Ehi, Peter Hook, torneresti a suonare coi New Order per una sera? | Rolling Stone Italia
È complicato

Ehi, Peter Hook, torneresti a suonare coi New Order per una sera?

La band entra nella Hall of Fame unitamente ai Joy Division. Il bassista esclude di suonare alla cerimonia con gli ex compagni «dopo quello che hanno fatto», a meno che… L’intervista integrale di cui parlano tutti

Ehi, Peter Hook, torneresti a suonare coi New Order per una sera?

Peter Hook

Foto: Lorne Thomson/Redferns/Getty Images

Dal momento in cui si è saputo che i Joy Division e i New Order sarebbero entrati nella Rock and Roll Hall of Fame, i fan hanno iniziato a chiedersi cosa potrà mai accadere nel corso della cerimonia. I New Order, infatti, non suonano col bassista originale Peter Hook dal 2007 e tra le due parti non corre buon sangue. C’è stata una dura battaglia legale, autobiografie parallele, frecciatine lanciate nelle interviste. È vero che in passato la Rock Hall è stata teatro di parecchie riconciliazioni, ma è difficile pensare a una pacificazione nel gruppo.

Abbiamo contattato Hook su Zoom per parlare della band e del tour con i Light dedicato a Get Ready dei New Order, ma anche e soprattutto per saperne di più sulla questione, che è particolarmente complessa e rende l’ipotesi di una reunion quasi fantasiosa. Eppure, date certe circostanze, Hook non la esclude…

Intanto, congratulazioni.
È stata una vittoria schiacciante. Non sapevo quale sarebbe stata la sensazione una volta riusciti ad entrare nella Hall of Fame. Mi ha spiazzato. La gente è stata fantastica.

Chi ti ha detto che ci eravate riusciti?
Non posso dirtelo.

Ok, e come ti sei sentito?
Sono tre anni che ci proviamo, al terzo tentativo è andata bene. Con noi intendo Peter Hook and the Light, abbiamo sostenuto la cosa fin dal principio. Gli altri erano esitanti. Per arrivarci la strada è stata in salita visto che sui canali social come le pagine Facebook ufficiali di Joy Division e New Order non ci è permesso pubblicare liberamente. Abbiamo un numero limitato di post a disposizione. E dato che loro non spingevano la cosa, non c’è stato lo slancio che avremmo voluto.

Cosa significa per te a livello personale?
Ironia della sorte, c’è di mezzo un mio amico, si chiama David Sultan. È un pilota della United e da più di vent’anni ha un’esposizione al museo di Cleveland dedicata ai Joy Division e ai New Order. Ha spinto la cosa dal basso. Ci siamo conosciuti a un concerto dei New Order e col tempo è diventato un caro amico. A dirla tutta, sono più felice per lui che per me. La Hall of Fame gli ha detto che vogliono ampliare la sua collezione. È un fan sfegatat, gestiva un sito dedicato a Joy Division e New Order prima ancora che la band avesse i suoi social. Dopo il “divorzio” ha scelto me. Felice per lui, perché si batte per questa cosa da più di vent’anni. Mi ha portato lì qualche anno fa, abbiamo fatto un giro a Cleveland, è stato bello. Sono contento per lui. Devo dire che la vendetta è dolce. Sono i fan che ci hanno portati nella Rock and Roll Hall of Fame, mentre la band, o meglio la maggior parte dei membri di entrambe le band – due dei Joy Division e tre dei New Order – se ne fregavano bellamente. Sono contento che abbiano vinto i fan. Sono le persone più importanti, questo te lo dirà qualsiasi musicista.

Joy Division - Transmission [OFFICIAL MUSIC VIDEO]

Come vivi il fatto che hanno abbinato Joy Division e New Order? Non meritavano di entrare come entità distinte?
Sai, non credo siano così distinte. Ascolta Movement, sembra un album dei Joy Division con le parti vocali dei New Order. I New Order hanno semplicemente trovato la loro strada con un sound diverso da quello dei Joy Division. Il punto è che chi scriveva per gli uni, scriveva anche per gli altri, non è mai cambiata questa cosa, è un dato di fatto. Proprio per il legame tra le due band è giusto che siano abbinate. Poi è ovvio perché ci siamo messi alle spalle i Joy Division dopo la morte di Ian Curtis. Non consideravamo i New Order come una band diversa, ma c’era comunque una differenza, una grossa differenza. Anche prima di separarci nel 2007, Ian Curtis continuava a mancarci. Eravamo un tavolo con una gamba traballante. Non importa quanti pezzi di carta ci metti sotto, non è mai stabile come lo erano i Joy Division. Ma abbiamo imparato a vivere senza di lui.

Scrivendo il libro Substance è emerso chiaramente che i New Order sono una band anni ’80. Abbiamo iniziato nel 1980 e abbiamo finito nel 1990 con la canzone per l’Inghilterra ai Mondiali di calcio (World in Motion, ndr). Da quel momento, nulla è stato più lo stesso per i New Order. Quando Barney se n’è andato per fare gli Electronic… non i Bad Lieutenant, quello era il secondo progetto meno riuscito… quando si è messo con gli Electronic, non è stato più lo stesso. Siamo tornati insieme, ci abbiamo provato, ma non è stato più lo stesso. Abbiamo scritto grandi canzoni, ma c’era qualcosa che non andava. I fan ci sono rimasti fedeli ed è stato fantastico. Sono rimasti anche quando gli altri si sono travestiti da New Order e Dio solo sa perché. Davvero, non lo capisco. È divertente perché vengono da me a lamentarsi di loro. Io dico: «Ma che cazzo, basta non andarci! La risposta è non andarci. Se ti danno fastidio, non andarci. Non dare loro i tuoi soldi». Che situazione strana.

New Order - Ceremony (Live in New York City 1981)

È una bella classe quella del 2026, ci siete voi, gli Oasis, Sade, Phil Collins, gli Iron Maiden…
È molto inglese, vero? Strano. Quando penso che gli Oasis hanno fatto il loro primo concerto come gruppo di supporto nel 1990 alla mia band, i Revenge… Ricordo che Liam Gallagher è venuto a parlarmi dopo il concerto. «Abbiamo cambiato nome». Al tempo si chiamavano Rain. «Adesso c’è anche nostro fratello alla chitarra». E io: «Sì sì, ok», come un vecchio burbero professionista. Ma chissà, potrei essere il prossimo bassista degli Oasis.

Spero che vadano alla cerimonia, Liam continua a scherzarci su Twitter.
Non vedo l’ora, per tanti motivi. E, dal mio punto di vista, nessun membro della band è uno di quei motivi.

Pensi che i tuoi ex compagni ci saranno?
Ho sentito delle voci, ma non sta a me dirlo. È gente adulta, hanno una loro struttura, sono in grado di fare i loro annunci.

Se andassero, saresti disposto per una sera a dividere con loro il palco e a sorridere?
No. No. Non dopo quello che hanno fatto a me e alla mia famiglia, no.

Non saliresti sul palco con loro?
No. Non con loro. No.

E come funzionerebbe con tutti sul palco?
Non me ne frega niente, non m’interessa. Bisogna avere dei principi.

Capisco, ma potrebbe rendere la serata complicata. Ti importa?

A noi piacciono le serate complicate, no? Alcune delle mie serate migliori sono state complicate, fin dal giorno in cui sono andato a vedere i Sex Pistols nel 1976 (ride). Oddio, vabbè. È un po’ così, no?

Se non vuoi nemmeno stare al loro fianco è ovvio che non c’è alcuna possibilità che suoniate insieme.
No. Nessuna purtroppo. È triste, ma è andata così. Colpa loro. Hanno deciso di prendersi il nome New Order. Io pensavo fosse sbagliato e ancora lo penso.

Mettiamo che ti contattino e dicano: «Senti, 15 minuti, tre canzoni, facciamo una tregua e suoniamo un’ultima volta insieme», sarebbe comunque un no?
Beh, è un po’ diversa la cosa. Non parlo con Bernard Sumner da… anzi, non gli parlavo nemmeno, era lui che parlava con me. Comunque, saranno 15 anni. Io e Stephen Morris abbiamo parlato quattro o cinque anni fa, non che sia stata una chiacchierata particolarmente amichevole. E non parlo con Gillian Gilbert da 15 anni. Le premesse non sono granché buone. Vuoi scommetterci su qualcosa?

Direi proprio di no. Ma stai dicendo che lo prenderesti in considerazione se ti contattassero dicendo: «Facciamolo per Ian, chiudiamo questa storia»?
Tutti abbiamo qualcuno che non sopportiamo e che evitiamo, uno che se lo incontri lo vorresti ammazzare… Invece, se ti si avvicinasse e ti abbracciasse, ti verrebbe da dire (dolcemente, nda): «Ohhhh» (ride). Quindi come faccio a saperlo? Se Bernard spuntasse fuori e dicesse: «Ehi Hooky, scusa per la battaglia legale durata otto anni che ti è costata sei anni di stipendio. Mi spiace, dico davvero. Forse avremmo dovuto semplicemente parlarne», ecco, in quel caso non si sa mai. La vita è piena di sorprese e quella potrebbe essere una bella sorpresa. Diciamolo, non potresti avere mentori migliori di Liam e Noel Gallagher.

Loro sono riusciti a sistemare le cose.
Forse Liam Gallagher e Noel Gallagher potrebbero essere i pacieri che vai cercando. Potrebbero dire: «Voi due, stringetevi la mano, salite sul palco e suonate Transmission, Love Will Tear Us Apart e Blue Monday».

La Rock and Roll Hall of Fame è già stata teatro di miracoli. Led Zeppelin, Cream, Yes, Police e Talking Heads si sono rivisti insieme nonostante vere e proprie guerre interne.
Credo che ci siano state parecchie guerre sia dietro le quinte, sia sul palco. I Blondie ne hanno fatta una bella.

Quella è stata tosta. Hanno litigato lì sul podio.
Chi lo sa… abbiamo tutti i nostri sentimenti, no? Conosci i miei. Potrebbero anche presentarsi con una bella, grande scatola di dolcetti. Ci sediamo e beviamo una tazza di tè. Chi sa cosa potrebbe succedere? (Ride)

Anche nella Prima guerra mondiale c’è stata una tregua di Natale tra le trincee.
La famosa partita di calcio. Se vogliono portare un pallone, ben venga (ride).

Potrebbero dire: «Lo facciamo per Ian, per il nostro lascito, mettiamo tutto da parte per una sera».
C’è del rancore in ballo, molto. I dettagli sono orribili e nessuno li conosce. È questa la cosa più strana. Senti, se vogliono parlarne, faranno un’intervista, no? Quando vedranno le interviste che sto facendo io, faranno le loro e allora forse scopriremo qualcosa.

Peter Hook & The Light - Love Will Tear Us Apart - Christ Church, Macclesfield, 18/05/15.

Se non si dovessero presentare, pensi che suonerai con i Light?

Penso che gli Oasis suoneranno con me. Sicuro. Senza ombra di dubbio, per quel primo concerto che gli ho fatto fare nel 1990. Sai cosa? Posso solo dire che ho dei piani e spero che vadano in porto. La cosa migliore di tutta questa storia è che sono stati i fan a renderla possibile, nonostante noi. Quanti gruppi conosci così? Centinaia. Si odiano tutti. La povera vecchia Rock and Roll Hall of Fame finisce in mezzo. È come il wrestling (ride).

Cosa succede se vengono e vogliono suonare con l’attuale formazione? Rimarresti lì se accadesse?
Sì, mi piacerebbe vederli, mi farei una risata.

Sarebbe la prima volta che li vedi dal vivo, immagino.
Ti svelo un piccolo segreto. Una sera io e mia moglie guardavamo la tv. C’erano i New Order che suonavano True Faith. Erano terribili. Ci siamo detti: «Mio Dio, è tremendo, ma come fanno?». E all’improvviso, da dietro le quinte entro in scena io. Sì, c’ero anch’io (ride istericamente). Come posso giudicare? Non riesco nemmeno a giudicare quando faccio schifo io. Speravo davvero che fossero solo loro, invece ci eravamo tutti quanti.

Com’è che hai parlato con Stephen quattro o cinque anni fa?
Per la causa legale.

Al telefono o di persona?
Di persona.

Dove?
Non posso dirtelo. C’è un accordo di riservatezza.

Chi dovrebbe presentarvi alla Hall of Fame?
È una sorpresa. Ci stanno lavorando. Ho avuto un paio di incontri con loro e abbiamo discusso alcune idee. Sarà interessante. Devo ammettere che mi sarebbe piaciuto avere Billy Corgan e gli Smashing Pumpkins. Ironia della sorte, quella sera hanno un concerto a Los Angeles, in un festival in cui c’è anche Morrissey. È a circa due ore di distanza. Mio figlio suona il basso negli Smashing Pumpkins. Sarebbe stato fantastico, ma non è possibile. Ci stiamo lavorando.

Sono sicuro che troveranno qualcuno di importante.
Come ho detto prima, sono stati i fan a farlo succedere, nonostante il gruppo. Io sono semplicemente felice di partecipare per tutte le persone che lo hanno reso possibile. Quando abbiamo scritto quella musica, nel caso dei Joy Division alla fine degli anni ’70, non pensavo che 50 anni dopo sarei entrato nella Rock and Roll Hall of Fame… Se non siamo spariti è perché la musica ha un fascino senza tempo. Generazioni su generazioni hanno trovato conforto nelle parole di Ian Curtis. È lo stesso per la nostra musica, che all’inizio era all’avanguardia. Continuare a toccare le persone anno dopo anno.

Non succede solo a noi, ci sono molti altri gruppi che continuano a essere scoperti. Quando sono tornato nel 2010 pensavo di vedere nel pubblico solo vecchi grassoni come me e invece no, con loro c’erano i figli. E dieci anni dopo, i figli dei figli. Una delle cose più belle del mondo oggi è che i genitori trasmettono ai figli la loro musica senza alcun imbarazzo. Ai miei tempi, mia madre non avrebbe mai detto «Ascolta questo e dimmi che ne pensi», non c’era questa voglia di condivisione, non sarebbe mai venuta a un festival con me, non sarebbe mai venuta a un concerto. Ora è diverso ed è meraviglioso. Una famiglia può sentirsi una famiglia in tanti modi.

Penso alle persone di ogni età che ai tuoi concerti cantano i testi di Ian. Immagino che spesso pensi: «Se solo potesse vederlo…».
La sua più grande convinzione era che saremmo diventati grandi ovunque. Usava sempre i Doors come esempio. «Saremo grandi come i Doors! Saremo grandi come i Doors in Sud America. Saremo grandi come i Doors in America!». Era un grandissimo fan. Jim Morrison era uno dei suoi idoli. E ogni volta che vacillavamo o perdevamo la fiducia, era sempre lui a prenderti per il bavero e a scuoterti: «Non capisci cosa abbiamo tra le mani! Non capisci cosa faremo! Saremo enormi!». Aveva ragione ed è un peccato che non sia qui a goderselo.

Ogni volta che andiamo in un Paese diverso con i Light e suoniamo i Joy Division, penso sempre: «Questo è per te, Ian». Siamo stati in Mongolia, in Islanda, abbiamo girato il Sud America, il Nord America, l’Australia. Siamo stati ovunque come Peter Hook and the Light. È stato fantastico. In Messico i fan erano incredibili e giovanissimi. Fanno sempre la stessa domanda: «Com’era Ian Curtis?». Io li guardo e penso: «Era come voi, era proprio come voi». È strano, perché è come se fosse bloccato nel tempo.

Come Jim Morrison.
La Warner sta pubblicando un grande LP da collezione dei Joy Division dal vivo e in studio. Si chiama The Eternal. Ho detto loro: «L’unica cosa che manca è la band. Perché non fate fare qualcosa alla band, anche solo un saluto veloce, un grazie?». La band è completamente assente da questa uscita. «Che ne dite di un’immagine di Ian a 70 anni insieme a noi?». L’avrebbe reso più umano. Penso che il problema più grosso del nostro litigio sia che non si riesce mai a celebrare nulla legato ai Joy Division o ai New Order. Non si riesce a festeggiare, perché sono troppo occupati a fingere di essere i New Order, molto male, e questo manda tutto in malora. È per questo che realtà come la Rock and Roll Hall of Fame, pur attribuendoti un grande onore, ti fanno sentire come uno scolaretto dispettoso che prende a calci gli altri. È molto da cortile della scuola.

Sarà comunque una serata piena di gioia.
Sarà fantastica per voi. Guarderete pensando: oddio… cosa succederà? (Ride)

New Order - Crystal (Live on Later with Jools Holland)

Solo per chiarire, visto che la gente si concentrerà su questo punto: non vuoi stare sul palco con la band, ok, ma se ti contattassero proponendo una tregua per una sera, lo faresti?
Dovrebbero fare più di così. Dovrebbero cercare di riallacciare la relazione. Dopo quello che abbiamo passato non basta dire semplicemente «tregua per una sera». Se sapessi cosa abbiamo passato, non lo suggeriresti nemmeno. È questo il punto. Nessuno sa cosa ho vissuto e questo rende tutto più leggero, in un certo senso.

A proposito, non vedo l’ora del tuo tour di Get Ready con i Light.
Il tour sta andando benissimo. È stato il nostro album più venduto in America. Non lo sapevo finché qualcuno della Warner non me lo ha detto: ha venduto più di tutti gli altri, anche di Republic o Technique. Riportarlo in America è fantastico. Devo ammettere che, essendo stato il disco della “luna di miele” tra me e Bernard Sumner… praticamente lo abbiamo fatto noi due visto che Stephen Morris e Gillian Gilbert non erano disponibili in quel momento, né emotivamente né fisicamente. Quando lo riascolto – cosa che non avevo fatto seriamente da quando è stato registrato – penso che abbiamo fatto un gran lavoro. Registrare una canzone per un album è completamente diverso dal suonarla dal vivo. Con i Light abbiamo fatto esattamente quello che avrebbero fatto i New Order: asciugare, renderlo più incisivo, più immediato. Ed è stato il progetto più divertente, cosa che non mi aspettavo.

Ora me ne restano solo due, Sirens e Lost Sirens, i due che pensavo mi sarebbero piaciuti meno, ma vale anche per Republic che alla fine mi è piaciuto suonare dal vivo. È stato strano. Non abbiamo mai finito quel disco. È stato [il produttore] Steven Hague a completarlo. È stato assemblato così, ma è stato bello suonarlo. E Get Ready è fantastico da suonare. Ci siamo divertiti moltissimo. So che per il pubblico è impegnativo quando suono un album intero. Una volta abbiamo fatto Permanent dall’inizio alla fine, 47 pezzi di fila. Mio figlio dice che ho un sacco di idee del cazzo. Non sempre è facile, ma sta andando alla grande.

Non vedo l’ora del tour. E sarò a Los Angeles per la Hall of Fame. Vedremo cosa succede.
Vuoi fare da mio secondo, con secchio e spugna? (Ride)

Se mai ci sarà un biopic su tutta questa storia, non solo sui Joy Division intendo, la scena finale sarà alla Hall of Fame. Sarebbe bello vedervi suonare tutti insieme. Vedremo.
Vedremo (ride).

Da Rolling Stone US.