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Emma si annoia in fretta

Massimo Coppola incontra la vincitrice di Amici e di Sanremo: «Voglio morire felice, suonare in posti ancora più grandi e fare cose nuove»
Emma Marrone. Foto di Simone Falcetta

Emma Marrone. Foto di Simone Falcetta

Come stai?
Molto bene.

Ottimo. Cominciamo dall’inizio. Quando eri una teenager, che tipo di teenager eri? Che facevi?
Ero un po’ ribelle, un po’ diversa dal canone delle ragazzine del tempo in Salento. Il piercing, i tatuaggi, i capelli di mille colori… Poi frequentavo solo musicisti e band con cui suonavo. Gente che era ancora più strana di me. Non andavo in villa, allo struscio. Ero sempre chiusa in una cantina o in un pub, a suonare o a sentire suonare gli altri. Al Sud si nota ancora di più quando sei diverso, nell’accezione positiva.

Beh, per me c’è solo l’accezione positiva…
Meno male.

Sappi che neanche a Milano è così facile cavarsela quando sei un po’ strano. Quando hai capito che volevi fare questo nella vita?
Un po’ dopo. Io volevo fare musica, volevo cantare, ma non pensavo di farne un lavoro. Facevo la commessa, facevo la cameriera…

Ah, la grazia delle cameriere.
Io ero a bravissima a spillare la birra.

E a scuola com’eri?
Facevo il liceo classico, ero rappresentante di classe, e di istituto.

Emma Marrone. Foto di Simone Falcetta, styling di Edoardo Marchiore. Abito: Uel Camilo Atelier, sandali: Giuseppe Zanotti Design

Una leader.
Boh, sì. Però non facevo la figa. Mi interessava davvero tutto quello che succedeva, mi sembrava che tutto mi riguardasse. Ho sempre avuto una certa sensibilità sociale. Mi caricavo il mondo sulle spalle, come si dice. E stavo lì a cercare soluzioni. Me la cavavo comunque a scuola. Se andavo male in Greco scritto, poi prendevo un bel voto nell’orale. Compensavo. Ero forte a scuola. Ero una ribelle, ma a scuola andavo bene. Una volta la polizia mi arrestò per un picchetto. Avevamo fatto occupazione, ma non era solo colpa mia. La preside mi ha salvato. Certo, entrare al liceo insieme alla polizia… Però ero precisa. Se i miei mi dicevano che a mezzanotte dovevo essere a casa, a mezzanotte meno cinque io ero già letto. Mi metteva ansia mettergli ansia. Quindi sì, ero ribelle, ma precisa.

Già una professionista…
Una paracula, direi. Alla fine ero ribelle nel pensiero, non mi piaceva vivere incastrata in una definizione.

E avevi i fidanzatini e quelle robe lì?
Sì, però la cosa importante era la musica. Non facevo altro.

Chi è stato a dirti per primo che avresti dovuto cantare?
Sia i miei amici che i miei genitori. Ma l’ho deciso io. Una mattina mi sono svegliata e ho detto: io voglio fare la cantante famosa.

Quanti anni avevi?
Non pochissimi. Ci ho messo un po’. Sapevo che non bastava avere la voce. Ho aspettato per questo.

Emma Marrone. Foto di Simone Falcetta, styling di Edoardo Marchiore. Body: Elisabetta Franchi, gonna: Amen Couture, reggiseno: Intimissimi

E poi è arrivata la tv e la fama.
Sì. Io sono entrata nella scuola di Amici di Maria quando avevo 25 anni e sapevo che c’erano molti pregiudizi nei confronti di quel tipo di trasmissioni, venendo da un background in cui la musica era vista in modo completamente diverso. Ho aperto concerti dei Tre allegri ragazzi morti. Ho lavorato in produzione negli spettacoli di Giovanni Lindo Ferretti. Mi occupavo proprio di lui in persona! È stato un incontro interessantissimo. Ancora conservo in un quaderno una lettera che mi ha scritto. Io gli raccontavo del mio sogno col fuoco negli occhi. E lui mi ha scritto una lettera di buon augurio, dicendomi che avrei potuto farcela. Diceva che ero una pronta a tagliarsi le gambe pur di farcela. Ogni tanto vado a rileggerla. Lui sicuramente non si ricorda nemmeno chi sono, però quello è stato un momento importante per me.

Com’è stata la botta d’adrenalina tossica e meravigliosa della tv?
Mentre facevo Amici non mi rendevo conto di quello che sarebbe successo. Ancora oggi mi capita di svegliarmi al mattino e non crederci. Non do per scontato il fatto di essere qui, però è come se avessi programmato tutto quello che volevo essere. Mi ricordo che leggevo i nomi dei locali in cui suonavano le star e pensavo che volevo andarci anche io. Volevo suonare davanti a tanta gente.

E ora che ce l’hai fatta sei serena.
No, io non sono mai serena.

Ah beh, nemmeno io.
Se uno è sereno fino in fondo, c’è qualcosa che non va. Un po’ come la ricerca della felicità di Schopenhauer, la vita è una continua ricerca della felicità. Una volta che la tocchi… E qualche volta l’ho toccata. Però, poi, mi annoio.

Emma Marrone. Foto di Simone Falcetta, styling di Edoardo Marchiore. Abito con applicazioni: Amen Couture, sandali in vernice: Giuseppe Zanotti Design

Lo faremo sapere a Schopenhauer. La tua generazione è interessante. Siete tutti ibridi. Suonavi nei pub e nelle cantine, poi hai vinto un talent, hai mostrato anche un certo tipo di impegno sociale… Non è male, alla fine. Tu 15 anni fa, semplicemente, non saresti potuta esistere. Era un mondo meno promiscuo culturalmente.
Io stavo bene sia in cantina che davanti alla telecamera. Non deve essere una colpa volere sempre di più. Perché voglio morire felice. Voglio suonare in posti ancora più grandi, voglio sperimentare cose nuove. Voglio di più.

Girl power. Il disco (Adesso, ndr) te lo sei prodotto da sola. Rischioso, no?
Te l’ho detto, voglio di più. Non voglio solo cantare. Sono soddisfatta, perché è un lavoro coerente, denota una crescita, un distacco da quello che ho fatto finora.

Mmm. Sei molto sicura di te. Normalmente queste cose uno dovrebbe aspettare che le dicano gli altri. Io ti direi francamente che si sente che è il primo disco che produci… Però ti capisco, anche io a vent’anni mi sentivo solo e me le dicevo da solo le cose belle.
Ma va, sono piena di paranoie, e meno male che si sente! Ma non torno indietro. Non sto dicendo che ho fatto una cosa che piacerà a tutti. Io volevo rischiare. Volevo fare una cosa che piacesse a me innanzitutto. Ne avevo bisogno.

Le cose precedenti non ti piacevano?
Sì, ma le sentivo meno mie. Non avevo le capacità per affrontare un ruolo da coproduttrice. Quindi sto ancora facendo gavetta. Un passo alla volta. Il passo a questo giro è stato produrre il disco. Scegliere LA direzione, le persone…

Sono piena di paranoie, e meno male che si sente!

Dopo il Salento e Amici sei andata a vivere a Vermicino.
Ero da sola e in quel paesino abitavano dei miei amici. Era la prima esperienza in una grande città, non sapevo dove sbattere la testa. E allora mi sono aggregata. Mi ha aiutato ad azzerare questa roba della star della tv. Lavoravo, mi spostavo, ma allo stesso tempo andavo a fare la spesa, a lavare la macchina…

Ah. In bikini piena di schiuma?
No. In tutona.

Vabbè, hai perso l’occasione per creare l’evento. Potevi farci un videoclip.
Sì. Anche perché io soffro di noia. Mi annoio subito.

Ah beh, la tv aiuta contro la noia. Soprattutto farla.
A me importava solo di poter cantare dal vivo davanti a 5 milioni di italiani. Cazzo. Mi ha cambiato la vita. Era il 2010. Sono solo 5 anni fa, sembrano vent’anni…

E tra vent’anni chi vorresti essere. Chi sono i tuoi santi?
Nannini e Vasco.

Ah beh, buon lavoro. E tra i tuoi coetanei chi ti piace?
Boh, ascolto di tutto. Subsonica e Negramaro, ma pure Sakamoto, Keith Jarrett e i Sigur Rós. Ma pure Tiziano Ferro. Però diciamo che la musica elettronica è quella che mi fa godere di più. Magari a un certo punto mi metterò a suonare musica elettronica nei piccoli club.

Io sono un tipo distratto. Non sapevo che sei una star del gossip. Quanto mi sei grata da uno a dieci per non averti chiesto niente di quella roba lì?
Dovresti essere contento tu. Almeno il tuo giornale si distingue dagli altri.

Amen.

Questo articolo è pubblicato su Rolling Stone di dicembre.
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