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Fulminacci è un giovane vecchio

Il giovane cantautore romano, che ha appena debuttato con "La vita veramente", già da piccolo non credeva alle stronzate dei grandi. Perché si è sempre fatto troppe domande

Foto di Sara Pellegrino

Fulminacci per ora vuole tenere segreto il proprio nome. Ovviamente non potrà durare a lungo perché, se la popolarità aumenta, prima o poi qualche tuo compagno delle elementari che ti vede in TV per la prima volta spiffererà tutto pur di avere 5 minuti di gloria. Io per esempio so già che si chiama Filippo, quindi il mistero è risolto almeno al 50%.

Quel momento, quello della notorietà, comunque non è ancora arrivato per il giovane cantautore romano, giovane solo all’anagrafe (perché onestamente solo ai vecchi non piace il fantasy). Questo perché il suo primo album La Vita Veramente uscirà il 10 aprile per Maciste Dischi. Solo allora Filippo potrà festeggiare, magari con una bella serata alla bocciofila.

Quindi come ti chiami?
Per ora terrei il mio nome abbastanza segreto. Sono abbastanza attaccato alla privacy.

A me comunque prima mi è sembrato di sentire “Ti passo Filippo”. Quindi se non altro sappiamo il tuo nome.
Quello che ti è sembrato di sentire, eh, l’hai sentito. Per cui, non ci posso fare nulla.

Riesci a camuffare abbastanza bene la cadenza romana, però. Anche nelle canzoni.
In realtà sono di Roma ma non mi definirei un romano tipico. Ora parlando con me al telefono ti renderai conto che ho l’inflessione romana, ma il dialetto non lo parlo. Sono sempre stato distante naturalmente dal dialetto, senza forzature. In famiglia non lo parliamo. Ma poi non è nemmeno un dialetto, ci sono solo alcune parole diverse nel vocabolario. Ecco, vocabolario lo dico con due “b”, quindi sono di Roma.

Strano perché comunque è un momento in cui i cantanti romani quasi esagerano con l’accento. Penso alla 126 tipo.
Ma perché questa è una cosa che appartiene ai ragazzi della 126, è giusto manifestarla. Se parlassi io in romano stretto non sarei credibile in primis con me stesso. Lo potrei fare in tono ironico ma non prendendomi sul serio.

E tu a differenza dei trapper elogi la mediocrità.
Quello che dico in Borghese In Borghese è sostanzialmente questo. Mediocrità intesa come conformità ai canoni. Sono un ragazzo qualunque di una famiglia canonica, che però ha questa ambizione di fare il cantautore. La domanda è: alla luce di questa conformità ai canoni della vita, posso fare il cantautore?

Sembri uno che si fa molte domande.
Altroché, sono parecchio interrogativo su me stesso.

Da quanto scrivi?
Più o meno da quando ho 16 anni, ma sono tutte cose che non pubblicherò mai quelle. I pezzi che sono contenuti nel disco ho cominciato a scriverli intorno ai 18, 19 anni.

Però se non vuoi pubblicare i vecchi pezzi è meglio eliminarli. Sono i classici pezzi che la tua famiglia pubblica in forma postuma quando muori famoso.
Guarda, anche se saltassero fuori non sarebbero pubblicabili in nessun modo. Alcuni pezzi sono rimasti nel cassetto, altri sono pressoché introvabili. Sono abbastanza tranquillo se muoio famoso.

Intanto ti hanno già paragonato a Jovanotti e Silvestri.
Entrambi per me sono fantastici. Per esempio Unò-dué e Prima di essere un uomo di Silvestri, anche Buon Sangue di Jovanotti. Sono tutti dischi che mi fanno impazzire, per cui sono contentissimo di questo paragone. Onorato, veramente.

E quel “veramente” nel titolo del tuo disco?
La vita veramente è un tentativo che faccio di spiegare come vive una persona come me. A volte mi capita di vivere momenti in terza persona, guardandomi dall’esterno, giudicandomi senza veramente ricordarmi che lo sto facendo. Sto sempre a guardarmi da fuori anziché vivermi una situazione veramente. La canzone parla di quello, di riuscire a stare al mondo in maniera onesta, presente al 100% senza pensare a cosa si sta facendo mentre lo si sta facendo.

Quello forse è per la giovane età. Solo invecchiando ti rendi conto che la vita ti riguarda eccome. Hai ragione quando dici in Una Sera che “la vita diventa un mestiere”.
Me ne accorgo sempre di più. Quella è una frase che i grandi ti dicono spesso quando sei piccolo. Ti dicono di goderti gli anni della gioventù, gli anni senza responsabilità, perché poi dopo non ritornano più. Ti dicono che puoi fare tutto, quasi ti senti immortale a forza di sentirti dire che sei giovane, che “come fai a morire? Sei giovanissimo” Tutte cose a cui però non ho mai creduto troppo, neanche da piccolo. Mi sono sempre fatto un po’ troppe domande.

Eri già più saggio dei tuoi coetanei.
Sì, ma è una cosa che è andata solo a mio discapito, eh.

Sei un giovane vecchio.
Sì, io più invecchio e più mi sento a mio agio. ma ora diciamo che ho l’età perfetta, quasi 21 anni. È l’età più adatta a me, spero di averla per più tempo possibile.

Come mai puntare sulle occhiaie nel video di Borghese in Borghese?
È stato tutto casuale. Occhiaie ne ho, ma quelle nel video sono state esagerate dalla color correction. Alla fine è venuto fuori questo, e ogni video ha bisogno di un elemento feticcio che lo faccia ricordare alle persone. In questo caso, è la mia faccia che è quasi deturpata da questi solchi. Non era una cosa a cui avevo pensato, ma alla fine ha funzionato.

E Fulminacci che vuol dire, è un’imprecazione?
Anche questo è stato un caso, perché parlando in famiglia del “come mi chiamo, come non mi chiamo” e qualcuno ha detto Fulminacci. Poi mi sono fatto spiegare da qualcuno di più vecchio che è un’esclamazione da fumetti, tipo Tex o Braccio di Ferro. Ma non leggo i fumetti.

Cosa ti piace fare?
Scrivo, ascolto musica, mi piace molto il cinema, i film.

Che tipo di film?
Eh, di tutto.

OK, allora domanda inversa. Che film eviti?
Quelli fantasy.

Sei un pazzo.

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