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Cosmo, il cantautore che unisce il Club To Club e… Gigi D’Agostino

La voce dei Drink To Me ha pubblicato il suo secondo album "L'ultima festa". Testi convincenti e sentiti e musica elettronica che spacca
Cosmo, foto ufficio stampa

Cosmo, foto ufficio stampa

«Mi è tornata la passione per l’elettronica con la cassa! Così, direttamente dal periodo in cui avevo 14 anni!». Cosmo, che sulla carta d’identità, alla voce nome e cognome, ha scritto Marco Jacopo Bianchi inizia così a spiegare L’ultima festa. Così positivo e preso bene. Intorno tutto sembra girargli benissimo infatti, ma non diciamolo troppo ad alta voce perché la cosa un po’ lo spaventa. In questi anni, Cosmo, 34 anni e insegnante di storia in un istituto professionale come secondo lavoro, si è fatto un nome rispettato nel sottobosco dell’underground come cantante dei Drink To Me ed è proprio questo il punto.
«È troppo tempo che ricevo pacche sulla spalla, innanzitutto dagli addetti ai lavori: bravo, bravo! E poi? Va benissimo eh, però io mi son stancato di questi circuiti ristretti. Io sono felice se adesso ci sono cantanti indie che si stanno facendo conoscere, da Calcutta a Motta. Perché bisogna ascoltare sempre gli stessi nomi in radio?».

Nell’Ultima festa sei riuscito a parlare di te stesso unendo dei ritmi da club. Sei diventato papà per la seconda volta ma continui a divertirti di notte: è cambiato il modo di viverti lo sballo ora?
Sì, chiaramente nel mio ultimo album ho messo me stesso e quello che mi sta capitando ora. E ora che ho 34 anni mi vivo il divertimento meglio di quando ne avevo 20. Non so, ho molto meno l’ansia da prestazione di prima, poi mia moglie è bravissima, non mi fa menate di alcun tipo e tornare a casa al mattino, dopo aver passato la notte a ballare, e trovare i miei bambini mi rende ancora più soddisfatto.

Hai anche raccontato che dopo una due giorni al Club To Club a Torino hai deciso di cambiare completamente Le Voci.
Sì il Club To Club mi ha fatto venir voglia di raccontare un viaggione e così credo di esserci riuscito alla fine de Le Voci con il lungo pezzo strumentale finale.

C’è molta Torino nel tuo album e quindi anche molta elettronica.
Ho studiato a Torino ed effettivamente quando posso ci vado perché a Ivrea non ci sono molti concerti, anche se conosco molta gente che suona. A Torino si può dire ci sia quasi una scena: i Niagara, Vaghe Stelle… i Subsonica, naturalmente.

Che cosa ti ha influenzato in questo periodo?
Ho ascoltato molta techno-ambient. E poi: Caribou, Four Tet, Jamie XX: un’elettronica che definirei ibrida. Un esempio è Jon Hopkins che registrava il suono delle sue dita che riproducevano la batteria. Ho cercato di fare anch’io esperimenti di quel tipo per rendere meno fredda possibile l’elettronica.

E invece la storia dell’elettronica anni ’90 tipo Gigi D’Agostino?
Eh niente, io ascoltavo quello quando avevo 14 anni. Adoravo la compilation Le Voyage 96 di Gigi, e poi tutta quella che era definita trance-progressive mediterranea: anche Daniele Gas e quel Giallone Remix che avevano fatto lui e D’Agostino, ci rendiamo conto che avevano unito le campane di chiesa con i synth? Dopo ho scoperto i Nirvana, i Marlene Kuntz, e con i Sonic Youth ho cambiato la mia visione della musica. Dopo ho iniziato con gli Wire, i Liars e poi tanta tantissima elettronica. Con i Drink To Me, fino a S, abbiamo sempre cercato di mettere anche la nostra anima rock ma poi ci siamo tutti resi conto che il rock non lo ascoltavamo più. E così quando mi sono ritrovato a lavorare da solo davvero ho preferito seguire solo l’elettronica e sono anche tornato un po’ adolescente!

Con chi suoni dal vivo?
Io canto e mi porto delle basi e poi suonano con me Rob dei Drink To Me e Jacopo Borazzo di His Clancyness che verrà sostituito da Mattia Boscolo. Mi ha ispirato molto il concerto di FKA Twigs, che ho visto in concerto accompagnata da 3 musicisti che suonavano le percussioni con i synth… Vedi ancora una volta l’elettronica ma ibrida e calda: quello che interessa a me.

Qui le date del tour di Cosmo.

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