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Fra tre mesi, tutti parleranno degli Alvvays

Se non sapete chi sono, imparerete a conoscerli. A ottobre la band di 'Pharmacist' pubblicherà il nuovo album 'Blue Rev'. C'entrano Cape Breton, i film che ci si fa nella testa, il vino e la voglia di leggerezza

Alvvays

Foto: Eleanor Petry

Sono passati un po’ di anni e sono stati decisamente cupi da quando gli Alvvays hanno pubblicato il loro ultimo album. A un certo punto Molly Rankin ha detto basta. «Non dico che voglio fare qualcosa di nuovo a tutti i costi, tipo indossare un vestito di paillette e cercare di sfondare in radio», dice la rocker di Toronto che il 7 ottobre pubblicherà con la band il terzo album Blue Rev. «Continuerò a scrivere canzoni su gente che muore o sparisce nelle acque di un lago, ma sono pronta per un po’ di leggerezza».

I fan dell’omonimo album di debutto del 2014 degli Alvvays, un instant classic, e del successivo Antisocialites del 2017 già sanno che Rankin è una dei paroliere più brillanti della sua generazione. Sa tratteggiare sentimenti teneri con raro acume, accompagnandoli a melodie indie-pop agrodolci. In Blue Rev si ritrova molto del sound classico degli Alvvays, come testimonia il singolo Pharmacist, che Rankin descrive come prodotto della sua nostalgia per Cape Breton, la parte della Nuova Scozia in cui lei e la tastierista Kerri MacLellan sono cresciute.

Nell’album ci sono anche brani ancora più taglienti e forti di una rinnovata energia, come Very Online Guy, una parata satirica new wave di personaggi che mai avremmo trovato nei dischi precedenti, e il pezzo destinato a divenire un classico live: Pomeranian Spinster (“Non voglio essere carina / Non voglio i tuoi consigli sulle smagliature dei miei collant / Prenderò quel che voglio, non m’importa se qualcuno si farà del male”). Rankin considera quest’ultima la mia canzone più pungente. «Potrebbe essere una persona timida che dialoga con se stessa, davanti a uno specchio», dice. Poi le viene in mente un termine di paragone migliore: «Sai in quella puntata di Seinfeld, quando George ha tutte quelle risposte taglienti da dare a una persona e lo fa un paio di giorni dopo, al consiglio di amministrazione, e tutti si preoccupano molto?».

La traccia vocale nel pezzo rispecchia l’euforia della prima session in presenza tenuta per Blue Rev, quando i vaccini hanno finalmente consentito a lei, a MacLellan e al chitarrista e coautore Alec O’Hanley di ritrovarsi, nell’estate del 2021. «Nulla di ciò che avevo fatto prima aveva quelle vibrazioni, quindi abbiamo finito per tenere la traccia così com’è anche se contiene qualche errore», dice Rankin.

Prima di arrivare a quel momento catartico, gli Alvvays hanno affrontato un anno abbondante di frustrazioni, come la maggior parte dei musicisti, cominciato all’inizio del 2020. Avevano appena aperto per gli Strokes a Vancouver e Seattle (un sogno per Rankin e MacLellan, da sempre fan della band newyorchese) ed erano diretti a Los Angeles, dove avevano prenotato lo storico Sunset Studio per la primavera. Quando è arrivata la pandemia sono stati costretti a tornare di corsa a casa, in Canada. «Correvamo per tutto l’aeroporto, fondamentalmente nel tentativo di raggiungere un luogo dove c’è assistenza sanitaria gratuita», ricorda Rankin sarcasticamente.

Bloccata a Toronto, ha fatto quello che le riesce meglio: immaginare altre vite e situazioni per fuggire ai propri pensieri. In cantina, con un synth e una chitarra, ha abbozzato pezzi come Velveteen, ritratto ironico di un amante sospettoso, e After the Earthquake, ispirato a una raccolta di racconti di Haruki Murakami, per poi coinvolgere O’Hanley in modo da sviluppare ulteriormente le idee. «Trovo molto divertente farmi questi piccoli film in testa», spiega. «Sono una persona piuttosto sensibile che cerca di canalizzare le emozioni nei quadretti che costruisce. Ma non penso che la mia vita sia tanto selvaggia o eccitante. Diciamo che trovo divertente creare universi paralleli».

Nell’autunno del 2021 la band è riuscita a volare a Los Angeles per recuperare una data con gli Strokes e incidere con il produttore e ingegnere del suono Shawn Everett (Kacey Musgraves, Killers, King Princess). «È anche lui canadese, il che è divertente», dice Rankin. «Facevamo un sacco di battute con riferimenti al Canada che solo noialtri capivamo. È un tipo buffo, aperto e folle».

La bassista Abbey Blackwell si è unita agli Alvvays più o meno in quel periodo, grazie al batterista della band Sheridan Riley, che era stato suo coinquilino a Seattle. «Eravamo in cerca di un bassista in grado di imparare i tre album in pochissimo tempo e di reggere all’idea che il suo primo concerto sarebbe stato in uno stadio, con gli Strokes», dice Rankin. «Lei è arrivata e la cosa ha funzionato».

L’umorismo e l’umanità di Blue Rev derivano dai ricordi di Rankin a Cape Breton, dove è cresciuta in una famiglia di apprezzatissimi musicisti. «La cultura là è unica. Kerri ed io abbiamo passato gran parte della nostra giovinezza facendo balli di gruppo celtici con persone più anziane. Non so. Credo che Cape Breton mi manchi tanto».

Il pezzo più evocativo dell’album, per lei, è Belinda Says, il cui testo abbina desiderio di fuga e riferimenti ammiccanti al pop anni ’80 (“Belinda dice che il paradiso è sulla terra, beh, lo è anche l’inferno”). Il testo del brano contiene anche il titolo del disco, in una frase che, con toni dolci e sognanti, nasconde un ricordo molto specifico della sua città natale, dove i ragazzi andavano a ballare nelle piste di hockey svuotate dal ghiaccio.

«Il Blue Rev era un vino dolce che io e i miei amici bevevamo ai balli nelle piste da hockey e nei cimiteri», spiega Rankin. «In un certo senso è il sapore della mia giovinezza. Ricorda lo sciroppo per la tosse. Non sono mai riuscita a berne uno freddo per davvero, perché ce li portava sempre il fratello maggiore di qualcuno».

Rankin si sta preparando per il primo vero tour degli Alvvays dal 2019, che inizierà il 14 ottobre a Chicago. «In questo appartamento ci sono Pelican ovunque», dice, riferendosi alla marca di flight case per strumenti e attrezzatura. «Qui fuori c’è un falegname che sta sostituendo una tavola e sto cercando di capire cosa mettere in una playlist per lui, sono molto stressata per questa cosa».

Il momento più dolce di Blue Rev è una canzone d’amore con un crescendo delicato intitolata Many Mirrors. «Parla della speranza di superare insieme ogni ostacolo e difficoltà, uscirne, guardarsi negli occhi e meravigliarsi di essere ancora qui. Mi fa sentire bene pensare alla nostra band, mi sorprende ogni volta, ma siamo ancora qui».

Tradotto da Rolling Stone US.

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