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Fulminacci è pronto per vincere Sanremo (ma anche no)

Ha meno di 30 anni ed è al terzo Festival. Ci racconta la sua «piccola carriera»: l’ansia degli inizi, il gioco più bello del mondo sul palco e un nuovo disco su una società in macerie
Fulminacci a Sanremo 2026 foto Filiberto Signorello

Foto: Filiberto Signorello

Quando nel 2019 usciva La vita veramente, Fulminacci aveva 22 anni e con quel disco d’esordio avrebbe vinto la Targa Tenco e «l’ansia da prestazione tipica di questo lavoro». Oggi Filippo Uttinacci è al terzo Sanremo prima dei 30 anni di età (uno da ospite nei duetti con Gazzelle), tre dischi alle spalle e un nuovo capitolo che si chiama Calcinacci, l’album in uscita venerdì 13 marzo.

Le macerie più grandi che ha imparato a gestire in questi anni, però, non sono quelle musicali ma quelle emotive: «Rispetto ai miei inizi sono cambiato tanto a livello umano, riesco a rilassarmi di più. Prima avevo molta ansia ad affrontare ogni situazione. Adesso me la godo, perché sono stato fortunato ed è bellissimo stare su un palco a cantare le canzoni che scrivo. Sto partecipando al gioco più bello del mondo». E già nella parola gioco c’è l’atteggiamento che lo ha fatto svoltare: «Non me lo sarei mai aspettato tutto questo. All’uscita del prossimo disco avrò 30 anni e si può già parlare di una piccola carriera. E tre partecipazioni a Sanremo sono tantissime a questa età, infatti ci rifletto spesso».

Così come riflette sul perché è successo proprio a lui: «Forse sono capitato in un periodo storico giusto, che mi ha permesso di essere apprezzato e conosciuto come volevo. In più ho un pubblico che mi ascolta con grande passione e in modo completo, non che conosce solo i singoli. È l’aspetto della mia carriera di cui sono più fiero». E dà un consiglio sincero ai giovani: «Di capire in cosa sei forte e in cosa non sei forte. Si sottovaluta spesso, perché magari uno è pieno di amici che gli dicono sempre bravo. È importante che le persone intorno ti dicano la verità, altrimenti ti vai a scontrare contro un muro. Ed è anche una perdita di tempo che crea grosse delusioni e frustrazioni. C’è bisogno di più onestà e meno complimenti di circostanza»

Il primo Sanremo, nel 2021, è stato un episodio a parte: pandemia, Ariston senza pubblico e un’atmosfera irreale. Ma Fulminacci ha sfruttato l’occasione per imparare: «Non credevo che in tv, prima di esibirti, dovessi aspettare ore mentre vieni mangiato dall’ansia, con la canzone che poi dura un secondo. Esci e chiedi: è durata così poco? All’inizio ti sembra di non goderti il momento. Invece te lo devi godere e dare tutto, altrimenti alle persone a casa non arriva niente».

È una lezione che si porta dietro oggi, quando arriva in gara al Festival 2026 con Stupida sfortuna, brano che sarà incluso nel nuovo album e che ai primi ascolti ha raccolto grandi consensi tra giornalisti e addetti ai lavori: «Sono contento e arrivo a Sanremo sapendo che la canzone è piaciuta a chi con la musica ci lavora. In questo primo step almeno ho capito che la canzone non piace solo a me, che non è poco. Poi il pubblico può cambiare tutto, perché le persone non ragionano solo dal punto di vista tecnico ma con il cuore». Essere tra i favoriti lo disturba? Per niente: «Non credo nella scaramanzia, si può dire di tutto, sia che vincerò sia che arriverò ultimo».

Dopo il Festival lo aspetta il disco, Calcinacci, che già dal titolo suona come un reportage emotivo della società che lo circonda. Il disco attraversa addii, fughe, relazioni irrisolte e desideri che cambiano forma, alternando ironia e malinconia, tra sonorità pop, dettagli elettronici e momenti acustici. La produzione è curata quasi interamente da Golden Years, che lo accompagnerà come direttore d’orchestra sul palco dell’Ariston, con un’unica eccezione in Nulla di stupefacente affidata a Okgiorgio. Dentro ci sono anche due collaborazioni: Franco126 in Fantasia 2000 e Tutti Fenomeni in Mitomani.

«È un mondo del quale bisogna accettare che ci siano delle macerie. E assumersi la responsabilità di ricostruire e rimettere insieme per creare delle nuove maniglie a cui reggersi». E le macerie non sono solo intime, ma collettive. «Continuano a succedere un sacco di cose orrende nel mondo. Anche quando succedono quelle belle continuano ad accadere quelle brutte. Assistiamo a dinamiche che non vanno bene, dove l’umanità viene messa in secondo piano. Si tende al dominio dell’ignoranza e della violenza. Nella storia c’è sempre stata questa tendenza, mi rende triste che ignoranti e violenti quasi sempre a vincono».

A proposito delle polemiche di queste settimane, come quella che ha riguardato Ghali alle Olimpiadi, dice di «avere sempre avuto la fortuna di muovermi in un circuito che mi ha permesso di esistere per come sono. Ho sempre detto tutto pubblicamente, nei miei dischi c’è di tutto e chi li ascolta capisce benissimo quello che penso. Chi lavora con me mi ha sempre permesso di fare come mi pareva e il mio pubblico mi ha sempre scelto e capito per quello che sono. E continuerò a fare così per sempre». Mentre sull’Eurovision, in caso di vittoria, non ha ancora preso una decisione come invece ha fatto Levante che ha annunciato che non parteciperà per via della presenza di Israele. «Non credo mi capiterà di vincere, ma se dovesse capitarmi questo lussuoso problema affronterò la questione Eurovision. Al momento non ci penso».

Intanto, nella serata delle cover salirà sul palco con Francesca Fagnani per reinterpretare Parole parole di Mina. Era quindi inevitabile chiedergli che belva si sente: «Un procione, che è un animale a cui sono particolarmente legato. Si immobilizza quando viene preso in flagrante a rubare il cibo, troppo simpatico. Mi riconosco e mi fa molta tenerezza». Dopo Sanremo, il suo percorso continuerà nei palasport con il Palazzacci Tour 2026, quattro date tra Roma, Napoli, Milano e Firenze.

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