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Diodato: «Torno a Sanremo per competere con me stesso, non con gli altri»

Il cantautore racconta ‘Fai rumore’, una canzone su dissenso e incomunicabilità, il nuovo album 'Che vita meravigliosa' e le sue aspettative per il festival

Diodato

Foto: Giuseppe Gradella

A due anni di distanza da Adesso, Diodato torna a Sanremo con Fai rumore, una canzone contro l’incomunicabilità, di lotta e d’innamoramento, che anticiperà il suo nuovo album Che vita meravigliosa, in uscita il prossimo 14 febbraio. Prodotto con Tommaso Colliva, il terzo album in studio di Diodato è una collezione di racconti, di canzoni sospese tra l’autobiografia e il commento sociale. «Ero pronto a condividere, a raccontare questa condizione di perenne viaggiatore, navigatore felicemente disperso, di osservatore malinconico e disincantato», dice il cantautore. 

A Sanremo porti Fai rumore, un titolo da canzone politica. Di cosa parla?
Fai rumore è un invito ad abbattere tutti i muri dell’incomunicabilità, a non dar modo ai silenzi di amplificare delle distanze che altrimenti diventerebbero insormontabili, irrecuperabili. È anche un invito a far sentire il proprio dissenso, a farlo arrivare chiaramente senza perdere umanità.

Come l’hai scritta?
È una canzone nata in maniera magica. L’ho scritta insieme a un amico, Edwyn Roberts, che ha collaborato con me alla musica. Ricordo ancora il giorno in cui abbiamo registrato il primo provino: alla fine dell’incisione ci siamo guardati, lui era al piano e mi dava le spalle, io avevo il microfono davanti, e siamo scoppiati a ridere. Era successo qualcosa. È stato un momento così importante che ho deciso di lasciarlo nella registrazione, in cui c’è il vocalizzo finale che ho registrato quel giorno. 

Che aspettative hai per il festival? Con quale spirito sali sul palco?
Non sono mai stato un tipo da competizione con gli altri. L’unica competizione che mi interessa è quella con me stesso. Quando vado al Festival mi preoccupo di riuscire a esprimermi, di far arrivare le cose che voglio dire nel modo giusto. Sanremo ti permette sicuramente di amplificare un messaggio, ma tra te e il pubblico c’è comunque il filtro della televisione, e non sai mai cosa arriverà veramente a casa. Le aspettative sono alte, sì, ma riguardano soprattutto il veicolare il mio messaggio.

Cosa pensi delle altre canzoni in gara? C’è un brano che temi più degli altri?
Devo dire che sono state fatte delle scelte belle, coraggiose. Mi piace il cast di questo festival, sono curioso di ascoltare un po’ tutto, dal brano di Rancore, un artista che stimo molto, a Morgan e Bugo, un duetto interessante. Anche Elettra Lamborghini! Mi piace l’idea che il festival porti varietà, che rappresenti tutto il mondo musicale italiano. Poi, rappresentarlo davvero tutto è difficile, e forse nemmeno necessario.

Dopo Sanremo arriva il nuovo album Che vita meravigliosa. Esce a San Valentino, immagino sarà pieno di canzoni d’amore…
Che vita meravigliosa è un album in cui ci sono sicuramente canzoni d’amore, di vissuto intimo e personale. Ma anche in quelle canzoni c’è un’interazione ovvia e inevitabile con il mondo che ci circonda, con cose che sono successe in questi anni e che ho voluto raccontare. C’è il rapporto con un commerciante che ho incontrato comprando una bottiglia d’olio per il motore, la storia di un giorno passato su un treno in ritardo perché qualcuno si era buttato sui binari… Mi sembra inevitabile: un cantautore deve guardarsi intorno e cercare di raccontare ciò che vede.

Presentando il disco hai detto che non sei mai stato così onesto. Perché?
Ogni album è un tentativo di messa a fuoco maggiore rispetto ai precedenti, non credi? Cerco sempre di raccontare me stesso, di essere il più sincero possibile senza ripulire nemmeno i messaggi più viscerali che possono venire fuori dalla scrittura. Spero di continuare a seguire questa strada. Per me maturare significa questo, diventare sempre più noi stessi, imparare a conoscersi. La musica, in questo senso, è una grande opportunità.

Nel disco ci sono arrangiamenti più elaborati del solito. Come porterai tutte queste sonorità in concerto? 
Quest’album mi dà l’opportunità di amplificare la forza sonora dei miei live. Ci sono arrangiamenti complessi, tanti fiati, tanti cori, tante voci che lavorano dentro l’arrangiamento. Vorrei portare questa cosa dal vivo. Per me il live è fondamentale, è la cosa più importante e quella che mi fa sentire più felice. Sul palco puoi finalmente cantare quelle cose che ti sei cantato da solo per anni, vedere quali emozioni scatenano in chi le ascolta, provare a diventare una cosa sola con il pubblico. Fosse per me sarei sempre sul palco.

Sanremo, il nuovo album e poi il tour. Altri programmi per il 2020?
Immaginare il mio 2020 lontano dal palco o da questo album mi viene un po’ difficile. Mi piacerebbe stare tanto in giro… e poi forse, magari a fine anno, farmi una vacanzina.

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