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Dolcenera: «Una canzone mi salverà»

La cantautrice salentina si racconta, dalla carriera fatta di discese e risalite al nuovo tour nei teatri

Dolcenera è, probabilmente, una delle più belle voci sulla piazza. Un’artista insofferente che prova a rischiare, alla faccia di chi la vorrebbe sempre uguale. Ma è anche diffidente, soprattutto se sul web impazzano valanghe di articoli, sulle dichiarazioni fatte a Vieni da me, riguardanti l’affaire Anna Tatangelo: «Se mi fai questa domanda rinuncio all’intervista», sentenzia. «Ho visto tutto ciò che viene travisato. Non voglio alimentare queste bassezze lontane da me». Chiarissima. La chiacchierata prosegue, quindi, tra pause, sospiri e parole soppesate. Non mostra il fianco, non vuole essere oggetto di quei gossip che «odio profondamente: sono una degenerazione dell’umanità».

Effettivamente, già ai tempi di Music Farm, ha sperimentato la morbosità dei media, ma «non ero abbastanza matura. Non ci capivo niente, non ero preparata all’aggressione della stampa riguardo ai pettegolezzi. Mi inseguivano, si appostavano. Nonostante avessi tirato fuori un pezzo come Mai più noi due, facevano tutti le stesse domande, senza toccare il lato artistico. Io non avevo mai aperto giornali di quel tipo, ero più elevata: leggevo libri, non riviste. Ignoravo questo aspetto, mi dava fastidio. Anche se quel programma mi ha fatto uscire, avrei trovato un altro modo per farcela, con la mia scrittura». Sicuramente è vero, come è certo che la partecipazione al reality è scattata dopo il lancio a Sanremo 2003 (con il pezzo Siamo tutti là fuori) e il conseguente stop. Perché Dolcenera si è dovuta sudare i riconoscimenti: la sua carriera è fatta di slanci e battute d’arresto. Del resto, per sua stessa ammissione, è una estrema: «Sto a Firenze, su una collina, non sono nel giro di niente. Ci sono frequentazioni che generano collaborazioni. Io sto da sola e, quello che ho fatto, l’ho ottenuto con grandi sforzi».

Non a caso, dopo la vittoria tra le Nuove Proposte, non si è imposta facilmente, «all’epoca il festival era considerato un po’ retrò. Sanremo ha vissuto delle fasi: quella in cui era il luogo dove si presentavano i brani migliori. E quella in cui era parecchio attaccato. E io ero proprio in uno di quegli anni. Vinsi, ricevetti il premio della Sala Stampa, il brano piacque al pubblico, ma c’era una diffidenza dei media. Da quel momento ho sempre pensato che avrebbe potuto salvarmi solo la bellezza delle canzoni. Così ho cercato di rinnovarmi, per sentirmi diversa, migliore». Poi è arrivata l’esperienza di cantautrice «in cattività» formato catodico (non c’era ancora il digitale, ndr) e il successo travolgente: l’album Un mondo perfetto certificato platino, Com’è straordinaria la vita nella top ten dei singoli più venduti del 2006, il progetto Il popolo dei sogni disco d’oro, la hit Il mio amore unico vendutissima e suonatissima in radio. Tutto bene fino agli estratti Il sole di domenica e Niente al mondo: una buona rotazione radiofonica, ma non sfondano (almeno non come si vorrebbe). «Io non la vedo questa cosa», puntualizza. «Il sole di domenica si è imposto nelle radio, Niente al mondo è stato il pezzo cantato da una donna più trasmesso. I riconoscimenti da chi li dovrei avere?».

In realtà (stando alle classifiche Fimi) Il sole di domenica, ha esordito al 53° posto. E Niente al mondo ha debuttato alla 44° posizione (anche se nella top 3 dei brani più trasmessi, secondo EarOne). Tutto rientra in quel discorso delle discese e risalite: se Ci vediamo a casa viene certificato platino, allora Ora o mai più (le cose cambiano) è soltanto il 52° tra i singoli più comprati e arriva penultimo a Sanremo. A questo proposito, Dolcenera ci tiene a dire la sua: «Ora o mai più (le cose cambiano) era volutamente sofisticata a livello armonico, il ritornello non esplode in maniera scontata, parte delicatamente. Una scelta consapevole, volevo raccontare questo lato di me. È stata selezionata, però, per fare una cover in Grecia – Tora I Pote – cantata da Helena Paparizou e Tamta. Quando voglio utilizzare un linguaggio che raggiunga le persone riesco a farlo, come in Amaremare, in cui ho interpretato un tema cruciale per l’umanità (il progetto ambientale Plastic Radar, in collaborazione con Greepeace, ndr) con una semplicità disarmante, in primis per me. Sono più complicata, ma data l’importanza dell’argomento volevo fosse accessibile. Decido cosa fare artisticamente, se essere sofisticata o popolare».L’inno a sfondo ambientalista e solidale sullo sfruttamento del pianeta è stato un tormentone estivo che sottolinea la natura camaleontica della cantautrice: «Non vedo la musica come un mestiere, ma con un approccio sincero e di umiltà. Ho attirato le persone che volevano, dal mio percorso, un valore aggiunto. Chi voleva la stessa solfa, si è allontanato».

E qui viene un’altra prova che – nonostante sia diventata virale sul web – avrebbe meritato più riscontri: Regina Elisabibbi, in cui Emanuela Trane (questo il suo vero nome) reinterpreta le hit di trapper come Young Signorino e Ghali. «Se facessi sempre la stessa cosa sottovaluterei il pubblico, la capacità di cambiamento, l’unico motore dell’evoluzione generale di un Paese, del mondo. La vedo così, però sono una pioniera della faccenda. Intendo come femmina, in questo momento storico. La musica è un mezzo espressivo che non intendo ingabbiare. Provo a essere sincera e comunicativa in questa evoluzione personale».

Trasformazione passata anche attraverso il ruolo di giudice a The Voice of Italy. Non sono tardate critiche per il suo modo totalizzante di aver vissuto l’esperienza. Opinioni che lei rispedisce al mittente: «Macché criticata, non è vero. The Voice l’ho vinto. Gli haters di Twitter vivono per fare i criticoni: se da una parte mi vedono troppo istintiva, dall’altra c’è chi ha amato alla follia questo aspetto. È stato un momento super positivo. Alle persone è arrivata grande sincerità». Archiviata l’esperienza talent, con alcuni concorrenti è rimasta «in contatto. Il problema però sono le canzoni, non i ragazzi. Scrivere un brano decente è difficile. Non potevo aiutarli scrivendo per loro, non sarebbero stati indipendenti, cosa che porto come bandiera. Se ci si mette nelle mani di altri, magari ti mettono una faccia non tua. Sai quanta gente soffre a cantare qualcosa in cui non si rispecchia? Queste cose non si dicono, ma ci sono. C’è chi ha successo, vorrebbe cambiare, ma non ha gli strumenti per farlo».

Dichiarazioni che delineano bene l’anima di un artista Diversamente pop come il titolo del tour che, dal 2 novembre, porta nei teatri: «Sono provocatoria. Voglio abbattere il formalismo dello spettacolo e dei ruoli “cantante sul palco-pubblico sugli spalti”. Desidero instaurare un rapporto vero, non riesco ad averne di circostanza come il mondo richiede: o vivo veramente qualcuno o non dono tutta me stessa». Dopo il mini-tour (che riprenderà a primavera) Dolcenera torna a scrivere, attività di «fermento e gioia, i momenti più felici». Sanremo in vista? «Non è nella mia idea, non ho presentato ancora niente. Non so se poi mi si illuminerà la lampadina».

Le date del tour:

2 novembre al Teatro Caio Melisso di Spoleto (PG) – data zero
5 novembre al Teatro Brancaccio di Roma
11 novembre al Teatro Puccini di Firenze
18 novembre al Teatro della Luna di Assago (MI)
14 dicembre al Teatro Openjobmetis di Varese

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