Home Musica Interviste Musica

Ecco come funziona una session segreta di Taylor Swift

Password, accordi di riservatezza, suoni camuffati: il batterista Earl Slick racconta le registrazioni di ‘You All Over Me’, l’inedito incluso nella nuova versione di ‘Fearless’. «Non sapevo fosse un suo pezzo»

Taylor Swift

Foto press

In febbraio, il batterista Earl Slick ha ricevuto un messaggio da un amico, il fonico Jon Low: «Ehi, ti va di suonare in qualche pezzo?». Slick, cantautore e batterista dei Dr. Dog, ha detto sì. Nei giorni seguenti ha partecipato alla session di registrazione a distanza più strana della sua vita. «Ho ricevuto un file immagine del disco protetto da password che a sua volta conteneva una canzone protetta da un altra password. Mai stato coinvolto in una cosa tanto top secret».

La canzone era di Taylor Swift, che stava effettuando una nuova registrazione di You All Over Me, un inedito tratto dalle session dell’album del 2008 Fearless. La nuova versione fa parte del più ampio progetto di Swift che mira a riregistrare i suoi primi album (e quindi anche a rientrarne in possesso). Slick non sapeva per chi stava registrando la traccia di batteria quando s’è messo a lavorare nel suo studio casalingo a Nashville. «Nel file c’era sì la traccia vocale, ma il suono era smorzato, per cui non avevo idea di chi cantasse», racconta. «Il pitch era stato abbassato, la voce resa irriconoscibile. A dirla tutte, sembrano gli Ween».

Prima della session Slick si era sentito con Aaron Dessner che gli aveva descritto l’atmosfera che lui e Low cercavano per il pezzo. «L’idea è fare una cosa vecchia Nashville», aveva detto Dessner, conosciuto  tempo prima a un concerto di Philip Glass. «Non avevo idea di che cosa intendesse dire», ricorda Slick, che pur essendosi trasferito di recente a Nashville è cresciuto con il prog e il free jazz.

Alla fine il batterista ha seguito il suggerimento di Dessner di ripetere le parti della drum machine, ma stendere una parte di batteria senza poter ascoltare il testo o la melodia è stato strano. «Mi toccava cercare di creare un qualche legame emotivo con la canzone senza sapere di cosa parlasse. I batteristi che come me scrivono anche canzoni tendono a seguire la parte vocale, il ritmo e la cadenza del cantato, io almeno di solito faccio così. In questo caso, ho dovuto immaginare la linea vocale e cercare di capire la struttura della canzone d’istinto. Tipo: ok, qui ci metto i piatti perché di solito in questo punto ci sono». La batteria di Slick appare alla fine del primo ritornello. «Quando suono in un pezzo pop, cerco di evocare lo stile di Jim Keltner o James Gadsden», spiega.

Quando gli si chiede se ha suonato solo in You All Over Me o anche in altri pezzi di Swift, Slick dice di avere firmato un accordo di riservatezza e che «non sono autorizzato a dire altro». Aggiunge che ha intuito qualcosa quando Low e Dessner gli hanno chiesto di lavorare a un progetto strettamente confidenziale, in fondo i due hanno lavorato nel 2020 agli album di Swift Folklore ed Evermore, ma non era certo al 100% di chi si trattasse. «Speravo fosse lei, ma non lo sapevo di per certo. Un sacco di gente vorrebbe lavorare con Aaron e Jon, poteva essere chiunque». Quando il pezzo è uscito, Low ha inviato un messaggio scherzoso al batterista: «E se fosse stato un pezzo di Shawn Mendes?».

Slick ancora non si capacita del fatto che un gruppo di musicisti con un background neo classico, amanti della cosiddetta new music, collaborano con un’autrice superpopolare come Swift. «Aaron ed io siano passati da un mondo musicale decisamente astratto a pezzi pop diretti e accessibili, ed è figo», dice. «In fondo le strutture non sono così diverse». Un giorno magari anche il Kronos Quartet suonerà con Taylor Swift. «Cazzo, che sogno sarebbe».

Questo articolo è stato tradotto da Rolling Stone US.

Altre notizie su:  Earl Slick Taylor Swift