David Gilmour parla del ritorno dei Pink Floyd: «La guerra in Ucraina è mostruosa» | Rolling Stone Italia
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David Gilmour parla del ritorno dei Pink Floyd: «La guerra in Ucraina è mostruosa»

Il chitarrista racconta perché ha deciso di usare il nome del gruppo per ‘Hey Hey Rise Up’, come ha costruito la canzone, il suo rapporto con gli ucraini, i troll che lo criticano e il futuro della band

I Pink Floyd nella formazione con cui è stata incisa 'Hey Hey Rise Up': Nitin Sawhney, David Gilmour, Nick Mason, Guy Pratt

Foto press

Qualche giorno dopo l’inizio dell’invasione russa dell’Ucraina, il cantante (e ora soldato) Andriy Khlyvnyuk ha pubblicato su Instagram un video in cui canta Oh, the Red Viburnum in the Meadow, una canzone popolare che parla della reazione degli ucraini di fronte alle avversità. Qualche tempo fa il musicista, frontman di un band di Kyiv chiamata Boombox, sperava di poter suonare in tour negli Stati Uniti. Quando ha scoperto che la Russia aveva invaso il suo Paese, è tornato per difenderlo. All’inizio della guerra ha detto a Rolling Stone che proteggere l’Ucraina era un dovere per il bene del mondo intero: l’Occidente «ha bisogno di noi, come uno scudo che protegga tutti». Nel video indossa un uniforme e imbraccia un fucile automatico, mentre canta in una piazza vuota: «La nostra Ucraina si rialzerà e gioirà».

David Gilmour ha guardato il video con ammirazione. «La mia nuora è ucraina, me l’ha mandato e l’ho trovato fantastico», racconta. «Noi abbiamo un nome e una piattaforma, i Pink Floyd, e dovremmo usarla di più. Quel video mi ha stimolato a fare qualcosa». Così si è chiuso nel suo studio, ha trovato gli accordi per accompagnare la voce potente di Khlyvnyuk e ha scritto Hey, Hey, Rise Up, la prima nuova canzone dei Pink Floyd in quasi trent’anni.

«Pensavo che avremmo potuto usare la nostra piattaforma per fare del bene», spiega Gilmour. «Così ho chiamato Nick (Mason, il batterista dei Pink Floyd, ndr) e gli ho chiesto se volesse partecipare. Ha accettato». Una decina di giorni fa i due, insieme al bassista Guy Pratt e al tastierista Nitin Sawhney, hanno registrato il brano, che mantiene la melodia originale con l’aggiunta di assoli di chitarra. L’hanno fatto nello studio casalingo di Gilmour, accompagnati da una proiezione del video di Khlyvnyuk. Gilmour e Mason non registravano un nuovo brano dei Pink Floyd dal 1994, durante le session di The Division Bell.

Gilmour aveva chiuso il capitolo dei Pink Floyd nel 2014, con The Endless River, che lui e Mason avevano costruito a partire da alcune registrazioni delle session di dieci anni prima. Ha cambiato idea per Hey, Hey, Rise Up. La band ha pubblicato il brano il più velocemente possibile, così da sensibilizzare il pubblico sulla condizione dei civili ucraini e raccogliere fondi per portare aiuti umanitari nel Paese.

«Spero che questo pezzo faccia del bene», dice ora il chitarrista, che ci ha spiegato perché ha voluto rimettere in piedi i Pink Floyd. «Spero che ci aiuti a fare qualcosa».

Cosa c’era in quel video che ti ha ispirato a scrivere una nuova canzone dei Pink Floyd?
Era commovente vedere Andriy in quella piazza vuota di Kyiv, nel mezzo di tutto questo caos, tirare fuori quella voce e cantare un pezzo travolgente a niente e nessuno.

Perché era così importante pubblicarla con la band e non da solista? 


Beh, ovviamente perché i Pink Floyd hanno un seguito e una piattaforma molto più grande. Quando ne ho parlato con Nick, lui mi ha detto che era disposto a farla come Pink Floyd, non c’era neanche da pensarci. Vogliamo diffondere un messaggio di pace, sollevare il morale di chi sta difendendo la sua terra. Perché non farlo?

 

 
 
 
 
 
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Conoscevi già la musica di Andriy?
Nel 2015 mi è stato chiesto di partecipare a un concerto di beneficenza per il Free Theatre bielorusso. I membri sono costantemente vessati, incarcerati e trattati malissimo dal loro Paese, così abbiamo suonato per raccogliere dei fondi. Anche i Boombox erano a quello show. Andriy però non è potuto venire, il suo visto era scaduto all’ultimo momento e allora ho suonato quattro brani con la sua band. Sono musicisti molto bravi. Così, quando Andriy ha lasciato il tour per tornare a casa e combattere, mi ha ispirato e dato i brividi. È un uomo coraggioso.

Come ha reagito quando gli hai detto che volevi registrare il pezzo?
Sembrava entusiasta. Sono riuscito ad avere il suo numero e l’ho chiamato, credo che all’inizio fosse un po’ sospettoso, non pensava che fossi davvero io. Mi ha chiesto di usare FaceTime, ho accettato e quando mi ha riconosciuto ha capito che era tutto vero e ha accettato. È stato grande, adora il pezzo. Io sono felice per lui e per noi, possiamo fare qualcosa per l’umanità nel mezzo di tutta la barbarie che sta accadendo laggiù.

Le session sono state poco più di una settimana fa. Quanto velocemente è nato il progetto?
Ho letteralmente iniziato a pensarci due settimane fa. E ora eccoci qui.

Com’è stato tornare a registrare con Nick Mason?
Beh, è stato fantastico. Non ci sono altri batteristi come Nick. È fantastico tornare a suonare con un pezzo dal significato così bello.

Il brano inizia con un coro. Chi è a cantare?
Subito dopo aver visto il video di Andriy nella piazza vuota di Kyiv, ho cercato altri video. Ne vedi uno e te ne suggeriscono subito degli altri. Tra questi ce n’era uno di un coro folk ucraino, Veryvka. Cantavano una versione diversa del brano, la cosa bella è che riuscivano a renderlo più arioso. Così ho deciso di inserirlo all’inizio, per capire come avrebbe suonato, ed era grandioso. Li abbiamo contattati e chiesto il permesso di usare quel frammento.

Come hai lavorato all’arrangiamento?
Beh, innanzitutto bisognava trovare gli accordi che immaginava Andriy mentre cantava. Ho fatto dei tentativi e ho controllato altre versioni. Una volta trovati gli accordi per la parte vocale, li ho suonati un po’ di volte. Ho preso la sua voce e l’ho suonata con un clic, poi ho aggiunto la chitarra. Quando la parte vocale è finita, ho continuato a suonare, ho lasciato che la chitarra mi guidasse verso nuovi accordi e il resto del brano. Sono venuti fuori degli accordi che sembravano parte dello stesso pezzo, ma di una sezione nuova. Credo stiano bene col tema e il resto della musica.

Hai improvvisato gli assoli?
Direi che improvviso molto e poi aggiusto. Se faccio degli errori – e succede spesso – mi metto al lavoro e cerco di capire cosa fare. Di solito le cose migliori vengono senza pensarci su troppo.

Gli accordi che accompagnano l’assolo sono venuti fuori spontaneamente dal canto di Andriy, quello che suono è ispirato a lui. Quindi possiamo dire che c’è un’influenza diretta da parte dell’Ucraina, anche se quando suono non penso a niente. Lascio che la mia mente si liberi e trovi la strada da sola.

Pensi di scrivere altro per i Pink Floyd? Questo brano fa parte di uno dei progetti a cui stai lavorando?
È un episodio isolato per i Pink Floyd. Io sono sempre al lavoro, spero di chiudere un disco prima o poi, ma al momento sono concentrato solo su questo.

Ti sei subito schierato contro l’invasione russa dell’Ucraina. In che modo la guerra ha toccato la tua vita?
Tutte le guerre, soprattutto quelle scatenate da una superpotenza contro un Paese indipendente e democratico provocano in me un’enorme rabbia e frustrazione. Come ho già detto, ho una piccola connessione con l’Ucraina, cioè mia nuora. E conoscevo anche i Boombox, non così bene, ma da un po’ di tempo. Pensare che un uomo abbia il potere di entrare in un Paese indipendente e democratico e uccidere la popolazione è terribile e frustrante, mi fa infuriare. È una cosa mostruosa, fuori da ogni logica.

Ero frustrato perché non potevo fare nulla. Poi Andriy è arrivato con la sua voce e mi ha liberato, mi ha permesso di usare le mie capacità e la mia reputazione al servizio di qualcosa di concreto per quella nazione. Queste cose stanno avvenendo ora, devi fare il possibile per sollevare il morale di chi le sta vivendo. Vuoi che la guerra sia la priorità dei media, che la coscienza della gente si attivi.

A marzo hai eliminato la tua musica e parte di quella dei Pink Floyd dalle piattaforme di streaming in Russia. Perché hai deciso di farlo? Ho notato che non ci sono tutti i dischi della band.
L’ultima cosa che voglio fare è colpire la popolazione, i russi non sono tutte persone orribili. È la loro leadership che ha preso una piega orrenda. Il punto è che le sanzioni funzionano così. Pensavo che quel gesto poteva convincere i russi a pensare a quello che sta succedendo, a muoversi per cambiare le cose nel loro Paese. Ho chiesto l’approvazione a Nick e agli eredi di Syd Barrett, poi abbiamo tolto tutto il possibile.

Cosa pensi della reazione del pubblico al vostro gesto?
Beh, di troll ce ne sono sempre parecchi. Cerco di evitarli, ma ci sono stati anche tanti commenti entusiasti e favorevoli, da tutto il mondo. Gli ucraini sono grati a tutti quelli che cercano di fare qualcosa, a chi mostra solidarietà mentre vivono l’inferno.

Cosa vorresti che facesse il resto del mondo di fronte all’invasione russa?
Gran parte del mondo sta reagendo nel modo giusto. Sono arrabbiati e frustrati. Si vede nei leader degli altri Paesi. Nella voce del presidente degli Stati Uniti, Joe Biden. Ogni tanto si lascia scappare quello che prova, altri leader l’hanno fatto. Le opinioni abbondano. Non doveva succedere. Non dobbiamo permettere che accada. Ma viviamo in un mondo in cui ancora, nel ventunesimo secolo, situazioni mostruose come questa possono verificarsi. La mente vacilla, è oltre la mia comprensione.

Questo articolo è stato tradotto da Rolling Stone US.

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