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Coez: «Se avessi voluto fare i soldi avrei fatto l’avvocato»

È appena uscito il suo nuovo album, “Niente che non va”, e l'8 settembre si esibirà all’Estathé Market Sound con l’ Orchestra Milano Classica: l’evoluzione di un rapper che ora fa il cantautore

Coez, foto Mattia Zoppellaro

Coez, foto Mattia Zoppellaro

Coez ha deciso di lasciare il rap quando il rap iniziava a vendere. Venerdì è uscito il suo terzo album, Niente che non va, che ha raggiunto il primo posto della classifica iTunes solo con i preorder. Stasera invece si esibirà con Ensi, Clementino e Ghemon sul palco dell’Estathé Market Sound accompagnato dall’Orchestra Milano Classica. Insomma, un bel cambiamento dai tempi delle rappate con i Brokenspeakers.

Il tuo nuovo album è uscito venerdì ed è stabile in top 10. Direi che non c’è davvero Niente Che Non Va. Te lo aspettavi?

Beh, in realtà spero che continui ad andare sempre meglio. Il disco precedente mi aveva dato grandi soddisfazioni e sento che questo non sarà da meno. Spero che crescano i passaggi in radio… due anni fa mi conoscevano in pochi ma ora le cose sono un po’ cambiate.

A proposito, ho visto che l’altro giorno hai postato su Facebook un video dove ti riprendi in macchina mentre passano la tua canzone in radio…

Ahah sì, ero in macchina col mio tour manager e gli ho detto: «accendiamo la radio». Lui ha risposto: «lascia perdere, tanto non ti passano». E invece, finito un brano di Action Bronson è partito il mio singolo. È stata una emozione fortissima. Non mi ero mai sentito in radio per caso, solo in trasmissioni registrate dove conoscevo l’orario in cui sarebbe andata in onda il mio pezzo. Davvero bello.

Ho sentito l’album. L’ho trovato molto più positivo rispetto al precedente. Mi spiego, parli molto meno di temi come la morte (che aveva un ruolo centrale in brani come Dramma nero o Siamo morti insieme). Sei più felice?

Sì, sicuramente va molto meglio di prima ma non penso che scriverò mai il pezzo dove urlo che il mondo è bellissimo. In Niente che non va, ad esempio, faccio un elenco di cose negative che possono succedere a chiunque ma nel ritornello cerco di dare un messaggio positivo.

Comunque non mancano temi più forti. Costole Rotte è ispirata alla storia di Stefano Cucchi. È una critica al sistema. Parli di “ambulanze che tardano ad arrivare” e di “chi dovrebbe pagare e invece non paga”. Pensi che gli artisti dovrebbero impegnarsi di più, sopratutto in Italia, e parlare di temi sociali?

Sinceramente non avevo mai trattato temi del genere e non so se lo rifarò. Il brano è nato quasi per caso, avevo in testa questo ritornello. Mi sono chiesto se questo pezzo potesse far parte del mio percorso e alla fine, riascoltandolo, ho capito che era così sincero che volevo inserirlo nell’album. Chi tratta questi temi di solito non fa pop, non fa canzoni da classifica. Non so perché. C’è però da dire che non bisogna giudicare solo i singoli. Bisognerebbe ascoltare gli album nella loro interezza. Se scavi nei dischi i pezzi impegnati ci sono. Se vuoi dire qualcosa un modo lo trovi.

Come si è evoluto il tuo modo di scrivere? Questo album è molto meno egoriferito rispetto ai precedenti. Perché?

Le canzoni derivano sempre comunque da cose che ho vissuto. È solo che questa volta li ho messi in una forma meno personale. In Dove finiscono le favole racconto di una ragazza che vive una relazione con un delinquente…è ovviamente romanzata. Non è una storia mia ma penso possa dare forza a qualcuno in quella situazione. In questo caso ti metti al servizio di una persona e racconti una storia che magari tu non vivrai mai. Ma qualcun altro sì. È una questione di immedesimazione. Penso sia un tipo di scrittura più nobile.

Nel primo singolo invece, La rabbia dei secondi, parli di quelli “che ce la fanno” che devono scontrarsi con la rabbia di chi li invidia. Un problema comunissimo nel mondo della musica. Che rapporto hai con gli hater?

Sicuramente c’è un pregiudizio, ma non vorrei riassumere il significato del pezzo al mio caso. Sicuramente la mia rabbia è stata “discografica”. Ho avuto una strada tortuosa, ho abbandonato il rap quando stava vivendo il suo momento di massimo splendore. Penso che tutti nelle lotte quotidiane ci sentiamo spessissimo dei secondi. È una critica anche ironica verso i “primi” che per arrivare dove sono fanno tante rinunce, spesso etiche o morali.

Come pensi di essere percepito dal tuo “vecchio mondo”, quello rap?

Fondamentalmente penso che i miei fan più giovani si possano incazzare nel sentirmi rappare meno o solo in qualche featuring. In linea di massima però penso che chi mia ascolta sia soddisfatto. Sto proponendo un tipo di scrittura più curata, ci metto molto più tempo ed impegno. E penso di venire apprezzato. Mi sembra di avere fatto qualche scelta coraggiosa e il coraggio viene premiato. Mi incazzo se qualcuno mi dice che l’ho fatto per i soldi. Se avessi voluto fare i soldi non avrei fatto il musicista.

E che mestiere avresti fatto per fare i soldi?

Boh, forse l’avvocato (ride).

Stasera, 8 settembre, sarai sul palco di Estathé Market Sound con tanti colleghi (Ghemon, Ensi, Clementino) ma soprattutto con l’Orchestra Milano Classica. È una cosa davvero insolita. Cosa dobbiamo aspettarci?

L’abbiamo preso tutti come un grande esperimento. Probabilmente io e Ghemon siamo più agevolati, partiamo da una produzione più “suonata”. Entrambi giriamo con una band…certo sarà diverso. Qui ci saranno violini, archi, fiati ma ci sarà anche una forte presenza rock. Sono molto curioso anche io. Venite e vedrete.

Ok, il tuo miglior disco l’hai fatto. Ora che obiettivo ti poni?

Io ho un pubblico molto giovane. Vengo dal web. Ora vorrei che le radio mi supportassero di più per arrivare a un pubblico che non passa le giornate su Youtube. Una delle mie più grandi aspirazioni è ampliare la fetta di pubblico a cui posso arrivare. Sono sicuro che ci sono tante persone, anche più grandi, che potrebbero essere interessate alla mia musica. Penso che questo disco abbia tutte le caratteristiche. Io ci credo.

La cover di "Niente che non va" di Coez

La cover di “Niente che non va” di Coez

Le date del tour instore:

8 settembre – Varese – Casa del disco/ Milano – Mondadori Megastore
9 settembre – Brescia – Mondadori/ Stezzano (Bg) – cc Le Due Torri
10 settembre – Latina – La Feltrinelli
11 settembre – Salerno – La Feltrinelli/ Nola – Mondadori Bookstore
12 settembre – Firenze – Galleria del disco
13 settembre – Roma – Mondadori
14 settembre – Cosenza – La Feltrinelli
15 settembre – Catania – Mediaworld
16 settembre – Palermo – Mondadori
17 settembre – Roma – Mondadori Bookstore c/o La Romanina
18 settembre – Bari – La Feltrinelli/ Lecce – La Feltrinelli
22 settembre – Marcianise – Mondadori
23 settembre – Milano – Mondadori Megastore Duomo

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