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Ezio Bosso: «Facebook ha sdoganato il linguaggio violento»

Le critiche sui social dopo il suo programma ‘Che storia è la musica’, mentre la sua versione dei Carmina Burana arriva all'Arena di Verona. Il maestro Bosso ci dà una lezione di vita e di musica

Ezio Bosso

Foto di Flavio Ianniello

Il maestro Ezio Bosso ha un grande dono: parlare con naturalezza, ma soprattutto con semplicità di quella musica che, ai non amanti del genere, potrebbe sembrare ostica. Ma Ezio Bosso non è solo quello: è un uomo fuso con l’artista o un artista fuso con l’uomo. I due aspetti non sono scissi, ma mescolati, uniti, indivisibili. È per questo che ha tanto rispetto ed è per questo che è così amato. Bosso vuole far conoscere, vuole allargare e condividere il suo amore e le sue conoscenze. Lo ha fatto con Che storia è la musica su Rai3 (che tornerà nel periodo natalizio) lo farà domenica 11 agosto all’Arena di Verona con i Carmina Burana di Carl Orff e il 28 alla Reggia di Caserta nell’ambito della rassegna Un’estate da Re. Lo incontro a Roma, in un caldissimo pomeriggio estivo. Mentre parliamo il critico d’arte Achille Bonito Oliva gli fa uno scherzo, comprendo gli occhi a Bosso. Quando si svela il maestro sorride e lancia una battuta: «Speravo fosse una bella ragazza». Un paio di risate e si comincia.

Maestro Bosso, siamo qui, a Roma, che da poco l’ha fatta diventare cittadino onorario.
Sono stato cittadino di Roma per dieci anni. Sono molto legato a questa città: è stata la prima dove ho deciso di vivere, avevo 22 anni. Facevo un concerto, guardai una persona a me cara e dissi «Io voglio vivere qua». Dopo sei mesi mi ero trasferito. Qua c’è stato il direttore che mi ha portato a dirigere un’orchestra, qua ho trovato la donna della mia vita che poi è diventata la mia assistente, qui mi sono formato come uomo e come musicista. Con la mia realtà ha quasi più a che vedere Roma, che non Torino.

Come mai non vive più qui, allora?
Me ne andai da Roma per amore.

Cioè?
Negli anni del Giubileo la vidi cambiare così tanto che non la riconoscevo. E adesso ci torno in un momento in cui mi sento estraneo, perché mi sono riappacificato io con Roma. Poi, dopo un meraviglioso concerto in Accademia, è arrivata questa onorificenza all’unanimità e con applauso di tutta l’aula. Non è una cosa che accade spesso in quel consiglio comunale. Sono un nuovo figlio ufficiale.

Sicuramente quello che trasmette con la sua musica è importante e mette tutti d’accordo. Anche se, onestamente, ho notato che ci sono state alcune critiche sui social non proprio benevole verso il programma Che storia è la musica, che tornerà a dicembre su Rai3.
La critica è un conto, la critica è un’analisi. Dare dati falsi e insultare lo fanno persone frustrate che evidentemente hanno paura. Non le voglio vedere neanche a un mio concerto, con certe persone non mi confronto. Sono come i nani da giardino che lo imbruttiscono, quel giardino. La critica mi aiuta sempre, ma se si confonde con l’insulto lo lascio a loro e al loro Facebook.

Foto di Marco Caselli

Critiche che non ho compreso neanche io, visto che la trasmissione è stata un successo per Rai3.
Invece che gioire pensano che la musica sia una cosa solo loro. Come diceva Beethoven, ci sono persone che pensano che la musica sia di loro proprietà e che noi dobbiamo pagarla perché loro si divertano. Un concetto elitario che un musicista non può e non deve avere. Non lo deve avere nemmeno un amante della musica.

Cosa le è dispiaciuto di più?
Pur di dirne male hanno scritto che ho raggiunto uno scarno 5%. Ma siamo matti? È un punto in più della media di rete. Pur di dirne male hanno tirato in ballo pure i miei difetti fisici. Siamo alla volgarità, dobbiamo riportare le cose come sono. Come ho sempre detto, la divulgazione degli scienziati è un modo per dare accesso e curiosità alle persone. Noi abbiamo fatto ascoltare due sinfonie in una sera. Non l’ha fatto nessun Paese europeo, nemmeno la EIAR (Ente italiano per le audizioni radiofoniche, ndr). Dovremmo essere felici di essere stati un Paese addirittura migliore degli altri. Si tratta di offrire, ed è bellissimo. Quando si cerca di deviare il discorso, non si ragiona neanche più. Il programma ha tolto persone alla partita di Ronaldo. Tutto bello, ma dobbiamo rovinarlo per mantenere i nostri giardinetti.

Effettivamente di violenza sui social ce ne sta parecchia.
Sì, sono stupito dalla violenza verbale, scritta. Facebook ha un linguaggio che mi fa veramente tristezza, ci sono persone che frequentando un certo genere di musica non dovrebbero avere certe espressioni, invece le usano.

Foto di Flavio Ianniello

Questo che significa, secondo lei?
Che è stato sdoganato il linguaggio violento, l’offesa personale senza ratio. Ma devo dire che, nei commenti sui miei profili ufficiali, è difficile che scrivano cosacce. Ed è qui che la musica è fondamentale ed è importante.

Ci spieghi meglio.
È una necessità. Le persone devono avere accesso a questa musica che parla da dentro e tira fuori, che ci fa migliorare. La musica ci migliora, ma lo fa davvero. E te ne accorgi dalla pace che arriva nel pensare.

Quello che dice è vero, ma la violenza – e lo vediamo tutti i giorni – non è solo sui social.
Non sono un sociologo, ma è stato sdoganato un messaggio aggressivo. Poi dalle parolacce si passa alle mani, è una cosa connaturata.

Arriviamo ai Carmina Burana che…
…apriva i concerti di Ozzy Osbourne (ride, ndr).

Be’ sì, ma a parte quello saranno protagonisti dell’Arena di Verona l’11 agosto. Non è impresa facile.
Li ho imparati ad amare oltre la bellezza. È un brano molto attuale, sotto tanti aspetti. Anche se effettivamente sono terrorizzato perché è un confronto grande, sul palco dei palchi: il più grande teatro del mondo, per la stagione lirica storica più grande del mondo.

Cosa la attrae dei Carmina?
La cosa bellissima è che fanno parte dell’immaginario collettivo, come la quinta di Beethoven, ma magari pochi sono arrivati fino alla quinta battuta. Dei Carmina si conosce il prologo, perché i Carmina cominciano dopo. A me piacciono molto, mi sono letto tutti i testi anche se Orff ne ha scelti solo 24.

Foto di Marco Caselli

Ci faccia una piccola lezione. Per quelli che, magari, non masticano questo genere.
I clerici vaganti sono interessanti perché denunciano, attraverso la goliardia, i comportamenti non adatti alla Chiesa. Non sono solo canti goliardici di studenti. All’osteria (In taberna) è una denuncia vera e propria. La Corte d’amore (Cour d’amours) sono la dimostrazione che si può amare sotto ogni aspetto, che Dio ama l’amore sotto ogni aspetto, dove persino l’uomo diventa donna e ci si riconosce nell’altro. La parte In primavera (Primo Vere) ha il compito di risvegliare, ma risvegliare anche le menti. È una collezione di testi in latino provenzale, latino germanico, latino ispanico e latino medievale. Erano già per certi versi europeisti, non ponevano distanze tra i popoli. Ti viene da volere bene a Orff, perché ha lavorato in un modo che, infatti, non piaceva al governo nazista. Nonostante questo, nonostante non lo amassero, è stato il brano più eseguito durante la dittatura. Questo nessuno lo dice.

Perché non piaceva?
La scusa era perché un coro di bambini canta di cose sensuali, ma in realtà alla base c’era il predicare bene e razzolare male.

L’aspetto che, a suo avviso, è dovrebbe essere sottolineato sui Carmina?
È un inno alla vita. E vivere è avere paura. La fortuna, da Orff, è vista come qualcosa di terrorizzante perché instabile, infatti alla fine dice «Piangete». Questo volersi far governare dalla fortuna come forma di indolenza. Infatti subito dopo c’è la fortuna che se n’è andata: è geniale. Lui ha inventato un suono che, quando penso al medioevo, penso ad alcuni passaggi dei Carmina. Orff riesce, come ogni scrittore di musica, a utilizzare la soggezione del suono per rendere realtà un meraviglioso testo. Uno dei miei preferiti è il cigno che diventa arrosto, fatto dal controtenore.

Come mai?
Usa un’onomatopea, anche perché stiamo parlando del ’37, un periodo ancora estremamente espressionista. Userò molte indicazioni di Orff per la mia Carmina. Mi piacerebbe farne una puntata di Che storia è la musica in cui racconto all’orchestra queste cose per suonare con più consapevolezza.

A proposito di orchestra. Cosa mia dice della Europa Filarmonica che dirige e ha fondato, in cui ci sono giovani talenti e compassati artisti?
Con la mia Orchestra abbiamo messo, come statuto, di vivere come una comunità. Una società dove ogni contributo, ogni capacità, diventa fondamentale per tutti. La mia orchestra è la comunità ideale.

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