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Francis Bean Cobain, cercando mio padre Kurt

La figlia del leader dei Nirvana racconta perché ha voluto un documentario sul padre: «Per 20 anni è stato una figura mitologica. Io voglio mostrare l'uomo»

Frances Bean Cobain, 24 anni

Frances Bean Cobain, 24 anni

Tre giorni prima del Sundance Festival, lo scorso gennaio, Courtney Love e Frances Bean Cobain, vedova e figlia quasi 23enne di Kurt Cobain, hanno guardato insieme la versione finale del documentario Kurt Cobain: Montage of Heck. Con loro c’era anche il regista Brett Morgen, che ha scritto, diretto e prodotto il film. Non è stato facile. Non tanto per Frances, che essendo il produttore esecutivo del film l’aveva già visto, quanto per sua madre: per lei era la prima volta. «È stata lei a chiedermi di vederlo insieme», spiega Frances. Il loro rapporto, complicato nel corso degli anni dal dolore di una perdita mai superata, dalle tensioni con la famiglia di Kurt e dai problemi con la droga di Love, è passato anche attraverso i giornali di gossip e le aule dei tribunali. Oggi, invece, dice Frances, «abbiamo risolto molte cose. Io sono cresciuta, e anche lei».

Ma quel giorno, in una sala proiezioni privata a Burbank, California, «è stato intenso. Eravamo abbracciate su un grande divano e piangevamo tutte e due». Nelle 2 ore e 12 minuti di Montage of Heck, racconto viscerale e vertiginoso dei 27 anni di vita di Kurt Cobain ricostruiti attraverso i suoi disegni, i suoi diari e molte immagini provenienti dagli archivi privati della sua famiglia e di Courtney Love, c’è una scena particolarmente forte: Frances Bean, che ha poco meno di 2 anni, è in braccio a suo padre mentre una tata le taglia i capelli. E piange a dirotto.

Kurt è stordito, non riesce nemmeno a tenere gli occhi aperti. «Non sono fatto, sono solo molto stanco», si lamenta biascicando. Una bugia che fa venire i brividi. Come la verità. «Mia madre mi stringeva forte e continuava a ripetere: mi dispiace, mi dispiace, mi dispiace», ricorda Frances. «Poi ha detto: “Ti rendi conto di quanto ti amava tuo padre?” E io ho risposto di sì». Courtney Love me lo ripete chiaramente: «Kurt amava Frances e il film lo dimostra. Ma dopo Roma (marzo 1994, Kurt tenta il suicidio ingerendo 60 pillole di Roipnol, ndr), è come se si fosse spenta la luce». Courtney e Frances hanno assistito insieme anche alla prima del film al Sundance, accompagnati dalla madre di Kurt, Wendy O’Connor, dalla sorella Kim Cobain e dal bassista dei Nirvana, Krist Novoselic. Frances se n’è andata prima della fine: «Non volevo che la gente mi vedesse piangere». Quella proiezione privata a Burbank «è stato uno dei rari momenti di tenerezza che ho vissuto con mia madre». Al regista Brett Morgen ha confidato anche che «è stata la prima volta che mia madre si è scusata di qualcosa che riguarda la mia infanzia».

Frances apre la porta della sua casa di Los Angeles, in una strada tranquilla tra le Hollywood Hills, e mi accoglie con un caloroso benvenuto. È un’impressionante miscela dei suoi genitori. Un metro e 65 di altezza per 46 chili: «La stessa struttura di mio padre, ma con le spalle da uomo di mia madre», dice. Ha lineamenti aggraziati e due grandi occhi blu-verdi molto penetranti. Di suo ha aggiunto un tocco gotico e un po’ di atteggiamento punk: rossetto marrone, lunghi capelli neri, una maglietta nera con la faccia di Mao Tse-Tung e un ciondolo con scritto: “Non è poi così difficile”. Anche l’arredamento della casa riflette la sua personalità. Frances è un’artista con una passione per l’immaginario horror. Sul pianoforte c’è la testa di Alien disegnata da H.R. Giger e sulla panca, come se fosse pronto a suonare, uno scheletro a grandezza naturale. Contro la parete c’è un set di bambole delle Spice Girls (ancora nella confezione) e un quadro di Charles Manson.

Mi ha sorpreso vedere la storia d’amore tra i miei genitori. Avevano l’età che ho adesso

La prima volta che è entrata in questa casa, racconta «ho fatto una strana scoperta: la famiglia che ci viveva aveva dei figli, nella cui camera c’era una figurina di Kurt». L’ha comprata lo stesso. «La cosa interessante di questo film è che sono l’unica che è emotivamente coinvolta, ma che può vederlo da spettatrice. Non ho ricordi di Kurt, quindi posso essere molto analitica. Ho detto a Brett cosa mi piace e cosa no, e ogni tanto esclamavo: “Oh, quella sono io!”».

Quando ha conosciuto Courtney Love, Kurt Cobain aveva 22 anni. Lei ne aveva 25: «Mi ha sorpreso vedere la storia d’amore tra i miei genitori. Avevano l’età che ho adesso», dice Frances. Si sono sposati nel febbraio 1992 e il 18 agosto dello stesso anno è nata lei: «Erano come due amici che all’improvviso si innamorano: non me lo sarei mai aspettato. Sapevo che era una relazione tossica e certamente non condivido l’idea di fare un figlio per mettere a posto le cose, che poi è il motivo per cui sono nata io. Ma vedendo le immagini e quello che Kurt mi scriveva, sentendo le parole di mia mamma e i racconti dei nonni, so che mio padre mi amava». Brett Morgen è sorpreso: «Davvero pensi che ti abbiano messa al mondo per sistemare le cose?». «Le loro famiglie erano incasinate e hanno voluto crearne una loro, una cosa del tipo: “Noi non saremo mai così”». Spegne la sigaretta e ne accende un’altra: «Ma la loro è finita un milione di volte peggio».

La sua voce profonda e leggermente ruvida mi ricorda inevitabilmente quella di suo padre, che ho intervistato nel 1993 prima di un concerto dei Nirvana a Chicago. Sto usando lo stesso registratore a cassetta di allora. «Fantastico!», dice Frances in uno momento di entusiasmo ancora infantile, «posso fargli una foto?». Morgen mi racconta del loro primo incontro, nel 2013: «Prima che potessi aprire bocca, mi aveva già spiegato come avrebbe dovuto essere un film su Kurt Cobain secondo lei. Lo voleva onesto: “Per 20 anni è stato una specie di Babbo Natale, un personaggio mitologico. La gente mi ferma per strada e mi dice quanto era figo, ma io non l’ho conosciuto, non so niente di lui. Voglio mostrare l’uomo Kurt Cobain”». Si sono stretti la mano, poi lei gli ha detto: «Ti ho appena conosciuto, ma ti conosco già più di mio padre». Love dice che da bambina Frances non faceva molte domande su Kurt: «Ha cominciato dopo. Mi chiedeva: “In cosa sono simile a lui? Mi mangio le unghie come lui?”». Montage of Heck è stata per lei un’occasione per ripercorrere la sua vita «in modo completo». Prima, dice, erano solo dei flash. Ricorda un viaggio dalla nonna ad Aberdeen, la città di boscaioli dove Kurt è nato. Nonna Wendy aveva sollevato un’asse del pavimento della stanza di Kurt e le aveva mostrato dove teneva nascosta l’erba. Sul muro c’era un logo degli Iron Maiden, che Kurt aveva disegnato a 15 anni. Frances aveva appena finito di decorare la porta del bagno della sua casa in California con lo stesso disegno: «Genetica», dice, «che cosa strana».

Courtney Love non sa se riuscirà a rivedere Montage of Heck: «È stato come riaprire una ferita, ma almeno ha portato un po’ di pace nel rapporto con mia figlia». Ha notato che il modo in cui Frances ricorda il padre è cambiato. Poco dopo aver conosciuto Morgen, Frances è andata con lui nel magazzino dell’archivio personale di Kurt. C’era già stata nel 2010, quando, a 18 anni, era stata coinvolta nella gestione dell’eredità, ma era accompagnata dagli avvocati. Stavolta invece ha frugato nelle cose di Kurt: «In una custodia della chitarra c’erano i suoi strumenti per dipingere», racconta, «tra cui un pennello rosa che sembrava quello delle Barbie. Aveva il suo odore. Ho preso il pennello in mano e improvvisamente lui è diventato una presenza reale». A Natale del 2013 Courtney Love ha scritto a Morgen: “Come sta andando il film?”. Morgen ha risposto con una sola frase: “Lo sto facendo per Frances”. In cambio, Frances gli aveva assicurato la massima indipendenza: «Pensavo che il mio ruolo fosse quello di vedere il film una volta finito», dice lei. In realtà è stata decisiva nella raccolta del materiale: «Una delle sfide era contattare giornalisti e fotografi freelance che si sono occupati dei Nirvana perché erano amici di Kurt», dice la producer Jessica Berman-Bogdan, «sapere che dietro al progetto c’era Frances li ha tranquillizzati. In molti mi hanno detto: “Per favore fate in modo che Frances veda questa cosa, ho sempre voluto fargliela avere”».

Brett aveva accesso a tutto il materiale sulla sua morte, poteva usare qualsiasi cosa, ma non lo ha fatto

I filmini dell’infanzia di Kurt sono di sua madre Wendy: «Ha conservato tutto», dice Morgen ancora sorpreso, «persino i biglietti di una partita di football al college di Aberdeen, quando lui aveva solo 4 anni!». Kim Cobain ha aiutato a identificare i luoghi, le date e a ricostruire il contesto man mano che veniva raccolto il materiale. «Ma Frances è stata quella che ha tenuto tutto insieme», dice Morgen. «Del resto, chi ha il coraggio di dire di no alla figlia di Kurt?». Frances ha visto Montage of Heck per la prima volta l’anno scorso nell’ufficio di Morgen, in una versione più lunga e senza le animazioni. Lui le ha portato un pacco di fazzoletti e l’ha lasciata sola. Quando è tornato «il cestino era pieno di Kleenex». La sua parte preferita è «la fine, quando c’è il taglio a nero». Kurt canta Where Did You Sleep Last Night all’Mtv Unplugged del novembre 1993 e subito dopo compare un cartello nero con una scritta bianca: “Un mese dopo essere tornato da Roma, Kurt Cobain si toglie la vita”. Niente finale triste, niente commemorazioni. Kurt, semplicemente, non c’è più. «Brett aveva accesso a tutto il materiale sulla sua morte, poteva usare qualsiasi cosa, ma non lo ha fatto. E la morte rappresenta il 99% del mito di Kurt Cobain», dice Frances. È arrivato il momento, dichiara con fierezza, «di ridimensionare le cose».

Brett Morgen ha raccontato così la fine di un lavoro durato otto anni: «Abbiamo montato l’ultima immagine dell’Unplugged e me ne sono andato, mi sono chiuso in bagno e sono collassato a terra, in lacrime. Non era la morte di Kurt a sconvolgermi, ma il fatto che non potessi più lavorare con lui. E non l’ho mai nemmeno conosciuto! Capisco perché la gente sia così protettiva nei suoi confronti. Mi sono tormentato per anni: “Avrebbe voluto questo film? Ho il diritto di farlo?”». La risposta alla fine è stata: «La decisione non spetta più a lui». Il 10 aprile 2014 i Nirvana sono stati ammessi nella Rock and Roll Hall of Fame. Durante la cerimonia, Dave Grohl, Krist Novoselic e Pat Smear hanno suonato le canzoni di Kurt Cobain insieme ad alcune cantanti, tra cui Joan Jett e Lorde. C’erano la madre e la sorella di Kurt, e anche Courtney Love che ha abbracciato Dave Grohl sul palco, riconciliandosi con lui dopo anni. Frances non c’era. Sua madre ha detto che era malata, il che era vero. «Ma il motivo è anche che io non sono stata parte dei Nirvana», spiega Frances, «quella era una riunione di famiglia davanti alle telecamere e chiunque su quel palco aveva una relazione con i Nirvana più rilevante della mia. Non voglio accettare niente a nome di mio padre, perché non c’entro niente. Mi spiace solo di non aver incontrato Joan Jett».

Da un certo punto di vista, Frances Bean Cobain è come suo padre: lotta per risolvere la sua propensione a difendere quella che lei chiama «un’innata riservatezza». Cita un’intervista di suo padre del 1993: “Voglio essere adorato come John Lennon e anonimo come Ringo Starr”. È piuttosto schietta nei confronti della celebrità che ha ereditato: «Quando la gente mi guarda, è come se vedesse un fantasma». L’anno scorso è andata alla convention di fumetti,cinema e cultura pop Comic-Con a San Diego: «Avevo i capelli biondi e un cardigan. Uno mi ha detto: “Bello il travestimento da Kurt Cobain!”».

Sono stata molto fortunata ad avere vicino Courtney come esempio di quello che non si deve fare

C’è un’altra cosa che la avvicina a suo padre, l’infanzia nomade. Proprio come Kurt dopo il divorzio dei suoi genitori, Frances è stata sballottata da un posto all’altro e ha vissuto «in 28 case diverse». Con Courtney Love, poi dalla nonna Wendy, poi da altri parenti e infine con una lunga serie di tate. Ricorda «una fase di normalità» con la nonna: «Guardavamo Buffy l’Ammazzavampiri, cenavamo insieme. Io giocavo con mia zia e le tiravo le palle di neve». Quando aveva 15 anni, per un’estate è stata anche stagista nella redazione di Rolling Stone a New York. «Poi sono tornata da Courtney. È mia mamma, le voglio bene». Si ferma e aggiunge: «Ma era molto impegnata». Courtney Love taglia corto, ma è sincera quando parla della sua relazione con lei: «Fino a quando aveva 13 anni è stato un idillio, poi io sono caduta a pezzi». Abbassa la voce: «Ma per fortuna mi sono ripresa».

Frances è rispettosa e circospetta riguardo alla sua vita privata. È fidanzata ufficialmente con Isaiah Silva, cantante e chitarrista dei The Rambles, di Los Angeles. Durante l’intervista, dolcemente, lo nomina come «il mio uomo». Per quanto riguarda le sue esperienze con la droga, risponde con una sola parola: «Erba. Sono stata molto fortunata ad avere vicino Courtney come esempio di quello che non si deve fare. Lei lo sa. E ha ammesso le sue colpe». «Leggo tutti i giorni», dice a proposito della sua routine quotidiana, «cerco di dipingere ogni settimana». Il suo coinvolgimento nelle gestione del patrimonio di Kurt è limitato: «Lo stretto necessario. Non posso dedicare la mia vita alla sua eredità». Le chiedo se Montage of Heck l’ha cambiata. Lei risponde secca: «No. Ha cambiato la mia idea di Kurt. Sono molto meno arrabbiata con lui, ho più empatia e comprensione». Morgen, invece, ha visto la differenza dal giorno del primo incontro. In particolare, ricorda una mail che Frances gli ha mandato qualche giorno dopo aver visto la prima versione del film: «Mi ha steso. Ha raccontato il suo rapporto con la figura di Kurt e mi ha detto che il film è stato liberatorio per lei». Courtney Love conferma: «È diventata più forte, cammina a testa alta. Adesso è a un bivio, è arrivata al punto in cui può fare tutto quello che vuole, e avere successo».

Alla fine della nostra conversazione, Frances ammette che «Montage of Heck chiude un capitolo. Non potrò mai superare il fantasma di Kurt, è troppo gigantesco. E va bene così, lo accetto. Ma questo film mi dà la possibilità di dire a tutti: “Vi abbiamo fatto un servizio, abbiamo fatto un’opera d’arte che penso avrebbe reso fiero Kurt. Adesso lasciatemi fare la mia vita, che non ha niente a che vedere con i Nirvana, con Kurt Cobain o Courtney Love”. Sono stata fortunata ad aver preso dai miei genitori l’ambizione. Ma adesso voglio ottenere dei risultati da sola».

Questo articolo è stato pubblicato su Rolling Stone di luglio-agosto.
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