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Damon Albarn: la cosa strana è che con i Blur
mi diverto

Suona con loro perché è “bello, rumoroso e un po’ stupido”, prepara un disco con i Gorillaz e porterebbe Trump sul palco. A cantare

Damon Albarn è pronto al nuovo album dei Gorillaz

Damon Albarn è pronto al nuovo album dei Gorillaz

Damon Albarn, al telefono dalla sua casa di Londra, ci racconta di quanto odi e ami rimettere insieme i suoi Blur, parla dei progetti futuri con i Gorillaz e di molto altro: «Sono sdraiato sul divano, ho appena messo sul fuoco la cena per la mia famiglia», dice. «Spero che si cucini mentre parliamo, così il mio genio multitasking avrà superato anche questo martedì sera».

Nel 2015 cade il 20esimo anniversario della Battaglia del Brit Pop, in cui Blur e Oasis erano arcinemici impegnati in una lotta l’uno contro l’altro. Credi che quella competizione abbia fatto bene alla musica inglese?
Sicuramente è stata molto divertente, abbiamo usato i fantasmi degli anni ’60 per coprire lo scheletro dell’era moderna. Era un periodo interessante, davamo forma alla musica creando prototipi. Le canzoni risentivano di quella atmosfera. Dal punto di vista dei testi, sinceramente non credo che si scrivano più canzoni del genere oggi.

Tu e Noel Gallagher avete fatto pace, giusto? Vi vedete spesso?
Sì, a volte. Mi trovo bene con lui, fa morire dal ridere.

Ascolti qualcosa di nuovo? Qual è l’ultimo disco che ti è piaciuto?
Adoro le Ibeyi, mi piacciono molte cose, ma adesso non mi vengono in mente i nomi.

Ok, provo a buttarne lì uno: cosa pensi di Kanye West?
Credo sia piuttosto originale.

Taylor Swift?
Notevole, ma non originale. Qualcun altro? Andiamo avanti.

Drake?
Non costante come potrebbe essere.

Future?
Molto interessante e a volte esilarante.

Il tuo musical Wonder.land, ispirato ad Alice nel paese delle meraviglie, debutterà tra poco a Londra. Cosa ti ha spinto a lavorare su questo tema?
Da piccolo ero terrorizzato da Alice nel paese delle meraviglie, in particolare ero fortemente disturbato dalla Duchessa, me la sognavo di notte. Il tema del musical però è l’identità, come sia possibile e anche molto facile oggi avere identità multiple ed essere sempre un po’ passivamente schizofrenici per via dei social media.

Sei contento di suonare al Madison Square Garden con i Blur? (il concerto si è tenuto il 23 ottobre, prima della realizzazione di questa intervista, ndr)
Verrà qualcuno a vederci? Gliene frega qualcosa?

Io ci sono.
Bene, tu sei una. Conosco un paio di persone a NY che verranno, quindi sarete almeno in tre. Sì, sono molto felice all’idea. È una cosa che sognavamo all’inizio della nostra carriera, senti qualcuno che suona al Garden e pensi: “Cristo, sarebbe fantastico”.

Ti piace suonare con i Blur?
A essere sincero cerco di evitarlo come la peste. Però ogni volta che salgo sul palco con loro succede una cosa strana, e cioè comincio a divertirmi tantissimo. Poi scendo e dico: “Mai più”. È molto strano.

Come fai a evitarlo?
Non lo so. Credo a volte di dimenticarmi di tutte quelle canzoni che abbiamo fatto insieme tanti anni fa. Poi però ci divertiamo sul palco, c’è un senso latente di nostalgia, ma è anche bello, rumoroso e un po’ stupido. Avere questi tre elementi che si scontrano di continuo è un’ottima ricetta.

A cosa stai lavorando in questo momento?
Ho iniziato da poco un nuovo disco dei Gorillaz, sta andando avanti molto velocemente ed è pieno di energia. Sono rimasto per anni bloccato davanti a un pianoforte, da qualche parte a off-Broadway per scrivere il musical. Adesso voglio fare qualcosa che vada nella direzione completamente opposta.

Cosa fai nel tempo libero?
Se c’è una partita di calcio da qualche parte, non me la perdo. Oppure vado in campagna o al mare, cucino, faccio passeggiate, mangio porridge e pratico yoga. Questa settimana vado a Dismaland (il parco tematico di Banksy, ndr) a incontrare delle persone.

Siete amici, tu e Banksy?
Sì, ci conosciamo dall’anno 2000. Un sacco di tempo.

Che ne pensi della notizia che è uscita sui tabloid inglesi secondo cui il primo ministro David Cameron ha fatto sesso con un maiale morto quando era al college?
Non mi fido dei politici, però credo che Cameron sia diventato un po’ più cool da quando ha ammesso di aver fumato qualche spinello. Non mi sembra che gli abbia fatto male, vero?

E che ne pensi dei politici americani? Qualche considerazione su Donald Trump?
Mmm. Forse potrei chiedergli di venire a cantare Parklife con noi!

Questo articolo è pubblicato su Rolling Stone di novembre.
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