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Crookers e Mr. Oizo contro i rapper seriosi

‘Voilà’ è il racconto tragicomico di una settimana di vita di Phra, che qui si trasforma in rapper. «Quelli che mi dicono che non devo fare il rap perché non è il mio mestiere mi fanno volare»

Crookers e Mr. Oizo

Foto press

Quando per la prima volta è uscita la notizia di un EP congiunto di Crookers e Mr. Oizo, tutti si aspettavano un progetto spaziale e minimale, un sound martellante e ipnotico da far tremare i subwoofer di tutto il mondo. In fondo, tra loro due hanno collezionato centinaia di migliaia di spettatori, centinaia di date, decine di festival, una quantità impressionante di tracce rivoluzionarie per il panorama dance. L’EP in questione, dal titolo Voilà, oltretutto è pubblicato da Ed Banger Records, una delle etichette-simbolo dell’elettronica francese grazie ad artisti come Cassius, Breakbot e Justice.

E invece, sorpresa! Si tratta di un progetto in cui Oizo fa il produttore, e Crookers – anzi, Phra, com’è indicato su Spotify, anche se si tratta di una catalogazione dettata dalla piattaforma e non scelta dai due artisti – il rapper. Ad alcuni è cascata la mascella, ma non si tratta di una novità assoluta. Prima che l’italianissimo duo Crookers si imponesse tra i giganti dell’EDM europea con Tons of Friends, infatti, e prima che Phra (rimasto unico tenutario del nome dopo il divorzio dal socio Bot) diventasse produttore e talent scout di Massimo Pericolo e tanti altri, le sue doti da mc surreale e genialoide erano già emerse nel Crookers Mixtape del 2007, il progetto che aveva dato il via alla sua lunga carriera. Ad ogni modo, Phra accetta di buon grado anche le perplessità di una parte del pubblico, ci racconta seduto al tavolino di un bar, mentre ordina il secondo caffè e si gode il primo sole primaverile.

«Sto ricevendo un tot di messaggi contrastanti, ma è un gran bene: anche quelli che mi dicono “Non fare il rap, che non è il tuo lavoro” mi fanno volare!».

Come sarebbe, «fare il rapper non è il tuo lavoro»?
Ne sono consapevole anche io: da ragazzino volevo fare il rapper, ma ho degli standard talmente alti che ho preferito raggiungerli con la produzione, con le rime non ce la farò mai. Al di là di questo, sai come si dice, no? Che quando vai a una serata di stand-up comedy c’è un 50% del pubblico che ride di gusto, e un altro 50% che ride solo perché vede gli altri ridere. Secondo me con il rap è la stessa cosa. Lo spirito di questo EP, se ci pensi, va proprio contro ad anni di imposizione mediatica di rapper “seri”. Quello che faccio io sembra quasi un altro genere musicale. Giustamente, la gente si chiede «Ma questo sta davvero dicendo in una strofa che va all’Esselunga a guardare le tipe? Non è possibile!». E invece… (ride) Di fatto, questo EP è il racconto di tre settimane della mia vita, a marzo 2021.

In che senso?
Per farti capire meglio, devo spiegarti come ho conosciuto Mr. Oizo. Per me è come se fosse mio padre, musicalmente: sono cresciuto ascoltandolo, quando ancora non sapevo neppure che il genere che faceva si chiamava musica elettronica. Nella scena tutti gli vogliono un gran bene, anche per il fatto che fa e dice sempre quello che vuole, senza mai pensare alle conseguenze. Anni fa a Parigi incontro per la prima volta Teki Latex, un altro artista elettronico francese. Mi dice che voleva conoscermi da tempo perché Mr. Oizo, che di solito parla male di tutti, gli aveva parlato molto bene di me. Io ci resto di sasso, perché è il mio idolo e non ci siamo mai visti né sentiti: non sapevo neanche sapesse della mia esistenza. Qualche mese dopo sono a Ibiza con Zdar dei Cassius, e mi dice la stessa cosa: che mi voleva conoscere perché Mr. Oizo, che non ha mai una buona parola per nessuno, sembra stimarmi molto. A quel punto non vedevo l’ora di incrociarlo di persona.

E alla fine ce l’hai fatta?
Qualche tempo dopo al Melt Festival, in Germania. Sapevo che saremmo stati lì entrambi, ma è una venue gigantesca, con tantissimi palchi, perciò era una missione quasi impossibile. Alla fine, alle 6 e mezzo del mattino, l’ho incrociato nel backstage: era con tutta la combriccola di Ed Banger Records. Tutto ubriaco, mi ha fatto il saluto militare senza dire una parola e poi se n’è andato. Io sono rimasto un po’ interdetto, poi mi sono detto «Ma sì, sarà un segno di approvazione». Ci siamo ribeccati a Los Angeles, e pian piano si è costruito rapporto basato molto sull’ironia. La prima volta che ho rappato su un suo beat, volevo fargli uno scherzo: mi aveva mandato la strumentale per una co-produzione, io gliel’ho rispedita con delle strofe rappate. Pensavo mi mandasse a cagare, e invece mi ha risposto con due parole: «Love it». A quel punto ero fregato, mi toccava fare il rapper sul serio (ride).

A quanto pare… Ma l’EP Voilà quando è nato?
L’idea me l’ha proposta quando ci siamo sentiti per gli auguri di buon 2021. Come è noto fa anche il regista, e a marzo era in partenza con la lavorazione del suo nuovo film (scritto e diretto da lui con il suo nome di battesimo, Quentin Dupieux: si intitola Incroyable mais vrai e l’uscita è prevista nel 2022, nda), e per rilassarsi la sera faceva dei beat col suo portatile. Anche io l’ho preso come un momento di relax, così mi sono creato una trama che attraversa tutta la tracklist: mi lascio con la fidanzata perché mi ha guardato il telefono, e da lì parte un viaggione tragicomico nelle relazioni e nei loro risvolti.

Si nota che ti sei divertito un sacco a scriverlo.
Per me il rap è soprattutto quello: un divertimento. Non mi metterei certo a fare a gara con Nas e Jay-Z. O meglio, quando stavo in America mi è capitato di lavorare in studio con personaggi di quel calibro, e ogni volta non mancavo di sfoggiare le mie skills da rapper italiano. È facile, se non capiscono cosa dici: si fanno due risate e rispondono «Wow, it’s great». Se capissero, non sarebbe più così great… (ride)

Per essere un progetto senza velleità da grandi numeri, però, avete fatto le cose sul serio. La copertina è stata disegnata da Eric Haze, che aveva firmato anche quella di Check Your Head dei Beastie Boys…
Ha sorpreso anche me! Però è stata la bella chiusura di un cerchio: sono cresciuto con le copertine di Haze e la musica di Oizo, meglio di così non poteva andare! In un colpo solo ho realizzato una serie di desideri da ragazzino esaltato e ho ottenuto un grande riconoscimento da persone che apprezzavo tantissimo: mi sono risparmiato un tot di anni dallo psicologo.

L’EP è disseminato di citazioni provenienti dal tuo background rap, come gli omaggi a Ol’ Dirty Bastard o il rifacimento di Hot in Herre di Nelly.
Ti dirò di più: un giorno Oizo mi ha mandato un beat in cui, a sua totale insaputa perché non conosceva il pezzo, usava lo stesso campione de La porra dei Sangue Misto. Quando l’ho ascoltato ero esaltatissimo, sembrava un segno del destino! In generale tutto quello che è successo durante la lavorazione di Voilà sembra uscito da un film surreale, come nel caso del featuring di Dio MC.

A proposito, chi è?
È un rapper bravissimo che sto spingendo da un po’ di anni, di cui però non posso svelarti l’identità. Però nella traccia a cui ha partecipato, Borrachos, il suo feat si limita a un ad-lib e basta: è il tizio che a un certo punto dice «SKRRRRT!». In realtà lui aveva registrato una strofa, ma poi Oizo si è ricreduto, ha deciso di rifare da capo il beat di quel pezzo e alla fine ha tagliato la sua strofa, lasciando solo quel verso, «SKRRRRT!». Che, ammettiamolo, pronuncia meglio di chiunque altro. (Ride come un matto) Non me la sono presa, perché anche a me capita spesso di cambiare tutto in corsa. Come produttore è il mio più grande problema: la creatività è al primo posto nella scala di priorità, voglio sempre stupire tutti. E negli ultimi anni è un po’ più complicato del solito, perché causa Covid non ci sono state molte occasioni di scambiarsi degli input dal vivo. Anche nel rap degli ultimi anni si nota: nonostante siano usciti dei capisaldi del genere, c’è un po’ di carenza di idee nuove. Ed è un peccato, in un genere che è sempre stato rivoluzionario.

Il discorso vale anche per la musica elettronica? Anche quel settore è stato pesantemente influenzato dalle restrizioni anti-Covid degli ultimi anni…
Di brutto, non oso immaginare cosa sia passato per la testa di Diplo e di altri dj del genere in questi ultimi due anni. Quando suonavo massicciamente in giro, anni fa, ero abituato a fare anche 150 date all’anno: se avessi ancora fatto il dj su larga scala nel 2020, durante la pandemia la mia vita sarebbe cambiata completamente. Magari per tre mesi sarei stato felice a casa a riposarmi, ma dopo un po’ mi sarebbe mancato il lavoro, la gente, l’adrenalina. L’ho provato sulla mia pelle quando ho deciso di rientrare in Italia per concentrarmi sulla produzione: ero stanco e sapevo che era la cosa giusta smettere di suonare a quei livelli, perché in fondo non era mai stato nei miei piani avere quei ritmi e quei numeri, ma dall’altro lato c’era una vocina che mi diceva «Però è bello suonare ogni sera davanti a 30 mila persone che urlano e cantano in coro il tuo nome». Dopo che hai visto certe situazioni, anche a suonare nei più grossi locali italiani ti sembra di mettere due dischi davanti agli amici. Non a caso, infatti, credo che una manciata di grosse date in America quest’estate le farò. Ne ho proprio voglia.

Come te lo immagini?
Eh, bella domanda! Sono almeno 5-6 anni che non lo faccio, chissà se sono ancora capace di capire cosa funziona e cosa no. Spero di evitare l’effetto revival. Però, dopo una pausa così lunga dai live grossi, penso che la gente abbia solo voglia di divertirsi: probabilmente ballerebbe su qualsiasi cosa. E io stesso mi divertirò tantissimo a farla ballare, ora che fare il dj da festival non è più il mio lavoro. Prima avevo l’ansia che tutto andasse sempre bene, perché ne andava della mia carriera: adesso non è più così. Come produttore, mi ero posto l’obbiettivo di tappezzare le pareti del bagno con i miei dischi di platino: ormai ne ho talmente tanti che dovrei ingrandire il bagno. Direi che va bene così! (ride)

Prossimi potenziali dischi di platino da appendere alle pareti del bagno, quindi?
Beh, ho parecchia roba in ballo!.Innanzitutto, a seguito delle mie date negli Stati Uniti è possibile che esca un mio singolo come Crookers, con un artista americano e uno italiano. Devono allinearsi le costellazioni, ma ci spero. A parte quello, stiamo chiudendo l’album di BigMama, di cui sono super fiero. Ho ancora un paio di assi della manica da tirare fuori insieme a Ensi: lavorare con lui mi ha fatto volare, davvero. Ovviamente sono sempre all’opera anche con Massimo Pericolo, e ho anche in programma qualcosina con Myss Keta. Ho registrato un pezzo con Deepho, un rapper emergente, e un altro paio di cose con Ganzo, che fa una specie di neomelodico 2.0. E poi… cos’altro? Non ricordo neanche più! Non riesco a stare fermo. È più forte di me.

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