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‘Easter Is Cancelled’, i Darkness in missione per conto di Dio

Nell’universo parallelo raccontato nel nuovo album, Cristo scende dalla croce e cambia il mondo coi suoi superpoteri. Non riuscite a prendere sul serio la band di Justin Hawkins? Tranquilli, neanche loro lo fanno

Foto stampa

«Pensa alla Teoria del Multiverso: mentre noi viviamo un’epoca di barbarie, in un universo parallelo un Cristo muscolosissimo distrugge la croce a cui è appeso e cambia il mondo coi suoi superpoteri». Basterebbe questa delirante sinossi di Easter Is Cancelled per capire che lo spirito dissacrante di Justin Hawkins e dei Darkness è intatto. Ai tempi del debutto Permission to Land, i Darkness sembravano un ensemble di alieni glam giunti sulla Terra per riportare un po’ di sano cazzeggio all’interno del music business. Oggi le cose si sono fatte più serie? «Quando tiri in ballo Gesù, le cose si complicano terribilmente», dice Justin. «Puoi scimmiottare persino Ziggy Stardust, ma se tocchi Cristo si torna indietro di quarant’anni».

Appassionato di astronomia, di cui spesso si è trovato a discutere con l’amico Brian May, Justin Hawkins ha maturato una sorta di ossessione nei confronti della teoria degli universi paralleli che, unita al tema natalizio spesso affrontato dalla band, ha dato struttura all’album. «Mi avevano chiesto di scrivere un testo a tema natalizio, ma non ero riuscito a stare nei tempi, perciò mi hanno chiesto di fare qualcosa di simile sulla Pasqua. Quel che ho scritto faceva schifo, il mio manager mi ha chiamato e mi ha detto: Easter Is Cancelled. Ho capito subito che doveva essere il titolo dell’album. La Pasqua è cancellata perché Cristo non è morto. Questo disco è la risposta a chi considera il rock espressione del potere di Satana. Abbiamo voluto dimostrare che si tratta invece della musica di Dio».

Non è facile prendere sul serio Hawkins e soci, da sempre tra i più accaniti sostenitori del legame tra musica e humour. «È l’insegnamento di Frank Zappa. Per tutta la vita si è chiesto se ironia e musica possono convivere e lo ha fatto a proprie spese. Prendersi poco sul serio non significa sminuire quel che fai, ma a un certo punto ci siamo resi conto che stavamo dando troppa importanza a cose che ne meritavano meno. Avevamo perso il contatto con la realtà e con quello che stavamo facendo».

Nelle quattordici tracce dell’album la band unisce grandeur e senso dell’eccesso – caratteristiche che l’hanno sempre contraddistinta – a una storia folle, ma ben strutturata. «Ci siamo detti: o creiamo il nostro album più ambizioso o ce ne andiamo a casa. Sono quindici anni che pensiamo di fare qualcosa di simile, anche perché il nostro sound è perfetto per una storia tanto assurda. Avremmo voluto farci un musical, ma c’erano precedenti troppo illustri».

E se pubblico e critica non dovessero capire tutto questo, che ne sarebbe dei Darkness? «Prima di noi, i critici ne avevano viste di tutti i colori, eppure ci hanno bollati come quattro cazzoni con le piume e una manciata di accordi aperti. Dopo la reunion, è cambiato tutto: ottime critiche, giornalisti dalla nostra parte e rispetto per la nostra musica. Che cosa faremmo se le cose cambiassero di nuovo? Non saprei, ma è probabile che in un universo parallelo i Darkness siano il gruppo più popolare al mondo».

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