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gIANMARIA: «Basta cover e basta tv, ora tocca a me»

Viene da Vicenza, come Madame e Sangiovanni, ed è stato uno delle rivelazioni di X Factor. Canta del dolore e della sua utilità, ma non è triste e nemmeno un bel faccino come molti pensano

Foto press

Quando parli con gIANMARIA, al secolo Gianmaria Volpato, hai lo stesso ammirato disorientamento che provi quando lo ascolti cantare, quando senti quei versi affilati e sghembi che ti graffiano l’anima, che ti aprono la testa, il cuore e pure la pancia. Ti chiedi come quel viso pulito, quel ragazzino riesca a trovare una profondità emotiva e interpretativa e di scrittura così potente e lacerante. Ecco, è la stessa impressione che provi ascoltandolo, la sua ruvida ma gentile informalità ti dice tutto, senza problemi, senza paure. E fai fatica a immaginare che tra te e lui ci sia un quarto di secolo di differenza.

Sensazione acuita dall’EP Fallirò, otto pezzi con una forte coerenza espressiva, ma anche sperimentazioni di scrittura, una porta sul talento di un ragazzo che va oltre gli inediti sentiti a X Factor 2021, Suicidi e Senza saliva (tra gli altri i miei preferiti sono Sassi alla finestra e Astronauti), con Poeta a fare da singolo di lancio. Ha le idee chiare, gIANMARIA, fuori e dentro lo studio di registrazione. E si sente.

Dopo il secondo posto a X Factor, si esce dalla bolla e si fa sul serio. Come ti senti?
Come uno che sa che c’è tanto lavoro da fare, che non è più protetto dal talent, dal guscio che rappresenta verso l’esterno e anche dal riscontro che ti dà, immediato ed enorme, grazie alla televisione. Ovviamente è già cambiato tutto, ma è un momento molto bello, perché lavoriamo tantissimo, ci crediamo e io so che ho qualcosa da dire e sento di sapere come farlo. Il primo approccio con l’esterno, con il fare sul serio è stato inaspettato e incredibile. Parlo delle date del tour: sold out in meno di un giorno, a Milano addirittura due date con biglietti polverizzati in 10 minuti.

Cosa sentirà chi verrà ai tuoi live? Ci saranno anche le cover di X Factor?
Ci sarà Alexanderplatz, perché ha un significato particolare per me. Ma sono sincero, le cover ero costretto a farle nel programma e non le voglio fare fuori.

Eppure le tue erano cover per modo di dire, erano più pezzi inediti su basi armoniche note.
Lo hanno capito tutti quanto per me sia importante la scrittura, non mi sento un interprete e nel mio tour, nei miei live ritengo giusto portare i miei pezzi, per me e per chi mi viene a vedere e ha scommesso su di me. E poi non mi piacciono le cose facili, voglio mettermi alla prova su ciò su cui c’è più lavoro da fare, scrivere, crescere come autore. Io sono un interprete solamente di me stesso, fino a poco tempo fa ero solo autore di testi. Va detto che a un certo punto, è vero, ci avevo preso gusto con le cover, ma credo serva anche il giusto momento e posto per farle. Come Vasco che Generale di De Gregori l’ha fatta in un San Siro pienissimo, lì è un tributo da fan e una sfida a te stesso, altrimenti rischia di essere una scorciatoia.

Dillo, non vuoi passare per quello di X Factor. Ora vuoi che si parli solo di gIANMARIA.
Sono grato al programma, ma ora siamo altrove. Detto questo anche nel rifare canzoni di altri sono stato me stesso: sapevo di essere a livello canoro inferiore a molti altri e così nell’affrontare quei pezzi ci ho messo quello che considero il mio talento migliore, la scrittura. Volevo che si vedesse quel lato di me.

Quando hai capito che qualcosa stava cambiando?
Già dalle Audition, sono sincero. Già da quei commenti, da quell’impatto è cambiato molto. Certo poi i live hanno modificato ogni cosa, soprattutto per quanto riguarda lavoro, sacrificio, impegno, costanza. Quello è stato davvero un cambio di vita radicale, una rivoluzione nelle mie abitudini, i miei giorni si sono riempiti di tante cose. Un lavoro matto e disperatissimo sulla musica, ma anche shooting, interviste, scadenze, studio. E alla fine scoprire che tutte quelle ore passate sulla tua passione, su ciò che ami, portavano risultati, pezzi che mi piacevano.

Pensavo che lo avessi capito quando sui social Vasco Rossi ha deciso di farti i complimenti.
Ancora non ci credo. Conta che io spegnevo lo smartphone il giovedì mattina e lo riaccendevo solo il venerdì nel tardo pomeriggio. Troppe notifiche, sollecitazioni, recriminazioni: mia madre, la mia ragazza, la mia migliore amica che mi scrivevano su WhatsApp e rompevano le palle perché non rispondevo, a un certo punto ho deciso che lo avrei spento per non scontentare nessuno e concentrarmi. Ora, tu immagina quando dopo un giorno e mezzo riaccendo il telefono e per un attimo non capisco più nulla, arriva qualsiasi cosa, su qualsiasi piattaforma, social, chat. E poi una notifica con numeri improbabili: era Vasco e mi faceva i complimenti. Wow. Ero sconvolto, un riconoscimento bellissimo, soprattutto perché lui i social se li cura da solo.

Emma, apparentemente, sembrava la giudice più lontana da te. Interprete, voce clamorosa, testi non irresistibili. E invece si è creato un rapporto pazzesco, a livello umano ma anche creativo.
Lei è innanzitutto un essere umano unico. Fin dall’inizio ci ha aiutati a 360 gradi, ai Bootcamp già ci aveva dato il suo numero di telefono personale, trovava sempre il modo di vederci anche fuori dal programma, eravamo parte della sua vita, non solo un lavoro. Emma è una persona prima di un giudice. E anche grazie a questo ho capito che il nostro punto di forza è stata quella diversità, è stata fondamentale per la mia maturazione, per il percorso che ho fatto là dentro. Lei ha una voce pazzesca e il lavoro fatto insieme sull’interpretazione mi ha portato a migliorare tanto. Quando abbiamo cantato insieme nell’ultima puntata, al Mediolanum Forum, ci siamo fusi, completati. E attenzione, sulla scrittura lei ha molto da dire: perché le parole le canta e perché l’esperienza le fa capire al volo se una frase fa schifo. E ha il pregio di dirtelo in faccia, senza problemi.

Tutti voi concorrenti avete detto più volte, a telecamere accese e spente, quanto foste tutti uniti, quanto vi fregasse poco della vittoria e molto dell’esperienza. Ma dobbiamo crederci davvero?
Dovete. Però ci tengo a dire che la nostra squadra era quella più coesa, legata. Conta che vengo da due viaggi, uno a Brescia e uno a Napoli, per stare con Le Endrigo e Vale LP. Dovreste guardare il nostro gruppo WhatsApp cos’è, ancora vivissimo, conta che ci siamo dati la buonanotte pure ieri.

Dì la verità, stai organizzando i featuring delle date del tour del 1° marzo ai Magazzini Generali a Milano e del 10 marzo al Duel Club di Napoli (il tour partirà il 25 febbraio da Treviso e si chiuderà l’11 marzo a Bari).
Guarda, dobbiamo ancora capire come si svolgeranno. Ma sai che mi hai dato una grande idea?

Tornando a casa tua, cosa mangiate a Vicenza te, Sangiovanni, Madame? L’impressione è che qualsiasi cosa sia, tu l’abbia condita col punk.
Sai che invece no? Zero, l’ho scoperto da poco. Però ho capito di averne l’attitudine. Non il look, i jeans strappati o lo smalto, ma credo che essere sinceri e veri sia punk, perché il punk più che un genere musicale è un’attitudine. Poi guarda le mie influenze musicali sono tantissime, variano continuamente, mi appassiono a cose diversissime tra loro. Ora sto in fissa con la musica sperimentale spagnola, con C. Tangana, mi fa impazzire l’accento inglese e quindi vai di Slowthai, Sampa, King Krule. Niente trap, insomma. E da mesi recupero tanto del passato: mentre ero a X Factor mi sono detto una cosa: fai e pensi musica tutto il giorno, tutti i giorni, ma allora cavolo studiala. E ho scoperto mondi meravigliosi, come il rock italiano che fino a quel momento avevo trascurato.

Ce lo ricordiamo tutti quando in faccia a Manuel Agnelli hai detto che non conoscevi gli Afterhours. E nonostante questo lui è stato il giudice “avversario” più generoso nei tuoi confronti.
Conta che ora so tutto, li ascolto continuamente. Manuel è stato meraviglioso e pensare che avevo una paura fottuta di lui, me lo immaginavo molto stronzo e invece mi ha dato consigli preziosi, mi ha fatto critiche utilissime e le sue parole di apprezzamento ancora me le porto dietro. Ascoltando i suoi pezzi mi sono rivisto tanto in lui e forse lui anche in me. Ha capito che dentro di me c’è lo spirito del suo Ballata per la mia piccola iena.

Da “vecchio” 44enne ho sempre pensato quanto per voi adolescenti sia stato terribile il lockdown, il coprifuoco, questo Covid time. Quanto ha inciso sulla tua musica?
Al 100%, ovvio. Io scrivo e canto di ciò che penso, vivo, sento. Mi nutro di ciò che mi succede intorno e dentro, quindi quel dolore è stato centrale in tutta la mia produzione. E se mi ha fatto male, come a molti altri coetanei, mi ha anche consentito di scavare a fondo dentro me stesso. Una persona che mi conosce più di chiunque altro me lo ha detto schiettamente: Gianma, in questi due anni hai fatto un salto pazzesco. E lo vedo anche come artista: prima avevo periodi lunghi di crisi creativa, di vuoti di scrittura, da un po’ di tempo mi sento in un periodo molto fertile.

E non ti pesa che tutti ti vedano come l’esistenzialista, il cupo, quello dei testi da “suicidi”? Io qui vedo un gIANMARIA decisamente più sfaccettato. E divertente anche.
Un po’ sì, ma era inevitabile e alla fine chi se ne frega. Io non mi vedo cupo, perché dico sempre che scrivo cose che mi fanno stare male per riflettere e stare meglio. E così credo che ci sia anche tanto di bello, di utile in questo male, in cui puoi trovare le risposte a molte tue domande. A me stan sulle palle quelli che si sentono fighi perché stanno male, innamorati della depressione e del dolore, io voglio stare bene.

Leggendoti e sentendoti colpisce una cosa: usi parole, frasi, idee che ad altri farebbero tremare le gambe. Che per altri sarebbero tabù. Spesso apparentemente non musicali, disarmoniche.
Ne sono felice se è così. Sono ossessionato dall’avere una modalità espressiva totalmente mia, come molti miei coetanei sono totalmente immerso in me e i testi mi rispecchiano. Lavoro sulle parole senza sosta, con un’attenzione fortissima, cerco costantemente evoluzione, studio, ricerca.

Come in Poeta, pezzo manifesto per te, il tuo nuovo singolo
Mi viene da sorridere perché Poeta è arrivato in una giornata no, stavamo con Bias (lo stesso produttore di Madame, nda), era fine estate e non ci riusciva nulla. A quel punto gli ho detto di aprire qualche produzione sua. Sono sincero, la prima era bruttina, ma quella cassa dritta mi ha ispirato, ho cominciato a scrivere ed è diventato un pezzo che ha quella synth house marcia con ritornello in levare che ci piaceva da matti accompagnata da un vero e proprio flusso di coscienza.

Lo chiedo anche a te, dopo averlo fatto con i Bengala Fire. Avresti mai pensato di fare un talent?
No, io li ho sempre ripudiati, non voglio essere bugiardo. Ma quando ho scoperto di poterci andare e giocare il mio gioco ed essere me stesso, mi sono detto che ne valeva la pena. Potevo andarci e avere in cambio visibilità, opportunità uniche di collaborazioni, crescita professionale e artistica. Perché no?

Ma? Qualcosa è andato storto?
L’isolamento è duro e ho avuto conferma di una cosa che già sospettavo: non mi piace la tv. Per me la settimana era dura: mercoledì e giovedì riuscivo a ritagliarli per la musica, ma in tutti gli altri c’erano gli impegni legati alla messa in onda, ai daily, le riprese che mi rompevan proprio le palle. Insomma a meno che io non impazzisca non mi vedrete al Grande fratello.

Sai che sembri più un mio coetaneo che un teenager del 2022?
L’ho sempre saputo di essere diverso, di amare più la compagnia di persone più adulte che dei miei coetanei. Prima andavo con quelli di due, tre anni più grandi, ora lavoro con i 30enni (lo dice con un tono che rende quest’ultima parola un sinonimo di “vecchi decrepiti” e qualcosa mi muore dentro, nda). Ma anche se ho sempre saputo di saper scrivere, ho cercato di mantenere la massima inconsapevolezza su tutto questo, perché se questa maturità che dici esiste, va protetta dall’egocentrismo, dall’autocompiacimento. Non sono meglio o peggio dei miei coetanei, semplicemente sono diverso, io dopo un anno di andare al bar e di bere mi ero rotto, a quello ho sempre preferito le nottate a parlare di tutto con la mia migliore amica, con tanta leggerezza ma pure profondità. Che ti devo dire, mi piace crescere.

Quante cose hai perso o stai perdendo dopo il successo?
Intanto il successo deve ancora arrivare, ma dopo quest’esperienza ho scoperto che tante persone con cui ho passato tanto tempo non avevano capito nulla di me. Gente che quando sono tornato ha detto che mi ero montato la testa, ma la verità è che a me non piaceva vederli neanche prima, ho capito che io X Factor l’ho usato anche per mettere un punto nella mia vita, per levarmi dalle palle molte persone inutili se non dannose. Qualcosa che avevo rimandato pure troppo.

I tuoi sogni?
Aprire un concerto di Vasco Rossi, senza Covid, con 100 mila persone davanti. Senza mascherine, attaccate l’una all’altra, felici. E poi guardarmi indietro, fra 40 anni, e avere la certezza di aver fatto quello che mi piaceva. Nel modo in cui volevo.

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