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David Crosby: «Trump non se ne andrà spontaneamente, ci sarà un conflitto armato»

«Il presidente è un bimbo di 8 anni che piscia nello studio di papà», dice il musicista che nelle ultime settimane ha perso un figlio, ha scoperto che forse non potrà più suonare la chitarra e pensa alla morte

David Crosby

Foto: Jordan Strauss/Invision/AP/Shutterstock

David Crosby è convinto che gli ultimi mesi non siano stati diversi dai giorni bui del 1968. Con la differenza che Nixon era un nemico che Crosby riusciva a capire, Trump non lo è. «Oggi dipingerei il cattivo a tinte più cupe», dice. «Ti dico come vedo Trump. È un bambino di 8 anni che è finalmente entrato nello studio di papà, dove gli è sempre stato impedito di entrare, e si mette a pisciare sulle carte del padre. Se ne va in giro col pisello all’aria pisciando e dicendo: ti faccio vedere io, adesso».

«Non ha la testa a posto. È molto più pericoloso di Nixon perché ha un ego smisurato ed è stato cresciuto da mostri. Il padre dev’essere una persona orribile, lo si capisce». Ovviamente, Crosby pensa che la reazione di Trump al movimento di protesta nato dopo l’assassinio di George Floyd a Minneapolis per mano di un agente di polizia sia pateticamente inadatta.

Tutto questo succede in un momento particolarmente delicato per il cantante. Da una parte il collasso dell’industria dei concerti ha avuto un impatto devastante sulle finanze di Crosby, dall’altra sta soffrendo per una tendinite che potrebbe impedirgli per sempre di suonare la chitarra. Come se non bastasse, lo scorso mese un’overdose di oppioidi ha ucciso Beckett Cypher, suo figlio biologico cresciuto da Melissa Etheridge e della partner di lei Julie Cypher.

Crosby si sta buttando sul lavoro e sta registrando un nuovo album che sarà probabilmente intitolato Lifting Force o semplicemente Lift. Sta anche lavorando per sostenere la campagna presidenziale di Joe Biden.

Che effetto ti ha fatto vedere il video di George Floyd? Perché lo hai visto, vero?
Certo. Non so se sei mai stato arrestato, ma quella è gente dura. E ammazzare una persona non è poi difficile. Quel tipo [l’agente Derek Chauvin] è un assassino. Ma perché era ancora nelle forze di polizia con i precedenti che aveva?

Non è accettabile. È il momento di dire: le cose non funzionano, dobbiamo sistemarle, costruire un nuovo sistema valoriale. Dobbiamo insegnare a questa gente il valore della vita, devono capire che si devono guadagnare il rispetto. Chiederlo non basta, devono guadagnarlo. Questo dobbiamo spiegare a questi tizi. Dobbiamo anche pretendere che siano prese persone di qualità, un po’ come avviene per gli insegnanti.

Che cosa vorresti cambiasse nel comportamento della polizia?
Superiorità morale. Se un poliziotto arriva, indossa un’uniforme, è armato in modo normale e non si comporta come un soldato in Vietnam, ha il mio rispetto. Non lo ha se arriva in tenuta da combattimento, carico di armi, con un migliaio di proiettili, una specie di macchina da guerra. Non è quello il suo lavoro.

C’è chi dice che il movimento di protesta del 1968 abbia avvantaggiato Nixon nella campagna che lo portò alla presidenza. La gente che voleva il mantenimento dell’ordine pubblico votò per lui. Temi che possa accadere qualcosa di simile con Trump, in autunno?
No. Il tentativo di manipolare le manifestazioni a scopo politico è stato scoperto. Ha reagito in modo pessimo. La reazione alla recita davanti alla chiesa [quando Trump ha posato con la Bibbia in mano] è stata per il 99,99% negativa. Trump finirà per incularsi da solo. I suoi errori sono una benedizione, fanno capire che è un idiota del cazzo, che è un pazzo.

Penso però che le cose peggioreranno prima che se ne esca. Non è una cosa che dico volentieri, ma molti di noi pensano che Trump non lascerà la Casa Bianca spontaneamente. Ci sarà un conflitto armato. Ti dirò, però, che quei tizi che posano da duri con il fucile in mano e tutto quell’altro equipaggiamento sono solo delle fighette. Non sono mai stati in una zona di combattimento in vita loro. Non sanno un cazzo.

So che alle primarie appoggiavi Pete Buttigieg e avevi dei dubbi su Joe Biden. E adesso?
La mia analisi era accurata. Pete Buttigieg era l’uomo migliore in campo. Nessun altro candidato era altrettanto intelligente. Ed è anche una brava persona, uno seriamente impegnato. Mi piaceva come persona, sarebbe stato un leader eccezionale. Mi chiedi se il Paese è pronto per un presidente gay, anche se si tratta del candidato migliore sulla piazza? No. Potrebbe fare il Segretario di Stato? Cazzo, sì. E lo stesso vale per [Elizabeth] Warren.

Pensi che Joe Biden sia all’altezza della situazione?
Ci prova. È un tipo a posto. È un essere umano decente che è passato attraverso esperienze dolorose e questo lo rende umano. Lui sa che cos’è il dolore. Quegli altri stronzi non lo sanno. Lui sì e questa cosa la apprezzo. Sono le ferite che ti rendono migliore. Lui ne ha.

Credo in lui come persona e sto lavorando a suo favore con Joe Walsh, Whoopi Goldberg e altri amici. Abbiamo già raccolto due milioni di dollari e dovremo raccoglierne altri. Credo in Joe. I suoi valori sono i miei: intelligenza, umanità, compassione, curiosità, senso dell’umorismo. Sono le qualità che apprezzo in un essere umano e lui le ha tutte quante.

Che cosa hai imparato dagli anni ’60? C’è stato un grande movimento di protesta in America, ma la società non è cambiata quanto si sperava.
La lezione più importante che ho imparato è questa: credere nella democrazia. È il sistema migliore. Abbiamo provato la monarchia, le giunte, i dittatori. Io credo nella democrazia e nella trasparenza dei finanziamenti. Senza di essa, la gente coi soldi può comprarsi la politica, le multinazionali possono mettersi in tasca il governo come stanno facendo adesso.

Cambiando argomento, come te la passi? So che ultimamente è stata dura, in molti sensi.
La cosa peggiore è la morte di mio figlio.

Mi spiace, David. Non riesco nemmeno a immaginare che cosa significhi.
Non l’ho cresciuto io, ma ci siamo frequentati. Gli volevo bene e lui ne voleva a me, eravamo una famiglia. [Fa una pausa] È dura. I figli non dovrebbero morire prima dei genitori. Quando succede, è come se ti tirassero un cazzotto in faccia, è come se un treno ti investisse. Rimettersi in piedi non è facile dopo una botta del genere. Non l’ho ancora elaborata, lo farò, è dura.

E intanto, mi è venuto il dito a scatto alle mani. Ho cercato di curarlo, ma non ha funzionato. La mano destra mi fa un male dell’accidente. Forse non potrò mai più suonare la chitarra.

E il sistema democratico che amo e in cui credo sta cadendo a pezzi, viene abusato e stuprato, gli hanno sparato, è stato strangolato. E non stiamo affrontando problema del cambiamento climatico perché quelle merde pensano che farlo non sia economicamente vantaggioso. Manco capiscono che è reale. Questa cosa è tremenda, ho dei figli, voglio lasciare loro un pianeta su cui vivere.

Mi chiedi come sto? Fatico a restare a galla. Ma sono uno che pensa positivo. Ne ho passate di ogni. Non sono uno che s’abbatte facilmente. Se mi tiri un cazzotto non reagirò, sono vecchio, ma mi rimetterò in piedi. Ho un sacco di problemi e, lo ammetto, a volte piango.

Riuscirai a tenere la casa?
È ancora in pericolo. Che ti aspetti, amico? Sai come vanno le cose. Soldi dalla vendita dei dischi non ne vedo più. È che come se ti pagassero un centesimo per un mese di lavoro a Rolling Stone. E così, metà dei miei introiti se ne sono andati. E pure l’altra metà non c’è più [si riferisce ai concerti che non può più fare causa Covid]. Soldi da parte non ne ho. Non ho guadagnato a sufficienza per accantonarli. Ho perso entrambe le fonti di sostentamento per un anno. E quando potrò finalmente tornare a lavorare, non so se sarò in grado di farlo. È una merda. È un periodaccio.

Capiamoci, non sto frignando perché non posso lavorare. Dico solo che questa situazione è bella tosta per chi non porta a casa dei soldi. E lo so che per i più giovani è ancora peggio, lavoro con loro, sono miei amici. Gli tocca tornare a vivere da mamma.

Immagino che i fan pensino che hai messo da parte qualcosa dopo aver fatto tutti quei tour con Stills e Nash.
Presente la cocaina?

Siete stati in tour fino al 2015, molti anni dopo che ne sei uscito, no?
Non facevo tanti soldi coi concerti. Vivevo bene, oggi no. Non ho più entrate. Ripeto, non mi sto lamentando, ma dobbiamo battere il coronavirus. Non credo che la gente abbia presente le conseguenze che ha avuto sul mondo della musica. Quasi tutte le persone che conosco non hanno più un lavoro, non hanno entrate. La gente dice: siete delle rock star, viaggiate in Cadillac e gettate al vento un sacco di denaro. Tutte stronzate. Il 90% di noi lavora come ogni altra persona e ora il lavoro non c’è più.

L’anno prossimo potrai tornare in tour, si spera.
Me lo auguro. Non so però se arriverò all’anno prossimo. Davvero. Ho quasi 80 anni. Potrebbe essere il mio ultimo anno sulla terra.

È un pensiero cupo.
Non mi sto lamentando, ti sto dicendo la verità. Quest’anno poteva essere la mia ultima chance di andare in tour. È una gran rottura di coglioni, ma non penso che abbiano sbagliato a vietare gli assembramenti. Dico solo: non dimenticate che questa cosa ha delle conseguenze. Per noi musicisti è un cazzo di disastro.

Se non riuscissi più a suonare la chitarra andresti lo stesso in tour, limitandoti a cantare?
Certo, sono un bravo cantante. Vorrei farti sentire il disco che ho appena fatto con James [Raymond]. Ho cantato alla grande.

L’hai finito?
Praticamente sì. Si intitolerà Lifting Force o Lift. È un bel disco. Ci sono tre singoli e io prima d’ora non ho mai avuto singoli. Uno è scritto con Michael McDonald ed è fortissimo. Si chiama River Rise, Michael fa le armonie vocali con me. Siamo fortissimi. Quando cantiamo assieme mettiamo paura.

C’è anche una canzone che ho scritto con Donald Fagen. È un gran pezzo. Onorato di avere un suo testo, erano un paio d’anni che glielo chiedevo. Ci è voluto un po’, ma ha scritto parole meravigliose. La gente amerà questo disco, amerà la musica. Mi aiuta ad avere qualcosa a cui aggrapparmi mentre vivo questo periodo nero.

Sei un combattente, lo supererai.
Lo supererò. Ne ho passate di ogni. Non mi si ammazza facilmente.

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