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Godblesscomputers e North of Loreto: l’electro, amico, è l’arte dell’incontro

Stili e generazioni a confronto. In una tre giorni di residenza artistica, Lorenzo Nadalin e Bassi Maestro hanno cercato un terreno comune nell'hip hop astratto, nel soul, nella house. Ecco com'è andata

Foto: Richard Giori

Qualcosa si muove. Soprattutto, si muove bene. La strada per il ritorno alla normalità su capienze, gente in piedi e concerti è ancora difficile da decifrare, chiaro, ma se non altro in questa fase intermedia stanno accadendo in giro per l’Italia tante piccole cose interessanti. Evidentemente la necessità aguzza l’ingegno; soprattutto quando l’ingegno è aiutato, come in questo caso emiliano, da un minimo di fondi pubblici – fondi assolutamente doverosi visto che vanno a sostegno di uno dei reparti che più e peggio è stato danneggiato dalla pandemia, dalle chiusure, dalle limitazioni. Ad ogni modo: l’Associazione Shape, la longa manus che sta dietro al festival bolognese di musica elettronica ROBOT, è riuscita a vincere un bando del Comune di Bologna per, citiamo testualmente, “Nuove Produzioni Musicali”. Lo ha fatto con un’idea brillante: riunire in una residenza artistica di tre giorni (in realtà poi più spezzettata e in parte virtuale) Godblesscomputers da un lato e North of Loreto dall’altro.

Non vi tornano del tutto noti questi nomi? Godblesscomputers, alias Lorenzo Nadalin, è da una decina d’anni portavoce di un’identità musicale che parte dall’hip hop strumentale più astratto e sognante e si espande fino a toccare confini soul o house (o deviazioni più chill e vintage anni ’90, come nel progetto collaterale Koralle, capace di superare soglie milionarie negli stream di Spotify, alla faccia del “collaterale”). North of Loreto invece è Davide Bassi o, ancora meglio, Bassi Maestro: un’autentica leggenda del rap italiano più duro & puro, intransigente custode dell’ortodossia hip hop fino ai primi anni 2000 (e uno dei pochi a mantenere la barra dritta quando il rap in Italia non era di moda, o era di moda quello troppo pop e zuccheroso) e poi, con una cesura netta, invece di cavalcare il rinnovato interesse attorno al rap, lanciato verso territori electro e house col progetto North of Loreto.

Il segreto, e il succo, della relazione tra i due va trovato nelle radici: Lorenzo era un grande fan di Davide quando il primo era il dj di una piccola crew hip hop di provincia e il secondo, invece, già uno dei nomi in vista della faccenda. Crescendo, e trovando l’alias Godblesscomputers, la scelta di Lorenzo è stata quella di allontanarsi dalla “scena”, dalle crew, dal rap, per intraprendere un viaggio solitario, atipico: qualcosa che lo ha portato distante mille miglia dalle sue origini – quelle in cui Bassi Maestro era appunto una istituzione, nel passaggio tra la fine degli anni ’90 e l’inizio del nuovo millennio. Ora che si sono (re)incontrati la situazione è piuttosto diversa: Godblesscomputers ha una carriera solidissima di suo, ben oltre essere un piccolo nome di provincia; Bassi Maestro non è più Bassi Maestro ma è North of Loreto, e non pensa a proporre rap quanto invece a legarsi a dancefloor tra electro e cassa dritta che un tempo – e in parte ancora adesso, anche se meno di prima – il rap schifava. Di sicuro, i due si stimano tanto. Ora come allora.

«Davide era la mia prima scelta quando i ragazzi di ROBOT mi hanno chiesto con chi mi sarebbe piaciuto fare una residenza artistica», spiega Lorenzo. «Un minimo ci conoscevamo già di persona, ci era infatti già capitato di scambiare qualche chiacchiera. Forse non gli ho mai detto abbastanza quanto io fossi legato alla sua musica, e quanto abbia apprezzato il suo percorso – per certi versi tra l’altro simile al mio, nel volersi ad un certo punto allontanarsi dall’hip hop più duro e puro, pur rispettandolo un sacco».

«Più volte c’eravamo detti “Dai, becchiamoci” con Lorenzo, ma non c’era mai stata la vera occasione per confrontarsi e magari lavorare assieme. E forse senza questa residenza d’artista nemmeno ci sarebbe stata mai, soprattutto ora che le cose ripartono e le nostre agende tornano ad essere fittissime».

Un po’ in presenza fisica, un po’ confrontandosi in remoto e spedendosi file via web, i due si sono remixati a vicenda dei brani del rispettivo repertorio. Più una chicca: «Abbiamo fatto una piccola gara a chi fra noi due remixava meglio un brano di Q-Tip, Breathe and Stop», racconta Davide. «Un pezzo molto significativo per entrambi, con una base fantastica di Jay Dee», chiosa Lorenzo. Bene, e chi ha vinto? «Facciamo che è finita pari!», la risposta arriva all’unisono, tra risate varie. Al di là di questo: come è stato confrontarsi tra voi due? «Molto interessante. Io, a differenza di Lorenzo, nel momento di produrre in studio sono meno scrupoloso e soprattutto quando un pezzo per me è finito, beh, è finito. Se non mi convince, lo butto direttamente e riparto da zero senza stare lì a tentare di migliorarlo. Lui no».

Ovvero, Lorenzo? «Il mio approccio è molto spontaneo e immediato in una prima fase, ma molto ragionato e cerebrale in una seconda. Lascio decantare i pezzi. Li metto lì, fermi, nel mio hard disk. Li riprendo solo in un secondo momento ed è molto interessante come una volta riascoltati – magari in una situazione diversa, con un mood diverso – mi possano sembrare molto differenti rispetto alle prime stesure. Questo è un iter interessante, perché ti aiuta anche a metterti tanto in discussione. Non è però che il mio metodo sia migliore di quello di Davide, attenzione. È semplicemente diverso».

Diversità che in parte si è vista anche nell’evento finale di questa residenza, una “restituzione” al pubblico in cui i due hanno preso possesso del palco dello spazio DumBO e, di fronte a una platea completamente sold out, con un sacco di gente rimasta fuori, hanno tirato fuori un dj set dove inserire il materiale fatto in collaborazione ma anche proprie produzioni. Fino alle ore piccole della notte. «Non è stato semplicissimo trovare i giusti equilibri nell’alternarci, anche perché io verso la fine non resisto, amo abbandonarmi alla zarrata, metto edit di brani famosissimi, che ne so, Whitney Houston, Hall & Oates… Lorenzo è molto più raffinato. Anche nel mixare come dj. Io mi limito ai delay, ai filtri del Pioneer; lui invece, maledetto, usa trecento effetti diversi, aggiunge anche l’SP, i campionamenti… ‘sto stronzo… Tant’è che a un certo punto della serata mi sono proprio voltato verso il mio amico Dj Shocca dicendogli, riferito a Lorenzo, “Guarda lì il bastardo che fa i mix tutti precisi”». Sorride Lorenzo: «È stata una serata bellissima, per me è un’emozione aver suonato assieme a un artista che ammiro così tanto e da così tanto tempo, in tutti i suoi percorsi. Quando mai mi ricapita? In realtà è andata così bene che magari in futuro ripeteremo l’esperienza».

Foto: Richard Giori

«Lì per lì» dice Davide «ho avuto la preoccupazione che la diversità di stili fosse un po’ troppo marcata, ma Frah Quintale – che era lì a vedere e a supportare – mi ha detto che non dovevo minimamente preoccuparmi di questo: era tutto una figata». «Ma infatti io e Davide, anche nella diversità di approccio, comunque percorriamo strade simili, quelle della musica black: io in modo più sofisticato, lui in modo più netto e diretto, ma quelle sono. Ti posso però assicurare che mentre suonava lui per me era un’incredibile piacere ascoltarlo».

Che poi, a ben pensarci, è paradossale che il più giovane (anagraficamente, e di carriera) Godblesscomputers sia stato molto più posato e riflessivo del più anziano (sempre anagraficamente e di carriera) North of Loreto. «Sai cosa», assume un ghigno luciferino Davide, «è che io sembro più giovane di quello che sono, Lorenzo sembra più vecchio di quello che è: quindi sì, insieme riusciamo a funzionare bene. Andiamo benissimo così, così come siamo».

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