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Depeche Mode, l’intervista: ‘Memento Mori’, la morte di Andy Fletcher, il futuro

Dare un senso alla band e alle canzoni del nuovo album dopo la morte di Fletch: parlano Dave Gahan e Martin Gore

Depeche Mode

Foto: Anton Corbijn

Nel bel mezzo della pandemia, i Depeche Mode si sono trovati a fare i conti da una parte col senso di perdita, dall’altra con l’idea che sia necessario apprezzare la vita in ogni istante. Siccome questi due temi emergevano ogni volta che Dave Gahan e Martin Gore scrivevano un pezzo per il quindicesimo album della band, alla fine i due hanno deciso di sposare in pieno l’idea chiamando il disco Memento Mori.

«Significa “ricordati che devi morire”», dice Gahan al telefono da Berlino. «È il tema di molte canzoni del disco: il tempo vola, bisogna vivere in modo pieno». È stato un amico di Gore a far conoscere a quest’ultimo la frase: «Ho subito pensato che era un gran titolo per le canzoni che avevamo scritto».

È uno dei rari casi in cui la band decide il titolo di un album e quel titolo resta tale fino alla fine. Il disco, a cui i produttori James Ford e Marta Salogni stanno dando gli ultimi ritocchi a Londra, uscirà nella primavera del 2023, con un tour in partenza il 23 marzo (in Italia, il 12 luglio all’Olimpico di Roma, il 14 a San Siro a Milano, il 16 al Dall’Ara di Bologna, ndr).

Prima ancora che i due entrassero in sala d’incisione, il titolo ha assunto un nuovo significato. Il 26 maggio il co-fondatore del gruppo, tastierista e bassista Andy “Fletch” Fletcher è morto a causa della dissezione dell’aorta. Hanno mai pensato di cambiare titolo? «Al contrario, lo ha reso ancora più significativo», dice Gore. «Ora la gente penserà che tutte le canzoni siano scritte dopo la morte di Andy, quando in realtà era già tutto pronto e pianificato. Andy è morto poco prima che cominciasse a lavorare con noi. E quindi mi piace l’idea che la frase memento mori assuma un senso positivo, tipo: vivi al meglio ogni giorno che ti è concesso di stare sulla terra».

«È la prima volta che facciamo questa cosa senza Fletch», commenta Gahan. «Avevamo scritto tutti i pezzi prima che morisse, ma quando succede una cosa del genere, un evento tanto grosso, le canzoni prendono una forma diversa, assumono un altro significato. Quando le ho cantate mi sono passate per la testa tante cose e sicuramente Fletch era una delle ricorrenti».

I due stanno ancora cercando di dare un senso all’assenza dell’amico. «Non sempre si riesce a dire addio a chi se ne va», dice Gahan. «Come in questo caso: all’improvviso io e Martin ci siamo ritrovati seduti sulla panca di una chiesa e Fletch non c’era più». Aggiunge Gore: «È dura quando perdi un caro amico. Andy c’è sempre stato per me prima ancora che nascesse la band. È stato al mio fianco in ogni battaglia. Certo che è dura».

Gore pensa che l’amico avrebbe voluto vedere i Depeche Mode continuare senza di lui. «È sempre stato considerato il collante che ci teneva assieme. Non avrebbe accettato di sapere che è stata la sua morte a porre fine alla band».

I due sentono la mancanza dell’amico anche in un altro senso. Fletcher aveva un gran senso dell’umorismo e diceva spesso che se Gahan e Gore avevano nel gruppo ruoli ben definiti – il primo ovviamente quello di cantante, il secondo quello di autore principale – lui era quello che cazzeggiava. I due, però, sono convinti che fosse molto più importante di quel che lui stesso diceva.

«Dopo la sua morte ci siamo ancor più convinti che avesse un ruolo cruciale in questo gruppo», spiega Gore. «Dave ed io non siamo tipi particolarmente socievoli, lui invece lo era. Perciò se c’era in ballo un progetto, si metteva in azione, ne parlava in giro, dando a Dave e a me la possibilità di starcene tranquilli in un angolo. E anche se ci conosciamo da quarant’anni, la sua morte ci ha avvicinati ancora di più. Prima era Andy il collante, era la parte che ci univa».

Gahan e Gore si sono rivisti faccia a faccia per lavorare al disco solo a luglio. Il cantante pensa che se con loro ci fosse stato Fletch, avrebbe detto scherzosamente: «Possiamo smettere di parlare di morte?». Poi Gahan aggiunge: «Mi è mancata la sua presenza in studio e so che anche per Martin è stato lo stesso. Avevamo la sensazione che fosse lì con noi».

La band ha aperto l’evento di presentazione del tour a Berlino con un breve montaggio di immagini con primi piani della loro attrezzatura. La musica di sottofondo era indubbiamente dei Depeche Mode. Si reggeva su una linea di basso pulsante, intrisa di fuzz, e un cantato operistico. Poi la camera si è allontanata per mostrare i musicisti insieme in studio. Infine è arrivato il canto di Gahan: “We know we’ll be ghosts again”, sappiamo che torneremo a essere fantasmi.

Né Gahan né Gore vogliono anticipare qualche titolo dei brani di Memento Mori. A pochi giorni dall’evento di Berlino non sapevano neppure quali sarebbero i definitivi. Dicono però che la struttura dell’album è emersa in modo naturale. «Secondo me ha delle caratteristiche molto cinematografiche», spiega Gahan. «Ti guida in una specie di viaggio che inizia dicendo “Questo è il mio mondo” e finisce chiedendosi “Come posso trarne il massimo?”». La musica, racconta Gahan, ha qualcosa di malinconico, ma è anche intrisa di gioia e speranza. Nel disco ci saranno molto probabilmente 12 canzoni, con qualche extra aggiuntivo riservato a un’edizione deluxe.

Oltre a finire l’album, la band ora deve organizzarsi per tornare sul palco senza uno dei membri fondatori. «Non rimpiazzeremo Fletch: non c’è alcuna ragione per farlo», dice Gahan. «Sarebbe impossibile. Fletch era unico, questo è certo». I due stanno lavorando col polistrumentista Gordeno e il batterista Christian Eigner (che fanno parte della formazione live dei Depeche Mode dalla fine degli anni ’90) per definire l’assetto dal vivo e incorporare i nuovi pezzi in scaletta. Anton Corbijn, filmmaker e fotografo collaboratore di vecchia data della band, si sta già occupando della parte scenografica del tour.

Renderanno omaggio a Fletch in concerto? Gahan risponde che stanno ancora ragionando sulla cosa e che si stanno concentrando su alcuni dei pezzi preferiti di Fletch. «Sarà con noi in forma di spirito e ci giudicherà, ne sono certo», dice ridendo. In un altro momento leggero, un giornalista chiede se la band ha mai pensato di fare un tour unplugged. «Non possiamo staccare la corrente perché siamo una band elettronica», ridacchia Gahan. E Gore: «Forse potremmo provare con delle power bank o qualcosa del genere».

Stranamente, rispetto alle abitudini dei Depeche, il tour di Memento Mori inizierà nel Nord America e non in Europa. «Non ricordo l’ultima volta che siamo partiti dall’America, se mai l’abbiamo fatto», dice Gore. «Mi sa che l’abbiamo già fatto in passato, ma ci pareva una cosa diversa dal solito».

Fino a quel momento andranno avanti cercando di elaborare la perdita dell’amico e compagno. «È stato strano arrivare a Berlino, andare in un hotel dove eravamo stati tante volte con Andy e vedere il bar che frequentavamo assieme», dice Gore. «È stato un brusco ritorno alla realtà. Ogni cosa che faremo, d’ora in poi, sarà differente per cui dobbiamo andare avanti a testa bassa e dare il meglio».

Tradotto da Rolling Stone US.

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