Colapesce e Dimartino a Sanremo 2021: «Portiamo al festival un inno ai vinti» | Rolling Stone Italia

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Colapesce e Dimartino a Sanremo 2021: «Portiamo al festival un inno ai vinti»

All'Ariston i due cantautori interpreteranno 'Musica leggerissima', che «parla di depressione, ma senza cadere nella retorica della tristezza», e 'Povera patria' di Battiato, «che è attuale da far paura»

Antonio Dimartino e Lorenzo 'Colapesce' Urciullo

Foto: Mattia Balsamini

Erano partiti in coda, ma poi – dopo che la stampa ha ascoltato la loro Musica leggerissima – le quote si sono ribaltate. E adesso la coppia composta da Colapesce e Dimartino è fra i favoriti alla vittoria del Festival di Sanremo, un pronostico che non può che far sorridere chiunque segua un certo pop italiano (alternativo, raffinato, d’autore, insomma comunque non standard) da qualche anno. Nel senso: i due – entrambi siciliani, amici e collaboratori da tempo – coi lavori solisti, dal 2011, hanno sempre rappresentato un fenomeno di culto, degli outsider neanche troppo considerati da radio, tv e grande pubblico.

Che qualcosa si fosse finalmente mosso pure a livello di numeri lo si era capito dallo scorso giugno, quando per la prima volta hanno unito le forze in un disco di inediti firmato a nome di entrambi, I mortali, spinto dal singolo Luna araba con Carmen Consoli che si è preso parecchie attenzioni senza cedere sulla formula, un po’ Battiato, un po’ Battisti, un po’ Talking Heads. E allora, dal 19 marzo, arriverà I mortali², re-pack dell’originale con inoltre il pezzo sanremese, due cover (tra cui Povera patria di Franco Battiato che porteranno all’Ariston) e brani della loro carriera solista in versione acustica. Un modo per chiudere il cerchio, anzi no. «Rispetto a molti colleghi, la scorsa estate siamo riusciti a fare 12 concerti, quindi la promozione è stata un po’ “monca”, ma neanche troppo», mi spiega Colapesce. Tradotto: «Non è un modo per dilungare l’operazione, anche perché a livello umano e artistico l’esperienza de I mortali ci ha dato tanto, nonostante il Covid».

E allora?
Colapesce: Semplicemente, adesso l’album rinasce, pure per premiare il fatto che sia stato ascoltato da tanti e ancora abbia qualcosa da dire, dopo un anno. Nel mercato di oggi, è una rarità.

Quindi, Sanremo. Come va la vigilia?
Dimartino: Per noi è la prima di sempre, quindi mi regolo in base ai racconti dei colleghi e ti dico: è strana. Siamo a casa, ognuno nella sua, in tuta (ride). Andremo a Sanremo solo il giorno prima della gara, mentre di solito in queste settimane si sta in giro, duemila interviste, i party di TV Sorrisi e Canzoni, i party degli altri brand…

Come mai avete scelto Sanremo?
Dimartino: Per festeggiare dieci anni di carriera, era un regalo che volevamo farci. Non andiamo all’Ariston per promuovere un disco, ma per celebrare una gavetta lunghissima, di viaggi, furgoni, date con pochissimo pubblico. E siamo contenti di farlo su un palco tanto importante per l’Italia. Non a caso, Musica leggerissima non è scritta per Sanremo, ma è una roba che parla di noi, del nostro percorso.

Presentatecela.
Colapesce: Parla di depressione, dei momenti bui, scuri, dell’esistenza. Che detta così fa paura, ma in realtà è una canzone leggerissima, appunto. La nostra sfida è questa: raccontarli senza cadere nella retorica classica della tristezza. Infatti non è stato semplice scriverla, è stato un lavoro di incastro, parola per parola, durato tre mesi da dopo l’uscita de I mortali. Ne abbiamo discusso a lungo, anche in relazione al momento storico. E Sanremo non era una priorità. Anzi: ci siamo detti che ci saremmo presentati solo se da quelle sessioni di lavoro ne fosse uscito un pezzo tale da rappresentarci al 100% anche fra trent’anni. Il risultato ci ha soddisfatto appieno.

Quella di una leggerezza solo apparente, comunque, di base sembra una formula vincente per Sanremo.
Dimartino: Non lo so, non ti direi che è proprio un pezzo leggero per definizione. È una canzone in Re minore, e anche il ritornello è sempre in minore. Quindi la leggerezza ce la siamo un po’ scordata a casa (ride). Dietro il testo c’è un inno ai vinti, a quelli che sul pavimento vedono sempre un buco e stanno attenti a non caderci dentro. Appunto: i momenti bui dell’esistenza. C’è anche un po’ di magia, dentro.

Tra l’altro mi ricordo che Colapesce era stato scartato da Sanremo giovani per l’edizione del 2013.
Colapesce: All’epoca ci rimasi abbastanza male. Avevo vinto il Premio Tenco come esordiente, il mio editore di allora mi propose di provare Sanremo con Anche oggi si dorme domani, ma Mauro Pagani, che all’epoca era direttore artistico, mi scartò. Ma dieci anni fa era un’altra epoca: noi adesso siamo più maturi, e anche il pubblico del Festival è cambiato.

Tant’è che adesso siete fra i favoriti.
Dimartino: Facciamo gli scongiuri (ride) L’avevano sentita in pochissimi prima dell’ascolto della stampa – persone tipo il nostro manager, la mia compagna eccetera. Quindi quello coi giornalisti è stato una sorta di battesimo, e che sia andato bene ci ha fatto pensare che la canzone ha vita, che qualcuno ci si può riconoscere. Sul resto, cioè che la Snai ci dava fra gli ultimi e ora invece fra i favoriti, ci fa piacere e, al tempo stesso, tremare. Non è che qualcuno ce la sta tirando?

Ma allora ci tenete, alla classifica.
Colapesce: No, perché la classifica già la sappiamo.

Vero, come vi è venuta l’idea del teaser?
Dimartino: Avevamo fatto già dei teaser per lanciare il disco, è una modalità che ci piace molto questa dei corti, anche più dei videoclip. Per Sanremo, c’erano le risorse, l’idea e il contesto. Ed è stato quasi più divertente che scrivere canzoni (ride).

Veniamo alla cover: come avete scelto Povera patria di Battiato? Perché sembra sia stata scritta ieri mattina?
Colapesce: Volevamo un brano che ci rappresentasse entrambi e Battiato è una certezza, non per campanilismo, ma perché amiamo ogni sua scelta artistica e di vita. È stato uno sperimentatore e un grande innovatore, basti pensare a La voce del padrone. Il nostro sarà un omaggio a una guida. E poi, sì, il testo è attuale da far paura, perché con delle parole semplici ha individuato i grandi temi (o vizi) dell’Italia senza essere retorico. Con quel finale – “la primavera intanto tarda ad arrivare” – che è una preghiera laica, il momento in cui qualcuno accende la luce.

Dimartino: Inoltre Povera patria pone un interrogativo che adesso sentiamo spesso: le cose cambieranno? Cambierà il rapporto con le istituzioni e le leggi? Chiaro, il mondo degli ultimi tempi non lascia troppa speranza… Però il pezzo di Battiato è interessante anche perché, al contrario degli altri suoi, non è velato con l’ironia, le metafore, la poesia, come per esempio avviene ne Il re del mondo. No, qui la denuncia è esplicita, con un registro linguistico immediato, per lui inedito. E poi ci piace il contrasto fra musica e testo, con un arrangiamento quasi da aria d’opera che si integra benissimo a delle parole così forti. Robe che poteva permettersi solo un operista dell’Ottocento, per dire.

E tra l’altro la cover di Povera patria finirà nel re-pack de I mortali. Con una copertina che è la stessa dell’originale: solo, non ci sono più i vostri corpi.
Dimartino: Sono rimaste le pellicce che indossavamo e lo sfondo, sì. Volevamo il paradosso: nel momento di massima esposizione mediatica, che è Sanremo, noi ci nascondiamo. Per il resto, i pezzi in acustico sono stati registrati al Fonoprint, lo storico studio di Lucio Dalla a Bologna. Infine, c’è una cover Born to Live di Marianne Faithfull, nel senso che abbiamo proprio tradotto il testo, perché sembra quasi dare nuova vita alla filosofia de I mortali.

Colapesce: Tradurre è inusuale, ormai. Ma il brano ci piace da sempre, ogni volta che la ascoltiamo ci viene da piangere per quanto sembri parlare di noi. Ergo, volevamo omaggiarlo. La copertina, invece, parla della mortalità stessa. Anche se la nostra esposizione mediatica di questi giorni, va detto, è comunque atipica e limitata dal covid.

Dimartino: Nel senso: non usciamo neanche di casa, figurati se abbiamo la gente che ci assalta per strada.

Magari succederà fra due settimane.
Colapesce: Lo escludo (ride).
Dimartino: Direi di no, è inverosimile.

A proposito: dopo Sanremo che si fa?
Colapesce: Dove si potrà suonare, andremo; ma deciderà la nostra agenzia. Noi lavoriamo anche a un film e, comunque, continueremo a scrivere insieme da autori per altri, come del resto facevamo prima de I mortali. Il binomio Colapesce-Dimartino rimane.