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Steven Tyler, il primo amore non si scorda mai

Il cantante degli Aerosmith torna alla sua passione di infanzia. Per ora ha pubblicato un primo singolo “Love Is Your Name”, in attesa di finire l’album da solista

«È stato il mio cuore a portarmi a Nashville». Fonte: Facebook

«È stato il mio cuore a portarmi a Nashville». Fonte: Facebook

Quando da ragazzo passava le vacanze estive nel New Hampshire, Steven Tyler tirava un cavo di 15 metri dalla sua radio fino alla cima di un albero per prendere WOWO, una stazione radio di Fort Wayne, Indiana, che trasmetteva le sue canzoni country preferite.

«Ascoltavo cose come The Battle of New Orleans di Johny Horton, amavo gli Everly Brothers, Duane Eddy e Jerry Lee Lewis». Più di mezzo secolo dopo, Tyler è tornato al suo vecchio amore di gioventù registrando un disco country a Nashville.

Ha pubblicato un singolo, Love is Your Name, che ha debuttato al n.33 nella classifica country di Billboard, e spera di terminare l’album prima della fine del tour estivo degli Aerosmith. «Mi sembra di essere un ragazzino alla prima esperienza sessuale» dice Tyler, 67 anni, «A volte fare sempre la stessa cosa è riduttivo».

Cosa ti ha portato a Nashville?
Ci sono stato due anni fa per presentare un award, e me ne sono innamorato. Ho conosciuto Scott Borchetta, il presidente della Big Machine Record, che mi ha proposto un contratto, e il resto è storia. Nashville è la mecca delle canzoni. Mi sento come uno dei Re Magi quando hanno visto la stella cometa cadere sopra Betlemme.
RS Non ti sei preoccupato del fatto che i fan degli Aerosmith potrebbero non accettare la tua svolta country?
tyler Sì, per un minuto circa. È come American Idol. Ci ho pensato, mi sono detto: “Bob Dylan l’avrebbe fatto?”. Non posso farci niente, sono state la mia musa e il mio cuore a portarmi a Nashville.

E poi, se Dylan ha scritto Nashville Skyline
Sai cosa voglio dire ai fan degli Aerosmith? Fatevene una ragione. Non sanno che Dan Hicks è uno dei miei idoli, e che lo ascoltavo sempre mentre registravamo il primo album degli Aerosmith. È una delle influenze dietro a Big Ten Inch Record.

Ci sono altre canzoni degli Aerosmith che sono state influenzate dal country?
Cryin’. Se ascolti il testo è un pezzo country trasformato dagli Aerosmith. E che mi dici di I Don’t Wanna Miss a Thing? Mark Chesnutt ha fatto una cover country ed è arrivato al numero uno in classifica.

Qual è la differenza tra rock e country a questo punto?
Le canzoni country esprimono quello che un uomo ha in testa in maniera molto diretta, senza incertezze. Il rock&roll è più distaccato. Ma anche il country sta cambiando. Artisti come Jaren Johnston e the Cadillac Three dimostrano che si può andare in tutte e due le direzioni. Nel country moderno ci sono pezzi cantati a cappella, ritmi più pesanti, persino rap. Brad Paisley è un gran figlio di puttana con la chitarra! Il country è il nuovo rock&roll, ogni musicista sta contribuendo a portarlo avanti e a spostare i suoi confini.

Cosa ne pensano gli altri degli Aerosmith?
Non sono felici, sono sicuro. Ma Joe Perry ha fatto cinque album solisti, e io ho pensato: “Hey, adesso tocca a me”. Questo è un progetto parallelo che è diventato l’amore della mia vita. Credo di avere del materiale buono, qualcosa che le radio passeranno sicuramente. Ecco perché lo faccio.

Cosa devono aspettarsi i fan dal prossimo tour degli Aerosmith?
Il miglior rock&roll sulla faccia della Terra. Joe Perry è una leggenda della chitarra, uno degli ultimi che va ancora in tour. L’energia che sento quando suono con la mia band è incredibile. Non mi sono mai sentito così bene, spaccheremo il culo.

Come vanno le cose nella band?
Non siamo mai andati così d’accordo. Certo, tutti abbiamo un passato con cui fare i conti, ma cerchiamo di tenerlo fuori. Quando Joe mi rompe le palle, io gli rispondo con quel vecchio proverbio dei cowboy: “Stai attento a quello che fai, non ti fare del male da solo”. Gli Aerosmith sono una band e una famiglia, continuerò a stare con loro finché non sarò costretto a tirare il freno, quando sarò completamente distrutto, tanto da non riuscire a reggermi in piedi. E comunque anche allora griderò: “Yeeaah! Che corsa!”

Questo articolo è stato pubblicato su Rolling Stone di luglio-agosto.
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