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Francesco Bianconi e Malika Ayane ti fanno stare male, ti fanno stare bene

Racconto a due voci del duetto ‘Perduto insieme a te’ uscito oggi, la storia di due amanti alla fine del mondo, tra desolazione e bellezza. Lei: «È romanticissima e crudele». Lui: «L’ho scritta per dare conforto»

Francesco Bianconi e Malika Ayane

Foto press

Se la città di Francesco Bianconi e Malika Ayane sia così perché c’è stata una guerra o una pandemia, se ci sia dietro un incantesimo o solo un capriccio, io lo ignoro. So che ci vorrebbe Calvino per descriverla giacché è talmente sottile da risultare vuota. Tenterò così: vagano per la strada due amanti in cerca della poca vita che è rimasta. Lui contempla le cose che scompaiono in “viali allucinati di città”, i concerti non esistono più e persino Gesù è fuggito dalle chiese. Lei inspira e racconta dei ristoranti che sono aperti, ma solo a Natale, della malinconia che piove ogni santo giorno, dei tranquillanti, di qualcosa che ci ha portato via gli incontri nei club, le discoteche, tutto. È una città di morte questa, ogni cosa che rende significativa l’esistenza, ogni umore, ogni fremito è stato cancellato. Eppure, per via della grazia naturale del canto, dell’eleganza, del modo in cui le parole s’adagiano sulla musica, in questa desolazione s’intravede della bellezza.

La canzone s’intitola Perduto insieme a te, è prodotta da Amedeo Pace dei Blonde Redhead, è il primo duetto tra Francesco Bianconi e Malika Ayane. «È romanticissima e crudele», dice lei. Bianconi l’ha scritta un annetto fa partendo dall’idea di pubblicare due pezzi d’amore distanti dalla canzone da camera di Forever (l’altro, con la francese Clio, uscirà a maggio). Sapeva che sarebbe diventato un duetto, cercava una voce femminile, ha spedito il provino a Malika Ayane perché «la sua voce ha dentro un vento di gioia anche quando canta del buio più nero e della più profonda disperazione».

I due s’inseguivano da tempo, da prima che Ayane publicasse il suo Malifesto e andasse a Sanremo 2021. Lei, ganzissima motomami ma sedicente timida, anche dopo 15 anni di musica si sente l’ultima arrivata e non è una che si fa avanti, che socializza e dice «ciao Francesco, facciamo una canzone assieme». La musica di Bianconi le è sempre piaciuta, eccome. Gli invidia «la rara capacità di portare la malinconia senza risultare pesante», una talento che inspiegabilmente non vede in sé. «Ho questa cosa: qualunque cosa io canti diventa triste, sento nella mia voce una malinconia che ti abbraccia e non ti lascia più andare e finisce per stritolarti, come un boa». Aggiunge lui che nel corso del tempo le ha spedito varie canzoni, ma che alla fine «le cose si concretizzano quando ci si conosce di persona» e non tramite gli editori che ti suggeriscono di scrivere un pezzo per questa o quell’altra cantante.

Alla fine la canzone l’hanno incisa e pure in fretta. «Mi ha chiamata di lunedì e il giovedì aveva le mie tracce vocali fatte in un paio di take prima di andare a Pechino» per la cerimonia di chiusura delle Olimpiadi invernali. «Cantandola mi sono sentita me stessa pur non avendo scritto neanche una parola. Sembra la sintesi della mia vita a Milano durante e dopo la pandemia. Ho molto sofferto questa grande sottrazione di vita, questa privazione, ma si racconta anche la voglia di esserci, di esistere. E poi in quanto genitore di una quattordicenne che faceva la prima liceo davanti a un computer non potevo permettermi di imbruttirmi o di tentare la fuga, dovevo tenermi insieme».

I due, quindi, cantano di un vuoto da riempire. C’è infatti il vuoto nel testo delle strofe, colmato dal “perduto insieme a te” intonato all’unisono, quando le voci e i protagonisti finalmente s’incontrano e si sostengono a vicenda. C’è il vuoto anche musicalmente nel passo lieve e assieme struggente delle strofe che viene spazzato via dal ritornello ritmato e spudoratamente in maggiore. È una canzone che dice che ci si salva assieme. «E non si capisce se ci amiamo in quanto perduti o se siamo meno perduti perché ci amiamo», dice Malika, «non si capisce insomma se stare insieme sia conseguenza o causa. Ecco perché dico che è bellissima e crudele».

Bianconi ha detto che Perduto insieme a te è «solo un’altra canzone d’amore» ed è certamente vero. È però una canzone d’amore per tempi disperati. La prima volta che l’ho ascoltata ho pensato per un attimo che descrivesse un futuro post bellico, post atomico, forse post umano. Si capisce da certi riferimenti nel testo che parla anche del nostro presente e degli ultimi due anni che abbiamo vissuto. Non tutto è rivelato, resta anzi un margine d’incertezza nell’interpretazione ed è una cosa voluta. È anzi una delle cose che rendono speciale questa canzone che è assieme cronachistica e universale, che fa stare male e fa stare bene.

«Non parla della pandemia», spiega Bianconi, «ma della perdita di senso e di valore, parla di un mondo che ha perso i suoi connotati. Ci sono tante cose che rendono desolata la città dei due amanti. Scrivendola immaginavo un Adamo e una Eva che ricominciano in una città vuota, distrutta, abbandonata. Potrebbero essere gli ultimi due esseri umani sulla terra a cui è affidato il compito di ricominciare. Mi interessava trasmettere la speranza della rinascita. E a pensarci è appropriato che esca subito dopo Pasqua». In un certo senso, è una canzone di resurrezione per un Occidente che deve rifondarsi, per noi che «ci sentiamo sospesi nel vuoto».

Senza farla troppo pesante, senza metterci troppa retorica, Bianconi dice che «questi tempi terribili sono un banco di prova affinché la musica, anche quella cosiddetta leggera, torni a una sua funzione primaria: confortare e cioè rendere un po’ più sopportabile il peso del mondo. Perduto insieme a te è stata scritta per dare conforto, anche a me stesso. Spero possa far star bene chi l’ascolta». È una di quelle canzoni che trasmettono un’idea di afflizione e assieme di sollievo, due sentimenti che Ayane in particolare riesce a rappresentare nella stessa strofa, nello stesso verso, nelle stesse parole. Mi chiedo però che effetto avrebbe fatto qualche mese fa, quando lo spettro del lockdown faceva ancora paura. «Meglio che esca oggi», dice Ayane, «perché con gli spaventi è così: meglio parlarne quando li si è superati».

Chissà che vita avrà questa canzone, di cui esiste anche una versione strumentale e “notturna”, chissà che cosa le accadrà nei prossimi giorni, nelle prossime settimane quando si mescolerà alle altre 60mila che usciranno oggi. Bianconi la porterà in maggio nei teatri dove suonerà con la Stupefacente Band che comprende Angelo Trabace al pianoforte, Zevi Bordovach ad harmonium, Minimoog e Mellotron, Alessandro Trabace al violino, Sebastiano de Gennaro alle percussioni e al vibrafono, Stefano Pilia alla chitarra, Enrico Gabrielli a sassofoni, clarinetto, flauto e sintetizzatori. «La prima parte sarà più da camera come nei concerti che abbiamo già fatto, la seconda più rock». Secondo il cantante è «la band più fotonica d’Italia» e viene da dargli ragione. «Ho anche ricominciato a scrivere canzoni con Rachele per i Baustelle, sono preso bene, la fase della scrittura e della creazione di un progetto è sempre bella».

Ayane è concentrata sulle levità che pensa le sia mancata finora ed è contenta di essere arrivata al punto di non avere più niente da dimostrare. Non ha avuto modo di portare Malifesto in tour, perciò tornerà a fare concerti in estate, «se mi ricordo come si fa». Il calendario è in via di definizione. «Ho voglia di musica suonata, ci sarà un trombone. Non degli ottoni, solo un trombone che ha dei colori pazzeschi. Voglio un trombone che canta e poi Andrea Andreoli che lo suona con me è una belva». Sta anche scrivendo, «ma senza programmi, scrivo con Pacifico e altri amici autori». Aggiunge ridendo che «a questo punto Francesco verrà sequestrato» e obbligato a comporre qualcosa per lei. Quando infine le chiedo il valore che intravede in Perduto insieme a te dice una cosa magari naïf e fuori da tempo, però in fondo vera: «Ci sono le hit e poi ci sono le canzoni. Questa è una canzone».

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