George Ezra: «Cosa volevo fare da grande? L’insegnante di musica»

Era in cima alle classifiche prima ancora di pubblicare il suo primo album, grazie alla sua "Budapest". Ma gli resta ancora un desiderio da realizzare

Se dovessimo citare una rivelazione musicale del 2014 uno dei primi nomi, se non il primo in assoluto, sarebbe quello di George Ezra. All’inizio dell’anno il suo brano Budapest era entrato prepotentemente nella programmazione delle radio italiane e nella classifica di iTunes, rimanendo alla prima posizione per diverse settimane.

È il periodo che lo stesso Ezra definisce «il punto di svolta nella mia carriera» – perché il riscontro in Italia ha spinto la scalata nelle chart inglesi ed europee, nelle quali ha ottenuto gli stessi esaltanti risultati.

Abbiamo incontrato il giovane cantautore britannico, che a luglio ha pubblicato il suo primo album (Wanted On Voyage) e che in questi giorni è stato in Italia per due concerti (a Milano e a Firenze).

George, Wanted on Voyage nasce soprattutto da un viaggio attraverso l’Europa che hai fatto l’anno scorso. Perché è stata così importante questa esperienza?
Innanzitutto, ho deciso di partire poco dopo aver firmato il contratto con la mia etichetta discografica. Ho pensato che fosse giunta l’ora di fare un’esperienza per me del tutto nuova: partire da solo e stare in giro per un po’. Ho 21 anni e prima non mi era mai capitato di stare così tanto tempo senza vedere nessuno che conoscevo ma ho scoperto che mi piace passare del tempo per conto mio, non l’avrei mai detto. Inoltre ho visto un sacco di posti che non avevo mai visto prima e ciò mi ha dato non pochi spunti per la stesura di alcuni pezzi. C’è qualcosa che, invece, risale a qualche anno prima. La mia prima canzone l’ho scritta a 13 anni ma di questa non c’è alcuna registrazione in circolazione, per fortuna! (ride, n.d.r)

George Ezra suona “Blame It On Me” dal vivo:

Hai frequentato la BIMM (una famosissima accademia musicale) a Bristol per un anno, poi hai lasciato gli studi. Quando ti sei iscritto immaginavi che la tua vita avrebbe preso questa direzione?
Onestamente no. In fondo sono un ragazzo a cui piace cantare, scrivere i suoi brani e suonare la chitarra. Pensavo che avrei finito la scuola e sarei diventato un insegnante di musica o che avrei svolto una professione simile. Poi le cose sono andate diversamente ma sono contentissimo così.

Qualche tempo fa hai affermato di non considerare la musica un lavoro ma, a vedere il successo che stai avendo, lo è diventato. La pensi ancora così?
Non vedo lo scrivere canzoni come un lavoro, perché è il mio modo di esprimermi e comunicare. Però ci sono altri aspetti del fare musica che lo sono, come ad esempio l’intervista che stiamo facendo o rinchiudermi in studio. Non mi fraintendere, mi piace registrare le mie canzoni e dar vita ad un album ma l’aspetto che ritengo più entusiasmante è suonare dal vivo. È vero, in studio puoi registrare una seconda volta se non sei contento del risultato, al contrario dei concerti in cui dev’essere buona la prima. Però il pubblico mi dà un’energia ed un’adrenalina impareggiabili e spero che lo scambio sia vicendevole.



La cosa particolare di te è che hai un’ispirazione folk, tuttavia riesci ad esprimere allegria e positività nelle tue canzoni. Come riesci ad ottenere questo mix?
Penso che dipenda dal mio modo di essere. In Wanted on Voyage ci sono diverse canzoni ed emozioni però sono una persona fondamentalmente felice e allegra, quindi è naturale che questa mia natura sia evidente nei miei brani. Durante i miei live, ci sono due parti: quella in cui suono con la band, che è un po’ come una grande festa, e quella dove rimango da solo con la mia chitarra e le luci soffuse.

Il video dell’ultimo singolo di Ezra, “Listen to the Man”:

Come hai già detto più volte, Budapest non solo rappresenta la città che non sei riuscito a visitare durante il tuo viaggio in Europa ma è – soprattutto – una canzone d’amore verso le cose e le persone che vorremmo ma non possiamo avere. A quasi un anno di distanza, sei riuscito ad ottenere ciò di cui sentivi la mancanza?
A dire il vero no, ci sto lavorando… chissà, magari ci riuscirò quando uscirà il mio prossimo album. Però una cosa, almeno, l’ho fatta. Sono riuscito ad andare a Budapest, finalmente.