Emma Nolde e Generic Animal: dialogo attorno a una canzone, a un mazzo di chiavi e a un ombrello | Rolling Stone Italia
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Emma Nolde e Generic Animal: dialogo attorno a una canzone, a un mazzo di chiavi e a un ombrello

‘Un mazzo di chiavi, un ombrello, lì in mezzo’ è il titolo di un pezzo che Emma ha deciso di finire e interpretare con Luca. La nostra intervista doppia sul duetto (non chiamatelo feat), sul «posto delle cose perdute», sui concerti che faranno assieme

Emma Nolde e Generic Animal: dialogo attorno a una canzone, a un mazzo di chiavi e a un ombrello

Emma Nolde e Generic Animal

Foto press

Non un featuring, ma un brano scritto e cantato in due: è il gioco che Emma Nolde e Generic Animal hanno scelto di giocare con Un mazzo di chiavi, un ombrello, lì in mezzo, singolo uscito oggi. Una canzone intima, di una delicatezza intensa, che parla di quel che resta dopo la fine di un rapporto sentimentale, di fragilità ed errori, di quei posti dove riponiamo i ricordi delle persone perse per strada, per permetterci di guardare oltre.

Per la ventenne Emma Nolde, tra le voci più interessanti della sua generazione, una nuova sfida dopo la pubblicazione del primo album Toccaterra nel 2020: è stata lei a coinvolgere Generic Animal alias Luca Galizia, classe ’95, nella scrittura di Un mazzo di chiavi, un ombrello, lì in mezzo. E il musicista varesino, all’attivo tre dischi, ha subito accettato dando il suo contributo, come ci hanno raccontato insieme in quest’intervista.

Com’è nata questa collaborazione?
Emma Nolde: Avevo iniziato a scrivere questo pezzo a casa e sin dalla prima strofa sapevo già più o meno dove sarei andata a parare, perché è un brano che ruota dall’inizio alla fine attorno a una tematica forte, relativa alle cose che si sono perse. Sarà per l’argomento, sarà per il giro che stranamente mi è venuto abbastanza ritmico, con questa pulsazione che si sente sotto, ho pensato di contattare Luca per chiudere la canzone. Perché la sua musica mi fa pensare agli oggetti, ha un che di concreto, di materico.

Vi conoscevate già?
Emma Nolde: Ci siamo conosciuti quando sono andata a vederlo in concerto a Firenze.
Generic Animal: Era il mio primo e ultimo showcase prima della pandemia, in vista dell’uscita di Presto, alla fine del 2019.
Emma Nolde: Abbiamo anche degli amici in comune e nel periodo in cui stavo lavorando alla canzone il suo nome veniva fuori spesso. Così alla fine gli ho scritto su WhatsApp, gli ho spedito la parte di brano che avevo registrato e chiesto cosa ne pensasse pregandolo di rispondermi onestamente, anzi, sottolineando che poteva, anzi doveva dirmelo, se gli faceva cagare. Invece gli è piaciuta, quindi poi ci siamo sentiti al telefono, ci siamo beccati a Milano… Alla fine siamo diventati amici.

Emma Nolde + Generic Animal - Un mazzo di chiavi, un ombrello, lì in mezzo

Parlando di scrittura, come vi siete divisi le parti?
Emma Nolde: Io avevo scritto la prima strofa e il ritornello, Luca ha scritto la seconda strofa, il finale lo abbiamo fatto insieme.

A te, Luca, la proposta di Emma che effetto ha fatto?
Generic Animal: È stato fighissimo, era da tempo che parlavo di lei con un amico comune, questa Emma Nolde era nell’aria: dopo averla conosciuta mi ero incuriosito, avevo cercato di capire il suo percorso. Quando mi ha scritto mi sono pisciato sotto dal ridere, perché mi ha inviato questa demo secondo me bellissima – sarebbe degna di pubblicazione anche quella, a mo’ di retroscena – dicendomi, però, che era una roba buttata giù in maniera un po’ spiccia e aggiungendo una cosa tipo «dimmi se ti fa cagare». E questo suo essere così autocritica, essendo io un rompipalle e un criticone, mi ha caricato ancora di più, mi ha incuriosito, avevo davvero voglia di ascoltare quello che mi aveva mandato.

E ti è piaciuto.
Generic Animal: Molto, come mi è piaciuto lavorarci su insieme, perché io ed Emma siamo appassionati di musica letteralmente, in maniera simile, con un approccio un po’ bambinesco, nel senso che amiamo proprio stare lì fisicamente a suonare, a giocare e cazzeggiare con gli strumenti per vedere cosa viene fuori. Per cui ci siamo divertiti un botto.

Il titolo Un mazzo di chiavi, un ombrello, lì in mezzo merita una parentesi, un esperto di comunicazione probabilmente ve lo avrebbe bocciato.
Generic Animal: Anche perché ascoltando la canzone non penso venga spontaneo pensare a quel titolo. La verità è che ci venivano solo idee di merda, fino a che ho pensato che non sarebbe stato male un titolo da canzone post rock, vedi alcuni pezzi dei Mineral o degli American Football.

Una delle idee di merda che avete scartato?
Emma Nolde: Mazzo, da mazzo di chiavi. Ma era meglio evitare l’assonanza.
Generic Animal: In compenso non ricordo più chi ha pubblicato Mazza, divertente (Slowthai e A$AP Rocky, nda).
Emma Nolde: A me comunque piace tantissimo, il titolo. Se a Luca sa di pezzo post rock, a me sa di narrativa, mi pare un titolo da libro, da romanzo. Il che è perfetto per la natura del brano, che racconta una storia.

Questo singolo darà il via a un mini tour che vi vedrà sul palco insieme, e non è male come idea, quella di unire le forze come hanno fatto grandi come Dalla e De Gregori.
Generic Animal: O Sting e Peter Gabriel (ride)!

Il punto è che specie in questo periodo è meglio sostenersi tra simili piuttosto che farsi concorrenza, no?
Emma Nolde: Assolutamente, soprattutto ora. L’importante per noi è che passi il messaggio che questo non è un featuring – non mi piace questo termine, preferirei non usarlo – ma una collaborazione autentica, dettata davvero dalla nostra comune passione per la musica. Abbiamo fatto questo pezzo insieme senza nessun tipo di strategia e questi live saranno anche un modo per sottolineare questa cosa, ossia che ci conosciamo e che ci piace suonare insieme.

Per ora avete in programma quattro date in giro per l’Emilia Romagna a novembre, per la precisione a Cavriago, Ravenna, Modena e Bologna, in cui affiancherete il nuovo singolo ai vostri rispettivi repertori.
Emma Nolde: Io suonerò la chitarra, Luca il basso, sul palco ci scambieremo, io suonerò per lui, lui per me. Mostreremo che questa nostra collaborazione è una roba viva, non asettica come lo sono certe operazioni che purtroppo si vedono spesso.
Generic Animal: Sono d’accordo, il bello di questa cosa è che è nata in maniera spontanea e si è sviluppata in modo altrettanto naturale, sulla base di un’idea concreta. Non so come dire, non è che ho accettato la proposta di Emma giusto per zompare sulla traccia, e a me piace molto lavorare così, sorprendendomi: quando non ci sono aspettative le cose si fanno veramente perché le si vuole fare.

Luca, tu in passato hai raccontato di soffrire un po’ di ansia da palcoscenico: adesso come va?
Generic Animal: Bene, bene, quella è una cosa ormai vecchia. Quest’estate, poi, ho fatto un po’ di concerti e mi sono forgiato. Anzi, sto fremendo: adesso sono a casa tranquillo e non mi dispiace la vita sedentaria, ma un po’ scalpito, ho voglia di fare, d’impegnarmi, di lavorare.

Parlando della vostra musica si può notare che, al netto delle differenze, come cantautori amate entrambi unire spunti, influenze, suggestioni sonore diverse, spaziando dal rock al soul, dal rap all’r&b.
Emma Nolde: Sì, questa è una cosa che ci viene spontanea.
Generic Animal: Non abbiamo barriere formali.
Emma Nolde: È che, come dicevamo prima, siamo realmente appassionati di musica. Nel senso: ci fissiamo con gli strumenti, con le chitarre, siamo appassionati di Thomann…

Vuoi dire che siete un po’ nerd? Nell’accezione positiva del termine, intendo.
Emma Nolde: Esatto, ma nel senso che ci approcciamo alla musica con spensieratezza.
Generic Animal: Sì, perché le idee ci vengono suonando. Dopodiché ciascuno di noi ha il suo mondo: come dico sempre a Emma, la sua musica è pulita e molto epica, mentre la mia è molto secca e imprecisa. E però c’è qualcosa che, come la resina, può far legare le due com’è accaduto con Un mazzo di chiavi, un ombrello, lì in mezzo.
Emma Nolde: Io, per esempio, a proposito di differenze, sono per i riverberi a palla, Luca il contrario: «no, qui non ce lo mettere, il riverbero, è bello che si senta la voce forte e precisa». E in questo singolo a quattro mani questa cosa si sente.

Entrambi avete dichiarato in più occasioni di prestare molta attenzione alle parole: quanto sono importanti?
Emma Nolde: Tanto. Per me trovare le parole giuste è ogni volta una sfida, anche per Un mazzo di chiavi, un ombrello, lì in mezzo è stato così. Era da tempo che avevo in testa questo concetto del posto delle cose perdute, anzi, questa del posto delle cose perdute è una frase che mi ero scritta più volte, in vari momenti, riferendomi alla persona di cui parlo nella canzone, e avevo un sacco di voglia di fare un pezzo descrivendo quel posto. Però volevo anche essere più diretta, nella scrittura del testo, e da questo punto di vista fare riferimento, nel brano, a una stanza, a degli oggetti, mi ha aiutata a dire quello che volevo dire.

Ossia?
Emma Nolde: La canzone parla di una storia anche sofferta, per cui non so quanto sia stato giusto che io mi sia trattenuta dal dire “guarda, ti ho perso, ma è stato meglio così”. Avrei potuto scrivere un pezzo in cui dicevo “bene che non ci sei più, vaffanculo”, invece ci ci tengo sempre a sforzarmi per vedere le situazioni da più punti di vista, per valorizzarne degli aspetti che magari sono meno immediati.
Generic Animal: Ci è anche capitato di discutere sulle parole, però sempre in maniera proattiva. Tieni conto che la parte di testo di Emma era già pronta, la mia l’ho scritta nel giro di tre giorni in cui ci siamo beccati nello studio di un mio amico, Marco Giudici, e pian piano siamo riusciti a fare quadrare tutto a partire da un’idea: io volevo che la mia parte completasse la sua mostrando l’altro lato della strada, la prospettiva dell’altro, non so come dire, come se lei fosse la vittima e io l’aggressore.
Emma Nolde: Sì, e questo mi ha sconvolto. Perché io a Luca avevo detto un po’ della storia che avevo vissuto e di cui parla la canzone, e quando ho sentito il suo testo la prima volta mi sono resa conto che lui l’aveva scritto non solo mettendosi idealmente dall’altro lato, ma anche in base a quello che gli avevo raccontato io. Di solito mi piace, dopo aver scritto un pezzo, ascoltarlo guardandomi allo specchio, l’ho fatto anche questa volta e mentre ascoltavo la parte di Luca pensavo «cavoli, ma questo non è Luca, è proprio lui!”, il lui di cui parlo nel brano.

Dal video di ‘Un mazzo di chiavi, un ombrello, lì in mezzo’ diretto da Emma Nolde negli Archivi del Museo della Resistenza di Fosdinovo

Un tempo nei duetti uomo-donna si distingueva tra sguardo femminile e sguardo maschile in maniera perlopiù stereotipata, oggi è il concetto di fluidità di genere a permettere un approccio diverso? Chiedo anche pensando al tuo nome d’arte, Luca, hai spiegato tu stesso che lo pseudonimo Generic Animal prende spunto da un tuo disegno raffigurante un piccolo animale asessuato.
Generic Animal: Sì, ma non mi prenderei mai la responsabilità di aver voluto trasmettere un concetto così profondo come quello di cui parli, lì mi riferivo a qualcosa di molto infantile, a quell’ingenuità che si ha da piccoli quando si disegna e si disegnano figure, appunto, generiche, che non hanno un’accezione né di genere, né sessuale, né altro. Di sicuro in questo pezzo se Emma cantasse la mia parte e io la sua non cambierebbe nulla.
Emma Nolde: Vero. Che poi io nelle canzoni mi riferisco quasi sempre a una lei, questa volta parlo di un maschio e il fatto che a cantare con me ci fosse un ragazzo mi ha aiutato a entrare di più nella storia, ma è solo capitato: non abbiamo schemi.

Dopo quasi due anni di pandemia e relative restrizioni che cosa pensate di come la musica è considerata nel nostro Paese?
Emma Nolde: Io ho avuto la conferma di qualcosa che sapevo già. Fino a non molto prima della pandemia per fare concerti andavo nei bar, chiedevo di suonare e in cambio magari mi davano una pizza e 30 euro e dovevo essere felice. Solo il fatto che con il Covid le agenzie di booking non abbiano ricevuto aiuti significa che in Italia, anche se lavori nella musica a livello professionale, non cambia niente: è come se a me durante la pandemia, dopo che avevo pubblicato il mio primo disco e finalmente avevo una squadra al mio fianco, mi avessero comunque detto «prenditi ’sta pizza e sii felice». Però è facile riconoscere cosa non funziona, nel mio piccolo aggiungerei che dovremmo anche noi musicisti cambiare approccio al nostro ruolo, considerando ciò che facciamo in maniera più seria, trattandolo davvero come un lavoro e quindi tutelandoci diversamente. Non sempre lo facciamo.

E tu, Luca?
Generic Animal: Io non voglio fare il vittimista, so che è successo a molti altri di pubblicare un disco appena prima della pandemia com’è accaduto a me: una sfiga incredibile, ma… Non so, la cosa che mi ha fatto andare un po’ in fissa è stata la solitudine, perché quando è uscito Presto, a fine febbraio 2020, nonostante stessi lavorando in parallelo con una major, l’album è stato bypassato per un po’ di tempo, ma senza che mi sia stata data una giustificazione. C’era il Covid e allora era come se fosse scontato che l’azienda in questione avesse altro di cui occuparsi. Questo mi ha fatto decidere che mai più voglio trattare la mia musica in quel modo, pensando a ciò che un’azienda può o non può fare per me. Come musicisti dobbiamo ricordarci che se facciamo musica è perché ci piace, nessuno ce lo chiede, è un privilegio, quindi dobbiamo dare tutto se vogliamo portare avanti quello che abbiamo da dire. Dopodiché nei mesi scorsi mi è capitato di arrabbiarmi nel vedere che c’era chi faceva cose perché poteva permetterselo economicamente e chi no perché non poteva, però al di là di questo classismo credo anche che questo periodo mi abbia fatto crescere: ho meno soldi, ma più calma.

Emma, il video del singolo, che ti vede alla regia, è stato girato negli Archivi del Museo della Resistenza di Fosdinovo: come mai questa location?
Emma Nolde: Quest’estate ho suonato lì e il mio camerino era la stanza dove abbiamo girato il video: una sorta di archivio pieno di quaderni, di fogli, di registratori spenti da tempo, di CD, di depliant, di cavi, di vecchi computer. Ho pensato subito che sarebbe stata un’ambientazione perfetta e mi piaceva l’idea che confinasse con il Museo della Resistenza, un luogo importante per la nostra storia.

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