Antonio Dimartino: «Anch'io voglio andare a vivere in campagna» | Rolling Stone Italia
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Dimartino: «Anch’io voglio andare a vivere in campagna»

«Solo tornando alle origini si può costruire qualcosa di interessante», ci ha detto il cantautore. Sta uscendo il suo disco “Un paese ci vuole”

Antonio Dimartino con Angelo Trabace e Giusto Correnti. Ph: Michela Forte

Antonio Dimartino con Angelo Trabace e Giusto Correnti. Ph: Michela Forte

La storia musicale di Antonio Dimartino parte dalla campagna siciliana, arriva in Messico e torna indietro. Il suo nuovo album, Un paese ci vuole, esce domani ma lo potete ascoltare qui in anteprima:

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Il tuo album ha come titolo una citazione importante di Cesare Pavese, Un paese ci vuole. Perché? Cosa ci stiamo perdendo in città?
Io credo tantissimo nel ritorno ai paesi. Le grandi città che erano la speranza per i ragazzi ora stanno esaurendo l’energia. L’idea di ripartire dal posto in cui si è nati è secondo me un giusto modo per superare un momento di crisi. Un paese ci vuole per questo. Ritornando alle origini si può costruire qualcosa di interessante.

L’idea di partire dalle origini ti è venuta in Messico. Hai detto che ti sembrava di stare in Sicilia.  
Mi trovavo nello stato di Oaxaca e guardavo le montagne. Mi sembrava di stare nei pressi di Enna. I messicani poi somigliano ai siciliani, sono calorosi. Ma soprattutto hanno la stessa tristezza velata negli occhi. I siciliani hanno questa felicità triste.

 

E poi?
E poi la musica. Per esempio ho ascoltato molto Chavela Vargas, una delle cantanti messicane più famose. E ho sentito in lei tante cose che mi hanno ricordato Rosa Balisteri, come voce, come personaggio.

Il disco però l’hai registrato a Palermo, in un casolare. Si dice che abbiate dovuto interrompere più volte le registrazioni per colpa dei rumori che facevano i contadini.
Sì! (ride) C’era un signore che usava la motozappa mentre stavo registrando le chitarre acustiche. Potevo farlo solo quando lui si fermava. È il bello della campagna.

Per registrare dovevo aspettare che un contadino la finisse con la sua motozappa

Ok, abbiamo capito che adori le piccole realtà. Però hai fatto una cosa super social per lanciare l’album: una app che, tramite geolocalizzazione, permette lo streaming in 300 paesi italiani. Si può essere tradizionalisti e social addicted allo stesso tempo?
Sì, si può. Però bisogna interpretare i social network in un altro modo, farne un uso più poetico. La prima idea che avevo avuto era stata quella di fare una caccia al tesoro. Volevo nascondere dei dischi in alcuni comuni e poi mettere delle mappe sul mio sito e farli trovare. Però lo sviluppatore mi ha guardato e mi ha detto…

Che non siamo più nel 1998?
Esatto. (ride) Era un po’ una cosa fuori dal mondo. Per cui il giorno dopo abbiamo ideato questa applicazione dello streaming geografico che ha funzionato bene.

Ho provato a usare i social network in modo più poetico


Il video di Come una guerra in primavera descrive tantissimi momenti tipici delle realtà piccole. Lo definiresti “felliniano”?
Non ci avevo pensato, ma sì, assolutamente. È molto surreale in alcuni punti, soprattutto se in un paese non ci sei cresciuto. Che tu sia ligure, piemontese o siciliano, certi tratti comuni delle piccole realtà li capisci al volo. Come i personaggi tipici del paesello che sono universali e ci sono dappertutto, da nord a sud. È un bel modo di avvicinare le diverse realtà italiane.

Il video del singolo “Come una guerra in primavera”:

Che cosa hai in programma?
C’è un tour, dove presenteremo l’album (le date le trovate qui sotto) e poi proprio in questo momento sono felicissimo perché ho appena ricevuto una chiamata da Franco Arminio, un “paesologo”. Praticamente lui è un medico dei paesi. Studia come nascono e perché stanno morendo e mi ha invitato a suonare a La Luna e i Calanchi, un festival che fanno ques’estate in Basilicata.

Se ti dico che sei considerato uno dei cantautori più interessanti del panorama italiano che mi dici?
Eh lo so, è il minimo! (ride) È una responsabilità che non so se voglio assumermi. La gente ha bisogno di canzoni ma la strada del nuovo cantautorato è una strada va ancora esplorata. Siamo sempre paragonati ai grandi cantautori degli anni passati, è difficile prendere in mano un testimone. Ma vediamo che succede!

Le date del tour:

18 aprile Parma – Barezzi Night – Teatro Lenz
29 aprile Milano – Salumeria della Musica
7 maggio Bologna – Locomotiv
8 maggio Firenze – Tender:Club
9 maggio Perugia – 110 Caffè
13 maggio Roma – Monk
15 maggio S.Maria a Vico (CE) – SMAV
16 maggio Messina – Retronouveau