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Gli Ex-Otago ritornano a casa

Il nuovo album si chiama "Marassi" come il quartiere di Genova. Perché avevano bisogno di tornare a raccontare quello che succede a un metro da loro

"Marassi" è il quinto album in studio degli Ex-Otago

"Marassi" è il quinto album in studio degli Ex-Otago

Gli Ex-Otago sono uno dei capisaldi del mondo indie italiano. Passati attraverso cambiamenti, piccoli cult (Giorni Vacanzieri), concerti per quasi hipster tutti da cantare, sono arrivati al 2016, dopo quasi quindici anni di carriera, con un album che parla di Genova, ovvero casa loro. Si chiama Marassi, come il quartiere da dove tutto è nato, ed è, forse, quell’album della maturità che i fan invocano, chissà poi perché.

C’è un commento che mi ha fatto ridere e anche riflettere sotto un vostro video su YouTube che dice che vi state “jovanottizzando”…
(ride) Bene! Sicuramente ci fa sorridere e ci fa piacere detto tra noi. Jovanotti è un artista che stimiamo molto, magari non per tutto quello che ha fatto. Direi che un po’ è vero, nel senso che a noi piace dire che siamo arrivati a una “consapevolezza dolce”. Che, anche un po’ provocatoriamente, non abbiamo scritto un disco innovativo, volendo scrivere della realtà e in maniera più contemporanea possibile. Se sperimenti e innovi vai in territori in cui sei solo, invece abbiamo scritto un disco con cui potevamo stare con tanta altra gente. Marassi è molto legato alla realtà, a quello che accade oggi, nel posto in cui siamo. Per chiudere, non so se ci stiamo “jovanottizzando”, di sicuro è un nome a cui guardo dal punto di vista autoriale.

Beh, anche lui è passato dalla fase di immaturità per poi crescere, come avete fatto anche voi. Ci sono dei pezzi tipo Giovani d’Oggi che sembrano un’accettazione di essere invecchiati.
Magari allo step famiglie e figli non ci siamo ancora arrivati. Speriamo di trovare una nuova maturità, magari non legata all’età ma a nuovi viaggi e nuove esperienze.

Prima di questo album avete inciso In Capo al Mondo, che era un disco un po’ più etnico diciamo. Cosa vi ha spinto a fare quel disco e perché siete tornati su un suono più “Ex-Otago”?
In Capo al Mondo non l’abbiamo mai trovato, siamo stati un anno e mezzo a cercare questo posto, senza navigatore. È stato un passo necessario, anche oggi è un disco che ci appassiona, in quel momento li avevamo bisogno di quello e abbiamo fatto, come al solito, quello che ci veniva in mente. Ecco, tornati da questo lungo viaggio, che ci ha portato a fare quattro tour e abbracciare tantissima gente, avevamo bisogno di rimanere a casa e capire cosa succedeva a un metro da noi. E Marassi è un ottimo testimone.

E quindi siete tornati davvero a Marassi…
In Marassi c’è tanto Marassi, nello stato d’animo. Ne avevamo bisogno e anche questa volta abbiamo fatto quello che ci piaceva di più. Ci siamo divertiti a mastrussare tra le tastiere ecco, per dirla come diremmo a Genova.

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