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Eurythmics: «Eravamo troppo avanti»


Dopo la notizia dell'ingresso nella Hall of Fame, Annie Lennox e Dave Stewart raccontano la loro storia: «È come un matrimonio, sì, ma un matrimonio in cui sei legato a un razzo sparato sulla luna». E circa la possibilità di una reunion dicono che...

Gli Eurythmics, Dave Stewart e Annie Lennox

Foto: Fryderyk Gabowicz/Picture Alliance/Dpa/AP

Dei nove artisti che entreranno nella Rock and Roll Hall of Fame quest’anno, otto sono in attività. L’unica eccezione è costituita dagli Eurythmics. Dave Stewart e Annie Lennox non pubblicano un album assieme da Peace del 1999 e non vanno in tour come duo da una ventina d’anni.

Sono rimasti amici e ogni tanto rimettono in piedi gli Eurythmics com’è accaduto quando hanno suonato Fool on the Hill allo speciale televisivo del 2014 A Grammy Salute to the Beatles o quando hanno fatto un miniset a New York per il Rainforest Benefit del 2019.

Li abbiamo contattati su Zoom per farci raccontare dell’ingresso nella Hall of Fame, per evocare il passato, per discutere dell’idea di Stewart di rimettere in piedi il duo nel 2023 per il quarantesimo anniversario di Sweet Dreams (Are Made of This). Spoiler: difficilmente accadrà.

Complimenti.
Annie Lennox: Grazie. Stanno scrivendo un sacco di amici.
Dave Stewart: È sempre bello quando il tuo lavoro viene riconosciuto come importante. Sai, la vita va avanti e tendi a dimenticarti quanto lavoro e quanta musica hai fatto. Poi arriva una cosa come questa e ricordi tutto quanto: «Wow, mi sono quasi ammazzato».
Lennox: È la chiusura di un cerchio, in un certo senso. I musicisti sono strane creature, aspirano a qualcosa di grande fin dall’inizio. Hai la sensazione di dover esprimere qualcosa che a volte ti è chiaro e a volte no. Cominci, le cose accadono, ma non sono mai come te le aspetti. Il nostro viaggio è durato decenni durante i quali sono successe cose imprevedibili a livello personale, musicale, globale.

Suonerete alla Hall of Fame, giusto?
Lennox: Così pare.
Stewart: Sarebbe strano non farlo.

Vi ho visti al Rainforest Benefit del 2019 e avete fatto venire giù il Beacon Theatre. Guardarvi suonare mi ha ricordato quanti diversi eravate dagli altri gruppi dell’epoca.
Lennox: Eravamo avanti. Eravamo visionari. No, non voglio dire che eravamo davvero visionari, diciamo che non eravamo in sintonia coi tempi, ecco. E la gente ci ha messo un po’ a capirci. Quando sono arrivati i sintetizzatori, Dave ha dovuto assolutamente imparare a programmarli. Sperimentavamo. Prendi il video di Sweet Dreams, è surreale. La gente si chiedeva: ma che roba è? Cecavano di stare dentro la cultura popolare mescolando avanguardia e pop. Lo facevamo in modo intuitivo.

E molti critici erano fermi al passato. Ascoltavano i sintetizzatori, guardano quei video e semplicemente non capivano.
Lennox: Esatto. C’erano delle resistenze nei nostri confronti. Si chiedevano: «Cos’è ‘sta roba?». Per loro ero gender-bender. Ed è interessante perché oggi il termine gender fluid è piuttosto comune e mi fa piacere che i più giovani vedano la realtà senza incasellarla.
Stewart: Se gli Eurythmics venissero fuori oggi, sarebbero un gruppo del loro tempo. Se pensi ai primi dischi, erano strani davvero. Alla fine, a forza di sentirli, sono entrati a far parte della cultura popolare perché quando la gente sente e risente certe cose, finisce per accettarle come parte del proprio mondo.

Di solito le coppie musicali finiscono per litigare. Com’è che voi siete riusciti a evitarlo? Molti altri non ci sono riusciti.
Lennox: E lo capisco. Come si fa a sopportarsi 24 ore su 24, sette giorni su sette? Sei contenta e ti godi il successo, sì, ma allo stesso tempo non vedi l’ora di fare altro. E poi si cresce e si cambia in tanti modi diversi. Difficile continuare all’infinito in modo armonioso. Anzi, impossibile, per come la vedo io.
Stewart: La cosa interessante è che io e Annie siamo sempre stati civili e rispettosi l’uno con l’altra. Direi che non abbiamo mai litigato su qualcosa.
Lennox: Un paio di volte sì (risate), ma ci siamo passati sopra perché ci unisce un legame profondo. È per via del viaggio che abbiamo fatto assieme.
Stewart: Succede qualcosa di magico a un certo punto nella storia di duo come Everly Brothers, Hall and Oates o Simon and Garfunkel. È una scintilla, qualcosa che scatta fra le due persone, lo vedi quando tornano a suonare assieme. È difficile spiegarlo a parole. Di solito succede quando ci si conosce fin da ragazzi e si sono vissute un sacco di esperienze assieme. Non ha a che fare con la musica, quella scintilla. È che quando arrivi al successo nei hai passate assieme di ogni, anche se la gente non lo sa. E quindi quando ti trovi a suonare di fronte a 10 mila persone c’è un legame molto forte che vi unisce. Avete lottato per arrivare a quel punto. È come un matrimonio, sì, ma un matrimonio in cui sei legato a un razzo sparato sulla luna.

Ce lo vedete un biopic o un musical su di voi?
Lennox: Dave ne parla da anni.
Stewart: Da trent’anni suppergiù. Non un biopic, l’idea è fare interpretare la nostra musica su un palco. Quando prima parlavo della scintilla, c’entrano anche i fan. Mezzo milione di persone hanno votato per noi. In concerto lo capivamo che c’era questa scintilla, suonavamo The Miracle of Love e la gente piangeva e urlava dopo le prime note delle canzoni. E poi siamo passati da uno stile all’altro e i messaggi e il punto di vista femminile di Annie…
Lennox: Cambiavamo di continuo. Era questo il punto. All’inizio, quando cambi, la gente si domanda perché. Per noi si trattava di esplorare cose diverse. È quello che teneva accesa la scintilla, ci manteneva creativi e con la voglia di andare avanti. Alla fine i dischi non suonano in modo poi tanto diverso l’uno dall’altro, però se senti For the Love of Big Brother e We Too Are One, sono effettivamente diversissimi.
Stewart: A volte leggo quel che scrivono sui fansite. Sono ossessionati da album come Savage o da 1984 oppure In the Garden. La maggior parte delle persone conosce solo i successi e noi ne abbiamo avuti parecchi. I fansite mi hanno fatto ripensare a certe canzoni, quelle strane magari. Le esaminano approfonditamente. Quando entri nella Hall of Fame, la gente pensa a Sweet Dreams o a Missionary Man, ma i veri fan pensano…
Lennox: A You Take Some Lentils & You Take Some Rice.

Annie, pensi che ci sarà mai un altro tour o un altro album?
Lennox: Non ci vedo andare in tour, sfortunatamente. Mi piacerebbe, ma non ho più 25 anni, ne ho 67. Ho i miei acciacchi. Non avete idea di quanto sia dura la vita in tour. All’epoca poi c’erano anche i figli. È parecchio difficile, è una sfida avere una vita professionale a quei livelli ed essere un buon genitore, uno presente per i figli, che sono la cosa più preziosa che ho. E quindi superati i 40 anni mi sono detta: «Voglio ridiventare un essere umano». Ironicamente, stavo facendo Diva, il mio disco solista e mi chiedevano: «Com’è la vita on the road per una donna?». E io rispondevo: «Non c’è alcuna differenza, è uguale a quella di un uomo». Poi sono arrivati i figli e ho capito che non era per niente uguale.
Stewart: A me viene in mente che nel 2023 cadrà il quarantesimo anniversario di Sweet Dreams (Are Made of This). Credo in gennaio o febbraio. E per quanto mi riguarda, visto che non ho malattie…
Lennox: Massì che le hai (ride)! Hai problemi con la testa!
Stewart: Sarebbe meraviglioso suonare per i fan un’ultima volta. Ma capisco che è dura per Annie. È anche vero che oggi ci sono modi per farlo diversi da quelli di un tempo.
Lennox: Teletrasporto, signor Scott!
Stewart: Il punto è che possiamo fare quel che ci pare. Ma siamo in due. C’è la scintilla di cui parlavo, ma c’è anche la vita reale. Tutto quello che abbiamo fatto l’abbiamo deciso in due. Ma a me piacerebbe, insomma.
Lennox: Chiaro, parlo per me, Dave, non per te. Ti capisco e so quanto deve essere stato frustrante sapere che avremmo potuto fare molti più tour. Ma la vita è incasinata. Trovo che andare in tour sia davvero intenso. Un tempo salivo sul palco e per due ore cantavo e ballavo. Ora solo con la mente (ride).

La cosa positiva è che le volte in cui avete di nuovo suonato assieme una tantum sono state speciali.
Lennox: Vero. Farlo una tantum è bello.

Non sarebbe male vedere una grande jam alla Hall of Fame con voi due, Dolly Parton, Duran Duran, Lionel Richie.
Lennox: Sarebbe forte. Tipo Sgt. Pepper, ma nel 2022.
Stewart: La mia jam preferita è stata quando Tom Patty ha cantato While My Guitar Gently Weeps e improvvisamente sul palco è salito Prince e loro non se l’spettavano e lui ha fatto quell’assolo pazzesco.
Lennox: Ha lanciato la chitarra in alto e non è più tornata giù. Dovevamo pensarci prima noi.

Questo articolo è stato tradotto da Rolling Stone US.

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