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Frah Quintale: «Sempre tutto a modo mio»

Un anno (e un po') dopo l'uscita di 'Regardez Moi' abbiamo incontrato il cantante di Brescia per parlare di come è cambiata la sua vita, tra concerti, feste e mostre fotografiche

Frah Quintale ha esordito nel 2017 con 'Regardez Moi', il suo primo disco solista

Foto di Tommaso Biagetti

Frah Quintale ha allestito una mostra fotografica, ha appena finito di dipingere un pannello con il testo della sua canzone a tempo limitato Quest’anno (un recap di quello che è accaduto nel 2018, da far sparire dai servizi streaming dopo 24 ore, ci torniamo dopo) e ha tenuto un talk in un camioncino aperto dove ha riassunto Regardez Moi a parole.

L’anno di Frah è stato magico. Regardez Moi, uscito nel 2017, gli è letteralmente esploso in mano, trasformandolo da act buono per i circoli a fenomeno da 8mila persone o giù di lì in due date a Milano, sold-out in tutta Italia. Uno di quei successi tangibili, chissenefrega degli streaming.

Dietro c’è anche Undamento, etichetta indipendente, specializzata nel lancio virale di nuove carriere parallele. L’ha fatto con Coez, trasformandolo in una superstar della musica italiana, l’ha fatto con Frah, togliendoli gli aloni del rap di strada e trasformandolo in un cantautore della vita da post-studente figo, le sbronze da vino e i beat con la cassa in quattro.

Con le mani ancora un po’ sporche, ci ritagliamo dieci minuti con Frah all’interno della mostra Regardez Moi – The backstage chronicles. Siamo in un backstage anche qui, quindi tutto torna.

Un’immagine della mostra organizzata a Milano. Foto di Francesco Ciranna

Volevo chiederti perché hai chiuso questo anno con una mostra e una festa, e non con, boh, un maxi live…
Diciamo che si sono un po’ allineati i pianeti. Abbiamo fatto un anno in giro, avevamo un sacco di materiale fotografico e pubblicarlo su Instagram lascia un po’ il tempo che trova… Invece quest’idea era figa già nella mia testa, è più in linea con come siamo fatti noi, siamo infottati con queste cose. Non serve neanche la mia presenza, è una situazione bella al di là che ci sia io o meno. Ci piace creare vibrazioni positive, belle e divertenti, piuttosto che un live, che è un po’ uno standard. Non volevamo fare una cosa da mitomani, se non me ne fosse fregato un cazzo non sarei qui da una settimana ad allestire!

Ti serve a chiudere un po’ di cose…
Sì, voglio prendermi del tempo ora, per fare cose nuove. Regardez Moi ha avuto una vita parecchio lunga, non voglio partire per tour infiniti, abbiamo bisogno di tempo.

Hai fatto però uscire questo singolo per 24 ore che c’entra poco con te.
Non c’entra un cazzo! (Ride) L’ho scritto alla fine dell’anno scorso, dice cose molto significative che non ho detto nel disco perché non le conoscevo ancora e non vorrei dirle nel prossimo per non appesantirlo. Il fatto che sia sparito dopo 24 ore è perché è un provino. E magari qualcuno l’ha scaricato, lo ricarica su YouTube o da qualche altra parte… Mi piace, è una scelta della gente. Tu gli dai una cosa un giorno ed è bello che si muova da sola. È viva.

Non vuoi decidere tutto tu.
Massì, non sono schiavo di niente. Tutto quello che facciamo è fatto con il cuore e la cazzimma. Non è giusto avere dei limiti. Se sto pezzo fa 5 play, 5mila o 5 milioni mi cambia poco. Mi interessa che la gente sia qui e che veda quello che facciamo.



Anche per le collaborazioni ragioni così? Mi spiego, hai sempre fatto parte del “gioco” del rap, ma hai collaborato con Gué solo quest’anno, entrandoci da un’altra parte.
È piu figo no? Non ho mai smesso di far parte di quella scena ma adesso faccio la mia cosa che può piacere a Gué che mi chiama al Forum o a Calcutta che mi chiama al Forum. Al di là di quello che fai, la gente ti riconosce e ti rispetta. Se mi venite a cercare e c’è del feeling noi ci siamo.

Parli sempre al plurale, credo che gli altri del “noi” siano quelli di Undamento…
Tommaso Fobetti lo conosco da quando avevo 15 anni e facevo freestyle in piazza. Non è un’etichetta indipendente, sono degli amici, siamo una cosa unica. Quello che abbiamo costruito insieme l’abbiamo sempre fatto a modo nostro e io sono fiero di questo. Se ora siamo a un altro livello con tutto, con le produzioni, con i live, è perché siamo rimasti noi, non perché abbiamo stravolto qualcosa o abbiamo preso una strada particolare.

Quindi la risposta alla domanda “Perché hai avuto così tanto successo quest’anno” non la sai…
No, non lo so il motivo! Mi va bene così e finché è così ci volo! Mi piace fare le robe come voglio io. È figo perché la musica non solo mi sta dando da vivere ma è anche un super esame su me stesso. È una stronzata?

No.
Alla fine penso che io sia diventato questo perché ho creato empatia con la gente. Tutti sanno esattamente chi sono.

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