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I Coma_Cose ci raccontano Postconcerto attraverso cinque canzoni

Il duo rivelazione del 2017 ci ha raccontato del loro ultimo singolo uscito oggi e del suo significato, tra uno sguardo scambiato e la musica che di uscire dalla testa proprio non ne ha voglia.

Coma_Cose. Foto Press.

Oggi è uscito Post Concerto il nuovo singolo della rivelazione Coma_Cose che, tra breakbeat anni ’80 e rimandi sonori che sanno di Beck e Kula Shaker, sigla il ritorno del duo dopo l’EP Inverno Ticinese e la sua inquietudine malinconica. Inquietudine che ora lascia il palcoscenico al ritmo e all’energia di Post Concerto, nuova testimonianza della straordinaria capacità dei Coma_Cose di mischiare gli stili fra loro, da Battisti di Anima Lattina al rap di French Fries o ai toni intimisti di Pakistan.

In occasione dell’uscita del nuovo singolo firmato da California e Fausto Lama, dove le immagini di vita quotidiana giocano con un’ironia pungente, i due ci hanno raccontato cosa significa per loro il post concerto, il momento in cui si torna a casa la notte, magari cantando una canzone in macchina, rimasta in testa e impossibile da estirpare. Ogni momento descritto usando un suono diverso, adatto per ogni stato d’animo, raccontati come fosse una chat scambiata quando fuori è già buio.

Non esiste un solo modo di congedarsi da un concerto, è un momento mistico soprattutto quando hai appena visto il tuo artista da vicino, lo hai visto in faccia, lo hai visto emozionato, lo hai visto felice, preoccupato, lo hai visto sudare e imbarazzarsi, lo hai sentito vicino e per un attimo vi siete scambiati uno sguardo. Ma al dilà di come sia stata la serata ci sono tantissimi fattori ambientali e umani che contribuiscono al sapore che ti rimane in bocca dopo un live, si potrebbero delineare almeno cinque macrosensazioni.

LA PRESA BENE
“I wanna be sedated” di The Ramones
Non hai ancora smaltito l’elettricità e vuoi continuare ad alimentare l’adrenalina che ti e’ rimasta in circolo.

LA MALINCONIA
“Kick in the door” di Notorious B.I.G.
A volte dal vivo si toccano delle corde che portano alla luce dei ricordi, a volte caldi, a volte freddi ma nel dubbio ci si rifugia in un classico del passato.

LA SOLITUDINE
“Where is my mind?” di Pixies
Speravi che almeno per una sera ti saresti sentito circondato da persone simili a te, accomunate dall’amore verso un determinato artista ma non è andata cosi’, anzi, durante tutto il concerto continuavi a pensare: “Voi non lo capite come lo capisco io”.

LA DELUSIONE
“Somebody to love” di Queen
Era meglio il disco, e allora ripensi ai grandi concerti della storia a cui ti sarebbe piaciuto assistere.

TI SCRIVO DOMANI
“Anna e Marco” di Lucio Dalla
Tutto era cominciato male, ti si era piazzato davanti il tipo piu’ alto della sala a cui dovrebbero proibire di default di occupare almeno le prime dieci file, poco male perche’ se non ti fossi spostata/o non avresti mai conosciuto lui/lei con cui vi siete scambiati i numeri.

Fine della conversazione in chat
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