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Dietro le quinte del clamoroso ritorno di Joni Mitchell

La storica performance a Newport raccontata da chi c’era. L'idea, le jam a casa della folksinger, le prove, i problemi. L’incertezza fino all'ultimo minuto e l’emozione di una delle performance dell’anno

Joni Mitchell al Newport Folk Festival 2022

Foto: Carlin Stiehl/Boston Globe via Getty Images

È nato tutto a luglio 2021, quando Jay Sweet, direttore del Newport Folk Festival, ha provocato l’amica Brandi Carlile: «Scommetto che fra un anno esatto porterai Joni Mitchell su questo palco».

Non che Sweet fosse ottimista. Anni prima era stato testimone d’un momento magico a Los Angeles, dove Mitchell aveva incontrato la vecchia amica Mavis Staples, che non vedeva da un pezzo. Le due s’erano scambiate affettuosità per 30 secondi buoni, senza dire una parola. Un momento indimenticabile, che però aveva fatto capire a Sweet che Mitchell non era nelle condizioni di esibirsi. «Sarò onesto», ricorda d’aver detto un anno fa a Carlile dopo che la cantautrice s’era decisa a proporre a Mitchell di esibirsi a Newport, «tu sei una che fa miracoli, questo però forse è troppo».

Un anno dopo, Joni Mitchell è tornata sul palco di Newport, dove si è esibita più volte negli anni ’60, per la sua prima performance da vent’anni a questa parte. L’esibizione è il frutto della forza, della determinazione, delle resilienza della grande folksinger, 78 anni, che ha passato gli anni successivi all’aneurisma del 2015 a capire come tornare a camminare, cantare, suonare. Come ha detto alla CBS prima della performance, «è incredibile quel che un aneurisma fa, ti costringe a reimparare tutto quanto da capo».

Mitchell ha reimparato a fare quelle cose e anche di più. Ha travolto e commosso il pubblico del festival interpretando 13 pezzi, raccontando storie, intonando canzoni di gioventù. S’è persino alzata in piedi per l’assolo di Just Like This Train.

«È stata una lezione per tutte noi», dice Celisse, cantante e chitarrista che quel giorno ha interpretato Help Me e ha fatto parte del cast di musicisti (comprendente Blake Mills, le Lucius, Taylor Goldsmith, Marcus Mumford, Allison Russell e altri) che ha accompagnato la folksinger sul palco. «Ha cantato pezzi che abbiamo sentito milioni di volte, eppure ci ha stesi facendoli in modo diverso, anche più musicale. Non ha più la voce da soprano d’un tempo, però il suo contralto è ricco, profondo e ampio, e ha un senso dell’interpretazione che oggi, superati i 70 anni, è persino più sviluppato di un tempo».

Celisse ha partecipato a tanti concerti-tributo e assicura che questo non era di quelli in cui si rende onore a una performer che non è più quella d’una volta. «Non era una di quelle occasioni in cui è la band che trascina la festeggiata. Era lei a guidare noi. Eravamo pesi morti».

Nei giorni successivi, Carlile è stata lodata per avere coordinato un tale evento storico, ma specifica che l’attenzione non dovrebbe essere su di sé. «Vederla arrivare a questo punto mi ha cambiato la vita», ha twittato. «Quel che è riuscita a fare è di Joni e solo suo».

Celisse ha eseguito la sua versione di Help Me per la sua eroina per la prima volta durante le leggendarie Joni Jams, che si sono tenute in ottobre presso la casa di Los Angeles di Joni Mitchell. La quale ha gradito a tal punto da farle promettere che sarebbe tornata per un’altra jam. Quando lei ha risposto che sarebbe stata felice non solo di tornare, ma anche di trasferirsi e semmai dormire sotto il biliardo, Mitchell le ha spiegato che «Sarah Vaughan ha effettivamente dormito più volte là sotto».

Mesi dopo, Celisse ha ricevuto l’invito a suonare a Newport come parte di un set dal nome generico Brandi Carlile and Friends. Aveva sentito delle voci su quel che sarebbe potuto accadere, ma giura che fino a pochi mesi fa non era a conoscenza di alcun piano definitivo per il ritorno di Mitchell.

Poche settimane prima di Newport, Celisse ha ricevuto una possibile set list da cui ha appreso che avrebbe fatto Help Me. Una settimana prima del festival s’è trovata con altri musicisti su Zoom per discutere di tonalità e altre cose tecniche. Due giorni prima, Mitchell ha provato con la band nel Rhode Island, ma neanche allora, assicura Sweet, c’era la certezza assoluta che si sarebbe esibita domenica 24 luglio, certezza che c’è stata solo nel momento in cui è salita sul palco. Quattro ore prima dell’inizio, Carlile ha chiamato Sweet: «Penso che succederà».

Mitchell ha un bel legame col festival. È lì che ha conosciuto Leonard Cohen e James Taylor («Amici di una vita», ha detto alla CBS). I cantanti della sua generazione provano ancora una forma speciale di venerazione per Newport, tanto che quando Paul Simon è salito a sorpresa sul palco del festival il giorno prima di Joni, è rimasto stupito dalle foto scattate a Newport e presenti nel suo camerino, foto di gente come Big Mama Thornton e Sister Rosetta Tharpe. Dice Sweet che Simon «andava in giro vantandosi, tipo: “Ehi, suono a Newport”».

Mettere assieme la performance dal punto di vista logistico non è stato facile. Si tratta di un festival non-profit dal budget risicato. Nessuno degli artisti che hanno affiancato Joni Mitchell ha ricevuto un compenso. L’esibizione non ci sarebbe stata se il fondatore del festival George Wein, morto l’anno scorso, non avesse lasciato in eredità dei soldi col preciso intento di aiutare Sweet a ingaggiare gli artisti più ricercati.

In quanto a Celisse, non è ancora riuscita a contenere gioia e stupore per quel che è accaduto quella domenica. «Sto ancora sulle nuvole», dice. la cosa che più l’ha sbalordita è stato il trionfo artistico, musicale e anche fisico di una leggenda. «Siamo stati tutti testimoni di questa progressione, ma onestamente credo che nessuno, a parte Joni, sapesse di cosa fosse capace. La guardavi suonare e pensavi: oh mio Dio, ne ha di più di quanto pensavo. Molto di più».

Tradotto da Rolling Stone US.

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