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Ecco la nuova Waeve di Graham Coxon e Rose Elinor Dougall

'The Waeve' è il progetto del chitarrista e di una delle cantanti delle Pipettes, un mischione di folk-rock, post punk, prog e pop. L'intervista: la nascita dell'album, la reunion dei Blur (e degli Oasis), l'idea che nella bella musica si debba sentire lo sforzo di chi suona

Foto: Steve Gullick

Anche per Graham Coxon il 2020 era stato un anno da dimenticare. Poco dopo lo scoppio della pandemia aveva deciso di tornare a Londra dopo aver lasciato Los Angeles e la casa in cui viveva con l’ormai ex moglie Soraya e la figlia Dorelia, di 7 anni. Gli era anche saltato un tour con i Duran Duran, assieme ai quali avrebbe dovuto esibirsi in una manciata di festival, dopo aver suonato la chitarra durante le registrazioni di Future Past. I festival erano stati tutti cancellati e la band di Simon Le Bon aveva deciso di rinviare l’uscita dell’album all’anno successivo.

Nel dicembre di quell’anno infausto era stato invitato a suonare un breve set acustico al Jazz Café di Camden, durante una serata benefica in favore della Croce Rossa che opera in Libano. Una parte di lui voleva tirare un pacco, racconta in Verse, Chorus, Monster!, la sua autobiografia uscita nei mesi scorsi in Gran Bretagna. Nei mesi precedenti aveva suonato assai poco anche in studio, e tra paura del palcoscenico, nervosismo e ansia legati al soundcheck e timore di rendersi ridicolo di fronte a qualche centinaio di persone, la decisione last minute di presentarsi nel locale aveva stupito lui per primo. In cartellone, assieme ai Mystery Jets e a Bessie Turner, c’era anche Rose Elinor Dougall, ex membro delle Pipettes reduce da tre album solisti. I due avevano chiacchierato un po’ nell’area fumatori, decidendo di scrivere qualcosa insieme, lasciando le cose nel vago e senza stabilire quante canzoni sarebbero dovute arrivare e quale sarebbe stata la loro destinazione.

Dopo essersi scambiati i numeri di telefono, a cavallo del Natale avevano iniziato a inviarsi l’un l’altra canzoni che amavano e che li stavano ispirando. Rose aveva mandato a Graham dei pezzi dei Broadcast, il suo gruppo preferito, Graham aveva risposto con Kate Bush e Talk Talk. Poi, racconta ancora Graham nel libro, ai primi di gennaio, reggendosi in piedi a stento durante una passeggiata nel fango del parco di Hampstead Heath, si erano trovati a parlare di se stessi e delle proprie vite e avevano capito che sarebbe stato un vero peccato non dare un seguito a quell’incontro casuale, a quella rara opportunità musicale e personale.

Oggi quell’incontro si è trasformato in una band, The Waeve (si pronuncia “Wave”, come in “new wave”), e in un omonimo album in uscita il 3 febbraio. In collegamento video dal loro home studio nel nord di Londra, Rose & Graham ci raccontano i particolari di questa avventura.

«Quando abbiamo iniziato non avevamo delle reali aspettative», dice Rose, «personalmente speravo magari di poter scrivere una canzone con Graham per il mio progetto solista. Ma nel giro di due settimane avevamo quattro, cinque idee molto forti, con un’identità musicale unica. Non eravamo più solo io o solo Graham, era una cosa condivisa. Tutto quello che è successo non è stato programmato. Ci siamo conosciuti facendo questo disco e il nostro rapporto è cresciuto attraverso la musica. Non avevamo la garanzia che la nostra collaborazione sarebbe stata così fruttuosa o che avrebbe funzionato così bene. Il fatto che la musica sia fluita in maniera così facile è stato un grande dono. Non succede così spesso».

«Era un’opportunità da non perdere, in quel momento», considera il chitarrista dei Blur. «Eravamo a cavallo tra la fine del 2020 e l’inizio del 2021, c’erano una grande apatia e un rallentamento nella vita. Non mi sentivo particolarmente nel mood per lavorare, e farlo con qualcuno che non conoscevo bene mi sembrava una grande opportunità. Avevamo interessi in musiche che andavano dal jazz alla classica, dal soul al prog e al folk. Non mi ero mai seduto in uno studio così piccolo con una persona che non conoscevo. Il modo in cui la cosa è progredita ha del miracoloso: lo sforzo è stato ricompensato dalla facilità con cui la nostra musica è arrivata. Abbiamo lavorato soltanto per noi stessi perché nessuno sapeva che lo stavamo facendo: non avevamo un pubblico comune, e abbiamo potuto permetterci di esplorare. Ed è stata un’ottima cosa perché ci era mancato poco che tutti e due abbandonassimo del tutto la musica». Qui a Rose scappa un sorriso, come a dire: non esageriamo! «Ci siamo incoraggiati e ispirati a vicenda. Questo è quello che davvero mi è piaciuto», conclude Graham.

Nell’album è difficile rintracciare i suoni per i quali Rose & Graham sono noti al grande pubblico. Non ci sono le melodie Brit dei Blur né la versione indie del pop alla Brill Building delle Pipettes. Il principale terreno comune sul quale i due si sono ritrovati è semmai quello della grande tradizione del folk britannico. Non una grande sorpresa, in realtà, per chi conosce la lunga carriera solista di Graham Coxon. The Freewheelin’ Bob Dylan è uno dei suoi album preferiti di tutti i tempi ma soprattutto, a metà degli anni Zero, il chitarrista si era messo in testa di studiare i grandi maestri del finger-style, Davey Graham e Bert Jansch su tutti. Si era addirittura comprato una serie di dvd in cui John Renbourn dà lezioni di chitarra a chi vuole imparare a riprodurre le sue sfumature. The Spinning Top (2009) fu il risultato di questi ascolti, e della passione per brani come Train Song dei Pentangle, in cui tutti gli strumenti vengono suonati in maniera estremamente percussiva e il basso di Danny Thompson conferisce al tutto lo swing di una sezione ritmica jazz. Quei suoni tornano nell’album dei Waeve, un disco il cui paesaggio sonoro è in realtà amplissimo (dagli Sparks ai già citati Talk Talk), come testimoniato dalla presenza ricorrente di un sax suonato dallo stesso Coxon, una passione giovanile abbandonata molti anni or sono, in coincidenza con l’inizio dell’attività dei Blur.

«Ci sono il mio assolo preferito di chitarra e il mio assolo preferito di sax nella stessa canzone», dice Graham sfoderando una sigaretta elettronica, «si tratta di Ladies of the Road dei King Crimson, che contiene il più sconcio assolo di sax di tutti i tempi e allo stesso tempo l’assolo di chitarra più disperato e ansioso. In realtà però il mio amore per il sax viene dal jazz: sono un grande fan di Ornette Coleman, di quando il be bop e il modern jazz sono confluiti nel free jazz, a cavallo tra gli anni ’50 e gli anni ’60, con musicisti come Jackie McLean. Se penso all’utilizzo del sax all’interno della musica rock mi vengono in mente anche i Van Der Graaf Generator e Blue Jean di David Bowie, con il suo sax cigolante e stridulo. Negli anni ’80 mi ricordo anche dei pezzi di Sade, i cui dischi contengono cose niente male: ci sono molto pezzi smooth jazz degli anni ’80 in cui compare il sax, basti pensare anche ai Matt Bianco. Gli Spandau Ballet invece non mi piacevano. Mi piace sentire lo sforzo del musicista che suona uno strumento, come accade quando ascolto la chitarra di John Renbourn o Davy Graham. In questi musicisti sento la pressione a cui lo strumento è sottoposto. Il sax negli Spandau Ballet invece è senza sforzo, e questo lo rende noioso, al contrario di quello che avviene con i King Crimson e i Van Der Graaf Generator. Lo stesso accade con il sax di David Bowie: si sente che c’è una lotta. È questo che mi piace».

«Personalmente non avevo una gran confidenza con questo strumento: non l’avevo suonato per tutti questi anni. Ma quando Rose mi ha proposto di dargli una spolverata ho capito che poteva essere un modo per utilizzare uno strumento melodico, oltre alla mia voce, dato che la mia chitarra è uno strumento di accompagnamento. Ho capito che il sax poteva essere una voce diversa a mia disposizione».

A partire dalla metà di marzo, i Waeve saranno in tour in Gran Bretagna. Dal vivo, oltre a Rose & Graham, ci saranno una sezione ritmica e un polistrumentista che suonerà sax e tastiere. «Succederanno un sacco di cose sul palco», anticipa Rose. «Oltre alla chitarra, Graham suonerà l’armonica e il sax, quindi i sax saranno due. Io invece suonerò il piano, l’organo, gli archi e canterò. Quando abbiamo registrato il disco non ci siamo posti il problema dei live. Quando poi abbiamo iniziato a provare eravamo un po’ preoccupati di non riuscire a far funzionare il tutto, ma ce l’abbiamo fatta e sarà divertente. Sarà un set piuttosto lungo, con le canzoni dell’album e forse un altro paio che ancora non sono uscite, anche perché nei prossimi tre mesi lavoreremo a pezzi nuovi».

La prima data in programma fuori dal Regno Unito è quella al Primavera Sound di Barcellona, proprio il giorno dopo il concerto che, all’interno dello stesso festival, segnerà il ritorno sul palco dei Blur a otto anni di distanza dalle ultime esibizioni della band. Su questo doppio appuntamento da far tremare i polsi, Graham ci scherza su: «Sono un attore. Mi cambierò le scarpe e i vestiti e questo per me è sufficiente per cambiare personaggio».

Riguardo alla reunion dei Blur, le sue risposte sono a dir poco laconiche, ma dal suo sorriso traspare un malcelato entusiasmo: «Per fare una cosa del genere ci vogliono molteplici ragioni. Abbiamo deciso di farlo per i fan, per noi stessi e per il nostro rapporto. Ma anche per onorare il nostro repertorio e suonare di nuovo le vecchie canzoni e vedere dove questo ci porta, come amici e come compagni di band. Tutto qui». Ci saranno nuove canzoni? Un ancor più laconico «No idea» chiude momentaneamente la questione.

E a proposito di reunion Brit pop, proprio il giorno prima dell’intervista Graham aveva risposto «do it» al tweet in cui Liam Gallagher raccontava che Noel gli aveva chiesto perdono e voleva incontrarlo. Forse, chissà, anche in funzione di una reunion degli Oasis. Dopo che Graham ha riassunto la storia a beneficio di Rose, che lo ha guardato interrogativa come a dire «cos’è che hai scritto?», scherziamo sul fatto che al limite potrebbe essere proprio lui a prendere il posto di Noel in una reunion degli Oasis. «Direi che quest’anno ha già abbastanza da fare», puntualizza lei.

«Non c’è niente di peggio del risentimento che continua a legare le persone che hanno fatto parte di una band», riflette Graham. «Forse nel caso di Liam e Noel ci sono questioni familiari di cui non sappiamo, ma l’ho visto succedere anche nei Blur e in altri gruppi. Ci sono dei disaccordi che a volte sono troppo profondi per poter essere risolti, ma altre volte invece possono essere risolti ed è meglio provarci prima che sia troppo tardi. Per andare avanti e non lasciare che le cose si fermino a causa di quel risentimento. Certo se gli Oasis tornassero insieme sarebbe crazy, sarebbe davvero divertente».

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