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Curtis Harding: «Vi spiego cosa è lo slop’n’soul»

Dice che la sua musica è incasinata, indigesta, funky. Trovate un altro cantante emergente capace di mescolare voci soul con chitarre garage-rock

Curtis Harding, 34 anni. Foto di Hedi Slimane

Curtis Harding, 34 anni. Foto di Hedi Slimane

Probabilmente non avete mai sentito nominare Curtis Harding. Altrettanto probabilmente non riuscite a intravedere una ragione valida per sprecare un’ora del vostro tempo ad ascoltare un artista sconosciuto al suo album di debutto, senza referenze illustri, produttori blasonati o etichette importanti alle spalle.

Ma credeteci sulla fiducia: basta metterlo in play un paio di minuti per trovare la giusta motivazione, perché è difficile scovare un musicista in grado di mescolare in maniera così riuscita la musica bianca con quella nera, le armonie vocali del soul con le chitarre del garage rock.

Il suo primo disco si intitola Soul power, esce per Burger Records e tra qualche settimana lo porterà in Italia dal vivo.

Al telefono la sua voce suona aperta e cordiale, nonostante a causa della differenza di fuso orario lo abbiamo praticamente buttato giù dal letto… Hai definito la tua musica slop’n’soul. Cosa significa esattamente?
Che uso stili e generi che di solito la gente non osa mischiare. “Slop” significa avanzi, nello slang degli Stati del sud è il cibo che aggiungi al pastone dei maiali. Anche la mia musica è così: può essere incasinata, un po’ indigesta, funky (in inglese significa anche puzzolente, ndr) ma ha un sapore deciso.

Il video di “Keep On Shining”:

E in effetti il tuo album ha ricevuto critiche entusiaste proprio perché è difficile classificarlo in un genere…
Non è stato un disco molto ragionato. Semplicemente, avevo da parte un po’ di canzoni che volevo registrare. All’inizio per farlo avrei voluto formare una band, ma non riuscivo mai a riunire i vari musicisti perché erano tutti molto incasinati in quel periodo, così alla fine ho deciso per un album solista.

Sei nato e cresciuto a Saginaw, una cittadina del Michigan, ma a 15 anni ti sei trasferito ad Atlanta. Questo cambio così netto di ambiente ha influenzato la tua musica?
Sono due posti completamente diversi, anche per la mentalità della gente. In Michigan nevica un sacco, perciò passi la maggior parte del tuo tempo chiuso dentro casa, mentre ad Atlanta c’è sempre il sole e hai la possibilità di fare molte più cose. Ovviamente questo ha influenzato molto il mood delle mie canzoni. Ma non per questo preferisco fare musica ad Atlanta, a volte mi ispira di più l’atmosfera di Saginaw, dipende dal mio umore. Per fortuna viaggio molto, perciò ho l’occasione di cambiare spesso!

A casa mia si ascoltava un po’ di tutto: mia sorella suonava
acid rock, mia mamma era una cantante gospel.

Prima di Soul power hai fatto rap, sei stato uno dei coristi di Cee-Lo Green e degli Outkast e hai bazzicato la scena punk rock. Come mai un background così eclettico?
Ho avuto una serie di stimoli molto diversi, che mi hanno fatto venire voglia di sperimentare. È così fin da quando ero piccolo, a casa mia si ascoltava un po’ di tutto: mia sorella suonava un sacco di acid rock, mia mamma invece era una cantante gospel e amava molto il soul e l’R&B.

Parallelamente alla tua carriera solista hai messo in piedi un progetto chiamato Night Sun insieme a Cole Alexander dei Black Lips. Com’è nata l’idea?
L’ho incontrato in un bar di Atlanta, era lì per un dj set. Ricordo che rimasi colpito perché suonava solo vecchi dischi gospel, il che era molto insolito in un contesto del genere. Abbiamo cominciato a chiacchierare e abbiamo scoperto che ci piaceva la stessa musica. Alla fine della serata andavamo così d’accordo che ci siamo ritrovati a parlare di creare un possibile side project insieme ad altri amici, e così è nato Night Sun. L’idea era di registrare un album insieme, ma abbiamo tutti parecchio da fare in questo periodo: è dura incastrare i nostri impegni…

A proposito di impegni, il 27 febbraio suonerai al Covo Club di Bologna. Sei mai stato in Italia prima?
No, mai. Ma sono sicuro che sarà un’esperienza bellissima. Spero di ritagliarmi anche un po’ di tempo per visitare la città e soprattutto un buon ristorante!

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