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Dolcenera: «Con Young Signorino è come suonare Bach»

Da De André a The Andrè, passando da Sfera Ebbasta e Dark Polo Gang, fino al nuovo singolo.

Emanuela Trane, questo il vero nome di Dolcenera, ha appena pubblicato il suo nuovo singolo Un altro giorno sulla terra e, soprattutto, Regina Elisabibbi, un EP disponibile solo in versione digitale che raccoglie tutte le cover trap registrate negli ultimi mesi: canzoni di Dark Polo Gang, Sfera Ebbasta, Ghali e, appunto, Young Signorino, ri-arrangiate per pianoforte e voce, con risultati stupefacenti. Ma partiamo da un viaggio in Brasile, dove Dolcenera ha registrato il videoclip di Un altro giorno sulla terra.

Era la tua prima volta in Brasile?
No, ci ero già stata due anni fa. Un viaggio abbastanza lungo: California, Florida, Cuba e infine San Paolo. Da ragazzina meridionale che ero, la cui idea di viaggio consisteva nel tornare a casa per vedere i propri cari, questo giro mi ha risvegliata, cambiata, ispirata.

Quanto è diversa la realtà che hai visto e toccato con mano dall’idea del Brasile da cartolina, sole, spiagge e carnevale?
La spiaggia di Copa Cabana è esattamente come ce la immaginiamo noi, a livello turistico è tutto bellissimo. Ma la situazione per chi vive lì non è altrettanto bella. Tante notizie non arrivano da questa parte del mondo, per esempio non sappiamo che lì c’è l’esercito in ogni angolo della strada. Ci è arrivata la notizia dell’omicidio dell’attivista Marielle Franco, vero, ma in Brasile c’è una media di 30 omicidi al giorno, soprattutto a Rio. Ci siamo ritrovati dentro le favelas durante la Festa della Mamma, festività molto sentita da loro, e c’erano le strade addobbate, i palchi per suonare nelle piazzette, ma mi ha colpito vedere Copa Cabana chiusa al traffico e presidiata dall’esercito per paura di attentati o chissà cosa. Abbiamo girato il video in un momento critico: quando sei lì ti chiedi come sia possibile che la parte nera del Paese sia relegata nella favelas e non ci sia alcun modo per riequilibrare la situazione.

Nel video di Un altro giorno sulla terra ci sono bambini in posa gangsta con in mano le pistole ad acqua, un’immagine che colpisce considerato il contesto.
È forte il modo in cui quei bambini reggono le pistole, ma d’altro canto sono pistole ad acqua e loro ci giocano come tutti i bambini del mondo… Poi c’è una bambina che mi abbraccia: è stata lei ad abbracciarmi spontaneamente e, non si vede nel video, ma poco prima mi aveva regalato delle caramelle. Lì sei immerso in una cultura che ti prende: basta regalare uno strumento musicale a un bambino ed escono tutti a suonare. C’è l’anima della saudade, un’atmosfera malinconica, ma anche la forza di credere in una visione positiva del futuro.

Un altro giorno sulla terra esce venerdì 1 giugno in formato 45 giri per collezionisti. Tu hai tanti vinili, li collezioni?
Sì, ne ho tanti. Qui a casa mia ci sono esposti Bad e Thriller di Michael Jackson, Heroes di David Bowie, Sgt. Pepper’s dei Beatles… Ma non sono una nostalgica, per esempio ho anche Stromae.

Il primo 45 giri che hai avuto tra le mani da bambina?
De André, perché mio padre comprava i dischi dei cantautori, poi crescendo ho iniziato ad allargare la mia visione della musica.

Il tuo nome d’arte è proprio un tributo a Fabrizio De André. Hai visto il film Principe Libero?
L’ho intravisto perché ero in studio a lavorare. È un bel racconto, ma per fare un film devi per forza scegliere, selezionare. Conosco tanti altri dettagli della vita di De André perché ho avuto la fortuna di registrare i miei primi tre dischi nello stesso studio dove lui aveva registrato i suoi ultimi album, e ho lavorato con quello che era il suo fonico, Maurizio Camagna. Quindi so un bel po’ di aneddoti!

Ci racconti un aneddoto significativo su di lui che ti è stato svelato?
No, sono storie che rimangono tra addetti ai lavori, non è carino raccontare cose private. Però sono storie belle, affascinanti, che ti dicono ancora di più della vita di un cantautore che ha lasciato il segno.

Passiamo allora a un’altra cosa che ha lasciato il segno. La collaborazione tra Dolcenera e The André, il cantautore che reinterpreta pezzi trap cantandoli proprio come fossero canzoni di Fabrizio De Andrè. Insieme, hanno registrato Cupido di Sfera Ebbasta.

Come siete entrati in contatto?
Ho visto su YouTube una sua cover, ancora prima che esplodesse. Gli ho mandato una mail perché ero rimasta affascinata da quest’uomo che aveva più o meno lo stesso timbro di De André e che, come io avevo già fatto con Caramelle e Sciroppo, rifaceva la trap. Mi sono detta: facciamo una cosa insieme. D’istinto.

E com’è stato registrare con The André?
All’inizio avevo dei dubbi: non è da tutti saper registrare live, soprattutto per chi non è un professionista. Io registro dal vivo: piano e voce, in diretta, senza correzioni. Volevo capire se lui fosse in grado di reggere una performance simile, e così è stato!

Ma da dove arriva l’idea di fare cover trap?
Sono nate per gioco. Collaborando in studio con producer più giovani di me, gli scontri generazionali sono stati molti. Quindi, quando mi parlavano della Dark Polo Gang mi sono detta: capiamo questo suono, proviamo a metterlo a nudo solo con piano e voce.

E il risultato qual è stato?
Ti rendi conto che pezzi di questa corrente, come per esempio Cupido, riescono a uscire dal mondo trap e diventano vere e proprie canzoni, che puoi cantare. E ti accorgi che ha gli stessi accordi di Caruso di Lucio Dalla.

Ho più scarpe di una troia, quando ho freddo una pelliccia rosa”. Che effetto ti fa cantare certe cose? I testi risaltano ancora di più nelle tue versioni…
Certo, la mia voce ha un tono serio e le parole acquistano ancora più rilevanza. A tratti il risultato è ironico, ti viene da ridere.

Ma ti piace davvero la trap?
Grazie a Stromae ho captato l’input dell’afro-trap e ho cominciato ad ascoltare MHD. Mi piace vedere come ragazzi giovanissimi provano a innovare sfruttando questa corrente, anche se spesso prendono fin troppo spunto da cose già pubblicate in altri Paesi. E mi piace il loro atteggiamento da entertainer. Ma ho notato diversi aspetti interessanti.

Per esempio?
Mi ha sorpreso Caramelle della Dark Polo Gang perché il pezzo è incentrato sulle quinte bemolli: non è proprio usuale, c’è un po’ di dissonanza rispetto all’accordo che siamo abituati ad ascoltare. E poi mi diverto a trovare accostamenti con altri pezzi, altre canzoni. Mentre ascoltavo Mmh Ha Ha Ha di Young Signorino mi sono resa conto che la ritmica si muoveva come nei brani di Bach, la stessa scansione.

E quindi hai messo insieme Bach e Signorino?
La durata del Preludio in Do minore di Bach è la stessa di quella della canzone di Young Signorino. Ed è incredibile perché non puoi cambiare un pezzo classico che non ripete quasi mai la stessa cosa, non puoi tagliarlo e ripartire da un determinato punto. Ha funzionato benissimo.

Ma hai conosciuto di persona Young Signorino?
No, ci eravamo sentiti prima che registrassi il pezzo via Instagram. Gli avevo chiesto se voleva venire a fare un cameo nella registrazione, ma lui mi ha risposto in ritardo, il giorno dopo l’incisione. Sarebbe stato bello.

Secondo te, chi tra gli attuali nomi della trap reggerà il passare del tempo, si evolverà diventando una vera pop star?
Forse Sfera, perché da lui ho sentito pezzi che si trasformano in canzoni. Ma bisognerebbe conoscerli tutti di persona per capire se dentro la loro anima c’è quel germe che porta alla voglia di crescere.

“Sciroppo cade basso come l’MD”. L’hai mai provato?
No, non mi drogo: mi basto io! E lo sport: se non faccio sport muoio psicologicamente. E se non sto bene con la testa, non riesco neanche a fare musica.

Dopo Regina Elisabibbi, farai altre cover trap?
Vengo ispirata dal momento, si potrebbe aprire questo discorso anche con altri generi musicali.

Ma quanto sei British?
Parecchio!

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