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Erio: «Avevo deciso di chiudere col mondo della musica, poi è arrivato X Factor»

Ha conquistato Manuel Agnelli e per tutti è il favorito di questa edizione. «A Capovilla dico che preferisco l’amore alla politica», ai fan che presto tirerà fuori il suo lato «dark, aggressivo e rock». Com'è che uno come lui oggi può «esistere solo dentro X Factor»?

Foto press

Audition, fine prima puntata. Si alza questo sussurro potentissimo, è un Elvis che ti squassa il cuore. Vedi quest’uomo dallo sguardo gentile, colosso glabro dal viso antichissimo e un po’ marziano, presenza scenica clamorosa e ti chiedi se quel suono sia davvero emesso da lui. E come faccia. Così Erio si presenta a X Factor 2021, con una Can’t Help Falling in Love che commuove Mika (è la sua canzone preferita), entusiasma Emma e toglie la terra da sotto ai piedi a Manuel Agnelli che gli dice di getto «voglio lavorare con te».

Così è stato, Erio è l’unico solista nonché la punta di diamante della squadra dei leader degli Afterhours, non ha deluso neanche con l’inedito Amore vero contenuto ora in X Factor Mixtape Vol. 2 e oggi (alle 21.15 su Sky e Now) si cimenterà con James Blake, con Limit to Your Love che sembra perfetta per essere meravigliosamente stravolta da lui, senza tradirla. E per mostrare anche altre note e tonalità del suo repertorio e del suo talento. Già apprezzato da anni da molti: ha fatto due album per La Tempesta Dischi (fondata dai Tre Allegri Ragazzi Morti e che hanno prodotto tra gli altri Zen Circus, Teatro degli Orrori, Sick Tamburo e… Pierpaolo Capovilla) e molti live, tra cui un’incursione molto applaudita al Primo Maggio. Ciononostante stava per lasciare la musica. Prima, però, lo hanno convinto a provare la sfida di X Factor. Per fortuna sua e nostra.

Come stai Erio? Il primo live è stato duro?
Mi sono divertito tanto, ma avevo problemi vocali, ho avuto la febbre e non ce l’ho fatta a debellarla prima della puntata. Siamo partiti già con una challenge bella complicata. Così ho dato ancora più importanza all’interpretazione e ho provato a metterci una pezza così.

Insomma per far sbagliare Erio ci vuole un virus. Non sarà uno dei tuoi rivali ad averti contagiato?
E che ne sai, magari mi hanno messo in mano una pezza infetta (ride di gusto)! Scherzi a parte, non ci crederei neanche vedendolo, capisco che nell’economia del gioco vorreste rivalità e avversari, liti e colpi bassi, ma insieme siamo un gruppo bellissimo e affiatato.

Il ruolo di superfavorito non ti pesa?

Non mi pesa, so cosa voglio fare e non faccio la performance per assecondare i gusti del pubblico o primeggiare sugli altri, ma solo per fare al meglio la mia musica e quello che ho in testa. So quali sono i miei errori e li correggiamo insieme a Manuel ogni giorno. All’esordio nei live ho stonato e anche se molti non l’hanno notato, io lo so e quello conta. Così come nella scrittura sono molto severo con me stesso. Sono il giudice più severo di me stesso, anche perché so per esperienza che i grandi entusiasmi si spengono prima e poi. Fra qualche settimana le gerarchie saranno ribaltate, che ne sai.

L’umiltà e l’autocritica sembrano le tue armi segrete.

Autocritica? Sì, ma ancora di più la disciplina e il rimanere all’erta. Sono molto contento di quello che sto facendo e so che la mia voce è un po’ fragile e devo proteggerla, difenderla. Sono pronto a qualsiasi evenienza.


Ti offendi se ti chiedo come fa un artista come Erio a finire in un talent?

No. Mi sono sempre mosso in un ambiente indipendente, ho fatto un paio di dischi con La Tempesta Dischi, l’ultimo finanziato da me. Per il terzo non volevo metterci i soldi, per nessun motivo. E sono rimasto fermo. Ho trovato un’etichetta che sembrava interessata a produrlo e nel contempo mi ha spinto verso X Factor: alla fine con loro non se n’è fatto più nulla ma la voglia di provarci è rimasta.

Nella tua decisione ha inciso anche il cambiamento che X Factor ha vissuto negli ultimi anni?

Certo, il programma ora è diverso, tanto che sono stato incoraggiato a fare quello che voglio, senza limiti. Sono sempre lo stesso Erio. Non c’è un Erio pop, come qualcuno insinua, c’è un Erio che ora vuole altro, tonalità differenti dai primi due dischi e soprattutto che desidera cantare in italiano. Un certo ambiente musicale l’avevo esplorato al massimo delle mie disponibilità e potenzialità, potevo decidere di smettere con la musica o fare altro.

Hai rischiato di smettere con la musica?
Avevo deciso di chiudere con questo mondo. Per carità, se l’hai nel sangue come me, non puoi mai finirla davvero, suonerai e canterai sempre ma di certo avevo cominciato a immaginare l’eventualità di non provare più a farne il mio lavoro, il centro di tutto.

Sembra assurdo che un talento come il tuo sia arrivato a un passo dal non farcela. C’è qualcosa di sbagliato nel sistema.
Nella mia esperienza personale è così, sono convinto ci sia qualcosa di sbagliato nel sistema musicale. Io posso esistere solo dentro X Factor ora.

Eppure a qualcuno non sta bene. A Pierpaolo Capovilla per esempio
…
Capovilla lo conosco personalmente, anche se lui non si ricorderà di me (il cantautore ha pubblicato su Facebook il video della cover di Please, Please, Please, Let Me Get What I Want degli Smiths definendolo figuro che si piange addosso, dicendo che a X Factor è tutto finto e parecchio altro, nda). Sinceramente non ho capito la sua critica, mi sono astenuto per questo dalla risposta, non ho capito quale fosse il punto. Non c’è nessuna finzione, quella cover è vecchia di sei anni e l’arrangiamento è mio. La canzone mi lega a qualcosa di profondamente personale, in quel momento avevo una situazione sentimentale molto simile a quella che racconta la canzone. La commozione, quindi, purtroppo era reale. Rimane comunque un suo diritto criticarmi, non penso di dover salvare il mondo prima di parlare d’amore e da ex alunno del liceo artistico lo preferisco alla politica, con buona pace di chi non è d’accordo.

Sei uno a cui non frega niente di piacere a tutti, da bravo livornese.

Non è vero, mi interessa piacere alla mia mamma, per me conta molto il parere delle persone per me importanti. Però hai ragione, sono livornese, come mi è impossibile montarmi la testa perché qui te la smontano in pochi minuti, è inevitabile che allo stesso tempo viva anche le critiche più feroci con grande disincanto, siamo fatti così da quelle parti.

Come si concilia l’ansia dell’eliminazione con il fare musica e arte?

La competizione è qualcosa di interessante, ti dà qualcosa in più, ma non va sopravvalutata. E poi il legame con gli altri è molto stretto e bello e fertile, soprattutto ora che siamo rinchiusi da un mese in un piano d’albergo e insieme si suona, si canta, si mangia, si parla, si fa l’ultima chiacchiera prima di mettersi a letto. Parlo per me, ma credo che anche altri concorrenti siano d’accordo: più dell’ansia per una possibile eliminazione mi fa soffrire pensare che potrebbero andare via gli altri, in particolare quelli con cui ho legato di più. Non voglio rovinare il gioco e le aspettative degli spettatori, la loro voglia di vederci lottare tra noi, ma stiamo facendo musica, non dobbiamo vincere l’oro alle Olimpiadi. Conta molto più l’esperienza di un’eventuale vittoria.

E allora confessa, chi sono i tuoi compagni di banco da cui non vorresti separarti?
Westfalia e Fellow. I Mutonia pure sono grandi partner, il nostro umorismo è simile. Lorenzo mi dice che sono la sua mamma. Mi sa che ha ragione. Questa è una bella esperienza anche per le occasioni umane e creative che si creano, queste settimane hanno qualcosa di totalizzante che le rendono uniche.

I tuoi favoriti?

gIANMARIA, Fellow, Baltimora. Sono bravissimi e in tv spaccano. Hanno il pacchetto completo, sono bei ragazzi, sono determinati, giovani e hanno delle voci clamorose.

Hai citato solo solisti.
Deformazione professionale, è inevitabile che io noti più facilmente loro.

Ti fai ancora i costumi da solo?

Ora ho una bravissima costumista per fortuna. E credo di averla fatta felice, perché con me può sbizzarrirsi, mettersi alla prova con sfide che neanche pensava. E io ne sono felice, è evidente quanto mi piaccia questa parte della messa in scena.


Qual è il tuo obiettivo per le prossime puntate?

Con Manuel ci siamo parlati, vogliamo far vedere l’intero ventaglio delle mie potenzialità. Non vogliamo solo suscitare la lacrima facile, ma allo stesso tempo non voglio, non vogliamo snaturarmi. Però di sicuro tireremo fuori il mio aspetto più dark, aggressivo, rock, che peraltro ho sempre avuto e solo qui ancora non si è visto. Come succederà non lo so ancora, io ascolto tutto, sono curioso di molti generi anche lontani tra loro e per mia fortuna Agnelli è bravissimo a incoraggiare e guidare. Ed è pure un grande stratega, il che non guasta.


Se potessi ripescare qualcuno tra chi non ha passato i Bootcamp chi sceglieresti?

Questa è facile, lo sanno tutti, Nava. Ci siamo trovati, siamo anime gemelle. L’ho invitata al primo live, adoriamo stare insieme, fare i nostri gossip e penso sia un’artista straordinaria. È davvero un gran peccato non averla qui con noi.

In semifinale quindi duetti con Nava?

Bellissima idea. Magari. Comunque succederà qualcosa, ne sono convinto. Oppure ci sposeremo. Chissà, tocca chiedere al fidanzato.

Non oso pensare all’outfit delle nozze tra voi due. Vi voglio a Quattro matrimoni, con Costantino Della Gherardesca.
Saremmo una bomba. E magari all’ultimo gli abiti ce li scambiamo pure!

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