio!».

Healy è in quarantena in uno studio-residence nella campagna inglese con il fratello Louis, un amico produttore chiamato Joe, il partner creativo e compagno della band George Daniel e un cucciolo di cane corso di nome Mayhem. Ha rasato quasi del tutto la cresta che ha portato negli ultimi mesi e ora porta un ibrido fra mullet e coda. Mentre parliamo, gira una canna e sorseggia una bottiglia di Coca Cola. «A volte mi sta bene essere attaccato, anche tutte le settimane», dice, «a volte per niente».

Mentre spiega l’ultima controversia, insiste sul senso del testo incriminato. «Quel verso va letto nel suo contesto, che è una mia esperienza personale. Immagina un attivista per i diritti gay con i capelli lunghi, una gonna e una maglietta arcobaleno, in un aeroporto della provincia americana a notte fonda», dice. «Un ubriaco conservatore mi ha chiamato frocio. Nessuno può cambiare quel che è successo».

Poco dopo la fine della nostra conversazione, Healy ha scritto delle cose su Twitter – ha condiviso dei meme sui fan che hanno ascoltato il leak e che finiranno nella “prigione 1975” – ma niente sul caso Roadkill. Dopo anni passati ad attirare l’attenzione sulla sua musica con dichiarazioni scioccanti su qualunque piattaforma lo ospitasse, ha capito che i tweet non sono il mezzo d’espressione ideale. Lo stesso vale per le interviste. Preferisce concentrarsi su lunghe dichiarazioni quali sono gli album dei 1975 ed eliminare tutto il resto: «Scrivo i miei testi, poi sta a voi decidere se ascoltarli o meno».

Notes è sembrato da subito uno dei dischi più divisivi del gruppo. Lungo e tortuoso, dovrebbe completare l’album più diretto e coeso del 2018, A Brief Inquiry Into Online Relationships. Anche il titolo è pensato per spiazzare chi dopo il precedente si aspettava un finale pulito e ordinato. «Il titolo A Brief Inquiry è nato per orientare la percezione che la gente aveva dell’album», dice. «Era come un saggio. Ho fornito una chiave di lettura. Notes on a Conditional Form è l’esatto opposto. Non ha alcun significato».

Fare l’opposto di quel che la gente s’aspetta è il modus operandi di Healy dai tempi del debutto omonimo del 2013, un disco pop-rock massimalista che ha fatto sì che la band venisse associata a un’ondata di nostalgia per la new wave. Quel suono, dice Healy, non rappresentava la loro visione musicale, ma in parte è rimasto in tutti i dischi successivi, soprattuto in If You’re Too Sky (Let Me Know), il singolo alla Duran Duran di Notes. «Il primo album è stato scritto e registrato in maniera diversa rispetto ai successivi», dice, sottolineando che tutti i dischi del gruppo sono attraversati da uno strambo filo conduttore. «Mentre lo scrivevamo non ci sembrava un esordio. Ci sentivamo come i curatori di una retrospettiva su 10 anni di lavoro. Quando la gente l’ha ascoltato si è chiesta: ma chi cazzo sono questi inglesi anni ’80? Non siamo così. O forse sì».

Se The 1975 era un’ode impressionistica a ribellione e amori giovanili ispirata a John Hughes, Notes è l’opposto iperrealista. È ispirato alla musica e alle feste degli anni passati al liceo di Wilmslow, dove i membri del gruppo si sono incontrati per la prima volta, e Manchester, dove sono cresciuti. È stato annunciato due anni fa come un disco sulla vita notturna britannica e in buona parte il progetto è ancora ispirato alle scene garage e house inglesi, ma dal punto di vista sonoro è l’opposto dell’emocore in stile Elliott Smith e Bright Eyes tipico delle prime canzoni della band. Dietro a questa svolta c’è l’amore per la musica ambient ereditata da due eroi di Healy e Daniel, ovvero Brian Eno e Steve Reich. Healy ha parlato con entrambi per una recente serie di podcast e spiega che Music for Cars – un termine che i 1975 hanno usato per l’EP del 2013 e che è tornato per racchiudere i due dischi più recenti – è un riferimento diretto a Music for Airports e Music for Films di Eno. «La musica ambient è la mia forma d’arte preferita perché non ha alcun filtro», dice con una certa nerditudine. «Parla direttamente alle emozioni. Non ci sono suggerimenti testuali o visivi, è astratta. La senti e ti commuove».

Un’altra nuova influenza di Notes è il country moderno, che ha cambiato la struttura degli accordi e a volte anche il modo di cantare di Healy. Canzoni come Roadkill, Jesus Christ 2005 God Bless America e The Birthday Party devono molto al genere, e allo stesso tempo suggeriscono una critica alla cultura americana in cui esso è radicato. Per Healy, però, la musica country non è così lontana dalle radici emo. «La musica country che apprezzo è roba onesta», dice, citando un tweet dello scorso autunno in cui sosteneva che sia il country che il pop-punk parlano di vivere e morire nella propria città natale. Nel posto in cui è cresciuto, aggiunge, nessuno ascoltava quella musica. «Per me, il country è sempre stato esotico».

In Tonight (I Wish I Was Your Boy) Healy torna ai suoni r&b che hanno condito alcuni pezzi dei vecchi dischi del gruppo, come Somebody Else da I Like It When You Sleep… e Sincerity Is Scary da A Brief Inquiry. La canzone usa un campionamento di Just My Imagination dei Temptations ed è una delle migliori del disco, con Healy che racconta di una vecchia fiamma accompagnato da un ritmo lento. «È una via di mezzo tra il Kanye di College Dropout e i Backstreet Boys», dice. «Da ragazzino la musica ricca di melodia era di Brandy, Whitney, SWV, TLC. Abbiamo ascoltato talmente tante volte il disco di CrazySexyCool che ora è rotto». Healy ha sempre apprezzato l’etichetta guitar&b che a volte hanno appiccicato alla sua band, soprattutto perché gran parte delle parti di chitarra sono direttamente influenzate dall’r&b contemporaneo.

Se vi sembrano troppe influenze per un solo album, sappiate che per i 1975 tutto ciò ha un senso. «Il disco attraversa quattro o cinque fasi, non ci sono dubbi», dice Daniel, co-produttore insieme a Healy. «È più frenetico del solito, ma in maniera ambiziosa, o almeno spero. Non ci sono regole. Non ci sono mai state».

«Oh! Pezzo di merda!», grida Healy. Mayhem gli sta mordendo la spalla, e dopo un po’ è chiaro che l’animale vuole liberarsi dal collare. «Non mordere, amico, non si fa».

Healy l’ha adottato poco dopo l’arrivo all’Angelic Residential Studio, una tenuta di campagna che paragona alla villa di Downton Abbey per farsi capire dalla sottoscritta, una giornalista americana. Healy e Daniel sapevano che era un posto sicuro e isolato per lavorare, soprattutto perché è qui che hanno scritto e registrato gran parte del materiale dell’era Music for Cars.

«A essere onesti siamo già stati in una situazione simile, ma questa è una versione esagerata», dice Healy dell’isolamento. «Io e George non ci siamo mai davvero separati». Daniel non è così lontano da Healy durante l’intervista, e interviene sporadicamente. Nonostante Healy abbia spesso fatto da portavoce del gruppo, il loro rapporto è uno degli elementi fondamentali della dinamica del gruppo. Si sono incontrati da teenager, e Guys, l’ultimo brano di Notes, scolpisce la loro amicizia nella pietra. Nel pezzo, Healy ricorda con tenerezza l’appartamento che condividevano nei primi anni del gruppo e un viaggio in Giappone che hanno fatto assieme per celebrare il tempo passato con la band, metà delle loro vite.

«Non è una novità per noi, ma è la prima volta che riusciamo a parlarne in un pezzo», dice Healy del testo di Guys. «Gli unici poster dei 1975 sono foto di noi due che ci abbracciamo teneramente, cazzo. Ogni volta che facciamo promozione ci stringiamo uno con l’altro e vendiamo quell’immagine. Sono decenni che cerco di farci una canzone».

Daniel dice che è stata la mancanza d’ego, in quel periodo, a far sì che i due legassero tanto. «Eravamo talmente giovani che quando ci siamo incontrati non eravamo in competizione», dice. «Non avevamo ancora 20 anni e un’agenda creativa».

Foto: Amy Harris/Invision/AP/Shutterstock

Gli altri due membri della band, Adam Hanno e Ross MacDonald, stanno passando l’isolamento nelle loro case, in una zona meno isolata del Regno Unito. «Sono sicuro che ci riuniremo prima o poi», dice Daniel. «Non vogliamo metterci pressione per scrivere nuova musica, perché non ne abbiamo bisogno. Liberarsi di quella pressione è l’unico modo per lasciare che le cose facciano il loro corso».

I 1975 hanno iniziato suonando in piccoli club locali. Si presentavano con nomi sempre diversi e molto emo, da Me and You Versus Them fino a Drive Like I Do. Il loro futuro manager Jamie Oborne li ha scoperti grazie al passaparola e alla fine ha contattato il giovane Matt Healy su MySpace. Oborne era impegnato con Dirty Hit, etichetta indie all’epoca neonata, ma sapeva che i 1975 avevano il potenziale per diventare una band importante.

«Abbiamo sempre pensato che c’era bisogno di un’etichetta discografica più grande, perché sapevo che tipo di disco voleva fare Matthew», dice Oborne dalla sua casa di Londra. «Semplicemente non avevamo i soldi per farlo».

Ottenere un contratto discografico non è stato semplice. «Tutte le etichette del mondo li hanno rifiutati due volte», dice Oborne. «Riuscivo a percepire la disillusione di Matthew verso il business discografico. Tutti quegli incontri con gente che non lo capiva non gli facevano bene. Pesavano sul suo equilibrio mentale».

Alla fine Oborne li ha presi in Dirty Hit e la band ha iniziato a pubblicare nel 2012. I primi EP hanno fruttato un contratto di distribuzione in America con Interscope, ma era l’etichetta di Oborne ad assicurare al gruppo grande libertà artistica. «Non mi sono mai piaciuti i classici contratti discografici. Non trattano gli artisti in modo giusto», continua Oborne. «Quando ho iniziato, mi sembravano una tale merda che mi dicevo che forse ero io che non ne capivo il contenuto, come se mancasse qualcosa. In realtà, capivo benissimo. Semplicemente facevano schifo».

Nel corso dell’ultimo decennio, i 1975 sono diventati parte fondamentale della crescita di Dirty Hit. Healy è il direttore creativo dell’etichetta e aiuta a cercare nuovi artisti. Mentre era in isolamento all’Angelic, Daniel ha lavorato ad alcuni progetti con i compagni d’etichetta No Rome – insieme hanno scritto Tonight (I Wish I Was Your Boy) – e Japanese House. Di recente, poi, gli artisti dell’etichetta Beabadoobee e Rina Sawayama sono diventati piccoli successi e ottengono lo stesso interesse di cui hanno goduto all’inizio i 1975. «Ora sono gli adulti della situazione», dice Oborne, leggermente scioccato dalle sue stesse parole. «È strano, non credi? Sono sicuro che Matthew odierebbe sentirmelo dire».

Healy affronta il lavoro con l’etichetta con una filosofia semplice: «Propongo solo roba che spacca e di cui sono geloso», dice. Da un anno, il tweet in evidenza sul suo profilo è una open call per giovani artisti, e il suo indirizzo e-mail di Dirty Hit è disponibile a tutti. «Non organizzo mai un incontro con un artista a cui penso di dover succhiare via il sangue. Li conosco, ascolto musica con loro e lascio che facciano il cazzo che vogliono».

È facile immaginare come potrebbe comportarsi Healy in una stanza dove si produce un’opera d’arte. Parla a velocità supersonica di qualsiasi argomento gli proponi ed elenca con gioia tutti i contenuti che ha consumato durante l’isolamento: Devs di Alex Galrand, documentari di Adam Curtis, reportage di guerra, gli Psychic TV e i Throbbing Gristle. È sempre più affascinato dalla tecnologia, cerca partnership per lavorare alla realtà virtuale ed è incuriosito dall’industria dei videogame. Proprio questa settimana i 1975 hanno lanciato l’esperienza virtuale Mindshower, che era già stata presentato nel video di The Birthday Party, dove i fan possono creare contenuti usando il materiale del gruppo e alcune demo.

Come succede da quasi due decenni, Healy e Daniel sono ancora sulla stessa lunghezza d’onda. «Siamo fissati con la musica che nasce come sottoprodotto di qualcos’altro», dice Daniel, citando ancora Eno e Reich. «Vorrei costruire uno strumento, ma ora non ho tempo per farlo. Stiamo comprando oggetti strani e cercando di inventarni di nuovi, stiamo pensando – so che suona presuntuoso – alla musica come a qualcosa che esiste in una forma diversa dalla canzone».

Healy e Daniel pensano spesso alla crisi climatica. Greta Thunberg fa un monologo sulla necessità di agire in The 1975 dal nuovo album (tutti i dischi del gruppo iniziano con un’overture con questo titolo). Healy cerca anche di immaginare come sarebbe un concerto dei 1975 dopo la fine delle restrizioni sugli assembramenti. La band si è liberata della vecchia produzione e vorrebbe organizzare concerti che utilizzino di più le energie rinnovabili. Fondali in tessuto ed esibizioni durante il giorno sono solo alcune delle idee che stanno pendendo in considerazione.

«Il pubblico non viene per il light show. È grandioso, e ad essere onesto è stato parte di quel che volevo comunicare artisticamente, ma è il momento di andare oltre. Non possiamo più permetterci di dedicarci a espressioni artistiche obsolete».

Per quanto riguarda l’espressione artistica che ha appena messo in circolazione, e cioè il quarto album dei 1975, Healy è orgoglioso di quanto è lungo e indulgente. «A qualcuno non è proprio piaciuto», dice. «Ma non credo si possa fare un album tanto strano e pensare che piaccia a tutti. È il nostro disco migliore».

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