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Dua Lipa, hit da record, ascoltando Tupac

Ha collaborato con Jaguar, sfornato hit dopo hit. Un incontro con la reginetta delle classifiche pop.

Dua Lipa, classe 1995, è l'artista femminile più ascoltata su Spotify

Dua Lipa, classe 1995, è l'artista femminile più ascoltata su Spotify

Ci eravamo già incontrati, io e Dua Lipa. In un pomeriggio dell’alba della sua carriera musicale, a Milano. Ricordo bene le unghie smaltate argento e la presabene mista a determinazione, che poi è quella che l’ha portata fin qui. Reginetta incontrastata dello streaming e dell’estate appena passata, sembra una macchina da guerra da hit pop: l’ultima, Electricity, firmata Diplo e Mark Ronson, è un caldissimo 4/4 da dancefloor. Questa volta di argento c’è solo il vestito (notevole), ma l’impressione che sia una predestinata è la stessa. Siamo nel backstage dell’evento The Pace, il lancio della collaborazione tra la cantante e Jaguar (potete leggere tutto qui al link).

Nei giorni precedenti il nostro incontro ha postato un po’ di immagini di lei in studio: «Mi piace stare in studio, credo di lavorare bene soltanto con i produttori con cui c’è una chimica. Lo studio è un luogo in cui sei vulnerabile, devi poter essere creativa al massimo». Per portare avanti una bandiera, quella del girl power degli anni Dieci, che è complessa. «Le figure femminili della musica pop hanno sempre alzato l’asticella: che sia stata Madonna, Cher, Aretha Franklin… Siamo tutte sulle spalle dei giganti».

Fai sempre delle esibizioni che definirei esplosive. Come ti prepari?
Io e la mia band abbiamo diversi rituali per prepararci per uno show e, ad essere sinceri, non sono cambiati molto nel corso degli anni. Di solito alleno le corde vocali e bevo una tisana calda. Poi tutti insieme ci sfoghiamo per una mezzoretta, poi mettiamo su qualche pezzo divertente da ballare, tipo Katy Perry o Kendrick Lamar. Cos’è cambiato? La pressione, sicuramente, quello è cambiato. Ma è anche la cosa che mi spinge ad andare avanti.

Hai spesso la tua famiglia e i tuoi amici vicini. Ti serve per affrontare la pressione?
È molto importante per me avere una rete di persone forte e che mi possa sostenere intorno a me. A loro piace venire a molte delle cose che faccio. Sono molto vicino al mio team, alla band e a tutti quelli con cui lavoro… sono una seconda famiglia per me. Mi aiutano a non sentire troppo la mancanza di casa, sto tenendo dei ritmi un po’ folli. Siamo fortunati ad essere così legati.

Perché hai deciso di collaborare con un’auto?
Penso che la tecnologia abbia sempre avuto un ruolo importante nell’industria musicale e abbia cambiato la musica stessa. Mi è piaciuto lavorare con Jaguar in questo progetto perché è un marchio britannico iconico con una storia importante, ma che allo stesso tempo sta lavorando su auto emozionanti e innovative come l’I-PACE. E poi, l’uso della tecnologia studiata per questo evento, mi sembrava davvero troppo emozionante per mancare.

Hai mai pensato a un piano B oltre alla musica?
Non ho mai avuto un piano B, perché se avessi avuto un salvagente non mi sarei impegnata così tanto con la musica. I miei genitori la pensavano diversamente, loro volevano che avessi un piano B: mio padre è nell’industria musicale in Kosovo, ma è un mondo totalmente diverso. Stiamo imparando entrambi tanti, ci sono tante cose che nessuno di noi sapeva esistessero, pensavo solo di scrivere canzoni e cantarle, ma ci sono così tanti livelli differenti. Quando ho deciso di non andare all’università per concentrarmi solo sulla musica, i miei genitori mi hanno chiesto se fossi davvero sicura, se non potessi dedicarmi anche allo studio. Ma sapevo che non avrei avuto modo di fare entrambi al 100%.

Mai pensato quindi di tirarti indietro?
No, perché ho dovuto credere in me stessa prima di tutti gli altri. A volte la gente cerca di cambiarti, di mandarti in un’altra direzione, ma devi cercare di essere te stessa e impuntarti, perché alla fine il nome là fuori è il tuo e devi esserne orgogliosa.

A proposito, sei una che non si è mai risparmiata frecciatine e discorsi molto personali. Hai mai avuto paura?
All’inizio ero un po’ intimorita: sei in una stanza a lavorare con altri autori e parlare dei tuoi fatti personali con gente che non conosci ti obbliga ad aprirti. Impari ad essere così, senza aver paura di esporti. Non ho detto che è facile. Ci ho messo tempo e sono migliorata molto. Anche perché le persone con cui lavoro sono spesso le stesse e col tempo siamo diventati amici. Mi conoscono anche loro a fondo.

Parlando dei tuoi inizi, immaginavi di poter fare una carriera del genere, partendo da un video su YouTube?
Quando pubblicavo i miei video pensavo “Voglio essere Justin Bieber!”, volevo davvero raggiungere quel tipo di effetto. L’ho usato come un portfolio e mi ha aperto tante porte. Ho anche conosciuto tanta gente con cui collaborare, è stato davvero un buon punto di partenza. E dire che al tempo non c’era ancora tutto il concetto di streaming di oggi, c’erano i CD, gli iPod… Alla fine anche qui è un discorso di tecnologia.

Pensi saresti la stessa senza social?
Non so, personalmente penso che siano un ottimo strumento per me per stare in contatto con i fan. Da Twitter a Instagram, mi servono a capire cosa pensa la gente, che non è così comune tra gli artisti. Penso che sia importante che la gente sappia chi sei come persona, prima che come artista.

Ultima domanda, cosa ascolti mentre guidi?
Changes di Tupac, è la mia canzone da karaoke preferita.

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