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«Doveva avere pazienza»: genesi della prima squalifica al festival

Cronaca del prima, del durante e del dopo il disastro di Sanremo 2020. Lo si vedeva arrivare all’orizzonte e noi c’eravamo. La versione di Morgan: «Bugo mi ha detto: Mozart di merda. E io gliele ho cantate»

Foto: Marilla Sicilia/Archivio Marilla Sicilia/Mondadori Portfolio via Getty Images

Cosa è successo ieri sera al Festival di Sanremo? Una squalifica, per bizzarri percorsi lessicali denominata “defezione” – defezione significa tutt’altro ma va bene, la si accetta per mancanza di forze e Zingarelli – a ogni modo, l’inedito caso di espulsione di concorrente dalla competizione canora che definisce lo stato delle cose della musica italiana da 70 anni a questa parte. Non era mai successo, uh. Punto primo.

Quindi Morgan e Bugo fuori, o Bugo feat. Morgan fuori, in un’escalation di pesi e misure tra i due interpreti che dagli annunciati amore e sintonia, dal “partecipa Morgan con un suo amico” è diventato “Morgan con Bugo”, e infine “Bugo con Morgan”, un’operazione discograficamente furba – per Bugo – salvo fare i conti con il senso di giustizia del Marco Castoldi in arte Morgan, che se credevi di tenerlo a bada o di gestirlo in corso d’opera, forse hai sbagliato a fare i conti. E questo è il punto due.

Punto tre: il disastro si vedeva venire. Certo, ci volevano discrete palle per inscenarlo sul palco dell’Ariston in diretta nazionale davanti a milioni di italiani. Ma è successo. Essendo l’unico ‘addetto ai lavori’ presente al prima, risulta più semplice raccontare il durante e il dopo. Andiamo per ordine. Il prima: è metà pomeriggio e Morgan invita via WhatsApp un certo numero di persone, amici, giornalisti e contorno vario. Questo il testo (letterale): “ore 21 morgan invita nella terrazza della sua stanza xxx all’hotel xxx tutti i giornalisti e gli addetti ai lavori che avranno piacere a godersi il festival nella splendida terrazza mentre morgan che è convocato all ariston per mezzanotte si preparerà ad indossare il magnifico abito leopardato costruito per lui da dolce e gabbana e risponderà a tutte le domande che gli verranno poste. parola d’ordine all’ingresso il numero di telefono di morgan. dalle nove alle 12. la conferenza stanca. vi aspetto”.

L’invito è quindi singolare, eppure incontestabilmente gentile. Ma non va a buon fine. Ad attutire la delusione, o forse meno, il fastidio, Morgan riceve in buono spirito facendo battute e imbracciando la chitarra, suonandola. Seguono lampi di amarezza. Sono tutti riferiti a Bugo. Ma è colpa mia, mi dico, non riesco a metterlo a suo agio. Così penso, e invece il disagio è reale, il problema è solido. Morgan mi dice di avere intenzione di non cantare.

«Farò un karaoke».

Che cosa vuol dire?

«Che canta il pubblico».

Sì. Ma come?

«Con questi qui» e tira fuori una mini risma di A4 col testo di Sincero stampato fronte/retro.

Ah. Sei sicuro?

«Sì».

Non mi sembra una buona idea.

«Non mi vogliono. Quindi non canto».

Ripensaci.

«No».

Invece Morgan ci ripensa. Purtroppo.
Lascio la sua stanza mentre è in atto la vestizione che lo porterà sul palco, lascio la stanza dopo aver chiacchierato amabilmente e soprattutto credendo di averlo convinto a mettere tutto in prospettiva, a non curarsi troppo delle offese ricevute, a resistere un giorno in più, ad astrarsi da arrabbiature e delusioni. Mi dirigo in sala stampa, l’hotel è attaccato al teatro. Badge, ascensore di metà Novecento, lentezza, gente che “siamo colleghi”. Mi riprendo, già che ci sono riprendo anche l’ascensore, esco, torno subito a casa.

Poi c’è la squalifica. Anzi, la “defezione”. Morgan cambia la prima strofa del testo – motivo già di per sé sufficiente a giustificare la suddetta “defezione” – e tutto va in merda. Morgan sospende; Bugo prende un foglio e prende la via della quinta; Amadeus si preoccupa; arriva il 118 in forma di Fiorello. Attimi di panico: “Questo non era previsto”. Lo avevamo capito.

Il dopo. Si ritorna all’hotel xxx, nella stanza xxx, è tardi. C’è confusione.

Cosa è successo?

«Dal primo giorno è stato un calvario, avevano intenzione di farmi fuori. Morgan trattato come featuring, peggio, Morgan incapace. Improvvisamente salta fuori che il mio arrangiamento non è più considerato. Mi hanno esautorato facendomi riscrivere l’arrangiamento nove volte, dicendo che non andava mai bene, peraltro una cosa così significa colpire al cuore un artista. Loro volevano che io rinunciassi e che Bugo cantasse da solo, volevano farmi fuori».

Loro chi?

«Quelli di Bugo, la sua etichetta. Volevano far fuori Morgan. Mi hanno esasperato, hanno avvelenato tutto. E la cosa era partita ben diversamente! Bugo mi ha detto: se non vieni a Sanremo non mi prendono; ad Amadeus piaceva il fatto che fossi così generoso con Bugo, e a me andava bene perché mi piace Bugo come cantautore. Solo che da quel momento sono cominciate delle cose strane, tipo che io dovevo fare l’arrangiamento del pezzo e improvvisamente il mio arrangiamento non era più buono. Io chiedevo: perché? E lui mi rispondeva: ma cosa stai dicendo? Tu stai delirando!».

E dopo?

«Dopo non sono più riuscito a parlare con Bugo».

Quando si è interrotta la comunicazione tra di voi?

«Gli ho detto: guarda che il tuo management ti sta facendo agire in modo assurdo contro di me. Lui mi ha risposto: direttore d’orchestra di sto cazzo, piccolo nano di merda, Mozart di merda, il tuo arrangiamento fa schifo. Vuoi leggere i messaggi?».

Questo quando è successo?

«Settimana scorsa, mica oggi o ieri. Allora lì mi sono detto “aiuto”, mi sono sentito usato».

Cosa pensi di Bugo?

«La mia idea di Bugo è che lui sia fantastico se suona con la chitarra le sue canzoni. Si è fatto completamente fagocitare».

Perché hai deciso di venire con Bugo: non eravate amici?

«Io pensavo di sì, e volevo fargli un favore».

E infatti stasera gliel’hai fatto.

«Gliele ho cantate!».

Ma perché ha fatto così?

«Perché voleva venire da solo. Hai visto il pezzo di Endrigo?».

Sì.

«Eh, non era mica previsto così. Eravamo d’accordo che io avrei cantato le strofe e lui il ritornello. E invece si è messo davanti e ha cantato tutto dal primo all’ultimo».

Ma perché non si è accontentato di fare quello che eravate d’accordo di fare?

«Perché è un dilettante, perché è comandato dalla discografica. Subisce. Per esempio io quando cantavo con Massimo Ranieri mi riempivo della sua grandezza, Bugo no, perché non ha chiari i ruoli e quindi fa casino sul palco. Ed è scarso».

Quando hai pensato di fare quello che hai fatto?

«Mentre aspettavo che Amadeus ci chiamasse. Ero sulle scale e mi è venuto in mente lì, un minuto prima di cambiare il testo. Perché io volevo fare il karaoke con il pubblico, non avrei cantato le mie parti, facendole cantare al pubblico».

E perché hai cambiato idea?

«Perché ho avuto un’idea migliore… Eh sì, io sono un cantautore, un cantautore scrive la verità. E purtroppo per lui gliele ho cantate. E Bugo non ha retto, è scappato».

Ma cosa sarebbe successo se non fosse andato via?

«Nulla. Se lui avesse avuto pazienza sarebbe andato tutto a posto».

Perché?

«Perché non ho fatto in tempo a scrivere tutto il testo, avevo solo la prima strofa».

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