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Fulminacci è un’intelligenza naturale

La copertina del nuovo singolo ‘Canguro’ è stata realizzata da un’intelligenza artificiale. Tutto il resto lo fa questo cantautore che è nato nel 1997, ma sembra già un veterano. «Chi mi ascolta deve sentirsi sballottato»

Fulminacci

Foto: Sara Pellegrino

Dopo il successo di La vita veramente, esordio con il quale Fulminacci si è guadagnato un posto di riguardo nel panorama musicale italiano e tutti i riflettori del caso, il cantautore romano classe ’97 sta iniziando il percorso che lo porterà al secondo album attualmente in lavorazione. In occasione dell’uscita di Canguro, abbiamo parlato di aspettative, di crescita, del periodo di lockdown, di ispirazione e di intelligenza artificiale, visto che la copertina del singolo è stata realizzata utilizzando dei software di machine learning.

Fulminacci sembra già un veterano, uno che ormai fa parlare soprattutto la musica e la fa parlare bene, sopportando accostamenti pesantissimi con Battisti in primis. D’altra parte, dalla cura che mette nei dettagli durante la composizione dei brani all’intelligenza emotiva con la quale racconta il suo lavoro e il successo, è evidente che si tratta di un talento naturale per il quale l’età è solo un dettaglio, forse persino un peso del quale liberarsi per essere preso ancora più sul serio, come merita. Ma per questo c’è tutto il tempo.

Ho un sacco di cose da chiederti, ma mi sembra doveroso passare per i dovuti convenevoli, ovvero presentare il nuovo singolo Canguro.
Dai, mi prendo la responsabilità di raccontarlo, che mi diverto. Intanto è una canzone che parla di quei pensieri abbastanza casuali, che ogni tanto ti passano per la testa e che se ti soffermi ad analizzarli pensi: ok, sono pazzo. Sono molto soddisfatto del risultato perché non ho seguito nessuna linea tra quelle tracciate con il disco precedente, ha una sua ironica oscurità, è molto diversa dalle altre.

Per quanto riguarda l’arrangiamento invece, c’è stato un cambiamento nell’approccio e soprattutto in che percentuale te ne occupi in prima persona?
Sì, ci tengo molto a sentire mio il risultato finale. Di solito a casa faccio una specie di pre-produzione in cui arrangio e produco il pezzo e poi su questa bozza in studio lo mettiamo in bella copia con i produttori, in questo caso Federico Nardelli e Giordano Colombo.

Quindi ti piace seguire tutta la parte di produzione e la vita in studio, sei uno che sta attento ai dettagli e vuole avere voce in capitolo.
La considero parte della scrittura decidere la veste musicale del pezzo, è una fase che allo stesso modo gli dà l’identità. So che è molto complicato in questo mondo far valere le proprie idee e opinioni, anche per questioni di logiche di mercato, ma per fortuna lavoro con una squadra che mi sta al fianco al 100% e con cui c’è una grande fiducia reciproca.

In che periodo hai scritto Canguro? Risale allo stesso periodo di La vita veramente oppure è nata durante il lockdown?
Dovrei riaprire il progetto di Logic dal computer per ricordarmi di preciso a quando risale, però no, è stato scritto dopo l’uscita dell’album, ma prima del lockdown, quando era ancora tutto bello.

Dai, allora te la faccio la domanda: come l’hai vissuta e come stai vivendo la pandemia da Covid-19, da un punto di vista professionale e personale?
Durante il lockdown ci sono stati molti momenti di noia e preoccupazione, inevitabilmente. Da un punto di vista creativo ne ho approfittato per scrivere, ho anche fatto uscire su YouTube un pezzo scritto in cameretta il giorno prima. Ho cercato di sfruttare tutto il tempo a disposizione per dedicarmi agli arrangiamenti del nuovo disco, quindi per fortuna sono stato impegnato. Però da un punto di vista lavorativo non ho nessuna certezza e spero che l’emergenza rientri il prima possibile perché ho molta voglia di tornare su un palco e di fronte a un pubblico.

Per fortuna però hai fatto in tempo a far succedere un sacco di cose prima dell’emergenza. Immagino che ti abbiano fatto crescere esponenzialmente come artista.
Sì, sono successe un sacco di cose belle che mi hanno dato tanta fiducia, ovviamente i premi e riconoscimenti sono un grande onore, ma vedere le persone che vengono ai concerti e riempiono i locali è la cosa più bella in assoluto a livello emotivo. Questo mi ha fatto venire ancora più voglia di condividere con loro il mio gusto e quindi mi ha spinto a ricercare, ascoltando tanta musica e a fare la musica che mi piace davvero.

Per esempio con cosa sei andato in fissa recentemente?
Sicuramente mi ha attratto tantissimo il pop anni ’70 tipo Elton John, Electric Light Orchestra, Paul McCartney solista. Che se vuoi sono anche periodi considerati banali o dati per scontati e quindi fuori moda, visto che ora è il momento degli anni ’80 e ’90 che sembra siano esistiti solo quelli. Sono entrato in questo loop, per il formato canzone, per il groove delicato.

Senti ma invece, per quanto riguarda il tuo percorso artistico, le tematiche, il sound, questo singolo anticipa in qualche modo quello che troveremo nel tuo prossimo disco? O comunque vuoi anticiparci qualcosa?
Nel primo disco ci sono le canzoni che avevo scritto in periodi diversi, senza sapere che sarebbero finite in un album, quindi in un certo senso lo considero più eterogeneo, come se fosse un biglietto da visita. Il prossimo, invece, non sarà certamente un concept album, ma è strutturato su un’idea chiara, scegliendo i pezzi in base a questa idea e scrivendone altri pensando al progetto. Il sound sarà comunque molto variegato, mi piace molto sperimentare con le sonorità, che sono abbastanza scure, poi ho lavorato molto sul concetto di “battito”, gioca molto su tutto ciò che è un impatto, schiaffi, esplosioni, se riuscirò nel mio intento l’ascoltatore avrà la sensazione di sentirsi sballottato, saltellante.

Nel comunicato stampa di Canguro si parla anche della copertina che è stata realizzata da un’intelligenza artificiale, che tipo di rapporto hai con questo genere di diavolerie?
La copertina è una figata, perché non è bella solo l’idea in sé, ma è proprio bello anche il risultato, ne è venuta fuori una cosa surrealista, disorientante, che ti costringe a riguardarla più volte senza sapere se ti piace, se la odi o se ne hai paura. Mi fa piacere parlarne perché stimo molto il lavoro dei ragazzi di Mine Studio, che in pratica hanno fatto processare a un software di machine learning centinaia di foto che fondendo i pixel ne ha generata una nuova. È una soluzione pazzesca perché se ci pensi si tratta di qualcosa che la mente umana non ha mai visto, che non esiste, eppure la riconosci.

Ma tu invece la canteresti una canzone scritta o arrangiata da un’intelligenza artificiale? Perché ci stiamo arrivando eh…
Se è una bella canzone, perché no?

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