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Gli Sleaford Mods raccontano ‘Spare Ribs’ canzone per canzone

Le band che cantano di povertà senza averla vissuta, le nevrosi del lockdown, l’intervento per correggere la spina bifida, la politica: Jason Williamson spiega l'album che uscirà il 15 gennaio

Gli Sleaford Mods

Foto: Alasdair McLellan

Chi meglio degli Sleaford Mods può scrivere musica nel bel mezzo di una pandemia e di una fase di caos politico-sociale? Il prossimo album del gruppo elettro-punk di Nottingham Spare Ribs uscirà il 15 gennaio, ma la band ha già pubblicato il video di Mork N Mindy, diretto da Ben Wheatley. Alcune canzoni del disco sono state scritte prima del Covid-19, ma il frontman Jason Williamson sostiene che lockdown e pandemia sono stati di grande ispirazione per il resto del materiale.

«Nessuno sapeva cosa sarebbe successo», racconta del momento in cui il virus è arrivato in Gran Bretagna. «Era chiaro che il settore dell’intrattenimento sarebbe stato fermato, non si possono fare assembramenti, né vedere le band dal vivo. Noi guadagniamo così, coi concerti e i tour, e quindi è preoccupante. Ma a parte questo, la nostra frustrazione deriva dalla politica e dall’isolamento. Devi starci dentro con la testa».

La band ha sfogato confusione e sconforto in canzoni come Out There (che parla dell’atmosfera fantascientifica della pandemia), Top Room (dedicata a chi è rimasto bloccato a casa coi suoi pensieri) e Short Cummings (pezzo satirico indirizzato a Dominic Cummings, uno dei consiglieri del primo ministro Boris Johnson). Spare Ribs – seguito di Eton Alive, uscito nel 2019 – è stato registrato ai JT Soar Studios di Nottingham, ed è l’undicesimo album in studio della band.

I Mods propongono il loro mix di beat e voce simil-recitata dal 2007. Il successo è arrivato con English Tapas, il debutto per Rough Trade,uscito nel 2017. Hanno pubblicato Eton Alive con la loro etichetta, Extreme Eating Records, poi sono tornare su Rough Trade per la raccolta All That Glue e il nuovo album.

Subito dopo aver suonato Mark N Mindy al Late Night With Seth Meyers, Williamson ha raccontato a Rolling Stone l’album traccia per traccia.

A New Brick

«È un’introduzione alle atmosfere, all’energia e ai sentimenti dell’album, che è una riflessione politica su quello che vedete attorno a voi. È un po’ come i Pink Floyd di Another Brick in the Wall. A New Brick parla dell’ennesimo politico di estrema destra che propone politiche grottesche e ingiuste per la maggior parte delle persone che vivono nel suo Paese… Ora è tutto chiuso, c’è disoccupazione di massa, le strade commerciali delle città sono degradate. È tutto nella canzone. È piena di simboli e immagini, quasi surrealista».

Short Cummings

«Parla di Dominic Cummings, ma come la maggior parte delle nostri canzoni prende un’idea politica e la posiziona nel qui e ora. È una riflessione sul rapporto fra autorità e realtà. Ovviamente il ritornello è riferito a Cummings e al suo piano per cambiare l’amministrazione dello stato. Parla di come eiaculerà il suo sogno, diciamo così, e di come tutto cadrà a pezzi. Non funzionerà. È un elitista, è completamente scollegato dall’idea che i lavoratori possano essere in difficoltà economica. Non andrà bene alla maggioranza delle persone, aiuterà solo le classi più ricche».

Nudge It  feat. Amy Taylor

«Nudge It esprime il disgusto per chi usa un immaginario sociale che non è coerente col loro background. È class tourism e lo fanno anche molti gruppi. Ma succede anche con gli attori, è ovunque. È una cosa che accade dall’alba dei tempi. La canzone è solo un altro modo per canalizzare il mio disgusto e quello che penso di questi poseur. Si fanno forza l’un l’altro, tendono a… c’è grande solidarietà, è come se esistessero solo in gruppo. C’è molto cameratismo tra quella gente. Si nominano nelle interviste e cose del genere. Io ho un punto di vista cinico: si nascondono uno dietro l’altro così nessuno riuscirà a scoprire che è gente piena di merda».

Elocution

«Parla del rifiuto dei network, del non voler far parte delle linee comunicative dell’industria, di non essere sempre disponibile per un’intervista, di non assomigliare a chi non fa altro che conformarsi alle regole. È un altro attacco al class tourism. Ma anche, direi, un attacco alle classi medie che sembrano dominare ancora questa industria, anche se non c’è niente di male. A essere onesto, considerando le mie frequentazioni nella classe media, credo che il pezzo lascerebbe l’amaro in bocca a chi leggerà questa intervista sul suo laptop in una casa popolare. Ma chi può dirlo?»

Out There

«Questa è sostanzialmente la storia del lockdown. Parla della prima volta al supermercato con la mascherina, di quella tensione. Sembra la scena di un film, non è vero? Un disaster movie. Sembra che da un momento all’altro Tom Cruise possa sbucare da dietro l’angolo. In quel periodo abbiamo capito tutti perché il partito conservatore ha vinto le elezioni: la gente incolpava gli stranieri del virus. Ma anche se è arrivato da un altro Paese, è ovvio che sia così, credo che la questione sia un po’ più profonda. Insomma, c’è chi è convinto dell’idea che siano stati gli immigrati a portarlo qui, pura idiozia. Il brano parla di questo immaginario. È un altro attacco al governo, un tema ricorrente nel disco».

Glimpses

«È stata scritta in Nuova Zelanda, durante il tour. Parla dell’illusione del possesso e di consumismo. Lo so, è un tema ovvio, ma se un attore riceve cinque paia di scarpe per farsi una foto allora svaluta completamente quelle che ti puoi comprare per 300 sterline. Sappiamo tutti che il consumismo è un’idiozia, ma ci cadiamo lo stesso. Piace a tutti. Io lo adoro. Ma se andiamo a fondo è patetico, no? 

La canzone parla anche del primo periodo del lockdown, quando ci eravamo illusi di poter controllare la pandemia. Parla di come l’idea di ordine, del capitalismo come quotidianità, sia quasi svanita. Non grazie all’arrivo di qualcosa di nuovo, ma perché ogni cosa era diventata immobile. Era una terra senza uomini, come una tavolozza bianca. La canzone offre un piccolo scorcio di una vita diversa, migliore, una vita che non conosciamo».

Top Room

«Questa parla con i problemi quotidiani del lockdown, soprattutto di chi l’ha vissuto a casa con tutta la famiglia. Con le scuole chiuse, i figli se ne stavano lì tutto il giorno cercando qualcosa da fare. Era veramente stressante. Poi siamo passati all’introspezione, ho iniziato a mettere in discussione ogni cosa: il mio modo di parlare, come mi confronto con gli altri, tutto. E ci sono anche cose assurde, immagini con cui mi piaceva giocare. Abbiamo già sperimentato con il rap, ma stavolta volevo farlo sul serio. Credo che con questa canzone ci siamo riusciti».

Foto: Simon Parfrement

Mork N Mindy  feat. Bill Nomates

«Mork N Mindy è stata scritta a gennaio. Parla della mia infanzia e di quanto fosse incolore. Volevo raccontarlo in una canzone. Quel periodo mi piaceva, ma allo steso tempo lo odiavo. Volevo trasmettere tutte queste cose. E credo che ci siamo riusciti. Sono orgoglioso di questa canzone. Billy Nomates ha fatto un’ospitata e l’ha trasformata. È lei la vera star. È la prima volta che collaboriamo con qualcuno».

Spare Ribs

«È un’altra canzone osservazionale, parla della contemporaneità e della comunità di senzatetto che viveva a un passo dalle nostre case. Alcuni li conoscevamo, dormivano in chiesa, si facevano perché non c’era nient’altro, che cosa desolante. Tu cerchi di fare quello che puoi per aiutarli perché sono intrappolati in un circolo vizioso. La canzone ha dentro tutte queste cose. È c’è un altro tema. Com’è che si chiama quel tizio… Elon Musk: qualche mese fa stava blaterando su Twitter, ha fatto infuriare tutti. Insomma, sullo sfondo di questa canzone c’è la Tesla, capito? Ci sono i papà che si comprano le macchine e parlano con gli amici al lato della strada. È come nell’era di Henry Ford. Insomma, è un parallelo strano che mi ha colpito».

All Day Ticket

«È una canzone più personale. È un po’ un addio, ma volevamo scriverlo nel modo più positivo possibile. Non volevo… non andrò nei particolari. Non volevo dire cose ovvie, tutti avrebbero capito di cosa stavo parlando, quindi ho fatto un po’ il misterioso».

Thick Ear

«Questa è una canzone un po’ assurda e surreale. Volevo solo usare la frase “I’ll give you a thick ear”, perché mio padre la ripeteva di continuo. Significava che mi sarei preso uno schiaffo, uno scappellotto dietro l’orecchio. È una cosa che oggi non si fa più, ovviamente, ma all’epoca era accettabile. Anche questa è un po’ un’osservazione, parla del lento… come posso dire… parla della distruzione che vedo attorno a me: edifici incompiuti, altri demoliti a metà, magazzini abbandonati, imprese fallite. Volevo mettere tutte quelle immagini nel pezzo, perché è quello che si vede quando prendi l’autostrada o quando parti per il tour. Vedi cose del genere di continuo. Volevo che il pezzo avesse un’atmosfera industriale, forse».

I Don’t Rate You

«I Don’t Rate You è un altro pezzo in cui me la prendo con qualcuno, una cosa che ci diverte molto. O meglio, diverte me. [Il musicista della band] Andrew [Fearn] me lo lascia fare».

Fish Cakes

«È un’altra canzone introspettiva. Pensavo molto alla mia infanzia, come ti ho già detto, e [il lockdown] mi ha spinto verso quella roba, volevo scrivere un ritratto della mia vita da ragazzo. Avevo problemi alla schiena. Ho la spina bifida, ma una variazione leggera che mi ha permesso di vivere e camminare tranquillamente. Quando avevo 12 anni mi sono fatto operare, un’operazione seria, da uno dei chirurghi migliori del Regno Unito, per mia fortuna. Mi ha curato. Senza di lui sarei rimasto paralizzato. Invece posso camminare e ho potuto farlo per gran parte della mia vita.

Quest’estate mi sono fatto male alla schiena perché avevo esagerato con l’esercizio in giardino. L’infortunio mi ha fatto pensare alla mia infanzia e ai miei 12 anni. Ho cercato di fare un ritratto della mia infanzia in una piccola città nei primi anni ’70».

Questo articolo è stato tradotto da Rolling Stone US.

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