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Debbie Harry, la nascita di Blondie e la lezione di Iggy Pop

L’icona new wave racconta che cosa ha imparato dal tour con il frontman degli Stooges e con David Bowie, spiega come ha creato il suo personaggio, parla della passione per il wrestling e per i film di Marilyn Monroe

Debbie Harry

Illustrazione di Mark Summers per Rolling Stone USA

Qual è la cosa più superflua che hai mai comprato?
Una delle prime cose che ho comprato e che all’epoca mi sembrava inutile era un oggetto del designer Issey Miyake. Non saprei come descriverlo, era una sorta di lunga giacca, trapuntata e senza maniche, nello stile dei braccianti giapponesi. Era unicamente sua, e l’ho presa. Non saprei cos’altro considerare come superfluo. Forse tutto.

Qual è il miglior consiglio che hai ricevuto?
Me l’ha dato un manager con cui lavoravo tanto tempo fa. Era la sua risposta preferita, la usava in tante occasioni diverse: “Non c’è niente di meglio di un pasto gratis”. Mi infastidiva un po’, perché eravamo quasi sempre fuori a pranzo, ma capisco cosa voleva dire. Il miglior consiglio serio che ho ricevuto, invece, è: “Procurati un buon avvocato”.

In che modo ti ha aiutato nel corso degli anni?
Beh, non ho studiato per diventare una donna d’affari, e ci sono aspetti davvero complessi quando si parla di diritti d’autore, edizioni, registrazioni e di come vengono usate o vendute. Non è così semplice come immaginavo una volta.

Te ne sei accorta presto?
Non abbastanza!

Nel primo periodo dei Blondie, Tony Ingrassia ti ha fatto scoprire il metodo Stanislavskij. L’hai usato per creare il personaggio di Blondie? Oppure era una versione più onesta di te che appariva solo sul palco?
Inizialmente mi ha aiutato a mettere emozioni forti nelle canzoni che non avevo scritto in prima persona. La parte difficile (vale sia per gli attori che per i cantanti) è fare scelte che possono influenzare l’esperienza della tua vita e il tuo mondo emotivo. Quando ho cominciato, il metodo mi ha permesso di guardare le cose da una certa distanza, come se mi osservassi dall’alto. Per me è stato un vantaggio incredibile.

Sei diventata famosa più tardi rispetto agli altri musicisti. Credi che ti abbia aiutato?
Forse ha reso il mio ego più flessibile.

In che modo?
Beh, crescendo realizzi che a volte devi difendere le tue idee con forza, altre devi fare un passo indietro e accettare quelle degli altri. Non c’è niente di più prezioso. L’ho capito dopo un po’ di anni.

Sei cresciuta idolatrando Marilyn Monroe. Qual è il tuo film preferito e perché?
Così sul momento direi A qualcuno piace caldo, perché è molto divertente e lei è davvero bella. Una delle mie battute preferite arriva verso la fine, quando Jack Lemmon si rivela a Joe E. Brown. Joe chiede a Lemmon di sposarlo, e lui risponde: “Non posso”, poi si toglie la parrucca. “Sono un uomo”. Joe si gira e dice: “Nessuno è perfetto”.

Nel primo tour con i Blondie hai aperto i concerti di Iggy Pop e David Bowie. Che cosa hai imparato guardandoli suonare?
Nelle loro performance c’era un certo grado d’improvvisazione. Non erano robotici, erano pieni di passione. Pop è passionale. È un tipo folle, è ovvio, ma ha i suoi standard. La sua è una follia controllata, tutto qui.

Dopo quel tour hai cambiato il tuo modo di esibirti?
Probabilmente. L’esperienza è tutto, e io ero in una posizione strana: ero una donna in una band di uomini, e non volevo essere troppo riservata o troppo carina (a parte il fatto che ero carina), volevo aggiungere altri elementi. Che ci sia riuscita o meno è un’altra storia.

Hai sempre detto di amare il wrestling. Segui ancora la WWE?
(Ride) No, non così tanto. Credo di aver chiuso con il wrestling, ci ho combattuto parecchio. È molto divertente, ma non lo seguo più come una volta. Credo di essere passata oltre.

Che consiglio daresti alla te stessa più giovane?
Non essere crudele. Tutto qui. Sia nei pensieri che nelle azioni, lascia stare la crudeltà.