David Gilmour, Polly Samson e i fantasmi di Leonard Cohen e Syd Barrett | Rolling Stone Italia
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David Gilmour, Polly Samson e i fantasmi di Leonard Cohen e Syd Barrett

Il chitarrista e la moglie raccontano la collaborazione all'audiolibro 'A Theater for Dreamers', i testi indecifrabili di Barrett, il prossimo disco solista, i problemi con Waters legati alla ristampa di 'Animals'

David Gilmour e Polly Samson nel 2016

Foto: Ernesto Ruscio/Getty Images

In un pomeriggio di fine maggio Polly Samson e il marito, l’ex frontman dei Pink Floyd David Gilmour, sono seduti fianco a fianco per un’intervista su Zoom da quello che sembra un ristorante greco, mura di mattoni e finestre dalle decorazioni geometriche comprese. È l’atmosfera perfetta per parlare dell’ultimo romanzo di Samson, A Theater for Dreamers, che parla di un gruppo di artisti, tra cui Leonard Cohen e la sua musa Marianne Ihlen, che abitavano sull’isola di Idra nel 1960, e di come lavoravano (o non lavoravano) insieme alle loro opere.

«David è sempre stato incredibilmente d’aiuto per me», dice la scrittrice. «C’è un passaggio in A Theater of Dreamers che inizia quando Leonard dice quanto sarebbe bello avere una gardenia e un sandwich ogni giorno sulla sua scrivania. La cosa che mi chiedo nel libro è questa: “Chi è che va a mettere la gardenia e perché?”. Con David, si fa a turno. A volte la gardenia la lascia lui, altre io».

«E anche una tazza di tè», aggiunge lui, facendola ridere.

A differenza delle coppie artistiche del libro, Samson e Gilmour non hanno un rapporto disfunzionale. Hanno iniziato a frequentarsi nel 1992 e si sono sposati un paio d’anni dopo. A quel punto Samson, che prima lavorava come giornalista, aveva scritto i testi per l’album dei Pink Floyd The Division Bell. Da allora ha collaborato a tutte le uscite successive del chitarrista e della band, mentre lui l’ha supportata nella fase successiva della sua carriera, quella di scrittrice, inaugurata nel 2000 col primo romanzo Lying in Bed.

L’ispirazione per A Theater for Dreamers è arrivata nel 2014, quando Samson ha letto Peel Me a Lotus, un libro della scrittrice australiana Charmian Clift che racconta un viaggio a Idra col marito, lo scrittore George Johnson. Samson, che all’epoca era in vacanza proprio sull’isola, era affascinata da quello che scriveva Clift, ma soprattutto dalle migliaia di fotografie che la ritraevano insieme a Cohen e altri negli anni ’60. La fascinazione si è presto trasformata in ossessione e da allora ha visitato Idra diverse volte: per quattro anni è tornata nella vecchia casa di Clift e Johnston, dove ha scritto il romanzo e fatto ricerche sulla storia dell’isola (il rinnovato interesse per Clift ha dato vita a una ristampa di Peel Me a Lotus, per cui Samson ha scritto l’introduzione). Nelle pause tra registrazioni e tour, Gilmour l’ha aiutata nella ricerca per il libro.

La coppia è tornata a casa a marzo 2020, lo stesso mese in cui sono iniziati i lockdown per il Covid. Il libro di Samson è uscito nel Regno Unito il mese successivo. Originariamente pensavano di promuoverlo con una serie di eventi dal vivo, ma sono passati rapidamente allo streaming, che gli ha permesso di tornare in Grecia virtualmente grazie alla set – il “ristorante” da cui si collegano per quest’intervista – costruita dal figlio e della nuora. Alle dirette partecipava tutto il clan Gilmour, che per l’occasione si è auto-definito la “Von Trapped Family”. Samson leggeva passaggi del libro e rispondeva ad alcune domande, mentre Gilmour suonava canzoni di Cohen e un inedito, Yes, I Have Ghosts, ispirato al romanzo.

Da allora, Gilmour è diventato «produttore, fonico, editor, tutto» per l’audiolibro casalingo di A Theater for Dreamers, dove ha aggiunto degli interludi strumentali – melodie folk ispirate alla tradizione greca e suoni ambientali – alle parti registrate dalla moglie. Quando hanno finito di registrare hanno collaborato a Yes, I Have Ghosts, il cui testo è ispirato da Clift e che Gilmour ha inciso insieme alla figlia Romany.

La coppia sta collaborando anche per le canzoni del prossimo disco solista di Gilmour, mentre lui lavora alla ristampa di Animals, il disco dei Pink Floyd. Il chitarrista ci ha parlato dei problemi con Roger Waters, ma l’intervista è stata effettuata prima del recente attacco del bassista. Prima di pubblicare l’articolo abbiamo chiesto un commento, ma Gilmour ha preferito non rispondere.

Ma a parte un momento in cui il chitarrista sembra innervosirsi con l’ex collega, la coppia mantiene il buonumore per tutta l’intervista. «Ci piace lavorare insieme e coinvolgerci nelle nostre opere», dice Gilmour sull’equilibrio tra matrimonio e lavoro. «E ci amiamo, ovviamente».

Polly, hai iniziato a scrivere A Theater for Dreamers dopo aver letto il libro di Charmian Clift. David, come l’hai aiutata a fare ricerca? 


Gilmour: Polly era incredibilmente occupata, lavorava come una schiava nella sua tana. Ogni tanto mi spediva un messaggio per convocarmi e chiedermi di fare qualche ricerca. Così partivo alla scoperta delle profondità di Google, ottenevo le informazioni e gliele presentavo.

Samson: Non posso avere una connessione internet mentre scrivo, mi distrae troppo. Ecco perché chiedevo a lui. Scrivere il libro è stata un’esperienza immersiva, c’era tanta ricerca da fare perché tutti i personaggi sono scrittori e tutti hanno degli archivi. Abbiamo letteralmente fatto i detective. E ci ha appassionato molto.

Gilmour: Per quattro anni abbiamo respirato l’aria di Hydra e la musica di Cohen. Quello e nient’altro.

Hai scoperto qualcosa di nuovo su Leonard Cohen?
Samson: Sono una grande fan, ma non avevo mai fatto ricerca. Amavo così tanto la musica che non volevo saper nulla sull’uomo. Ne parlavano come di un donnaiolo e sospettavo che non mi sarebbe piaciuto. Così non ho letto biografie o altro. E invece quando l’ho fatto ho scoperto che mi piacevano molto la sua personalità e la sua onestà. Tutte le cose che pensavo su di lui si sono rivelate false.

Cosa ti ha fatto cambiare idea?
Samson: La parte migliore della ricerca è stata leggere anni di lettere scritte per Marianne. Studiandole ho scoperto un uomo che non faceva false promesse. Sapeva che rischiava di cadere in depressione e che non poteva promettere una normale vita familiare, così non l’ha mai fatto. Diceva sempre a tutte, soprattutto a Marianne: «Non posso essere l’uomo che vuoi che sia». Insomma, sono finita in una posizione splendida: mi piaceva la musica e come bonus anche l’uomo. Lo definirei un uomo giusto.

È stato facile trovare la sua voce per l’audiolibro? 


Samson: La prima volta che l’ho registrato, la famiglia l’ha ascoltato ed è andata fuori di testa, perché il mio Leonard Cohen suonava come Eeyore e George Johnston come Sir Led Patterson. Non sono una professionista, quindi non sapevo come comportarmi. Devi gestire gli accenti, mentre io me li lasciavo scappare. Abbiamo dovuto rifare tutti i dialoghi, così che non suonassero deprimenti o non avessero uno strambo accento australiano.

David, per l’audiolibro hai scritto diversi interludi ispirati alla musica greca. Come hai trovato quel suono? 


Gilmour: È iniziato tutto con la musica di Yes, I Have Ghosts, che era più ispirata a Leonard, credo, che alla musica greca. Qui ho anche un mandolino, l’ho suonato nei concerti del tour di The Wall, nella notte dei tempi. E ho anche uno strumento che si chiama cümbüş, una specie di banjo fretless a dodici corde. Non sono particolarmente bravo a suonarli, ma ho iniziato a lavorare al primo pezzo e ho pensato: beh, un mandolino ci starebbe benissimo.

Samson: E hai passato un sacco di tempo in Grecia.

Gilmour: Sì, ho passato molto tempo qui, conosco e amo la musica greca. Questo progetto mi ha spinto un po’ più avanti verso quella direzione.

“Ho dei fantasmi, non tutti sono morti” è una frase di un dialogo del libro. Com’è diventato una canzone? 


Samson: Di solito le nostre canzoni iniziano con la musica, ma stavolta siamo partiti dal testo. Non appena ho scritto quella frase, sapevo che sarebbe diventata una canzone. L’idea di essere perseguitati da persone vive… quelle sono le vere presenze. Chiunque abbia subito una perdita sa come ci si sente a vedere costantemente quella persona nei finestrini del treno, immaginare di incontrarla per caso anche se non fa più parte della tua vita perché qualcuno o qualcosa te l’ha portata via – forse la guerra, o la fine di una storia. Tutti abbiamo vissuto una cosa del genere. E visto che ero così immersa nel libro, ho scritto quel verso su un post-it e l’ho mostrato eccitata a David e gli ho detto: «Quando finirò il libro, scriverò questo testo».

Gilmour: Credo che la musica e il testo siano nate in momenti diversi, ma funzionano comunque molto bene insieme. Ho passato due o tre giorni a lavorare su un passaggio che non funzionava e alla fine avevo scartato il pezzo. Non appena l’ho fatto, è riapparso e ha preso forma molto velocemente.

Com’è cambiato il vostro modo di scrivere negli ultimi 27 anni? 


Samson: Non mi nascondo più (ride).

Che intendi dire?
Samson
: La prima volta che ho scritto un testo, il precedente autore con cui lavorava David fece una critica pessima e mi ferì molto. Non dovevo dargli importanza, ma all’epoca non sapevo nulla di certe cose. Quando ho scritto i testi per The Division Bell, non volevo firmarli perché all’epoca vivevamo in un mondo molto sessista.

Gilmour: Dicevi: «Credo che verrò torturata e assassinata da legioni di fan arrabbiati».

Samson: In realtà, il fan più arrabbiato di tutti era proprio la persona (Roger Waters, nda) che ha detto: «Oh, che tragedia, fa scrivere i testi alla moglie». E non eravamo neanche sposati. Ma insomma, che differenza fa? Non volevo farmi vedere, poi David mi ha costretto.

Gilmour: All’inizio voleva che li scrivessi io, era lì per aiutarmi e criticarmi. Ma nel giro di poco tempo l’ho costretta ad avere un ruolo più importante, e si è dovuta prendere i suoi meriti.

Samson: Ora non voglio nascondere più nulla. Credo che sia tutto perfettamente ok. Posso scrivere i testi. Essere la moglie non mi squalifica, così come essere una donna. Va bene così.

Uno dei temi del libro è il rapporto tra donne creative e uomini creativi. A un certo punto, Charmian Clift dice: «Il mio lavoro esiste ai margini di quello di George». Cosa c’è di diverso tra quella dinamica e quella che vivevi tu scrivendo? 


Samson: C’è di diverso che non siamo più negli anni ’60 e aiutarsi non è un problema. Ti dà un grande sollievo. Non dà più fastidio a nessuno.

Gilmour: (Sorride amaro) Sono sicuro che qualcuno c’è ancora..

Samson: Mi dà fastidio quando i critici dicono: «Oh, ecco Yoko Ono». In realtà è bellissimo. Yoko è un’artista di 80 anni che fa cose interessanti e innovative. Quindi grazie (ride).

Gilmour: Yoko è un’artista molto rispettata. Non è un insulto.

Samson: E non ha fatto sciogliere i Beatles, non più di quanto io abbia fatto scogliere il suo gruppo. L’ho fatto?

Gilmour: No, tesoro. Era già successo anni prima che ci incontrassimo.

Samson: Oh, bene (ride).

David, nelle dirette streaming per lanciare il libro hai suonato diversi pezzi di Leonard Cohen. Cosa hai imparato dall’esperienza? 


Gilmour: Ho imparato che era un chitarrista dannatamente bravo. Di solito i cantautori usano la chitarra solo per accompagnarsi e sostenere le parole, ma Leonard era uno strumentista geniale, faceva cose con le dita che per me sono impossibili. E ovviamente è uno dei migliori autori di testi che abbia mai conosciuto.

Hai anche suonato due pezzi di Syd Barrett, Octopus e Dominos. Hai anche detto che stavi lavorando a un libro con i suoi testi. Farlo ti ha dato una nuova prospettiva?
Gilmour: Beh, sai, ho prodotto e suonato quei pezzi, nel ’69 o giù di lì, e conoscevo bene Syd. Per quanto riguarda il libro sui testi, ci ho lavorato per mesi, molto più di quanto avrei dovuto, risentendo le tracce originali in digitale isolando la voce per capire cosa stesse dicendo di preciso. A volte è impossibile. Altre volte, invece, dice cose diverse in ogni versione del pezzo, oppure cambia frasi tra un’incisione e l’altra. Il primo disco solista si chiama The Madcap Laughs, ma in alcune versioni di Octopus canta “the mad cat laughs”, con la “t”. Insomma, ho pensato di mettere questa versione, ma facendolo il titolo del disco sarebbe sembrato sbagliato. Aveva cantato entrambe le versioni, ho deciso di lasciarlo così. Decifrare i suoi testi è stato difficile, non seguiva il senso comune, non pensava in maniera lineare.

Credi che scrivesse seguendo un flusso di coscienza? 


Gilmour: Non saprei. Credo che lavorasse duramente sui testi, eppure sembrava persino a me che li inventasse sul momento.

Samson: Non aveva appunti scritti?

Gilmour: Onestamente non ricordo. Credo di sì, ma non ha mai dato nulla a qualche editore. E ai tempi non si mettevano i testi nei dischi. L’unico modo per fare il libro era ascoltare e trascriverli. E l’ho fatto per quasi tutti i brani.

Quando ho ascoltato l’audiolibro di A Theater for Dreamers, ho trovato un parallelo con la vita di Syd. Nel romanzo, il personaggio di Marianne parla di come il figlio abbia preso l’LSD e ne sia uscito distrutto. L’idea che gli acidi abbiano distrutto Syd è ovviamente molto diffusa. Qualche anno fa, però, Nick Mason ha detto che l’LSD aveva peggiorato le cose, ma che lui non voleva più stare in una band. Cosa ne pensate? 


Gilmour: Beh, credo che una cosa abbia portato all’altra. Fino ai 20 anni Syd era un normale essere umano, come tutti gli altri. Non c’era nessun segno strano. Insomma… non so. Di sicuro non rifiutava le droghe che gli proponevano. E c’era una strana consorteria di fan che gli girava intorno, pensavano che dargli della droga fosse romantico.

Samson: Forse volevano vantarsi di aver fatto un trip con Syd Barrett?

Gilmour: Sì. E lo aiutavano perché era quello che voleva. Non credo che quelle persone, alcune le conoscevo vagamente, fossero consapevoli del male che gli stavano facendo, anche se a me e ad altri non sembrava una grande idea. Ci sono persone che si fanno un trip o una canna e la loro vita resta segnata negativamente per sempre. Per altri, invece, succede l’opposto.

Tornando all’audiolibro, David, hai detto che i musicisti dovrebbero lavorare di più con questo format. Ti piacerebbe farne altri?
Gilmour: Non abbiamo pianificato nulla. Insomma, Polly scriverà un altro libro, prima o poi, e io scriverò altra musica.

Samson: Beh, lo stai facendo adesso (ride).

Gilmour: Sì, sto cercando di scrivere musica e la nostra collaborazione continuerà, non ci sono dubbi.

È musica che ricorda quella di Cohen? 


Gilmour: Beh, ci sono diverse cose che risalgono al periodo precedente al libro, a prima del mio ultimo album, e alcune nuove, le sto suonando per ritrovare l’umore giusto per lavorare.

Quanto tempo pensi che passerà prima della pubblicazione del disco? 


Gilmour: Spero di averlo pronto per il prossimo anno, forse quello dopo. Non sono veloce. Il lockdown è uno dei problemi. Noi siamo entrambi vaccinati, quindi l’atmosfera è un po’ più leggera. Ma invitare musicisti anziani per ascoltare, aiutare e suonare insieme è stato quasi impossibile nell’ultimo anno. Prima o poi vorrei suonare con dei veri musicisti, ecco.

Immagino che tu non stia lavorando solo in acustico, ma il lockdown ti ha fatto pensare diversamente alla scrittura? 


Samson: Il prossimo album sarà tutto per chitarra acustica e arpa (ride).

Gilmour: Ci sarà più arpa del solito. La parte difficile sarà tenere insieme tanti suoni così diversi, trasformarli in un tutto omogeneo.

Samson: Sarebbe un peccato non avere più la chitarra elettrica.

Gilmour: Suonerò ancora la chitarra elettrica. Ma quella che ho adesso non è più da “dio del rock”, come qualcuno si potrebbe aspettare.

Samson: Non avresti dovuto venderle, vero? (Ride)

Gimson: Ho ancora tante chitarre splendide.

Vuoi tornare in tour? 


Gilmour: Non ci ho ancora pensato, ma l’ultima volta è stato splendido. Ho suonato in Sud America per la prima volta. È stato gratificante e molto bello. Al momento l’idea di suonare per 10 mila persone chiuse in un’arena è terrificante, non credo mi piacerebbe farlo. Dobbiamo far passare un po’ di tempo.

C’è qualcosa in arrivo dagli archivi dei Pink Floyd? Di recente si è parlato molto della ristampa di Animals.
Gilmour
: Beh, è stato fatto uno splendido remix del disco, ma qualcuno ha cercato di infilarci a forza delle note di copertina che non ho approvato e, umh, qualcuno sta puntando i piedi e bloccando la pubblicazione.

Samson: Ma non avete mai avuto note di copertina, giusto?

Gilmour: No, non le abbiamo mai usate.

Samson: E perché adesso ci sono?

Gilmour: Perché qualcuno le voleva, ha chiesto a un giornalista di scriverle, ma io non le ho approvate. E ora si è arrabbiato. Sai com’è fatto, poverino.

Spero che un giorno i rapporti si faranno più distesi…
Gilmour: Temo sia difficile. C’è tanta disinformazione. E non ho granché voglia di rispondere costantemente a tutte le menzogne che vengono dette su di me e su quello che sto facendo.

Questo articolo è stato tradotto da Rolling Stone US.